Il mio Moleskine, niente di più semplice: fogli di carta color avorio, un segnalibro di stoffa, una copertina cartonata nera e un elastico a racchiudere il tutto.
Niente di più leggendario: il Moleskine (dal nome della tela cerata che lo rilega), il celebre taccuino che è passato per le mani di tanti artisti e scrittori, da Chatwin, Luis Sepúlveda, Pablo Picasso, Delacroix a Oscar Wilde e Ernest Hemingway. Lo scrittore americano diceva: “Alla Closerie des Lilas mi sedevo a un tavolino d’angolo, ordinavo un café crème e passavo lunghi pomeriggi a scrivere sul mio taccuino”. |
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Luis Sepúlveda, Una sporca storia, Guanda
È un taccuino con la copertina nera che mi accompagna sempre e in cui riverso i miei dubbi, i miei stupori e le mie rabbie di ogni giorno. Sulle sue pagine butto giù articoli, capitoli di romanzo, racconti, ricette di cucina, dichiarazioni d’intenti o promemoria di impegni che in genere dimentico. Ho un rapporto passionale con le Moleskine e quando una lettrice o un lettore complice – per questo scrivo, per creare complicità – me ne dà una, vergine e ancora avvolta nel cellophane, gliene sono grato. Ma prima o poi arrivo sempre alla fine dei fogli, divenuti ormai pagine, e quando le rileggo in una breve cerimonia d’addio prima di inaugurarne una nuova, guardo quanto ho scritto e, di solito, scopro che non ho perso la capacità di stupirmi. Rileggerle è riavvolgere la vita e vederla scorrere fugace, fotogramma per fotogramma. Come appaiono diversi gli articoli nella loro versione originale, prima di venire tagliati per motivi di spazio, come mi sembrano ingenue le aggiunte a un capitolo con l’indicazione «impossibile da inserire » o «chissà se si potrà usare».
I testi che seguono sono tratti dalle tre Moleskine che ho finito tra il gennaio 2002 e il marzo 2004 e da allora, come scrisse Van Gogh al fratello Theo, «i mulini non ci sono più, ma il vento è sempre lo stesso». |
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Luis Sepúlveda, Patagonia Express, Guanda
Bruce mi spiegò che le “moleskine” uscivano dalle mani di un artigiano di Tours, la cui famiglia le fabbricava fin dagli inizi del secolo, ma che dopo la morte dell’artigiano, nel 1986, nessuno dei suoi discendenti aveva voluto continuare la tradizione. Non bisogna lamentarsene.
Sono le regole del gioco imposte da una pseudo modernità che giorno dopo giorno elimina riti, abitudini e dettagli di qualcosa che ben presto ricorderemo con nostalgia e chiameremo vecchia cultura europea.
Quando Bruce seppe che le “moleskine” stavano per esaurirsi. comprò tutte quelle che trovò, ed è proprio su uno dei suoi taccuini che scrivo questi appunti, mentre una fila di camion carichi di patate, aglio, cipolle e botti di vino, inizia a salire a bordo del Colono. Una voce annuncia che salperemo “‘tra pochi minuti”, e ciò può significare pochi minuti o poche ore. Si sa, le ore sono composte da minuti. |
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Bruce Chatwin Le vie dei canti, Adelphi
Ero venuto in Australia per imparare da me, e non dai libri altrui, che cos’erano le Vie dei Canti, e come funzionavano.
Naturalmente non sarei arrivato al nocciolo della questione, né intendevo arrivarci. A Adelaide avevo domandato a un’amica se conosceva un esperto, e lei mi aveva dato il numero di telefono di Arkady.
“Ti spiace se uso il mio taccuino? ”
” Fa’ pure “.
Tirai fuori di tasca un taccuino con la copertina di tela cerata, tenuto chiuso da un elastico.
“Bello” commentò.
“Li compravo a Parigi, ma adesso non li fanno più”
“A Parigi?” ripeté inarcando un sopracciglio, come se fosse la cosa più snob che avesse mai sentito.
Poi mi strizzò l’occhio e riprese il discorso.
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Les carnets di Delacroix
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