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Chatwin diceva: “La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da compiere a piedi”.
E allora durante le vacanze (per me ancora lontane) è bello leggere letteratura di viaggio, il viaggio come metafora della vita e ricerca.
Il primo a raccontare minuziosamente un viaggio fu Marco Polo, ma in seguito famosi furono “Viaggio in Italia” di Goethe oppure Verne in “Viaggio a ritroso in Inghilterra e Scozia“, il già citato Bruce Chatwin con “In Patagonia“, Jack Kerouac con “Sulla strada“, Piovene con “Viaggio in Italia“.
Io ve ne segnalo tre, contemporanei, intensi, poetici, spirituali, uno più bello dell’altro.
copj132.jpg I diari di Rubha Hunish di Davide sapienza, Baldini Castoldi Delai.
È un libro di viaggio sui generis, a metà strada tra la riflessione intima e la vocazione poetica. Sapienza vede l’essenziale dei luoghi che visita, dall’Islanda alla Cordillera Blanca, dalle isole Ebridi ai fiordi della Norvegia. Da ogni luogo ricava l’emozioni che solo la natura gli sa dare pienamente, in linea con i suoi grandi maestri - da Melville a London, a Thoreau - e cioè quelle di un rapporto ancora intatto tra immaginazione e territorio o, in altre parole, tra il paesaggio e il modo di recepirlo. Questo libro è frutto di anni di viaggi, esplorazioni e avventure.
88-07-81604-0.jpg Il grande Boh! di Lorenzo Cherubini, Feltrinelli
Un Jovanotti che non ti aspetti, profondo e spirituale: “La mia è sempre più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere, e che non conosco a fondo la lingua del posto, la lingua degli stanziali, strimpello strumenti e parlo male diverse lingue e di volta in volta ho bisogno di musicisti e di interpreti per metter su le tende nel luogo e restare finché non mi riprende il senso di irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire.” Indimenticabile la traversata della Patagonia in bicicletta, esperienza unica che affianca desolazione e mistero, sgomento e bellezza.
copj13.jpg La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz, Feltrinelli
Rumiz viaggia in bicicletta, o a bordo della mitica Fiat Topolino 500, quella della canzone di Paolo Conte, incontra storie, personaggi e identità sperdute tra le pieghe dello Stivale, si sofferma su aspetti nascosti che sfuggono agli occhi del turismo di massa, ma anche di quello più elitario. Eremi, santuari, fonti, boschi millenari: un viaggio antropologico variegato che attraversa le vallate subalpine, i passi appenninici, coglie la bellezza dei laghi lombardi e dei colli toscani, si trattiene all’interno di necropoli antiche e si scioglie al sole accecante delle spiagge levantine.
La narrazione è intrisa di considerazioni su usi e costumi dell’italica gens, è ricca di incontri umani toccanti, con figure affascinanti di pastori e viandanti, con guide alpine e montanari saggi e isolati, con scrittori come Mario Rigoni Stern, con l’alpinista Walter Bonatti, anche con i cantautori “in cerca di radici” Francesco Guccini e Vinicio Capossela.