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Il primo maggio del 1908, nella Bassa parmense, a Fontanelle, «dove il Po è un serpente d’acqua che s’aggira sinuoso nella pianura, tra grandi distese di granoturco e campi di erba medica», nasceva Giovannino Guareschi, un grande autore cattolico.
Cento anni fa vedeva la luce quindi uno scrittore popolarissimo presso la gente comune (l’autore italiano più letto all’estero, con più di venti milioni di libri venduti), ignorato dalla critica che conta e dai ‘canoni’ ufficiali e falsificati della letteratura italiana del Novecento che dalla Bassa emiliana trarrà una fonte d’ispirazione continua per i suoi racconti.
Fu giornalista, disegnatore e umorista oltre che scrittore, la sua creazione più famosa è Don Camillo, il robusto parroco che parla col Cristo dell’altare maggiore. Il suo antagonista è il sindaco comunista di Brescello, piccolo paese della Bassa emiliana in provincia di Reggio Emilia, l’agguerrito Peppone, diviso tra il lavoro nella sua officina e gli impegni della politica.
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Il rapporto di Guareschi con il potere ha sempre dato adito a controversie. Quello che è certo è che il suo carattere irruente e sanguigno ed in un certo senso anarchico (in senso lato ovviamente, essendo monarchico) gli abbia procurato sovente dei guai con le istituzioni.
Il mestiere di autore satirico, per sua stessa natura, in tutti i tempi è sempre stato destinato comunque alla gogna.
Nonostante il fondamentale contributo dato da Guareschi alla vittoria democristiana del 1948, dopo la carcerazione per diffamazione nei confronti di De Gasperi, morì poco ricordato dopo un decennio di piccole collaborazioni in rubriche di alcuni periodici, ed i suoi funerali, svoltisi sotto la bandiera con lo stemma sabaudo, vennero disertati da tutte le autorità.
Su mondopiccolo troverete tutte le iniziative del centenario, vi consiglio vivamente di visitare i luoghi dove visse, come ad esempio Roncole Verdi, un vero gioiello della Bassa Parmense.