8 Feb

Sempre nell’ultimo numero di Wired si può trovare un bell’articolo a firma di quel grande
personaggio che è Gianluca Nicoletti che seguo in radio dalla mitica trasmissione rai Golem quando il nostro sperimentava nuovi canali di comunicazione come la Comic Chat (si parla del 1995) con la quale anche io ho avuto l’avventura di interagire con lui. Ed infatti lui che è sempre stato uno tra i più grandi esperti di comunicazione di massa ripercorre l’avventura sua dalla radio a Twitter e Facebook.
Interessantissime come sempre le sue puntate su Melog come la puntata sull’Italia della Fantascienza.
Ora per chi volesse avere un punto di vista diverso e distaccato su quanto accade sul piccolo schermo troverà pane per i suoi denti con “Jekyll“, a partire da oggi su Italia 1, dal lunedì al venerdì alle 11.45.
Ogni mattina il giornalista, dagli studi Mediaset romani, si coordinerà con la redazione di Studio Aperto a Milano nella scelta di spezzoni di TV andati in onda il giorno prima, per commentarli poi in diretta. Nicoletti, però, annuncia che con la sua lingua tagliente non sarà affatto politically-correct, convinto che le radici del male stiano proprio nel piccolo schermo.
Questa cattiveria della TV mi appartiene, quindi mi piace vedere la parte cattiva di me stesso. Sarà una sorta di attacco radiofonico alla televisione; la radio espugna il fortino della televisione. A tutti gli effetti io faccio radio, perché la mia faccia non si vede.
5 Feb

Da Linux Magazine (la migliore rivista italiana su Linux) un invito ad alcune considerazioni riguardo la top ten delle distribuzioni GNU/Linux, Fedora scavalca Ubuntu e si piazza in testa alla classifica delle installazioni Linux grazie alla sua dodicesima realizzazione:
1 - Fedora
2 - Ubuntu
3 - Mint
4 - OpenSUSE
5 - Mandriva
6 - Debian
7 - Free BSD
8 - Sabayon
9 - Arch
10 - Ultimate edition
Per chi volesse effettuare come ho fatto io lo switch da Win a Linux può leggere questo interessante articolo su come configurare Fedora 12, attraverso anche Sun VirtualBox (nell’esempio è OpenSUSE ma può essere usato con tutti i sistemi Linus).
Ne approfitto per segnalarvi il sempre interessante Podcast di Tecnica Arcana (condotta dal competente Carlo Becchi con notizie sempre fresche sul mondo tecnologico e dell’Open Source), e l’ultimo numero di WIRED grazie al quale ho scoperto Andrea Lo Pumo (e la community catanese dell’hacklab Freaknet) e il suo rivoluzionario progetto (la polemica che ne è scaturita con WIRED) che gira su Linux, Netsukuku una rete internet distribuita, autogestita e autoconfigurante, rete che non può essere né controllata né distrutta, perché è totalmente decentralizzata, anonima, distribuita. Tutto funziona in modo autonomo. Andrea e gli sviluppatori della community di Netsukuku che hanno realizzato il codice (rigorosamente con licenza free software) assicurano che il programma può essere eseguito anche su computer a basse performance, netbook, access point, dispositivi embedded e telefonini, perché usa una quantità minima di risorse e di memoria. L’idea di Netsukuku, se realizzata su larga scala, potrebbe contribuire a portare internet in molti più luoghi, riducendo significativamente il digital divide.
4 Feb

My God!! Sono reduce dalla visione delle prime due puntate della sesta e ultima stagione di Lost, La X Part 1 e Part 2, due ore piene di eventi e fatti nella quale abbiamo ritrovato vecchi amici che ormai credevamo che ci avessero lasciato (Chalie, Claire, Boone, ma dove è finita Shannon?) mentre altri ci hanno lasciato (Juliet) non credo definitivamente perchè in Lost nulla è irreversibile come dice Jack a Locke nella realtà 2004.
Lost è un mondo immaginario senza spazio e senza tempo, una “realtà” (o più) alternativa senza inizio e senza fine in cui i nostri (o una parte del loro spirito) sono intrappolati, come in un loop.
Ci troviamo di fronte ad Una realtà separata per riprendere il titolo di un libro di Carlos Castaneda che compare in un episodio della stagione scorsa.
Vi lascio alla mirabile cronologia di Lostpedia per quello che riguarda avvenimenti e trama;
ci troviamo evidentemente ad osservare due realtà alternative che procedono in maniera quasi separata (dico quasi perchè Jack 2004 ha segni sul collo molto sospetti e inoltre la bara di suo padre è misteriosamente scomparsa; noi sappiamo trovarsi sull’isola, in questo caso la dimostrazione che le due realtà sono in realtà collegate?).

La prima cosa che mi ha colpito è la temporanea presenza di Desmond sul volo 815 reboot, “temporanea” perchè in seguito Desmond scompare misteriosamente agli occhi di uno sconcertato Jack.
Desmond sta leggendo un libro di Salman Rushdie, in italiano Harun e il Mar delle Storie (Mondandori), primo Lost book della stagione.
E’ un libro per bambini, il primo romanzo di Rushdie dopo “I Versi Satanici”, ambientato in una città che esiste da talmente tanto tempo che non si ricorda nemmeno il suo nome.
Il libro è un’allegoria di diversi problemi della società.
“La trama segue lo schema classico del racconto popolare, in cui un giovane eroe viaggia attraverso terre straniere per spezzare un incantesimo che opprime il suo paese d’origine. Haroun, infatti, vive in un paese triste che non ha nome, situato presso un mare dolente (”il mare delle storie”) che il malvagio mago Khattam-Shud vuole avvelenare.
Nel corso della storia viene spesso aiutato da personaggi soprannaturali e si scontra con il mago che alla fine verrà sconfitto. Nonostante tutti i pericoli Haroun riuscirà a sconfiggere il male e a riportare in vita il mare delle storie, avendo in premio anche la liberazione del suo paese dalla maledizione. Il suo paese tornerà ad avere un nome e suo padre riprenderà a narrare storie meravigliose.”

Scopriamo durante il volo per Los Angeles che l’isola nella realtà 2004 è sprofondata sotto l’oceano, per cui sempre più continente perduto (Mu, Atlantide).

Nella realtà 2004 Jack (e Sayid) salva un ingrato Charlie che di rimando gli urla “dovevi lasciarmi morire”, di seguito Jack porge a Locke il suo biglietto da visita ed è probabile che si rivedranno. Sempre nella realtà 2004 la fuggitiva Kate si trova sullo stesso taxi preso di una spaurita Claire.

Primo grosso colpo di scena la visione di Jacob da parte di Hurley on Island; solo lui lo può vedere e la cosa, abbastanza chiara (ad Hurley capita spesso di vedere persone morte) è suffragata dalle parole di Jacob “Sono stato ucciso un ora fa”.

Veniamo al libro (secondo Lost book) che i nostri on island trovano nella caverna sotto il tempio mentre vi stanno trasportando un morente Sayid, il libro in questione è Fear and Trembling e in italiano
Timore e Tremore (BUR i classici), ad opera di Soren Kierkegaard, uno dei maggiori filosofi di sempre. Egli sostiene che “ciò che contraddistingue l’esistenza dell’uomo singolo rispetto agli altri esseri viventi è la possibilità di scegliere e la libertà di decidere. Il comportamento dei singoli animali è condizionato necessariamente dall’istinto. Invece i singoli uomini, nel corso della loro vita, si trovano sempre di fronte a più possibilità di fronte alle quali sono totalmente liberi di decidere.
La libertà di scelta però è anche responsabilità individuale di fronte al bene e al male.
Per Kierkegaard si può esistere in tre diversi modi che si escludono fra loro. Come già nel testo del 1845 Stadi sul cammino della vita, le possibili tappe sono però meglio definite come «sfere di vita» chiuse, autonome e reciprocamente impermeabili, immobili polarità intellettuali ed emotive la cui dialettica non è temporale e progressiva come quella di Hegel, ma statica e spaziale, fatta di situazioni che non evolvono: si può vivere tutta l’esistenza in una sola dimensione, si può progredire ma anche regredire.”
Interessante questo concetto molto Lostiano.

In nostri on island vengono condotti dagli Altri all’interno del tempio, una vasca contenente acqua miracolosa che fino ad adesso non avevamo mai visto ma di cui siamo già a conoscenza in quanto queste acque hanno salvato un Ben morente ad opera di Sayid.

Ed ecco la comparsa come capo degli Altri all’interno del tempio di Mr “Io odio il sapore della lingua inglese sulla mia lingua“, (Hiroyuki Sanada da The Twilight Samurai ’s) un vero maestro Miyagi, esperto di arti marziali nonchè curatore dell’arte del bonsai, e del suo amico traduttore molto figlio dei fiori.

Come avevamo supposto nel finale della stagione scorsa lo pseudo Locke che spinge Ben a uccidere Jacob trattasi non altro del fumo nero, che dopo aver annientato la nuova Dharma esce allo scoperto per colpire uno stupito Richard Alpert (il riferimento alle catene in cui si trovava Richard è molto interessante, forse sulla nave? la Perla nera?) .
Si preparano grossi guai per gli Altri al tempio visto che Lostzilla, il mostro, il fumo nero si dirige li.

L’azzardo è molto grande ma in questa immagine Sayid sembra un Cristo deposto dalla croce.

Colpo di scena finale, Sayid dopo essere essere stato immerso nella vasca miracolosa, sembra affogato e morto in maniera irrimediabile; nella lettera che si trova all’interno della custodia porta chitarra di Hurley si legge che la morte di Sayid porterà un “sacco di guai”, la sua ri-nascita e resurrezione a cosa porterà? Forse il vero prescelto è Sayid? Lui il vero illuminato atteso dagli Altri? Io credo di si e credo che si assisterà ad un suo passaggio da uomo guerriero a uomo spirituale.
Molto interessante e amando molto Dante l’ho trovata bellissima come metafora è la spiegazione data da Doc Jensen nella sua rubrica settimanale. Alla prossima.
2 Feb
![]() Adam Greenfield |
| Il mio interesse per quella che è stata definita la terza fase di internet è derivata dalla visione di Il futuro di internet (Geek Files) contenente un’intervista ad Adam Greenfield, Design Director di Nokia (ospite anche della manisfestazione Torinese 2009 di Frontiers of Interaction). |
| Per Ubiquitous computing (fu Mark Weiser a coniare il termine presso il Palo Alto Research Center della Xerox) si intende un modello post-desktop di interazione uomo-macchina o IUM (corrispondente all’inglese human-computer interaction o HCI), in cui l’elaborazione delle informazioni è stata interamente integrata all’interno di oggetti e attività di tutti i giorni. Opposto al paradigma del desktop (letteralmente: «scrivania»), in cui un utente individuale aziona consciamente una singola apparecchiatura per uno scopo specifico, chi “utilizza” lo ubiquitous computing aziona diversi sistemi e apparecchiature di calcolo simultaneamente, nel corso di normali attività, e può anche non essere cosciente del fatto che questi macchinari stiano compiendo le proprie azioni e operazioni. |
| Ad esempio ricordate il film Minority Report? L’Università di Munster ha realizzato una dimostrazione di pubblicità basata sulla cosiddetta segnaletica digitale: uno schermo è in grado di trasmettere uno spot sempre diverso, a seconda dell’ora del giorno ma anche della persona che in quel momento vi passa davanti. In Germania stanno pensando persino ad una cucina intelligente, in cui il coltello sarà in grado di riconoscere il tipo di vegetale affettato e i sensori individueranno gli utensili in uso per preparare il pranzo. A Tokyo il governo vuole distribuire una fitta rete di sensori e chip RFID in grado di informare dettagliatamente, in tempo reale e in totale comfort, chi per qualsivoglia motivo si trovasse a dover affrontare la labirintica complessità della città. “Con questo sistema l’utente ha il controllo totale” dice il Prof. Sakamura, “Cerchiamo di infilare i chip e i tag solo negli oggetti e nell’ambiente, mai sulle persone. Con un sistema del genere l’utente può scegliere di leggere ciò che vuole”. |
La prospettiva di avere a che fare in ogni momento con chip RFID e sensori di controllo, avvisa Adam Greenfield, autore del libro Everyware: The Dawning Age of Ubiquitous Computing (il titolo di questa fondamentale opera sullo ubiquitous computing può essere tradotto come «Everyware: l’alba dell’ubicomp», il cui primo termine, everyware, praticamente intraducibile, è costituito da un gioco di parole ottenuto incrociando l’avverbio di luogo everywhere («ovunque», cfr. sopra) con il suffisso -ware, tipico di parole quali hardware, software etc., indicante un insieme di apparecchiature di un certo tipo), paventa il rischio concreto di “conseguenze che sono tutto fuorché piacevoli”, non previste da chi ha in origine sviluppato i dispositivi e i network ubiqui. Una tecnologia che favorisce, secondo Greenfield, lo svilupparsi di “comportamenti imprevedibili ed indesiderabili”. |
| Per scongiurare i rischi del pervasive computing, l’esperto suggerisce alcune linee guida da seguire per imbastire opportune contromisure preventive: esso deve essere progettato come innocuo, deve auto-identificarsi agli occhi dell’utente, deve rispettare i tratti architettonici e l’aspetto esteriore delle strutture in cui è inglobato e deve soprattutto essere predisposto per il rifiuto e la disattivazione del controllo da parte dell’utilizzatore. |
| In caso contrario, sostiene Greenfield, la tecnologia si rivelerà un pericolo più che una nuova opportunità per tutti. Ed è una questione più attuale di quanto si possa credere: “È più di una possibilità - dice Greenfield - Credo che sia già un problema”. |
| Ed è forse una considerazione veritiera se si considera che già il security guru Bruce Schneier ha messo in guardia dalla frammentaria ma costante pervasività delle tecnologie di controllo - tali da far sembrare il “Grande Fratello” di Orwell una visione superata - e che c’è chi come il produttore Chase Corporation annuncia lo sviluppo di una sorta di scudo anti-intrusione per tutti gli oggetti contenenti al loro interno sensori RFID. |
1 Feb
| Geek Files è la produzione di Current dedicata a Internet e alle nuove tecnologie (su sky canale 130) che l’anno scorso si è imposta come un unicum nel panorama televisivo italiano. |
| I ‘Mulder e Scully’ di Current, conducono l’ultima investigazione world wide web del ciclo invernale di Geek Files, tracciando le interfacce del futuro nelle loro funzionalità e potenzialità, cercando di capire come queste cambieranno la percezione del mondo. La stratificazione di dati in grado di spiegare la realtà, consentirà agli individui di interagire con essa. |
| Ovvero, unendo tecnologie per il riconoscimento delle immagini, sistemi di posizionamento e una connessione permanente alla rete si ottiene la realtà aumentata, evoluzione della realtà virtuale che consente la visualizzazione di informazioni supplementari sull’ambiente reale. Quanto manca al futuro? Quale impatto avrà la realtà aumentata sulla percezione dei fatti? Sono i quesiti al centro dell’puntata della stagione dal titolo Mondi Futuri. Geek Files intervista: Carlo Ratti, Direttore del dipartimento Senseable City lab dell’Mit di Boston, Bruce Sterling, autore di Mirrorshades, antologia di racconti di di fantascienza del 1986 che ha contribuito a definire il filone cyberpunk; Fabrizio Terranova, CEO Illusionetwork, software house italiana che ha sviluppato Voyager X-Drive, il primo software immersivo 4D per visitare siti turistici. |
1 Feb
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Vintage Games, edizioni Raganella, edizione italiana curata da Stefano Gaburri e Claudio Todeschini. Per i geek con qualche anno sulle spalle, si tratta di uno straordinario viaggio nel passato, cullati dai ricordi dei pomeriggi trascorsi con il joystick in mano o o alla prese con un arcade. Una passeggiata lungo il viale della memoria per ripercorrere le tappe più importanti della storia |
dei videogiochi, arricchita da numerose immagini e illustrazioni a colori Vintage Games racconta, descrive e analizza i più importanti e influenti videogiochi di tutti i tempi, senza distinzione di periodo e piattaforma. Si parte dagli anni Sessanta fino ad arrivare ai giorni nostri, passando per console (anche portatili), cabinati da sala giochi e computer.
Ogni capitolo esamina in dettaglio un singolo videogioco, che serve come base di partenza per discutere dei titoli che sono usciti prima e dopo e del genere che ha contribuito a definire. In tutto il libro vengono trattati centinaia di giochi in ogni possibile genere.
E’ possibile leggere interessanti capitoli extra sul sito ufficiale www.vintagegames.it come quello sul mitico Pong della Atari (1972) il primo videogioco a cui io abbia mai giocato.
29 Gen
| Sappiate che questo video è uno spoilerone di inizio stagione assolutamente autentico come confermato dai fortunati vincitori della bottiglia dei naufraghi, contenente una chiave usb a forma di failsafe, all’interno della quale c’è un filmato con i primi due minuti di LA X – Part 1. |
| Sembra, come molti avranno pensato, che l’esplosione abbia fatto ritornare tutto come se l’incidente aereo non ci fosse mai stato, ma sarà veramente così? Nothing’s irreversible è la scritta che compare nel messaggio dentro la bottiglia. |
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| La scena è la prima scena del volo 815 che abbiamo visto nell’episodio 1×01, comprensiva del dialogo tra Jack e Cindy e tra Jack e Rose a proposito della turbolenza. Ci sono solo alcune differenze: - La scena si apre con Jack che sta guardando fuori dal finestrino e poi all’improvviso si guarda intorno, stranito, come se avesse appena sognato o qualcosa del genere. - Cindy gli dà un drink invece di due. Lui comincia a versarlo quando arriva una turbolenza e si rovescia. - Charlie non passa di corsa. - Rose, a differenza dell’episodio pilota è del tutto rilassata e aiuta Jack a distendersi dicendogli: “E’ normale”. - La turbolenza questa volta è leggera. Cade una borsa a terra, ma smette subito. La turbolenza finisce e Jack sembra sollevato, come se si fosse aspettato qualcosa di diverso. Poi Rose gli dice che può lasciarsi andare, accennando alla sua mano che stringe con forza il bracciolo. Jack sospira e dice: “Sembra che ce l’abbiamo fatta”. Rose sorride e risponde: “Sì certo, ce l’abbiamo fatta”. Si sente il pilota parlare nell’altoparlante e dire: “Ci scusiamo per la turbolenza, abbiamo colpito una sacca d’aria”. |
27 Gen
Pirati di Silicon Valley, imprescindibile geek film del 1999 di Martyn Burke (produttore e sceneggiatore, anche di La seconda guerra civile americana e Joe Dante) con Anthony Michael Hall (Bill Gates), Noah Wyle (Steve Jobs).Racconta, in forma di cronaca romanzata, di come i giovanissimi Jobs e Gates, nella metà degli anni settanta, arriveranno a realizzare il sogno del pc con la nascita di Apple e Microsoft. |
| L’inizio del film si apre sul set cinematografico dello spot televisivo della Apple, la cui regia fu affidata nientemeno che a Ridley Scott, ed è una sorta di ribellione contro il “Grande Fratello” (che sarebbe stata IBM). |
| Vi consiglio tre libri, tre biografie non autorizzate molto belle, dedicate ai due: |
| Bill Gates. Una biografia non autorizzata di Staglianò Riccardo. Il ritratto spietato di una delle più grandi e controverse personalità dei nostri tempi. Ricchissimo e detestato, Bill Gates sta diventando il padrone della comunicazione mondiale. Circa il 90% dei computer del pianeta funziona grazie ai suoi software; i suoi interessi economici si espandono ovunque: servizi bancari, tv, comunicazioni satellitari, agenzie di viaggio e molto altro ancora. E’ il genio che ha inventato i programmi universali Dos e Windows o lo scaltro commerciante che ha soltanto saputo venderli? E la sua corsa al controllo totale è davvero inarrestabile? E se così fosse, non è il caso di avere paura di lui? | |
| Apple Pixar mania. Il libro, edito per l’Italia da Mondadori Informatica, in parte ricalca “I sù e giù di Steve Jobs“, biografia non autorizzata del CEO di Apple, scritta da Alan Deutschmann. Ma se la biografia del giornalista di Vanity Fair, per ovvi motivi cronologici, arriva a coprire fino al 1999/2000, “Apple-Pixar Mania”, essendo stato scritto nel 2004, narra anche il quinquennio successivo di Apple, giungendo alla narrazione degli avvenimenti più vicini ai giorni nostri. Nella copertina, infatti, un soddisfattissimo Jobs sfoggia l’iPod shuffle: si tratta di un momento clou tratto dal MacWorld di gennaio 2005. |
27 Gen

“Tutti noi usiamo cellulari e computer portatili - si è chiesto Jobs, apparso dimagrito ma in buona salute - oggi “la domanda è: c’è spazio per qualcosa nel mezzo (fra notebook e cellulari) per fare meglio cose come web browsing, email, etc ?” E a quel punto ha estratto l’iPad. “Questo dispositivo - ha detto prima di mostrarne le funzionalità è molto meglio di un portatile, molto meglio di un telefono. Potete rigirarlo come volete, per vedere l’intera pagina è fenomenale. Sottile, potete cambiare lo homescreen a tutto quello che volete. Quello che fa questa macchina è straordinario. Potete navigare il web ed è la migliore web experience che abbiate mai avuto”.
Il “guru” di Apple è parso entusiasta del prodotto (”la cosa migliore che abbia mai fatto”): “È spaventoso per vedere film e spettacoli televisivi, i computer portatili non gli sono migliori in niente” ha detto Jobs mostrandolo durante la presentazione ufficiale. Seduto su una poltrona di pelle bianca ha sfogliato pagine web, foto ed email. Ha mostrato l’uso della tastiera virtuale, l’iTunes incorporato, la possibilità di vedere Youtube in alta definizione e poi una batteria dalle prestazioni (sulla carta) di alto livello per un dispositivo così complesso: un mese in stand-by, 10 ore di uso continuo.
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