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Il nostro excursus nel mondo della letteratura fantastica italiana (e, non posso fare nomi ma tra breve presenteremo interviste anche di grandi autori e sceneggiatori di grafic novel, dato che un ottimo fumetto è sicuramente ottima “letteratura disegnata“) prosegue con uno stepitoso Dario Tonani, autore di Infect@ e del volume l’Algoritmo bianco nonchè vincitore del Premio Tolkien, del Premio Lovecraft e del Premio Italia. Dario è stato estremamente gentile e ha risposto anche con molta ironia alle domande che gli ho posto, un in bocca al lupo e alla prossima volta.
1 ) Glorfindel: E’ palpabile la sensazione che una città come Milano ispiri direttamente i tuoi lavori, Vernon Vinge pone come data per l’avvento della Singolarità il 2030, gli eventi dell’Agoverso avvengono nel 2045 come la vedi cambiata per quella data?
Dario Tonani: Come vedo la Milano del 2045? Né più né meno di come l’ho descritta in “Infect@” e ne “L’algoritmo bianco”: grigia, sporca, incarognita. Mi sono divertito a ipotizzare che per quella data la città avrà visto cadere in briciole gli effetti benefici del lifting pre-Expo, metterà su chili (sì, me la immagino anche un più popolosa, a dispetto del trend di quest’ultimo lustro), e sarà ancora più via di testa… E’ ovvio che si tratta di una “previsione” funzionale alle storie che imbastisco, che non intacca minimamente il legame forte che sento nei confronti di questa città. Milano è la capitale italiana dell’editoria, il luogo dov’è esploso il fenomeno delle radio private e delle tv commerciali, con tutto ciò che ne è seguito, di bello, di brutto e di aberrante: nell’“Algoritmo” mi sono lanciato a fantasticare che sia anche la città che decreterà la morte del sistema radio-televisivo, la fine dei giornali, il crepuscolo della carta, aprendo la strada a quel mostro mediatico che si chiama Agoverso… L’Agoverso come non luogo/non tempo per eccellenza, come negazione della fiction, perché ogni istante al suo interno è as-so-lu-ta-men-te reale: tutto è reality show, quello che non posso fare io in prima persona lo farà qualcun altro per me, e io da tossico di vita altrui ne assumerò immagini, sensazioni, ricordi, esperienze, speranze, incubi. Usato sicuro, insomma, senza rischi e senza inganno! A che servirebbero libri e giornali, cinema e tv?
2 ) Glorfindel: Nel volume “L’algoritmo bianco” parti da questo assunto: “Sono convinto che in un domani non lontanissimo l’uomo sarà in grado di uccidere un proprio simile con il linguaggio. E non intendo in senso figurato. Certo, non sarà l’uomo che conosciamo oggi, dovrà intervenire uno “step evolutivo” essenziale: quello dell’uomo transumano” a questo punto la mia domanda è cosa sarà l’uomo (più umano o più macchina)?
Dario Tonani: Sarà una sintesi di umano e di inumano, quanto felice ed equilibrata francamente non saprei. Molti dei “gingilli” che stanno cambiando la nostra vita oggi - cellulari di ultima generazione, banda larga, Tv satellitare - non li porteremo più in tasca o nello zainetto a tracolla, ma saranno “inglobati” all’interno del nostro corpo, alimentati dal nostro cuore. Saremo interfacce, né più né meno… O se l’idea di innesti e protesi ci fa accapponare la pelle, avremo disponibile in gocce tutta la (nano)tecnologia che ci serve per comunicare con l’altra metà del globo, la porteremo addosso come un profumo… Tv, Internet, Skype, YouTube, Facebook, SecondLife, Twitter sempre “accesi”, pronto uso, ma all’ennesima potenza rispetto alle loro potenzialità attuali. Dall’uomo wi-fi all’uomo transumano…
3 ) Glorfindel: Infect@ è incentrato su una droga il cui abuso provoca un’invasione dell’Hinterland milanese da parte di orde di cartoni animati dopati; indubbiamente un’idea originale ma come ti è venuta? Qual è stato il processo creativo?
Dario Tonani: Le idee più strane arrivano come folate di vento improvvise, per vie traverse, seguendo libere associazioni. E’ stato così anche per i cosiddetti +toon (i cartoni animati dopati di “Infect@”): stavo scrivendo un racconto di science-fantasy e uno dei personaggi, all’interno di un pub, si era imbambolato a guardare le immagini che scorrevano su un monitor. C’era qualcosa di profondamente sbagliato nella sua reazione catatonica. Guardava ed era come se lappasse le immagini dallo schermo. Niente sesso o violenza, nulla di morboso o di scioccante, solo innocui cartoni animati. Un’orgia di colori. L’idea mi ha stregato subito, tanto che ho accantonato il racconto, convinto che avrei potuto cavarne fuori una storia molto più lunga. Ho abbandonato il personaggio alla sua catalessi e ho cominciato a scrivere “Infect@”, in primis nella forma di due storielle brevi, poi come romanzo vero e proprio. Ironia della sorte: quei due “nocciolini” sono andati persi nel disco fisso di un portatile che mi è morto tra le mani, e non c’è stato verso di recuperarli… Ma esiste anche una seconda ragione per i cartoni, più personale: ho passato interi pomeriggi sul divano a guardarli, con mio figlio piccolo. Qualcosa dev’essere sfuggito al controllo e l’infezione ha preso il sopravvento.
4 ) Glorfindel: So che il cinema è una tua grande passione, hai mai pensato a come potrebbe essere una trasposizione cinematografica dei tuoi romanzi e da chi ti piacerebbe venisse realizzata?
Dario Tonani: Sì, vero, sono un consumatore famelico (e onnivoro) di cinema, perché vi ritrovo sostanzialmente lo stesso modo di raccontare che impronta la mia scrittura. Qualche volta, quando scrivo, mi scopro a mimare i gesti dei miei personaggi per fissarmeli “visivamente” nella testa prima di trasferirli sulla pagina. Se si “racconta” un’azione appena dopo averla compiuta è difficile che alla mente ti vengano le parole sbagliate. Anche i dialoghi devono suonarmi bene “a orecchio”, per cui spesso li recito a voce alta. Ovvio che abbia un’idea piuttosto chiara di come mi piacerebbe veder trasposte le mie storie sul grande schermo: in genere, giusto per divertirmi, faccio un casting dalla A alla Zeta, scelgo il regista, le sequenze di maggior impatto e il commento musicale di ogni scena. Amo le storie che riescono a sorprendermi, ma che lo fanno colpendo sotto la cintura: il cinema di oggi, che grazie soprattutto agli effetti speciali ha sviluppato un talento straordinario nel lasciare lo spettatore a bocca aperta, non sempre riesce a graffiare davvero, a lasciare il segno anche dopo che si è usciti dalla sala. Quello dei cosiddetti “blockbuster” è troppo politically correct per i miei gusti, un esercizio di tecnica molto ben eseguito, ma spesso senza sussulti. In genere, al cinema spettacolare d’Oltreoceano cambierei tutti gli happy end, che peraltro non ci sono quasi mai nel soggetto originario. Ma mi hai chiesto di fare nomi: visto che sognare non costa nulla, dico Quentin Tarantino, Steven Spielberg, Ridley Scott. Gente che di solito non ha mai grossi problemi di budget.
5 ) Glorfindel: La letteratura di genere: Fantascienza, Noir, Fantasy e Horror attira sempre più lettori ma gli intellettuali la snobbano sempre più. Come vedi la situazione del genere fantastico in Italia?
Dario Tonani: Che gli intellettuali vadano da una parte e i lettori da quella diametralmente opposta non mi sorprende né mi preoccupa più di tanto. Mi viene da dire che non sanno quello che si perdono: nel senso che si rifiutano proprio di saperlo, di approfondire, di uscire dal solito piccolo mondo autoreferenziale… Quando si parla di narrativa di genere - e a maggior ragione quando salta fuori la parola “fantascienza” - la forbice tra establishment culturale e fruitore di libri si fa ancora più ampia. Il fantastico in Italia? Prescindendo dal nome di punta, Valerio Evangelisti, trasversale a vari generi, bisognerebbe articolare la risposta in sezioni. Rispondo solo per la realtà che conosco più da vicino, cioè la fantascienza: non ho dubbi a dire che ci sono segnali decisamente incoraggianti. Pur nel perdurare di certi pregiudizi nei confronti degli autori italiani, qualcosa da qualche anno a questa parte si sta muovendo: penso in primis a Urania, che nelle persone dell’editor Sergio Altieri e del curatore Giuseppe Lippi, sta facendo opera di sdoganamento e di… sfondamento. Mondadori è sicuramente la casa editrice con maggiore potenza di fuoco, ma vedo aperture anche da altre realtà editoriali più piccole. Non dimentichiamoci poi che esiste una buona fetta di opere che naviga nel sommerso del fantastico e sfugge alla conta: sono quei libri che gli editori tendono a etichettare secondo convenienza, collocandoli in collane generaliste piuttosto che chiamarli col proprio nome, perché certe etichette (leggi “fantascienza”) appaiono commercialmente respingenti. Che dire, inoltre, della via scelta da alcuni autori - e io mi metto tra questi - che optano per una via spuria, per le ibridazioni e il borderline tra i generi? Le loro storie dove vanno incasellate?
6 ) Glorfindel: Un libro e un film che ti ha cambiato la vita (anche più di uno se vuoi) …
Dario Tonani: A rigor di logica il libro che più di tutti mi ha cambiato la vita è stato “Infect@”, che con una definizione un po’ azzardata definirei un’opera di fantascienza pop. Mi concederai che per uno autore, un libro “scritto da sé medesimo” sia più rivoluzionario di qualsiasi lettura altrui. E’ nello stesso tempo un figlio, un viaggio, un matrimonio, una malattia… Ma non credo fosse questo ciò che intendevi. A parte gli scherzi, ricordo la sberla che mi diede “Il profumo” di Patrick Süskind, un romanzo che mi è entrato dentro. E tra i film, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e “Arancia meccanica”. Tre storie di solitudine divorante e di violenza patologica.
7 ) Glorfindel: Quali sono gli autori che più ti hanno ispirato, fatto amare la scrittura e perché?
Dario Tonani: In ordine sparso, Philip K. Dick, Michael Marshall Smith, Richard K. Morgan, Jeff Noon, Maurice G. Dantec, Jonathan Lethem, Chuck Palahniuk. Non c’è autore tra questi che non abbia mischiato generi diversi e non si sia preso - magari inconsciamente - gioco delle etichette. La loro scrittura mi ha fatto vedere, toccare, sentire, annusare e sognare. Li ringrazio tutti per la dipendenza che mi hanno dato, come lettore e come scrittore.
8 ) Glorfindel: Quali sono i lavori futuri su cui ti stai concentrando, a quando il seguito di Infect@ e rivedremo presto Gregorius Moffa in azione?
Dario Tonani: Sto ultimando per Urania la stesura di “Infect@ 2”, che per dirla in termini cinematografici entrerà presto in “post-produzione”, con l’editing. Mi sono anche cimentato di recente con un paio di racconti molto lontani dai miei riferimenti abituali: usciranno presto uno su Segretissimo e l’altro nel Giallo Mondadori. Li considero entrambi come una sorta di battesimo del fuoco. Quanto a Moffa, direi che non è tipo che si sbottona facilmente: di solito non lascia detto dove va e cosa fa. La speranza, ovviamente, è che torni, ho un paio di commesse da passargli… Grazie della chiacchierata, Paolo.
Glorfindel: Grazie a te Dario e un in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!
Dario Tonani
Milanese, classe 1959, Dario Tonani si è laureato all’Università Bocconi in Economia Politica, ma ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Ha lavorato, infatti, come giornalista professionista nelle redazioni di importanti testate specialistiche come “Quattroruote” e “Ruoteclassiche”, dove attualmente è in forze.Grande appassionato di science fiction, fantasy, horror e thriller, ha pubblicato diversi romanzi e una cinquantina di racconti in antologie (per Mondadori, Stampa Alternativa, Addictions, Puntozero, Comic Art, Delos Books), riviste varie e quotidiani nazionali.Nell’aprile del 2007, su Urania, è uscito il suo titolo più acclamato: “Infect@”, un noir fantascientifico giunto secondo all’edizione 2005 dell’omonimo premio. Nella stessa Milano cartoonizzata e multietnica del 2025, descritta nel romanzo, è tornato di recente con una serie di storie brevi, la prima delle quali — “Velvet Diluvio” — è apparsa su Urania a ottobre 2007.Sulle pagine di Urania, prima di “Infect@”, era già comparso due volte: nel 1998 su Millemondi “Strani giorni” con il racconto “Garze”, pubblicato anche in Francia, e nel 2003 sullo Speciale Horror “In fondo al nero” con “Necroware”.A marzo di quest’anno, sempre su Urania, è uscito il suo “L’algoritmo bianco”, mini ciclo dell’Agoverso composto da due romanzi brevi, ambientati entrambi nella Milano del 2045 e incentrati su uno stesso personaggio: il killer Gregorius Moffa.Con le sue storie ha vinto numerosi concorsi, tra i quali nel 1989 il Premio Tolkien, due volte il Premio Lovecraft (1994 e 1999) e tre il Premio Italia (1989, 1992 e 2000).Sposato, con un figlio di 14 anni, vive e lavora nella periferia del capoluogo lombardo, a due passi dagli stessi luoghi che descrive nei suoi romanzi. Attualmente sta alternando la scrittura del seguito di “Infect@” con quella di racconti anche extra-sf, due dei quali — “Il fuoco non perde mai” e “L’escapista” - usciranno a breve su Segretissimo e nel Giallo Mondadori.
Il sito ufficiale di Dario Tonani è www.dariotonani.it