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Giovanni De Matteo, gentile come pochi, ha entusiasticamente accettato di concedermi parte del suo tempo per discorrere di fantascienza e del futuro che ci si presenterà. De Matteo è un autore di fantascienza (Sezione π², Revenant - Storie di ritorni e di ritornanti), vincitore del Premio Urania nel 2006, attivo anche come blogger; conosciuto in rete con il nickname di X, è tra gli estensori del documento programmatico da cui si è evoluto il connettivismo.
Prima di iniziare, colgo l’occasione per ringraziarlo ancora per la sua disponibilità e cortesia.
1 ) Glorfindel: Vernon Vinge pone come data per l’avvento della Singolarità il 2030, è una data reale?
X: Nessuno può dirlo e credo che anche l’affermazione di Vinge contenga, al di là di un tentativo di estrapolazione “militante”, una componente non trascurabile di provocazione. Sulla questione sussistono pareri diversi, trattandosi di un’ipotesi che di scientifico ha la base piuttosto semplicistica di essere una proiezione realizzata a partire dai dati del nostro presente. Di sicuro, il progresso sta accelerando. Possiamo rendercene conto noi tutti. Se questo ci porterà o meno alla contrazione dell’orizzonte temporale delle nostre previsioni sul futuro fino al suo azzeramento (che è poi ciò in cui consiste la Singolarità nella sua formulazione più generale), e in maniera ancora più specifica all’insorgenza di una IA in grado di contribuire al processo di accelerazione (secondo la catena dei cosiddetti “ritorni accelerati” proposta dal controverso Ray Kurzweil sulla scorta delle considerazioni di Vinge), è impossibile sostenerlo con certezza. Possiamo avanzare delle ipotesi, questo sì. E farne materia per le nostre storie, approfittando del concetto per confrontarci con un’idea che ha soprattutto una forte carica suggestiva e una sua interessante valenza metaforica.
2 ) Glorfindel: La singolarità porterà ad un nuovo rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda?
X: Ecco, questo è uno degli aspetti più interessanti della faccenda. Di sicuro, è uno dei motivi per cui la Singolarità è diventata una tematica così tanto sfruttata dagli autori contemporanei. E sono convinto che possa essere anche uno dei punti di maggior fascino dal punto di vista del lettore. Nel corso della sua storia, l’uomo si è rapportato con l’ambiente in maniera impositiva, piegando la natura alle proprie esigenze. Ha continuato a farlo anche dopo le varie rivoluzioni industriali, crogiolandosi nella convinzione che l’impatto del suo operato potesse continuare a essere assorbito dal pianeta senza conseguenze. Oggi abbiamo la certezza della fragilità di queste supposizioni e l’avvento della Singolarità si trova a essere subordinato agli effetti del cambiamento climatico. Come metafora, la Singolarità ci costringe – in altre parole – a confrontarci con una questione decisiva: quanto a lungo potremo sostenere il ritmo attuale del progresso, prima che il collasso ecologico della Terra arrivi a spezzare la catena? Se nel nostro futuro ci sarà davvero una Singolarità, allora sarà auspicabile che si sia prima trovata una formula valida per la convivenza sostenibile della civiltà tecnologica con la natura. Altrimenti, il suo eventuale avvento rischierà di rivelarsi effimero e fallace, come è già successo per la maggior parte delle rivoluzioni che l’hanno preceduta. Se non peggio: non dimentichiamoci che stiamo parlando di sistemi estremamente complessi e, come insegna la teoria del caos, gli esiti potrebbero rivelarsi catastrofici.
3 ) Glorfindel: In Inghilterra, dove la sensibilità per la Fantascienza è molto alta, una miniserie TV come Torchwood Children of Earth ha toccato una media di sei milioni di spettatori sul primo canale della BBC. In Italia esiste un sottobosco di giovani editori che pubblicano fantascienza in varie forme (dai libri alle graphic novel) ma il cinema e le serie TV si ostinano a riproporre temi stanchi e logori. Come mai?
X: Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati: case di produzione, direttori di struttura, responsabili di palinsesto. Rispetto all’Italia, la cultura britannica è sicuramente più sensibile ai temi del fantastico e della fantascienza, priva della sindrome di superiorità che stigmatizza il nostro establishment culturale, se così vogliamo definirlo. Qui da noi, complice il retaggio crociano sulla superiorità universale della cultura umanistica, dogma moderno deleterio quanto pochi altri, la fantascienza non ha mai conosciuto una vera esplosione di popolarità, per quanto abbia attraversato una stagione decisamente felice a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. A quell’epoca pionieristica e gloriosa forse è mancato un successivo, necessario ricambio generazionale. Lettori (e, in senso più generico possibile, fruitori) sono ormai assuefatti ai cliché propagandati dai detrattori, “indottrinati” per credere che i libri di fantascienza siano solo spazzatura con raggi laser e navi spaziali e i film nient’altro che un carrozzone di effetti speciali. Le serie TV inglesi e americane ci insegnano che non è così e, soprattutto, danno una lezione a 360° alla nostra TV, dimostrando di essere capaci di coniugare audience e qualità, laddove da noi una trasmissione non è nient’altro che il riempitivo tra due pause pubblicitarie.
4 ) Glorfindel: Sempre restando in tema, nei paesi Anglosassoni si è discusso molto su questa affermazione di Paolo Bacigalupi: “Mi sembra quasi che malgrado gli strumenti in possesso della fantascienza, strumenti che nessun genere può vantare, talvolta si assista come a uno spreco di potenzialità da parte nostra”. Pensi che la Fantascienza possa aiutare l’uomo a comprendere meglio il suo futuro?
X: Se ne è discusso anche in Italia, fidati (in sede di commenti al mio articolo che riportava la notizia per Fantascienza.com: http://www.fantascienza.com): il bello di un mondo globalizzato è che, trovando il tempo di farlo, si è sempre in condizione di azzerare le distanze. Per venire alla tua domanda, attraverso la sua attitudine al cambiamento, all’esplorazione dello spettro delle possibilità, la fantascienza si ritrova a disporre degli strumenti più adeguati per analizzare tempi paradossali come quelli che ci troviamo ad attraversare: estremamente veloci per quel che concerne il fronte tecnologico e l’avanzamento scientifico, terribilmente lacunosi invece per quanto attiene alla sfera dei diritti civili, del progresso sociale, della tutela ambientale e della consapevolezza etica.
Viviamo in un mondo complesso, che cambia di più ogni giorno che passa, e quasi mai riusciamo a riscontrare una concordanza di direzione tra le due traiettorie. I generi nel loro complesso (dalla crime fiction alla science fiction), e la fantascienza in particolare, sono nelle condizioni ambientali più adatte per esercitare le loro prerogative e consolidare con orgoglio una posizione di avanguardia che li contraddistingue rispetto all’odierno panorama culturale.
La fantascienza, poi, è tenacemente filtrata nel nostro immaginario collettivo, grazie a linguaggi popolari come cinema, TV, anime, fumetti e videogiochi. Con questi presupposti, dipende solo da editori e autori conservare la lucidità e lo slancio necessari per parlare al pubblico di una cosa complessa come il presente, attraverso una metafora potente come il futuro.
5 ) Glorfindel: Come il Connettivismo si può definire un’avanguardia 2.0?
X: Possiamo definirlo 2.0 nella sua ricerca di una sintesi tra sensibilità e linguaggi diversi. I flirt con il videomaking, con il web, con il fumetto, testimoniano che i connettivisti non si limitano alla scrittura e non si stancano di sperimentare forme e canali di espressione diversi.
6 ) Glorfindel: Il connettivismo e la trascendenza, nel futuro postumano l’anima umana e le macchine potranno coesistere?
X: Anima umana”? Puoi definirmi meglio che cosa intendi con questa espressione? Sono sicuro che se chiedessimo a dieci persone diverse, verrebbero fuori dieci risposte altrettanto diverse. Come tutto ciò che attiene alla sfera metafisica, l’anima è un concetto volubile, che varia a seconda del punto di vista di chi ne parla. E come faccio con tutto ciò che è metafisico, mi limito ad assorbirne le suggestioni e talvolta per certi versi a rilanciarle, sempre con una dose di scetticismo ma senza mai una pretesa di autorità. Sono molto più interessato ai risvolti materiali – scientifici e tecnologici – dell’evoluzione della specie umana e della nostra civiltà. Se non altro, ci sono delle basi condivise e obiettive su cui imbastire un discorso, che poi è sostanzialmente sempre un’occasione di confronto, di dibattito, di riflessione. Non so se arriveremo davvero un giorno a poter definire postumano un essere vivente o semplicemente un costrutto senziente. So che per molti versi ci stiamo approssimando a quel concetto, con la complicità del ruolo sempre più massiccio giocato dalla tecnologia nelle nostre vite. Ma per me una transizione così importante, per dimostrarsi davvero qualcosa di più della semplice anteposizione di un affisso, deve comportare prima di tutto una trasformazione radicale di certi schematismi e retaggi comportamentali che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi, il superamento di quelle logiche elementari che sono la risposta animale alle questioni poste dalla convivenza sociale e dall’ambiente, e che rischiano costantemente di precipitarci nel baratro di un medioevo prossimo venturo. Dal mio punto di vista, non esisterà una condizione postumana senza una nuova disciplina morale basata sul rispetto delle libertà e il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione a ciascun individuo. Qualsiasi alternativa postumana, per me non avrà più valore della nostra attuale contingenza umana.
7 ) Glorfindel: Un libro e film che ti hanno cambiato la vita…
X: Neuromante di William Gibson e Blade Runner di Ridley Scott. Scontato, lo so… ma sono i due titoli più decisivi nella mia formazione. Se però vogliamo tornare indietro di qualche anno, agli albori della mia passione per il fantastico e la fantascienza ci sono due opere forse non altrettanto scontate: Kadath di H.P. Lovecraft e Aliens – Scontro Finale di James Cameron.
8 ) Glorfindel: Un tuo breve commento, pregi e difetti di James Ballard, Samuel Delany, Philip K. Dick, Greg Egan, Charles Stross e Alan Moore.
X: Il difetto che posso imputare a Ballard e Delany è solo uno: a un certo punto delle loro rispettive carriere, hanno smesso di scrivere fantascienza. Ma a Ballard va riconosciuto il merito di non avere mai allentato la presa delle sue unghie sul mondo, benché la realtà si sia fatta sempre più scivolosa, viscida e difficile da trattenere. Comunque un grande maestro, fino all’ultimo. Delany è stato secondo me il più grande talento della fantascienza mondiale. Un genio assoluto, forse irripetibile, che ci ha dato tanto e tanto resta ancora da scoprire. Comunque uno dei massimi autori americani del Novecento. Dick è stato un visionario che ha contribuito con Ballard, Gibson e pochi altri a dare forma al nostro presente; a differenza di Gibson, che ha influenzato direttamente per quanto inconsapevolmente l’evoluzione del progresso verso il mondo in cui viviamo, in maniera simile a Ballard Dick ha saputo interpretare le inquietudini e i tormenti dell’uomo contemporaneo, prigioniero del paesaggio dell’informazione, bersagliato da una pioggia di stimoli multimediali ed esposto agli assalti di una “realtà artificiale”. Egan e Stross sono due visionari molto bene informati su scienza e tecnologia e questo può forse rappresentare un ostacolo per il lettore comune, o se non altro per il lettore poco curioso degli sviluppi del progresso; se Stross riesce a compensare la sua immaginazione sfrenata con una forte attitudine all’immaginario popolare, forse Egan è più rigoroso e intransigente nelle sue estrapolazioni scientifiche, ma per me questo può non essere necessariamente un difetto. Ciò in cui talvolta pecca Egan è una definizione psicologica lacunosa dei suoi personaggi, quasi sempre meno interessanti delle loro controparti artificiali sulla scena, ma anche questa potrebbe essere una precisa scelta stilistica. Alan Moore, infine: il suo più grande pregio è la capacità di rendere davvero il senso della rivoluzione e dell’anticonformismo nelle sue opere (penso a V per Vendetta, ma anche a Watchmen). Anche per lui trovo difficile rintracciare un difetto che sia uno…
9 ) Glorfindel: Visto il nume tutelare di questo blog mi è impossibile non porti questa domanda, hai mai letto il Signore degli Anelli?
X: C’è anche una domanda di riserva? Purtroppo Tolkien è una delle mie lacune. Ce ne sono molte altre, ma il tempo a disposizione è quello che è, e nelle letture solitamente mi oriento verso la fantascienza e il poliziesco.
10 ) Glorfindel: E’ uscito da poco A.F.O Avanguardie Futuro Oscuro libro che raccoglie 15 racconti di fantascienza scritti da alcuni dei migliori autori italiani del movimento del Connettivismo. Quali sono i lavori futuri su cui ti stai concentrando, a quando un nuovo libro?
X: Ho appena concluso un trittico di romanzi brevi in cui mi sono proposto di spaziare lo sguardo sui prossimi due secoli: città tentacolari sature di tecnologia, cyberspazio ubiquo, ambiente al collasso, Singolarità solo in parte riuscite, guerra psicologica, fino alla possibilità di un contatto extraterrestre attraverso una rete interstellare. C’è poi un romanzo noir scritto a quattro mani con un amico connettivista, attualmente in fase di revisione, ed è in cantiere una collaborazione con una penna storica della fantascienza italiana per un racconto che mette alla berlina vizi e costumi dell’italiano contemporaneo e la società dell’illusione in cui viviamo. Presto ripartiremo anche con Next Station (www.next-station.org), con articoli di critica, approfondimento, racconti, versi. Appena avrò ultimato una serie di racconti per collaborazioni a varie testate, on-line e cartacee, conto di mettermi al lavoro sul nuovo romanzo prima della fine dell’autunno. Ancora Napoli, dopo la Singolarità. Di nuovo Briganti.
Giovanni De Matteo:
Nel 2005 ha vinto con il racconto Viaggio ai confini della notte la seconda edizione del Premio Robot, indetto dall’omonima rivista. Del 2006 è il suo esordio editoriale, con la raccolta di racconti di fantascienza Revenant - Storie di ritorni e di ritornanti (con una prefazione di Vittorio Catani). Nel 2007 ha curato con Marco Zolin Supernova Express, la prima antologia-manifesto del connettivismo. Ha vinto l’edizione 2006 del Premio Urania con il romanzo Post Mortem, pubblicato nel novembre 2007 con il titolo Sezione π² . È stato tra i curatori della fanzine NeXT e del relativo sito internet (Next-Station.org), sceneggiatore di fumetti (nel 2008 crea e sceneggia la miniserie in dieci episodi Piquadro, ambientata nel medesimo universo narrativo del romanzo e pubblicata a puntate sulla rivista Solaris*). Con Salvatore Proietti ha realizzato nel 2009 Next International, un’edizione in lingua inglese della rivista connettivista. Collabora al sito Fantascienza.com ed è il moderatore del Blog di Urania. Il suo blog è raggiungibile all’indirizzo http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore
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