15 Set
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| Dopo la chiacchierata con Giovanni De Matteo prosegue il nostro viaggio tra gli autori italiani di genere fantastico con Giulio Leoni (Dante Alighieri e i delitti della Medusa, I delitti del mosaico, I delitti della luce, La crociata delle tenebre, La donna sulla luna, E trentuno con la morte) che estremamente gentile e paziente ha risposto ad un numero spropositato di miei domande, lo ringrazio ancora e auguro una gran fortuna alla sua ultima fatica letteraria “La regola delle ombre” Mondadori in uscita oggi. |
| 1 ) Glorfindel: Da oggi 15 settembre è nelle librerie “La regola delle ombre” (Mondadori), il tuo nuovo romanzo, ambientato all’epoca dei Borgia. |
| Giulio Leoni: Sì, è un’indagine di Pico della Mirandola in quel mondo tenebroso di esoteristi, stregoni e cabalisti che ribolle nella Città eterna sotto l’apparente razionalità del nascente Rinascimento. Ma soprattutto è un’indagine sulla personalità sfuggente e sull’opera per molti aspetti misconosciuta del più grande genio del Quattrocento, Leon Battista Alberti. Che tutti conosciamo come massimo architetto, ma di cui invece forse sfuggono ancora gli interessi e i legami con il mondo delle ombre. Noi siamo portati infatti a considerare il Rinascimento come un’età tutto sommato luminosa, al netto della violenza politica e della ferocia nei comportamenti individuali. E invece… esiste un risvolto occulto altrettanto formidabile, intessuto di antiche superstizioni e di magia. Pensa che appena pochi anni dopo il 1482, anno in cui è ambientata la Regola, verrà pubblicato il Malleus maleficarum, il manuale per i processi alle streghe che darà il via alla caccia alle manifestazioni demoniache per tutta Europa. E che è appena nato un certo Johann Faust, che diverrà celebre proprio per le sue oscure frequentazioni. Ecco, la Regola è proprio questo, un’indagine sui risvolti oscuri di un’epoca, prima ancora che su una catena di orrendi omicidi. Oscurità che penetra ovunque, anche nel più grande e famoso tempio della Cristianità, come scoprirà chi avrà la pazienza di leggerlo. Ma la Regola è anche il lungo e amoroso inseguimento di una donna sfuggente e struggente: la bellissima Simonetta Vespucci, colei che era stata la più bella donna dei suoi tempi e che era morta giovanissima. Ma che adesso qualcuno sembra aver richiamato dalla tomba grazie a un rito magico il cui segreto si perde nella notte dei tempi. Pensa, tutto questo in un libro solo! C’è da riflettere, no? |
| 2 ) Glorfindel: Si dice nel mondo degli appassionati che tu abbia scritto anche Fantasy, sotto lo pseudonimo di JP Rylan (Il trono della follia e Il santuario delle tenebre, Mondadori). Come mai l’uso di uno pseudonimo? |
| Giulio Leoni: Ah, curiosoni, e poi dicono che l’Italia sia la terra dei misteri! Non confermo niente, al massimo di avere una certa conoscenza di quell’autore. In realtà non c’è stato alcun motivo particolare, se non una questione di opportunità. Nell’anno della prima uscita venne pubblicato anche un mio giallo storico, I delitti della Luce, e l’editore ritenne che l’uscita contemporanea di un’opera radicalmente diversa avrebbe potuto generare confusione nei lettori. Per questo l’ho dovuto un po’abbandonare al suo destino. Poi però, come capita sempre con i figli non programmati, ho finito per affezionarmi al misterioso J.P. Rylan e l’ho tenuto in vita anche nelle puntate successive della saga. Ti ringrazio però dell’occasione che mi dai per spendere qualche parola su questa impresa segreta, forse minore rispetto ai gialli storici, ma che per me è stato invece l’occasione per sperimentare un altro filone narrativo. Perché i Canti di Anharra (è questo il titolo generale della trilogia di cui hai riportato sopra i primi due capitoli) sono appunto un esperimento: non rispettano infatti i canoni tradizionali del genere, a parte la ripresa di alcuni temi dell’heroic fantasy alla Howard. Niente draghi parlanti, elfi o strane razze, pietre o pozioni magiche, se non quel minimo necessario a un racconto dilettevole. E nessun universo parallelo: per strano che possa sembrare, specialmente all’inizio, la storia si svolge sulla nostra terra. Questo ha forse disorientato qualche lettore, che immaginava qualcosa di diverso: in realtà quella di Anharra è una storia di archeologia fantastica, che comincia come un fantasy ma si concluderà come… beh, per questo bisognerà pazientare fino alla terza parte! Comunque, al di là dei risultati, sono davvero contento che la riedizione del ciclo nella collana Epyx di Mondadori, per di più completata da alcuni passi che per vari motivi erano caduti nella prima edizione, mi consenta di portarla adesso a compimento. |
| 3 ) Glorfindel: Fantascienza, Noir, Horror e Fantasy; pur possedendo enormi potenzialità in Italia la letteratura fantastica è spesso confinata nel territorio della sottocultura, come mai? |
| Giulio Leoni: È vero. E dire che noi eravamo partiti molto bene, come spesso sanno fare gli Italiani. È la solita storia, noi scopriamo l’America e gli altri ci fanno i soldi! Nel ‘500 il povero Ariosto scrive un poema in cui c’è già tutto il fantasy, la fantascienza e l’horror dei cinque secoli successivi: lo presenta al cardinale d’Este e che si sente dire? “Ma dove avete ritrovato tante corbellerie, messer Ludovico?” Ci rimase tanto male che poi dopo di lui nessuno ha osato riprovarci. A parte gli scherzi, questa storia che il racconto fantastico non sarebbe altro che un mucchio di corbellerie è pesata come un macigno sulla cultura italiana. Adesso sarebbe troppo lungo spiegare perché, ma effettivamente nella tradizione “alta” della letteratura italiana si è radicata nel tempo una forte ostilità nei confronti del racconto fantastico, al massimo relegato alla letteratura per ragazzi. Discredito che per certi aspetti penalizza tuttora il riconoscimento critico di una forma del narrare che invece riscuote un crescente apprezzamento da parte dei lettori. Si tratta di avere pazienza: anche Omero scrisse narrativa di genere, in tempi in cui la letteratura “alta” era rivolta a indagare i segreti della natura e degli dei. In fondo basta aspettare due o tremila anni e le cose si aggiustano da sé. |
| 4) Glorfindel: Compari insieme ad altri autori nella raccolta “Lovecraft il guardiano dei sogni”: sei un appassionato di fantascienza? |
| Giulio Leoni: Certamente, e da tantissimo tempo. La fantascienza anzi è stata la mia prima passione, prima ancora del giallo e del thriller. Per anni sono stato un lettore vorace, anche se non ho ancora avuto il tempo di scrivere quel romanzone che ho in mente da tempo. Ma prima o poi… nel frattempo ho scritto però diversi racconti, dispersi per antologie dedicate al genere. E sono in particolare un grande estimatore di Lovecraft, che ho scoperto sin dalle sue prime traduzioni italiane. A proposito, non ti sembra che Regola delle Ombre sia una bella traduzione di Necronomicon? E non è mica un caso! |
| 5 ) Glorfindel: Il nome del blog è di derivazione Tolkieniana per cui mi è impossibile non porti questa domanda, hai mai letto il Signore degli Anelli? |
| Giulio Leoni: Sì, anche se devo confessare con un certo sforzo, specie nei suoi passaggi meno dinamici. So che questo farà inorridire tutti i bravi cultori del fantasy, ma che posso farci? Mentre ho molto apprezzato la trasposizione cinematografica. |
| 6 ) Glorfindel: Dante con la Divina Commedia, si può dire sia stato uno dei primi scrittori di genere fantastico, che parole useresti per consigliarne la lettura? |
| Giulio Leoni: Sì, per diversi aspetti anche il più grande poeta di tutti i tempi partecipa nella sua opera di molti dei tratti che poi verranno esaltati nei vari filoni del genere. Anche la stessa Divina Commedia appartiene a un genere, quello del poema escatologico che andava particolarmente di moda in quel tempo. Di storie più o meno avventurose di viaggi nell’oltretomba ce ne sono a decine, prima di quella di Dante. Con la piccola differenza che Dante è un genio, e quando decide di affrontare un “genere” riesce a fare di esso l’opera definitiva, che lo riassume e lo innalza a un livello non più superabile, né ripetibile. Perché è proprio questo il problema: quando un genere raggiunge la perfezione, si estingue. Da quel momento comincia un processo più o meno lento di acquisizione da parte della tradizione, e l’opera viene sottratta al contesto che l’ha prodotta e trasformata in un classico. Non è un processo sempre rapido: pensa che i contemporanei di Dante non consideravano affatto la Commedia come quel capolavoro che riteniamo noi: per quasi due secoli non venne nemmeno ristampata e ancora nel ‘700 Voltaire la trattava con sufficienza e irrisione. Da parte mia solo un consiglio: se siete in grado, leggete pure la Commedia per apprezzarne i contenuti morali, storici, politici, filosofici e teologici. Che sono vastissimi, e richiederanno anni per essere esplorati nella loro interezza. Ma prima di tutto leggetela per quello che è, uno straordinario e incredibile romanzo d’avventura! |
| 7 ) Glorfindel: Un libro e film (o più di uno) che ti hanno cambiato la vita… |
| Giulio Leoni: Questa è una domanda veramente difficile: io sono un maniaco del cinema di genere, mentre seguo abbastanza distrattamente il cinema… d’arte? Diciamo così. Lo guardo e lo riguardo: ci sono film che per qualche misterioso motivo mi seducono al punto di tornare a vederli decine di volte. Non saprei dire nemmeno io perché, ma li vivo come una specie di mantra, che forse mi mette in contatto con misteriose e occulte regioni dello spirito! Dovendo comunque rispondere, me la caverò con un piccolo esercizio di numerologia: Il Terzo Uomo, Quarto Potere, Il Settimo Sigillo, Plan 9 From Outer Space. Perché rappresentano quattro archetipi perfetti: la perfezione dell’intreccio, la perfezione dell’immagine, la perfezione del dialogo, la perfezione del trash. E intreccio, immagine, dialogo e trash sono la materia prima di cui sono fatti i sogni e i romanzi di genere. Quanto ai libri, qui è davvero impossibile, è una folla che si affaccia alla porta peggio dei cadaveri al laboratorio di Herbert West. Ma se dovessi indicarne due, oltre ovviamente alla Divina Commedia, direi allora “La Montagna incantata” di Mann e “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Il primo perché ci spiega quanto sia fragile l’uomo, il secondo perché ci insegna quanto possa essere forte. |
| 8 ) Glorfindel: Quali sono gli autori di genere da cui hai tratto più ispirazione, che ammiri di più e perché? |
| Giulio Leoni: Moltissimi, io sono un lettore vorace. Anche se in realtà è difficile identificare in questo caso le fonti d’ispirazione, una volta che si sono digerite e metabolizzate. Certamente tra quelli che ho più ammirato ci sono Umberto Eco per il giallo storico, Hammett e Chandler per l’hard boiled, J. D. Carr per il giallo classico, Poe ovviamente ma soprattutto Lovecraft e Matheson per l’horror, oltre al Simmons del Canto di Khali, un capolavoro assoluto. Howard per l’heroic fantasy, Heinlein e Van Vogt per la fantascienza. Ah, e poi Frank Robbins, Dino Battaglia e soprattutto Hugo Pratt per i fumetti. Altro che manga, ragazzi! Quelli sì che erano dei colossi del racconto! |
| 9 ) Glorfindel: Dopo il bellissimo “La crociata delle tenebre” Dante tornerà a investigare? Quali sono i lavori futuri su cui ti stai concentrando? |
| Giulio Leoni: Grazie per il bellissimo, del resto ampiamente meritato! I romanzi su Dante sono figli soprattutto dell’ammirazione, dell’affetto e della simpatia per il Poeta (potrà sembrare strano, ma io l’ho sempre trovato un personaggio straordinariamente simpatico!). E quando si ama davvero qualcuno non lo si dimentica mai, per cui è facile che prima o poi torni a rompergli le scatole per trascinarlo in qualche altra stravaganza. Sono però incerto se tornare indietro al Dante giovane, o invece andare avanti verso gli ultimi anni: dipenderà dallo stato d’animo del momento. Invece l’anno prossimo dovrebbe uscire un romanzo di ambientazione contemporanea, un po’ diverso dagli altri: anche questa un’avventura, piena di intrighi e di mistero come nella miglior tradizione, ma intrisa di una vena crepuscolare, sospesa tra un secolo che finisce e un altro che non si decide a cominciare. È un altro esperimento, vedremo che ne penseranno i lettori che poi sono i soli giudici! |
| Giulio Leoni: Giulio Leoni è nato a Roma. Laureato in Lettere, negli anni ‘80 ha fondato e diretto la rivista Symbola, dedicata alla poesia sperimentale e alla ricerca estetica contemporanea. Suoi testi critici e letterari sono comparsi su tutte le principali pubblicazioni specializzate in letteratura sperimentale. Più recentemente, si è dedicato alla narrativa di genere. È l’autore della serie di gialli con Dante Alighieri come protagonista, tutti pubblicati da Mondadori: “Dante Alighieri e i delitti della Medusa” (vincitore del premio Tedeschi), “I delitti del Mosaico” (2004), “I delitti della Luce” (2005) e “La crociata delle Tenebre” (2007). Sempre per Mondadori ha scritto i mystery “E trentuno con la morte” (2002) e “La donna sulla Luna” (2001), e i romanzi d’avventura per ragazzi de “La Compagnia dei Serpenti”: “Il deserto degli spettri” (2006) e “Il sepolcro di Gengis Khan” (2007). Suoi racconti sono stati pubblicati in numerose antologie e riviste. Il suoi sito personale è http://www.giulioleoni.it/ |
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