un-immagine-del-film-avatar-127215.jpg
Attraverso il produttore di Avatar Jon Landau, James Cameron ha lasciato trapelare la notizia che ci sarà probabilmentela possibilità di espandere la conoscienza dell’intero universo che Avatar proporrà al pubblico, attraverso un libro (non un prequel), una cosa simile al fenomeno che abbiamo potuto osservare con STAR WARS e i molteplici romanzi che si sono succeduti alla doppia trilogia creata da George Lucas.
Il New Yorker ha pubblicato un lunghissimo e interessante articolo su James Cameron inerente alla creazione dell’universo di Avatar, il che mi ha ricordato come Tolkien non si è mai considerato un creatore ma piuttosto un subcreatore. Egli intendeva la scrittura come un’arte subcreativa ovvero un’attività umana in cui l’autore partecipa alla creazione rivelandone, pur attraverso l’invenzione, l’intima verità.
(…)  Per Avatar, Cameron ha lavorato con un linguista per sviluppare il linguaggio dei Na’Vi, ispirandosi ai frammenti del linguaggio Maori che ha raccolto in Nuova Zelanda anni fa. Ha basato il pianeta Pandora, e la sua esotica flora e fauna aliena, parzialmente sulle creature della barriera corallina e le foreste di alghe che ha visto nelle profondità degli abissi. Ha assunto un team di artisti per dare forma alle sue idee, ma ha tenuto per sè il lavoro su una creatura: il tanathor, una gigantesta bestia a forma di pantera con sei gambe, coperta di scaglie, con due file di mascelle da rettile e il collo di una lucertola…
..) Cameron si comporta come se fosse il protagonista indiscusso di uno dei suoi stessi film. “Le parole ‘No’ e ‘Non si può fare’ sono cose che lo eccitano letteralmente,” spiega Bill Paxton, che con lui ha lavorato sin dagli anni ottanta. Cameron riserva un trattamento speciale per chi osa sfidarlo. “Dica al suo amico che sta per prenderlo in quel posto, e di non dimenarsi troppo o gli farà ancora più male”: queste le parole che ha detto a un produttore della Fox invitandolo a riferirle a un dirigente della major. Si considera una persona esterna ai giochi dell’industria cinematografica, solitario, e tende a mordere la mano che lo nutre.
(…) “Creare un universo è scoraggiante,” racconta George Lucas. “Sono felice che Jim lo stia facendo - poche persone hanno il coraggio di fare qualcosa di simile. Io l’ho fatto con Guerre Stellari, ora lui prova a fare qualcosa di simile. Ci vuole un mucchio di lavoro. Sono convinto che Jim porterà questa sfida a un livello più avanzato di chiunque altro.”
flashforward23.jpg
Per quello che riguarda Flash Forward, non posso fare altro che consigliarne la visione, io ho accantonato momentaneamente la visione della seconda stagione di Dollhouse per motivi di tempo; Flash Forward riesce ancora a mantenere una suspense molto intensa, inoltre una vera chicca attende i fan di Lost alla fine del quarto episodio…
La vicenda principale si svolge a Los Angeles e il protagonista è un agente del FBI; il 6 ottobre 2009, durante una normale giornata, l’intera razza umana è soggetta a un black out nel quale la mente di ciascun essere è proiettata per un paio di minuti sei mesi nel futuro: nei ricordi postumi ognuno ricorderà di aver vissuto qualcosa che deve accadere il 29 aprile 2010.
La serie tv è ispirata a un libro di Robert J. Sawye.
Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)