Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell’innovazione
Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell’innovazione di Steven Johnson, BUR.
E’ uscito un nuovo libro di Steven Johnson, il libro è molto interessante in quanto si parla di creatività e idee.
Nell’immaginario comune le grandi innovazioni nascono da colpi di genio individuali, quando un’intelligenza fuori dalla norma s’imbatte in un’idea destinata a rivoluzionare un’intera cultura. È così che idealizziamo la creatività, pensandola come il frutto di visioni estemporanee, di folgorazioni che trascendono le contingenze storiche e le tradizioni consolidate. Al contrario sono proprio gli ambienti aperti e le piattaforme condivise ad accrescere la creatività e la redditività delle persone che vi operano. È in questo tipo di habitat – si tratti delle capitali italiane del Rinascimento o del World Wide Web – che sono venute alla luce le grandi invenzioni, come il risultato di percorsi convergenti e condivisi, anche inconsapevolmente, e mai come il frutto di un’avventura solitaria. Steven Johnson ha ricostruito le tappe di questi avvincenti percorsi, tracciando una storia delle idee che hanno cambiato il mondo – dal torchio da stampa di Gutenberg alla nascita di Google -, per aiutarci a comprendere come, potenziando le reti di condivisione, sia possibile aumentare il numero e la qualità delle idee vincenti.
Content
Content - Selezione di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright di Cory Doctorow, Apogeo
Content è la prima raccolta di scritti di Doctorow, romanziere, attivista, blogger, giornalista, co-redattore di Boing Boing, uno dei blog più popolari del mondo. Una collezione di discorsi ( anche i più irriverenti) tenuti in varie conferenze ad articoli per note riviste quali Forbes, Locus, InformationWeek e The Guardian sul copyright, sui libri digitali e sul rapporto tra conoscenza e nuove tecnologie. Si tratta di un mix di spunti, idee e riflessioni su cosa siamo abituati a considerare “contenuto” e sul ruolo della tecnologia e del diritto d’autore riguardo alla diffusione in rete delle informazioni.
Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti
Tutto quello che fa male ti fa bene. Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti di Steven Johnson, Mondadori.
“Lo studioso arriva ben presto a non sorprendersi che i nuovi media di qualsiasi periodo siano catalogati come ‘pseudo’ da coloro che hanno assorbito i modelli dei media precedenti, qualunque essi fossero”.
Steven Johnson, studioso di scienze cognitive e divulgatore degli sviluppi delle nuove tecnologie, inizia da questa citazione per arrivare a contestare la oramai storica accusa mossa a televisione, videogiochi e (recentemente) mondi virtuali, colpevoli di un delle nuove generazioni.
Leggere libri sottostimola cronicamente i sensi. A differenza della lunga tradizione dei videogiochi – che assorbono il bambino in un mondo vivido, tridimensionale, pieno di immagini in movimento e paesaggi sonori, che si esplora e si controlla attraverso complessi movimenti muscolari – i libri sono semplicemente un’inutile striscia di parole su una pagina. Durante la lettura viene attivata soltanto una piccola parte del cervello dedicata all’elaborazione del linguaggio scritto, mentre i videogiochi impegnano l’intera gamma delle cortecce sensoriali e motorie.
Mainstream
Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media di Frédéric Martel, Feltrinelli.“Parola di origine americana che può voler dire grande pubblico, dominante, popolare. L’espressione ‘cultura mainstream’ può avere una connotazione positiva, nel senso di cultura per tutti, ma anche negativa, nel senso di ‘cultura egemonica’.” Ratatouille o Avatar hanno conquistato il pubblico mondiale perché, dietro l’apparente semplicità, agivano opere sofisticate, creative e tecnologicamente complesse. Un’inchiesta che in Francia ha fatto discutere parecchio scritto dal ricercatore e giornalista Frédéric Martel. Il volume, ricco di dati e storie, si propone di illustrare come si fa a costruire un successo planetario e vincere la guerra mondiale dei media. |
Tu non sei un gadget
Tu non sei un gadget di Jaron Lanier Mondadori.
Ripensare la rete, l’architettura del software, la dittatura dei protocolli, il libro invita a far di tutto per impedire che la tecnologia plasmi le nostre vite, a contrastare la convinzione che i computer siano in grado di rappresentare il pensiero umano o i rapporti tra le persone. Jaron Lanier è uno dei pionieri del mondo digitale. Ecco perché il suo libro è intrigante. Invita a una riflessione non accademica, dall’interno della community che ha contribuito alla rivoluzione dei bit. Non tutto è da condividere, ma gli spunti e i suggerimenti per evitare una pericolosa deriva social-informatica ci sono tutti.
Secondo Lanier, non esiste nessun equivalente virtuale perfetto di quello che chiamiamo “persona”. Nella vita reale tutti noi sosteniamo di saperlo, ma quando siamo online è facile dimenticarsene. Su Facebook, come su altri social network online, la vita è trasformata in un database, e questo svilimento, spiega Lanier, si fonda su un errore filosofico: “ La convinzione che i computer siano in grado di rappresentare il pensiero umano o i rapporti tra le persone.
Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello
Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello di Nicholas Carr, Raffaello Cortina.
Nel luglio del 2008 un articolo pubblicato su “The Atlantic” che portava la firma dello scrittore americanoNicholas Carr innescò una fitta ridda di polemiche e discussioni poiché sosteneva la tesi che Internet stesse riducendo l’abilità di concentrazione dell’uomo.
A più di due anni e mezzo di distanza, Carr pubblica un libro dal provocatorio titolo Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello, in cui prende ispirazione proprio da quell’articolo per poi svilupparne la tematica.
Nicholas Carr fa riferimento persino a Marshall McLuhan, che in “Galassia Gutenberg” analizzava il rapporto tra uomo e medium: “Internet e i nuovi device influenzano l’uomo e il suo cervello. L’abbiamo visto per l’alfabeto, la stampa, e anche per l’orologio e le mappe”. La rete sta però peggiorando la nostra capacità di rimanere attenti e concentrati, per esempio, nella lettura di un libro, in quanto offre troppi motivi di distrazione.




Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media di Frédéric Martel, Feltrinelli.