12 Mar

Giungono voci che Marco Polo, che è stato più volte protagonista di film per il cinema e per la tv, sia un prossimo progetto Warner Bros. La major ha infatti ingaggiato il regista di Io sono Leggenda Francis Lawrence per dirigere un film basato su un soggetto di Adam Cooper e Bill Collage, attualmente impegnati nella stesura della sceneggiatura.
La Warner ha acquisito i diritti la scorsa settimana, e intende sviluppare il progetto come un film fantastico d’avventura piuttosto che come un biopic: l’idea centrale è quella di un incontro fra Europa e Asia ambientato nell’Oriente della nostra immaginazione.
Nel XIII secolo, Marco Polo ha infatti viaggiato per 24 anni attraverso il continente asiatico durante l’impero di Kublai Khan, e ha poi steso le sue memorie mentre era prigioniero a Genova, città all’epoca in guerra con Venezia. E’ grazie a Il milione che la cultura asiatica ha cominciato a farsi strada anche in Europa.
Mi auguro vivamente che non diventi la classica americanata visto che il progetto ha le potenzialità per diventare un gran bel film, purtoppo la scelta del regista mi lascia molto perplesso.

Sempre la Warner Bros sta iniziando a sviluppare un nuovo kolossal, sulla falsariga di franchise come Indiana Jones e National Treasure, che reinventa la figura di Leonardo da Vinci come eroe d’azione…
La casa di produzione, nell’ambito di una strategia di espansione delle possibilità di franchise (ricordiamo che Harry Potter si avvicina alla conclusione), ha annunciato che produrrà un film basato su un trattamento di Adrian Askarieh e intitolato Leonardo da Vinci and the Soldiers of Forever, che reinventa la figura del poliedrico artista/inventore/architetto in un vero e proprio action hero. Attualmente la Warner sta cercando uno sceneggiatore per tradurre il trattamento in uno script che conduca a un possibile nuovo franchise.
Nella finzione, Leonardo farà parte società segreta e verrà coinvolto in una avventura con risvolti soprannaturali che lo costringerà a scontrarsi con mostri biblici in una storia che coinvolgerà codici segreti, civiltà perdute, fortezze nascoste e angeli caduti.
L’idea di svecchiare un personaggio, come è accaduto con la creazione di Conan Doyle, Sherlock Holmes, ci può anche stare, vedremo chi sarà il regista e l’interprete principale di un genio come Leonardo.
12 Mar

11 Mar
La Honda sa fare pubblicità senza dimenticare creatività e impegno, il corto Il Potere dei Sogni, ci propone la visione del futuro dei realizzatori di Asimo, ma anche di scrittori e scienziati impegnati in questo ambizioso programma.
11 Mar

C’est le ton qui fait la musique, recita un detto francese: è il tono che fa la musica. Come dire: l’aspetto esteriore delle cose non è un accessorio, bensì è ciò che dà loro un’anima. Una frase ben scritta, un pensiero ben articolato, una battuta ben costruita aggiungono forza e valore al contenuto che veicolano; la medesima cosa detta in due modi diversi è, di fatto, diversa. Allora la domanda è: si può parlare di tutto in tutti i modi? Parlare di cose serie in tono ironico? Parlare di argomenti futili attribuendovi significati profondi o elaborando su di essi teorie filosofiche? La risposta ha diverse facce. La prima deve metterci in guardia su che cosa sia futile e che cosa serio. E quali siano le categorie per stabilirlo. La seconda riguarda come si possa giudicare che cosa è degno di riflessione e che cosa no. La terza parla di quanto siano forti i nostri pregiudizi circa la filosofia, in quanto «scienza» della riflessione per eccellenza, la sua utilità, il fatto che sia adatta solo alle università e insomma il suo essere snob, oltre che incomprensibile ai più.
In realtà la filosofia - o potremmo chiamarla riflessione rigorosa - si nasconde ovunque, c’è solo da saperla estrarre. Per esempio, Paperino ci dice molto sulla pragmatica della comunicazione umana, il Dr. House sul ragionamento abduttivo, Sherlock Holmes su quello ipotetico deduttivo, la serie tv di Lost, poi, sembra un’enciclopedia di temi filosofici: dal rapporto con l’alterità, che rimanda a Emmanuel Lévinas, fino alla distinzione tra paura e angoscia, tema tipico di Martin Heidegger. E ancora: il web 2.0 e i social network quanto hanno da dirci sulla nozione nuova di comunità che hanno importato nella nostra vita? Quanto sono cambiati i concetti di presenza e assenza con la telefonia cellulare? Che dire dell’idea di spaesamento antropologico o di contaminazione dei saperi che nasce con l’avvento dei voli low cost? E la moda di strada, quanto ha trasformato le categorie dell’estetica, in barba ai canoni classici e poi a quelli dell’arte d’avanguardia?
La forza della filosofia, che per spirito di corporativismo andrebbe forse riscoperta e rilanciata dagli stessi filosofi, sta proprio nel potersi occupare di tutto: dal piccolo fenomeno insignificante, fino al nocciolo interiore delle cose, dalla maestria calcistica di Totti all’immortalità dell’anima. Se Aristotele fosse vivo tra noi, non scriverebbe forse un trattato sulla televisione o su Internet? Non si occuperebbe del Grande Fratello? O della pubblicità? Probabilmente sì, anzi saprebbe parlarne con lucidità e chiarezza, così come ha parlato di poesia, di politica e di arte.
Più o meno questo è lo statuto epistemologico (cioè la carta d’identità) della «pop filosofia», che ha mosso i suoi primi passi italiani un po’ a zig zag, senza una meta chiara e senza un riconoscimento definito. Oggi arriva un primo timbro ufficiale, con la pubblicazione dell’articolo «Che cos’e? e a cosa serve la «pop filosofia», sul numero 1 del 2010 di Vita e Pensiero, la rivista dell’Università Cattolica di Milano. Timbro accademico, dunque.
A firmare l’articolo è - tra gli altri - Simone Regazzoni, vero precursore nostrano del genere popfilosofico, che sarà anche in libreria a fine marzo con un libro collettaneo, Pop Filosofia (Il Melangolo), quasi un manifesto di questa giovane disciplina, le cui caratteristiche sono spiegate dallo stesso Regazzoni nell’articolo: «La prima è quella di intraprendere un confronto critico con la cultura di massa o pop. La seconda è quella di uscire dallo spazio accademico per rivolgersi a un pubblico di massa. Il termine pop, in pop filosofia, indica dunque sia l’oggetto cui questa forma di filosofia si applica, sia, per una sorta di contaminazione, la forma stessa di questa filosofia che sarà quindi popular».
Uscendo dai suoi ambiti canonici, cioè l’università e le collane di saggistica, la filosofia può diventare quindi pop e di conseguenza cambia il proprio linguaggio, aumentando ulteriormente il suo tasso di popolarità. Un esempio libresco di scelte fuori dagli schemi ci viene dalla collana Popular Culture and Philosophy, edita da una prestigiosa casa editrice americana, che raccoglie più di 50 titoli, da Facebook e la filosofia, a Il Mago di Oz e la filosofia, fino a saggi sull’i-Pod, il baseball, Hitchcock, il poker, o i Rolling Stones. Uno sdoganamento a tutti gli effetti, ma che ancora non ha del tutto attecchito. Di certo non in università, anche se alcuni casi eccellenti si trovano perfino da noi.
Maurizio Ferraris, cattedratico torinese che ama le incursioni nel mondo pop, ha organizzato lo scorso autunno un ciclo di conferenze che prendevano spunto da libri dedicati ad argomenti come la pornografia, di cui un brillante saggio dell’americana Jennifer Saul fa un’analisi semiologica, oppure il vino, oggetto di un testo di Barry Smith, filosofo analitico dell’Università di Londra, nonché da un libro del nostro Massimo Donà. Lo stesso Donà, ordinario di filosofia teoretica all’Università Vita-Salute San Raffaele e trombettista-leader di un quintetto jazz con cui ha inciso diversi dischi, ha scritto, oltre che di vino, anche una Filosofia della musica. Così come Davide Sparti, professore a Siena e musicista dilettante, che parla di jazz in almeno quattro dei suoi libri, proponendo sempre riflessioni filosofiche acute, pur prendendo qualche svarione sulla musica. Del resto è in buona compagnia, se pensiamo che il tema fu oggetto del famoso saggio di Theodor Adorno il quale si avventurò a parlare di jazz nel 1949, ma evidentemente rifacendosi a esempi di almeno 20 o 30 anni precedenti, dimostrando così di non essere al passo con i tempi, nonostante fosse un ottimo pianista d’avanguardia.
Difficile essere filosofi pop. Forse risultare incompleti o a tratti imprecisi è un rischio da correre, almeno per questi pionieri del genere: chi si occupa di argomenti pop, cioè assolutamente e completamente contemporanei, non è detto che riesca a dominare del tutto la materia. L’importante è però dominare il metodo, affrontare il lavoro con rigore e indovinare il tono. Ecco la sfida: essere filosofi dell’attualità, dentro e fuori dalle accademie, parlando di noi, del mondo, delle cose che tutti vedono, senza però trasformarsi in sociologi, opinionisti, critici cinematografici, predicatori tv o giornalisti di cronaca. Il filosofo faccia il filosofo, ma lo faccia bene: qui e adesso. Sono aperte le iscrizioni.
10 Mar

Finalmente ci siamo, Jack prende consapevolezza del suo ruolo; adesso sembra sapere realmente quello che lo guida, ed è la fede e la consapevolezza che Jacob lo abbia portato sull’isola per qualcosa di molto importante; non certo per morire saltando per aria in seguito ad un esplosione. Da incorniciare la faccia di Alpert quando la miccia si spegne. Alpert che in questa puntata ci svela quello che già si sapeva: la sua longevità è un dono da parte di Jacob.

Ben rovista nella tenda di James e trova due libri: uno è “The Chosen” (tradotto in Italia come “Danny l’eletto”) del 1967, scritto da Chaim Potok ed edito da Garzanti. Danny l’eletto, in particolare, è la storia di un’amicizia tra due adolescenti ebrei, Reuven, figlio di uno studioso “moderno” del Talmud, e Danny, per l’appunto, figlio di un rabbino chassidim (ovvero di un religioso rigorosamente fedele alla Legge Talmudica).
Il secondo libro è Benjamin Disraeli: Justice Is Truth in Action; in realtà non sembra esserci un libro pubblicato con questo nome.
Benjamin Disraeli (1804-1881) è stato Primo Ministro in Inghilterra, parlamentare, Conservatore e letterato. “Justice Is Truth in Action” è la sua frase più famosa.
Credo che entrambi i libri si riferiscano a Ben, la scelta è infatti quella che si pone ai Ben delle due realtà. In entrambe le realtà Ben sembra scegliere il bene.
A questo punto Jack può contare su Alpert, Sun, Hugo, Ilana, Ben e Lapidus. Credo che si recheranno sull’altra isola alla stazione Hydra dove troveranno (F)Locke e accoliti, Sayid, Claire e Kate (e Sawyer e Jin.

L’arrivo sull’isola di Widmore pone foschi interrogativi; con chi si schiererà? Se non erro anche lui era un eletto, a questo punto rischiamo l’affollamento sull’isola. Alla prossima.
Vi consiglio caldamente di leggere a tal proposito il sempre interessante post di Virginia su http://lavagnadifaraday.blogspot.com/2010/03/through-looking-glass-and-what-ben.html
10 Mar

| Leggevo la notizia che è in produzione un film biografico su Jim Henson, il creatore dei Muppets, The Muppet Man, e in qualche modo la mia mente ha cominciato ad elaborare mille connessioni. |
| Jim Henson fu uno dei personaggi che la Apple adoperò negli anni 90 per la famosa pubblicità che mostrava il ritratto di un “geniale mito moderno” con un piccolo logo della Apple e le parole “Think Different” in un angolo, senza riferimenti ai prodotti dell’azienda. |
| Nel 1957, Jim Henson incontra Disney e insieme cominciarono a creare i primi personaggi dei Muppets con molte somiglianze con Topolino, soprattutto Kermit la Rana. Dal 2004 la stessa Disney detiene i diritti dei Muppets. |
| Steve Jobs creatore di Apple è dal 2006 il più grande, singolo azionista della Disney (con il 7,46% delle azioni). Merito della vendita a Disney di Pixar, la società che ha prodotto una dozzina di blockbuster del cinema, come Toy Story primo lungometraggio realizzato completamente con la computer grafica, Alla ricerca di Nemo e Wall-E, UP! e tanti altri. La Pixar, nata nel 1986 da John Lasseter e Ed Catmull come costola della Lucasfilm Ltd. la sezione sviluppo immagini di sintesi (del mitico George Lucas - Guerre Stellari che all’epoca era a corto di soldi in seguito ad un divorzio), fu acquistata da Steve Jobs nello stesso anno per dieci milioni di euro. |
| La casa creatrice di Biancaneve e i sette nani e Cenerentola è proprietaria del canale ABC, Network che produce tra gli altri Lost, Desperate Housewives, Grey’s Anatomy, Ugly Betty e tanti altri (e dal 1979 anche di ESPN (Entertainment and Sports Programming Network), che è la più vecchia emittente televisiva statunitense che trasmette via cavo unicamente programmi dedicati allo sport 24 ore su 24 e tutta la NBA) |
| Nel 2009 Disney incorpora ai suoi Topolino, Paperino, Zio Paperone e Winnie the Pooh, (con una transazione azionaria e pecuniaria) la Marvel Entertainment per 4 miliardi di dollari. La Disney acquisice i diritti di distribuzione per più di 5.000 personaggi Marvel, tra i quali Spiderman, X-Men, Hulk, Fantastici Quattro, Iron Man. |
| Nel 2003, La maledizione della prima luna (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl) è il primo film con etichetta Disney che richiede la presenza dei genitori per bambini sotto i 13 anni, ed è prodotto esattamente da Touchstone Pictures storico marchio che in passato ha prodotto centinaia di film tra cui Chi ha incastrato Roger Rabbit, L’attimo fuggente, Il mondo dei replicanti e The Village. Oltre naturalmente al rivoluzionario Alice in Wonderland di Tim Burton. |
| Ma la Disney ha prodotto anche Tron, film di fantascienza diretto da Steven Lisberger e interpretato da Jeff Bridges, considerato il primo film del genere a focalizzarsi sulla realtà virtuale e di cui nel 2011 uscirà il seguito Tron Legacy. Tron è il primo film dove compare un Computer della Apple, Apple III per la precisione. |
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| Fine delle connessioni, per adesso. |
10 Mar
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Il viaggiatore di Agartha di Abel Posse, Tre Editori. Luglio 1943.Libro che mi aveva consigliato Faramir qualche mese fa, come è mia consuetudine ho preferito terminare l’ottima lettura prima di segnalarlo. Walther Werner, brillante ufficiale delle SS assegnato al segretissimo Istituto Ahnenerbe, l’organizzazione incaricata delle ricerche più estreme del nazismo, viene convocato d’urgenza presso il Berghof, la mitica residenza del Führer sulle Alpi bavaresi. |
Dopo le sconfitte a Stalingrado, in Africa e nel Mediterraneo il destino della guerra sembra segnato per le forze tedesche, e non restano che un paio di mosse disperate: da un lato la messa a punto di armi nucleari, alla quale gli scienziati stanno lavorando giorno e notte, e dall’altro il ricorso all’occulto, alle forze segrete che sin dall’inizio sembrano aver guidato l’ascesa di Hitler e che ora sembrano averlo abbandonato.
A Werner vengono consegnati una mappa frutto della sintesi di tutti (o quasi) i racconti inerenti alla perduta città di Agartha in Tibet - da Alessandro Magno a Sebbottendorf, da Eckart a Von Hagen – e un antico anello appartenuto a Genghis Khan, lo stesso anello che Hitler portava al dito mentre osservava le truppe del III Reich sfilare in trionfo a Parigi nel 1940. E gli viene assegnata una missione quasi disperata: partire da solo per il Tibet sulle tracce di un antico potere perduto, il leggendario Vril, da risvegliare prima che la guerra sia perduta definitivamente. L’ufficiale SS avrà un’identità di copertura, quella dell’archeologo inglese Robert Wood, in realtà fucilato dai nazisti. Il viaggio prima verso Singapore, poi verso l’India e infine verso il Tibet è per Werner anche l’occasione per ricordare il suo passato.
Agarthi o Agartha, il misterioso regno sotterraneo della tradizione buddhista tibetana, è tradizionalmente uno dei luoghi-cardine del pensiero esoterico europeo, pur nelle diverse accezioni e versioni: la lunga serie di testimonianze e teorie che da Bestie, uomini e dei di Ferdinand Ossendowski porta a Il re del mondo di Renè Guènon.
9 Mar

Durante la pausa pranzo posto una bellissima teoria di Virginia su http://lavagnadifaraday.blogspot.com: se Jack dovesse scoprire di essere diventato Jacob?
Il vero Jack potrebbe essere morto al momento del crash del volo Oceanic e non essere consapevole di questa incarnazione; lo scopo del “fantasma” di Jacob sarebbe quello di portare Jack a questa consapevolezza, il libero arbitrio, la libertà di accettare oppure no la sua condizione di oppositore della sua nemesi (F)Locke.
“E così arriviamo al secondo importante indizio fornito dall’episodio “Stranger in strange land”. Isabel, quardando il marchio (tatuaggio) di Jack disse: “He walks amongst us, but he is not one of us”.
Cammina con noi, ma non è uno di noi. Al tempo si cercò, vanamente, di capire cosa volesse in realtà dire questa frase.
Cammina con noi ma non appartiene a noi. Perchè?
Perchè Jack Shephard è morto. Jack è diventato altro.
Questa è la mia convinzione. Nonostante sia stato detto che Jack sarebbe dovuto morire nel pilot e poi gli autori cambiarono idea, io credo che Jack sia effettivamente morto e che la famosa scena d’apertura del Pilot mostri il ritorno alla vita di Jack. E che sia stato Jacob a riportarlo in vita. Jack non andrà a sostituire Jacob. Jack è già Jacob.“
8 Mar
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. di Mark Haddon, Einaudi. Che bello questo libro di Haddon scritto qualche anno fa, ricordo che mi era piaciuto molto e in attesa di leggere Boom! Ovvero: La Strana Avventura Sul Pianeta Plonk lo segnalo volentieri.Christopher è un quindicenne colpito dal morbo di Asperger, una forma di autismo. Ha una mente straordinariamente allenata alla matematica ma assolutamente non avvezza ai rapporti umani: odia il |
giallo, il marrone e l’essere sfiorato. Ama gli schemi, gli elenchi e la deduzione logica. Non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cane della vicina trafitto da un forcone capisce di trovarsi di fronte a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. Inizia così a indagare…
Perfetto, nella sua singolarità, lo stile di scrittura di questo personaggio afflitto da questa forma di autismo, fatto di catalogazioni, schemi, disegni, frasi brevi e incise che riproducono la sequenza logica dei suoi pensieri: difficile ricordare un altro personaggio letterario che si mette a nudo in maniera così toccante e senza difese e che, nello stesso tempo, sembra guardare il mondo con un’innocenza e un’intransigenza che sono ormai andate smarrite.
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