ilcodicegioconda300.jpg Ieri sera ho acquistato (e già letto) il nuovo libro scritto da Paolo Gulisano (già autore di Chesterton e Belloc, Re Artù, L’isola del destino, Tolkien il mito e la grazia, Il cardo e la croce) ed Erminio Bonanomi, Il codice Gioconda, ed. Fede e Cultura, una casa editrice Veronese molto attiva e vivace diretta dal filosofo prof. Giovanni Zenone) che annovara autori come il già citato Paolo Gulisano, Alessandro Gnocchi (massimo esperto dell’opera di
Giovanni Guareschi insieme a Fabio Trevisan, chestertoniano doc) Rino Cammilleri (uno dei principali apologeti cattolici italiani, autore dell’indimenticato L’inquisitore e dell’affascinante Il quadrato magico) e Massimo Introvigne (fondatore del CESNUR e autore del bellissimo Il santo graal scritto insieme al professor Franco Cardini, il più autorevole medievista italiano) per citare quelli già da me conosciuti e letti.
L’opera è una sorta di investigazione che ci conduce in un ottica del tutto nuova alla scoperta del genio creativo di Leonardo Da Vinci e del suo dipinto più famoso e misterioso, La Gioconda.
Il genio teneva particolarmene a questo quadro tant’è che lo portava con sé ovunque andasse, il libro si propone per cui di dare risposta a uno degli enigmi più affascinanti della storia, cosa rappresentava per Leonardo Da Vinci e quale mistero si cela dietro questo quadro?
Il libro rappresenta anche una sintetica ma puntuale lettura di un periodo storico inquietante: il Rinascimento. Un crogiolo di idee, un misto di estetismo, razionalismo ed esoterismo magico in cui si cominciò a cercare di estromettere Dio e far diventare l’uomo “misura di tutte le cose”. Di questo periodo Leonardo fu uno dei protagonisti, e ciò spiega il fascino da lui esercitato sui Dan Brown di turno. Il “Codice” della Gioconda ci fornisce invece ben altre indicazioni.
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