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L’ultimo samurai di Edward Zwick
cricifisso-samurai0.jpg Rino Cammilleri, uno dei miei autori preferiti (insieme a Paolo Gulisano di cui tra non molto inserirò la recensione di Ritratto di Oscar Wilde, Ancora edizioni) creatore di opere molto belle come L’inquisitore, il quadrato magico e I santi militari (tutte opere che ho apprezzato letto e riletto nel corso degli anni) ha dato alle stampe una nuova fatica letteraria Il crocifisso dei samurai, Rizzoli. Il libro è veramente molto bello, un vero capolavoro, io l’ho letto in pochi giorni perchè non riuscivo a staccarmene, lo consiglio caldamente a tutti.
Ecco come l’autore lo presenta dalla sua homepage:
“Cari amici, è in libreria la mia ultima fatica: Il crocifisso del samurai (Rizzoli). Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.”
Trama:
È l’alba quando la giovane Yumiko viene prelevata dalle guardie dello Shogun e torturata pubblicamente. La sua unica colpa è essere figlia di Kayata, samurai cattolico che non ha potuto pagare le tasse alle autorità, i cui uomini ormai da anni umiliano i cristiani di Shimabara con una violenza cieca e annientatrice. Ma nonostante la miseria e il sangue fatto scorrere per fiaccare la loro volontà, gli abitanti del villaggio si raccolgono attorno al simbolo di cui nessuno può privarli: il crocifisso di Cristo. Lo stesso al quale i primi cristiani giapponesi venivano inchiodati dalle guardie dello Shogun. La violenza su Yumiko è la scintilla che spinge uomini e donne alla ribellione estrema: rifugiati nel castello di Hara si oppongono al giogo persecutorio e a un destino ineluttabile. L’assedio da parte degli uomini dello Shogun dura cinque interminabili mesi, senza cibo e possibilità di scampo, ma quel “branco di contadini”, guidati dall’Inviato del Cielo Amakusa Shiro, da Kayata e dal suo discepolo Kato, resistono, aggrappandosi alla speranza incrollabile nella resurrezione. Perché solo la fede può superare ogni sopraffazione e dare linfa vitale a un popolo in lotta.
samurai-arena.jpg Samurai, di Leonardo Vittorio Arena, Mondandori. Il martirio dei Samurai cattolici viene citato in questo bel libro di Vittorio Arena. Il libro presenta una documentata descrizione della storia dei samurai giapponesi, dagli albori del VII secolo alla deposizione dello shogun nel 1877. L’autore ha optato per un’originale composizione, che prevede l’alternarsi della narrazione delle vicende storiche a passi romanzati, in cui cambia registro da quello della cronaca alla prosa, per descrivere le avventure dei suoi protagonisti. Viene descritta la nascita della classe guerriera nipponica, le sue caratteristiche, le sue vicissitudini nella storia giapponese, la nascita dell’imperatore; la creazione dello shogun come vera figura che detiene il potere;
I samurai sono il Giappone, ne rappresentano l’essenza, la filosofia, la mentalità e la cultura. Pur essendo una classe che intendeva porsi al di sopra delle altre, qualsiasi giapponese può vantare una porzione del suo essere collegata all’essere un samurai.
santimil.JPEG Santi militari, Estrella de oriente. In questo libro Rino Cammilleri cita per la prima volta i samurai di fede Cattolica.
Mai i cristiani sono stati contro il servizio militare. Anzi, le legioni romane ne erano piene. Certo, la Chiesa ha sempre insegnato che è meglio un esercito di volontari (la coscrizione obbligatoria e di massa fu reintrodotta dai giacobini), ma non ha mai vietato ai fedeli il mestiere delle armi. Semmai, ha disciplinato questo mestiere, letteralmente inventando quelli che oggi sono i capisaldi delle norme del diritto bellico: distinzione tra combattenti e civili, rispetto dei prigionieri e delle tregue, regole d’onore eccetera. Non a caso, il termine «cavalleresco» è entrato nell’uso a indicare un modo di affrontare quella dura necessità quando il ricorso alla diplomazia si è rivelato inutile.
La cavalleria medievale fu appunto un’invenzione della Chiesa (fu s. Bernardo di Chiaravalle a scrivere la regola dei Templari). In questo libro c’è una corposa carrellata di Santi che imbracciarono le armi nei duemila anni di storia cristiana. Ci sono i Protettori delle varie armi, i cappellani militari e anche quei «dimenticati» che combatterono per difendere la loro libertà di professare il cattolicesimo.
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« Remember, remember,
the fifth of November,
Gunpowder, treason and plot.
I see no reason
why Gunpowder treason
Should ever be forgot! »

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