10 Nov
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Ora lo so che mi sentirò dire “ma chi è che non conosce i dischi degli U2?”, può capitare che magari leggendo queste due righe a qualcuno venga voglia di ascoltare le origini di quelli che per me sono e saranno sempre il simbolo vivente dell’Irlanda. (nella foto affianco Bono e sua moglie Alison, Etiopia 1985, dopo il Live Aid) |
| U2.com ha rilasciato da pochissimo un video intervista a Bono, realizzato a New York, parla di alcune demo realizzate durante le sessioni di registrazione di The Joshua Tree (di cui il 3 dicembre uscriranno 4 differenti versioni in un edizione speciale denominata The Joshua Tree 2007 con un bonus-cd e b-side) ed in particolare di una canzone Wave of Sorrow (bellissima) di cui da poco sono state aggiunte nuove tracce vocali trattandosi di un brano che la band non aveva mai finito. La canzone narra l’esperienza vissuta da Bono e da sua moglie in Etiopia (1985) quando come due semplici volontari vi si recarono per aiutare le popolazioni povere, a fine intervista Bono canta un brano della canzone e lo commenta per il giornalista. |
| Bono: “E’ una delle canzoni delle session di The Joshua Tree che non abbiamo mai finito, che cercava di spiegare le esperienze che abbiamo avuto quando io e Ali stavamo lavorando in Etiopia durante la carestia. Abbiamo visto cose che non avremmo dovuto, persone che camminavano di notte per arrivare a questo rifugio in cui veniva distribuito il cibo e mettevano giù i loro bambini, a volte erano morti, sembrava come un campo di concentramento ma il filo spinato serviva per tenere le persone fuori non dentro. Sono stato colpito dal fatto che l’Etiopia era una terra mitica, non è stata colonizzata come il resto dell’Africa, era ancora la terra della regina di Saba. Nelle scritture si dice che il re Salomone e la regina di Saba avessero una relazione, che la regina avessere portato a lui oro, legno di sandalo e spezie. E con Ali abbiamo anche visto alcuni dei resti di quel periodo.” |
| Quelli di seguito sono per il sottoscritto i capolavori assoluti, innegabilmente sono legato anche agli altri, addirittura reputo un buon lavoro Atyclb (All That You Can’t Leave Behind) ma l’ultimo, Htdaab (How to Dismantle an Atomic Bomb) proprio non riesco a digerirlo. |
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| Boy (1980) La storia la sanno tutti, difficilmente non c’è mai stato un esordio così importante, destinato a lasciare traccia nella storia del rock, titolo e copertina che si fondono nell’innocente e triste sguardo del piccolo Peter Rowen. Prodotto dall’allora venticinquenne Steve Lillywhite, di solo cinque anni più vecchio dei componenti degli U2, che riesce a inventare un suono assolutamente personale, la chitarra di the Edge protagonista assoluta cesella riff di singole note, la sezione ritmica è ben controllata dalla batteria di Larry Mullen e dal basso di Adam Clayton, la voce ancora acerba, ma carica di aspettative di Bono chiude il cerchio. Le canzoni sono una meglio dell’altra, si parte da ‘I will follow‘, il brano che non mancherà mai nei live, il ricordo della perdita della madre, Bono che scrive “Un ragazzo cerca più che può di essere un uomo, sua madre lo prende per mano. Se si ferma a pensare incomincia a piangere. Oh, perchè?“. L’epica ‘Out of control‘, scritta da Bono il giorno del suo diciottesimo anno, ‘Stories for boys‘ dove è presente un forte attacco nei confronti dei media, ‘The Electric co.‘ atto di accusa nei confronti dell’uso dell’elettroshock, ‘A day without me‘ dove è affrontato il tema del suicidio, ‘Twilight’ dove il crepuscolo è metafora dell’adolescenza. In definitiva un capolavoro assoluto. |
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| War (1983) Tre anni dopo il bambino in copertina è sembre lo stesso, ma lo sguardo è carico di rabbia e il labro inferiore è segnato da una ferita, gli U2 affrontano il mondo, con le sue brutture e i suoi guai. Disco leggendario che sia apre con un pezzo come ‘Sunday bloody sunday‘, fu di the Edge l’idea di scrivere un pezzo sulla situazione Nord irlandese (due domeniche di sangue si fondono, il 21 novembre 1921, le truppe britanniche aprono il fuoco durante una partita di football, al Croke park, uccidendo 12 persone, e il 30 gennaio 1972, quando 13 inermi civili vennero ammazzati a Derry durante una pacifica manifestazione). Segue come terzo pezzo, uno dei miei preferiti, ‘New year’s day‘, Lech Walesa, dissidente polacco e leader di Solidarnosc ispira la lirica, il video è indimenticabile, girato in mezzo alla neve e per me rimane uno dei più belli di sempre, ‘sotto un cielo rosso sangue…‘, seguono la bella dichiarazione d’amore per la moglie di Bono, Alison, di ‘Two heart’s beat as one‘, l’ultimo brano è quello che per anni accompagnerà il finale dei centinaia di concerti tenuti dagli U2, ‘40‘, il titolo è preso dal salmo 40 dell’Antico testamento, ‘How long to sing this song?‘. |
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| The Unforgettable fire (1984) Inizia la collaborazione degli U2 con Brian Eno e Daniel Lanois è ‘il fuoco indimenticabile’, titolo tratto da una mostra di sopravvissuti alla tragedia di Hiroshima. Le canzoni da ricordare sono tante, da ‘A sort of homecoming‘ ispiarata a una frase di Paul Celan e alle poesie di Seamus Heaney, Pride (in the name of love) tributo alla figura di Martin Luther King molto toccante “Prima mattina, 4 di aprile, uno sparo riecheggia nel cielo di Memphis. Finalmente libero, ti hanno preso la vita, ma non hanno potuto portarti via l’orgoglio“, capolavoro assoluto è ‘Unforgettable fire‘ dove la melodia è arricchita da tastiere e violini mentre la voce crea melodie sempre nuove e tratteggia con toni poetici paesaggi interiori ed esteriori, ‘Bad’ intenso pezzo che parla di una forza che consuma, l’eroina. Questo è il disco della svolta, memorabile e veramente indimenticabile. |
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| The Joshua tree (1987) L’albero di Giosuè (albero della Valle della morte nel deserto della California) è l’album più americano del gruppo, i produttori sono ancora Eno e Lanois, uno dei dischi più importanti di sempre, le liriche di Bono assumono una dimensione più asciutta ed essenziale. Apre il disco ‘Where the streets have no name‘, invito a fuggire dalle città e liberarsi dalle costrizioni di tutti i giorni, ‘I still haven’t found what i’m looking for’ inno gospel incentrato sulla ricerca spirituale, ‘With or without you‘ dove il tema dell’amore si tocca con mano. Ma sono da ricordare anche ‘Bullet the blue sky‘ rabbioso attacco contro la politica estera Statunitense in Salvador, ‘Running to sstand still‘ dove ritorna il tema della tossicodipendenza, ‘One tree hill‘ dedicata a Greg Carroll, amico e assistente personale di Bono e morto in un incidente stradale (mentre stava riportando a casa la moto di Bono), ‘Exit‘ definita da Bono una canzone pericolosa, ‘Mathers of the disappeared‘ dedicata alla tragedia dei Desaparecidos. |
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| Achtung Baby (1991) Album prodotto nuovamente da Eno e Lanois è il disco della svolta, gli U2 cercano ispirazione a berlino agli studi Hansa, Bono lo definisce “il rumore di quattro uomini che abbattono l’albero di Giosuè”. Il singolo che da subito l’idea del cambiamento musicale è ‘the Fly‘, chitarre ferrose e ritmi quasi hip-hop, il brano d’apertura è ‘Zoo station‘, ’sono pronto, pronto per il gas esilarante, pronto per tutto quello che verrà’, carica di effetti elettronici e sonorità industriali, le danze si aprono con la funkeggiante ‘Even better than the real thing‘, le chitarre di the Edge sono il filo conduttore delle melodie di ‘Until the and of the world‘, la dolce melodia di ‘Who’s gonna ride your wild horses‘ sfocia nell’epos della ballata ‘one‘ uno dei capolavori assoluti del gruppo. Il finale è emozionante, in sucessione ‘Mysterious ways‘, ‘Ultraviolet (light my way), ‘Acrobat‘ e la dolce e avvolgente ‘Love is blindness‘. Quanto mi piace questo disco, rasenta la perfezione!! |
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| Pop (1997) Un titolo disimpegnato per un disco che in realtà è forse uno dei più pregni dei temi da sempre trattati degli U2, il trio di collaboratori è eccezionale, il fido Flood (tecnico del suono) il dj Howie B e Steve Osborne, le ritmiche si evolvono con l’aggiunta di elementi techno e trip-hop. Il singolo ‘Discoteque‘ disorienta i fans, ma è solo uno specchietto per le allodole, in realtà i pezzi che seguono sono per me tra i più belli composti da sempre, ‘Mofo‘ con riferimenti spirituali fortissimi e con Bono che cerca di salvare la sua anima, ‘If God will send his angels‘ una dolce ballata, ‘Staring at the sun‘ con riferimenti alla situazione in irlanda del Nord, ‘Gone‘ dedicata all’amico e giornalista Bill Graham (prima persona a credere al loro talento) è una canzone spirituale dai toni cupi, chiudono le mie preferite, ‘Please‘ altra canzone con riferimento al dramma dell’Irlanda del Nord e la preghiera ‘Wake up dead man‘ con un appello a Dio perchè getti uno sguardo sul mondo. |