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Prosegue la nostra cavalcata nel mondo della letteratura fantastica italiana (dopo Valerio Evangelisti, Giovanni De Matteo e Giulio Leoni) oggi ho il piacere di presentarvi Massimo Pietroselli scrittore romano che ringrazio per la gentilezza e l’attenzione che mi ha prestato; Massimo Pietroselli ci parla inoltre delle sue nuove fatiche, tra cui “L’affare testa di Morto” terzo capitolo dei polizieschi che hanno come protagonisti Archibugi e Quadraccia e di un romanzo d’avventura ambientato nella roma antica.
1 ) Glorfindel: Credo tu sia l’unico scrittore ad aver vinto sia il premio Urania (per la fantascienza) sia il premio Tedeschi (per il giallo), qual è stata la scintilla che ha fatto nascere in te la passione per la fantascienza e il fantastico in genere?
Massimo Pietroselli: Dai libri di Peter Kolosimo! Naturalmente, crescendo mi sono reso conto dell’ingenuità di certe posizioni, ma per un ragazzino dell’era pre Hi-Tech leggere che nell’antico Egitto erano approdati i superstiti di Atlantide, o che a Palenque è disegnato un astronauta, significava un trip immaginifico incredibile! In più, Kolosimo condiva i suoi romanzi con citazioni di romanzi di fantascienza (di cui lui stesso era un autore), suggerendomi così un approfondimento che da allora ho continuato a praticare.
2 ) Glorfindel: Hai dichiarato di non amare il cyberpunk, corrente letteraria che ha condizionato la fantascienza degli ultimi vent’anni, tu che tipo di fantascienza ami scrivere?
Massimo Pietroselli: Guarda, c’è in rete una tesi di laurea che si chiama “Il cyberpunk in Italia”, dove si parla tra l’altro di me. Si dice che, benché io non mi dichiari amante del genere, invece lo pratichi. Io dico di no, perché il cyberpunk secondo me non è un contenuto, ma uno stile. E questo stile a me non piace, troppo manierato: io lo chiamo barocco hi-tech. A quelli che dicono che il tema di “Miraggi di silicio” (il romanzo con cui ho vinto il Premio Urania) è un tema cyberpunk, rispondo che l’idea è già nel mito della caverna di Platone.
A me piace scrivere una fantascienza dove vi siano delle estrapolazioni scientifiche intriganti e con un plot avvicente, con uno stile possibilmente curato ma non di maniera. Gli anacoluti, le frasi spezzate, le metafore ricercate, le città piovose, lo slang inventato… non mi interessano. Dov’è il sense of wonder? A me piacciono Farmer, Van Vogt, Vance, Dick… tutta roba vecchia. Pre cyperpunk.
3 ) Glorfindel: La Singolarità prospettata da Vernon Vinge per il 2030 e ripresa da tantissimi autori come Charles Stross e Greg Egan è reale per te? Come pensi che sarà destinato a cambiare il mondo?
Massimo Pietroselli: Non ho la più pallida idea di come sia destinato a cambiare il mondo: mi basterebbe sapere che continuerà a esistere, viste le previsioni ambientali. Quelle sì che sono reali, non la singolarità tecnologica che mi sembra piuttosto New Age applicata alla Scienza (cosa che purtroppo va molto di moda, basta leggere “Il tao della fisica”). E poi, il mondo non finirà nel 2012?
4) Glorfindel: Fantascienza, Noir, Horror e Fantasy in Italia (al contrario dei paesi Anglosassoni per esempio) sono da sempre generi confinati ai margini della cultura, come mai?
Massimo Pietroselli: Per quanto riguarda il noir non direi, tutt’altro. Pare che oggi non si possa fare narrativa se non si scrive un noir: che poi ognuno lo intende come vuole. Il noir è in tutte le università, tutti lo scrivono, tutti ne parlano, tutti (?) lo leggono.
Permane una certa diffidenza per gli altri generi, soprattutto a livello di addetti dell’industria culturale. Tuttavia, anche in Italia da anni si fanno studi ponderosi sulla letteratura di massa e pian piano si rivalutano autori un tempo di nicchia. Guarda Scerbanenco, o De Angelis - che meritoriamente viene ristampato dalla Sellerio. Certo, è un disgelo a macchia di leopardo, non sistematico, ma qui e lì torna a spuntare l’erba. Dobbiamo soltanto aver pazienza e sperare di non cadere nell’eccesso opposto: che qualunque idiozia diventi “capolavoro ritrovato”. Come sta accadendo per il cinema: moltissimi film italiani degli anni ‘70, nonostante le sperticate rivalutazioni di registi d’oltreoceano, erano e restano emerite schifezze.
Sai cosa occorrerebbe in Italia? Un Truffaut. E’ stato lui, tra gli altri, a sdoganare Hitchcock.
E in conclusione, che significa essere ai margini della cultura? Quale cultura? No, non direi di preoccuparci di essere ai margini. Siamo tutti ai margini di qualcosa, dopotutto.
5 ) Glorfindel: Quali sono i pregi più grossi di Philip Dick, Ray Bradbury, Poe, Borges, Stout e Simenon? Come se dovessi consigliarne la lettura.
Massimo Pietroselli: Oddio, e come faccio? C’è da scriverci un saggio! Consiglierei Stout per l’ironia elegante, Simenon per l’atmosfera e l’umanità dei personaggi, Dick per la visionarietà, Bradbury per i suoi autunni dorati, Borges per la confusione tra saggio e racconto, Poe per la follia arabescata. E tanti, tanti altri.
6 ) Glorfindel: Un libro e film (o più di uno) che ti hanno cambiato la vita…
Massimo Pietroselli: Nessuno. Ci sono però molti libri e film che mi piacciono, che vedo rivedo, leggo e rileggo.
Diverso è il discorso su quali libri e film abbiano lasciato una traccia nel mio immaginario pre-adolescenziale. Allora dobbiamo citare, in ordine sparso: James Bond, “Il segno del comando”, i Gialli dei Ragazzi, alcuni Sherlock Holmes, Peter Kolosimo di cui sopra, “Attenti a quei due”, “Il prigioniero”, “Spazio 1999″… è in mezzo a roba del genere, che si è sviluppata la mia fantasia.
7 ) Glorfindel: Qual è stato il processo creativo dell’ispettore di Polizia Corrado Archibugi tenace e diligente piemontese protagonista dei tuoi romanzi?
Massimo Pietroselli: In realtà, Archibugi è stato l’ultimo passo. Il processo creativo è nato dal desiderio di rievocare una certa Roma perduta, in cui cercavo di penetrare attraverso gli acquerelli di Franz o i sonetti del Belli: una Roma remota, quasi fantastica, paragonata a quella attuale. Questa Roma poteva essere vista, mi sono detto, attraverso gli occhi di uno “straniero”: il torinese Archibugi, appunto, e per contraltare gli ho affiancato un romano, l’ispettore Quadraccia.
“Archibugi” è un cognome che evoca armi antiche, e dunque adeguato al mio personaggio. Avrei voluto un nome guerresco come Armando, ma stava male, e così ho ripiegato su Corrado. “Quadraccia” evoca anch’esso il carattere del personaggio, ma non è inventato: “Onorato Quadraccia” è un nome che ho letto su una vecchia lapide nel cimitero romano del Verano.
8 ) Glorfindel: Quali sono i lavori futuri su cui in questo momento ti stai concentrando?
Massimo Pietroselli: Il mese prossimo dovrebbe uscire in appendice ad uno dei Classici del Giallo Mondadori un articolo che ho scritto sul concetto di omissione nella letteratura poliziesca. La prossima primavera arriverà la terza avventura degli ispettori Archibugi e Quadraccia, dal titolo “L’affare Testa di Morto”, nella quale ci saranno delle novità su Archibugi - che nemmeno io sospettavo, quando ho scritto i due romanzi precedenti. Il che dimostra che i personaggi spesso sono più vasti della fantasia di chi li crea!
Invece, adesso sono alle prese con un romanzo ambientato nell’impero romano, ai tempi di Marco Aurelio. Non si tratta di un “giallo”, ma di un romanzo d’avventura e intrigo, che uscirà per Mondadori nell’ambito della collana “Il romanzo di Roma” , curata da Valerio Massimo Manfredi. Il titolo provvisorio, ma spero definitivo perché a me piace molto, è “L’aquila di sabbia e ghiaccio”.
Massimo Pietroselli:
Appassionato di letteratura di genere, pubblica vari racconti spaziando in diversi generi letterari. Nel 1994 vince il Premio Urania con il romanzo Miraggi di silicio, pubblicato nella collana omonima della Mondadori nell’ottobre del 1995. Nel 2004 vince il premio Fantascienza.com con il romanzo L’undicesima frattonube, pubblicato dalla casa editrice Delos Books, organizzatrice del concorso. L’anno successivo vince il Premio Tedeschi e pubblica il suo primo romanzo poliziesco all’interno della collana Il Giallo Mondadori, Il palazzo del diavolo, ambientato nella Roma del 1875. Nel 2007 Mondadori pubblica il seguito di questo romanzo, nella collana Omnibus: La porta sulle tenebre.
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