8 Nov
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| Oggi ho il grandissimo piacere di presentare un intervista a Silvana De Mari, secondo me una delle più grandi autrici di letteratura fantastica in Italia (Gli ultimi incantesimi, L’ultimo elfo, Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo), persona estremamente cortese e colta che è un vero piacere poter ascoltare anche dal vivo, e per questo vi invito a guardare sul suo sito la pagina degli incontri con il pubblico. “La difesa della verità” è il titolo che ho scelto per questa intervista, perchè Silvana De Mari è anche questo, una persona che lotta per le idee in cui crede e che le trasmette alle sue opere, perchè come scrive lei “da tempo immemorabile la narrazione fantastica ha sempre toccato, in tutte le sue forme, corde profonde nell’uomo. Dalla fiaba tramandata per generazioni e raccontata alla famiglia riunita davanti al focolare al poema epico, lontana eco di gloriose battaglie e indimenticabili eroi, alla letteratura fantasy del Signore degli Anelli o di Harry Potter, con le sue metafore sfuggenti e le sue suggestioni cangianti e multiformi, il fantastico si è sempre posto come infinito e prezioso deposito di archetipi dell’immaginario”. Buona lettura. |
| Glorfindel: Ne “L’ultimo orco” si racconta di una cupa epoca nella quale miriadi di Orchi insidiano il mondo degli Uomini. Chi sono gli Orchi per Silvana De Mari? |
| Silvana De Mari: Coloro che provano piacere nel causare dolore. E qui comincia un discorso spinoso. Contrariamente a quello che riteneva Rousseau con la sua disastrosa teoria del buon selvaggio, il cervello umano è naturalmente feroce. L’odio è un piacere che si autoalimenta, come tutti i piaceri. Causare dolore a un altro, torturarlo o vederlo torturare, ci dà un senso di potenza. In epoca preistorica la ferocia era funzionale, aumentava la sopravvivenza. Con l’aggregazione in gruppi sempre più grandi, la ferocia è diventata disfunzionale e siamo usciti dalla preistoria, ma la tentazione è rimasta. Gli orchi sono coloro che ammazzano gli indifesi e dopo averli ammazzati festeggiano. Questa è la base del genocidio. |
| Glorfindel: “L’ultimo Elfo” è un libro veramente magico, amato da giovani e adulti, quale è stato il processo creativo che ha portato alla sua nascita? |
| Silvana De Mari: Tra i quattro e i nove anni ho abitato a Trieste. Il cuore di mio padre non funzionava bene e gli erano state prescritte lunghe passeggiate. Il cane e io lo accompagnavamo, in queste marce, che spaziavano dalle scogliere al Carso, passando dalle strade della città e dai moli del porto. Fu allora che mio padre cominciò a raccontarmi complicate storie di spiritelli e gnomi, ambientate agli albori del mondo nelle foreste infinite che lo ricoprivano. E io cominciai a chiedermi, visto che le creature magiche erano dapprima esistite, per poi non più esistere, come fossero scomparse, quanto era stato terribile scomparire, se qualcuna delle creature si era accorta di essere l’ultima. Cosa avrei provato io a sapere che, dopo di me, nessuno come me sarebbe mai più esistito? Mano a mano che crescevo alle buffe storie dei folletti se ne sovrapposero altre, atroci e terribili, che nascevano dai luoghi stessi che ci circondavano. Mio padre cominciò a parlarmi delle trincee della prima guerra mondiale, che avevano traversato quegli stessi prati che noi traversavamo, seguiti dal nostro cane, lieto e felice per tutta quell’aria fresca e quella luce. Mi parlò delle Foibe, poco distati da noi, molto simili alle grotte che andavamo a visitare, e che un decennio prima erano state riempite di corpi gettati dentro vivi. Mi portò a vedere i muri della Risiera di San Saba, unico campo di sterminio sul suolo italiano. La Risiera non aveva contenuto riso ma persone, che poi erano state mandate nel posto dove è scritto che il lavoro rende liberi, e di tutte le cose che mi ha raccontato, questa memoria è la più assurda e la più indicibile. |
| Glorfindel: “Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo” è un libro dalle tinte forti, con una profonda riflessione sulla vita e sulla morte; io l’ho letto tutto di un fiato. Racconti così diversi e scritti con grande passione, ma perché un saggio sulla morte? |
| Silvana De Mari: Grazie, per averlo letto tutto di un fiato. Amo molto questi racconti. Ho cominciato a scrivere a sedici anni dopo aver visto il film Brancaleone alle Crociate. Ho scritto le prime righe di un racconto lungo, Il cavaliere, la strega, la Morte e il diavolo, su una versione stracciona e disperata di Bradamante, che ho poi finito trent’anni dopo. Il saggio sulla morte perché ognuno di noi si interroga su Dio e sulla morte, il nostro ultimo dono, la nostra ultima crisi dove ci giochiamo tutta la nostra vita, dove possiamo con un ultimo colpo d’ala decidere di renderla magnifica, qualunque essa sia stata. Come sarebbe possibile non scrivere un saggio sulla morte? |
| Glorfindel: Ha scritto ”Nella letteratura fantasy, come nella sua figlia legittima, la fantascienza fantasy (Guerre stellari) gli eserciti sono multietnici. La compagnia dell’Anello è formata da due uomini, un elfo, un mago, quattro hobbit e un nano. Nella battaglia finale di Guerre stellari umani e non umani combattono affiancati. Il genere fantasy trascende la nazione, ed è il poema epico dei nostri giorni”. Cos’è il Fantasy per lei? |
| Silvana De Mari: Una narrazione di eroi. Diceva Bertold Brecht Beata quella terra che non ha bisogno di eroi. Quella terra non siamo più noi: la vacanza è finita. Noi siamo una generazione che dovrà di nuovo combattere per la libertà di parola. Era anche impensabile che la piccola Europa restasse ricca e libera circondata da popoli di mendicanti e di schiavi. Ora siamo allo scontro finale: o la libertà ci sarà per tutti o per nessuno, quindi ci sarà per tutti. Un’armata multietnica fatta da tutti colore che sono disposti a versare il proprio sangue per la libertà si prepara. Con coraggio ed orgoglio. La speranza che gli orchi vengano battuti. La strada per ritrovare la strada del coraggio, per uscire dal relativismo folle che dichiara uguali chi ha graziato l’adultera e chi l’ha condannata, che non distingue tra il rispetto dei diritti dell’uomo e la loro assenza. A Dachau sono state “studiate” le crocefissioni: uomini sono stati crocefissi per il solo piacere di vederli morire. Ad Aushwitz bambini sono stati dissezionati vivi perché erano gemelli. Mentre le torri gemelle bruciavano in molti ballavano per strada e il capo del commando ha lasciato un testamento dove ordinava che gli esseri inferiori, le donne, e gli esseri molto inferiori, le donne incinte, non osassero partecipare al suo funerale. Gli orchi esistono, e la loro straordinaria idiozia è un’ulteriore catastrofe perché li rende imprevedibili. E qui arriva il discorso della rabbia, anche questa, insieme alle mie migliori doti, intolleranza e arroganza, ereditata da mio padre. è la rabbia per il dolore inutile, il dolore per chi distrugge gli altri senza guadagnarci nulla, anzi che si danneggia pur di poter distruggere, che è infinitamente più grave di distruggere gli altri per guadagnarci qualche cosa, e questa è la differenza tra i malvagi e gli idioti criminali. I malvagi seguono linee logiche ed è possibile fermarli. In tutti i casi ti danneggiano solo se ne hanno un ricavo. Se non ci guadagnano nulla ad ucciderti, ti lasciano vivere, è qualcosa. Gli idioti criminali non si fermano mai. Se è ingenuo ritenere che la politica e la storia siano indipendenti dal denaro, altrettanto ingenuo è ritenere che il denaro ne sia l’unico motore. L’odio è una delle più potenti emozioni umane, infinitamente più forte dell’avidità: quest’ultima è situata sulla recentissima competitività. L’odio fa parte del nostro sistema più antico. L’odio di gruppo, una piazza che si autocontagia, vuol dire una scarica di adrenalina e serotonina insieme, è uno dei piaceri più assoluti. Annulla sia la paura che il dubbio. L’odio si contagia e si moltiplica. Per il piacere dell’odio e del dominio del mondo alla propria volontà asservita, gli idioti criminali distruggono sè stessi e tutto quello su cui mettono le mani. L’idiozia criminale di oggi si chiama terrorismo islamico: si tratta di un tipo di ferocia spaventoso, dove si inneggia alla distruzione di vite innocenti facendola rientrare in uno schema voluto da Dio e da lui premiato con il paradiso. L’idiozia criminale è la ferocia di un popolo contro le sue stesse donne, contro le sue stesse bambine. |
| Glorfindel: Lei ha scritto il libro “Il drago come realtà. I significati storici e metaforici della letteratura fantastica” e anche una cosa che non posso che condividere: “Nei manuali di letteratura inglese, dove parlano di tutti, ma assolutamente di tutti, il povero Tolkien non c’è mai; eppure cento milioni di copie le ha vendute, ha modificato l’immaginario collettivo. Non c’è. In realtà la letteratura fantastica è la prima che compare in ogni popolo. da “La paura e la menzogna dai fratelli Grimm a Harry Potter. Storia della letteratura fantastica degli ultimi sette secoli” Come vede la situazione della letteratura fantastica in Italia? |
| Silvana De Mari: Abbiamo strepitosi e illustri antenati, da Dante a Italo Calvino, da alcune novelle di Boccaccio ad alcuni racconti di Primo Levi. Mi piace molto pensarmi come un autore di spaghetti fantasy, cioè di un fantasy tipicamente italiano esattamente come tipicamente italiani sono gli spaghetti, non solo per i paesaggi mediterranei, perché gli eserciti che vanno a fermare gli orchi mangiano pane ed aglio, ma perché ci sono nei miei libri tematiche nuove e diverse rispetto al fantasy tradizionale, esattamente come nei film di Sergio Leoni c’erano tematiche nuove e originali che hanno rilanciato un genere che stava diventando ripetitivo, rendendolo di nuovo memorabile. |
| Glorfindel: Ho letto che l’esperienza di Medico in Etiopia e in altre nazioni Africane le ha fatto vedere una realtà che ha fatto nascere in lei quello che ha definito “la rabbia per il dolore inutile”; c’è ne può parlare? Come ha influenzato la sua letteratura? |
| Silvana De Mari: Il dolore inutile in realtà non è inutile: serve a chi lo infligge per sentirsi potente, è una tentazione sempre presente e ci vogliono generazioni per riuscire ad annullare questo meccanismo e per sostituirlo con la compassione, con l’orrore davanti al dolore. E bastano poche stagioni per disinserire l’orrore davanti al dolore e ristabilire la ferocia. Dove le donne sono state bambine torturate diventano madri prive di compassione, particolarmente crudeli con le figlie che come loro hanno osato nascere femmine e c’è una perdita di capacità empatiche di tutto il popolo. Le capacità empatiche sono utili per molte cose, non solo per assistere i malati. Sono utili per capire il pensiero altrui, così da rendere le altrui azioni prevedibili, sono indispensabili ai venditori e a chiunque debba organizzare scambi. La perdita di capacità empatiche rende disfunzionali anche l’economia e la politica: tutto resta affidato all’impulso del capo militare del momento. In più dove la madre non possiede il senso della propria identità e i torturati non ce l’hanno, non riescono a passarlo al proprio figlio, nemmeno quello di sesso maschile. Il bambino non oserà mai fare niente di diverso se non cercare di essere identico ai padri e ai nonni. Non c’è crisi adolescenziale. Le civiltà diventano tragiche strutture circolari dove generazione dopo generazione, millennio dopo millennio tutti fanno sempre le stesse cose |
| Glorfindel: Quali sono gli autori che l’hanno influenzata, e che ha amato di più? Quali i saggi che considera di imprescindibile lettura? |
| Silvana De Mari: L’inferno di Dante per la fede nell’uomo, Shakespeare per la fede nel destino, Primo Levi per il dolore, Gorge Orwell per la disperazione, Steinbeck per il furore, la Austen per il senso del decoro, le sorelle Bronte per l’anticipazione delle teorie psicologiche, Jorge Amado per la violenza, Alessandro Manzoni per lo strazio della morte di Cecilia e Salman Rushdie per il coraggio. Poi ci sono i saggi: Ayaan Hirsi Ali (L’infedele rizzoli) Charhdortt Djavann ( Giù i veli Lindau) , Azar Nafisi (Leggere Lolita a Theran) e Taslima Narseen (La vergogna) , Oriana Fallaci per aver osato parlare in nome della ragione contro la barbarie, la ferocia, la crudeltà, il sadismo e l’idiozia e per aver pagato con il costante pericolo della loro vita il bene inestimabile di aver osato pensare. Se non le conoscete, leggete queste autrici. È un dovere morale, e aiuta a combattere quell’ottusa forma di razzismo chiamata politically correct che consiste nel pensare che, in fondo, solo le persone bionde con gli occhi azzurri possano essere liberi pensatori. Della storia della letteratura fanno parte anche film e fumetti: la commedia all’italiana per la capacità di alternare struggente ed esilarante. Le strisce di Calvin e Hobbes, e dei Peanuts danno il senso del ritmo nel dialogo, il francese Lauzier per il coraggio di essere controcorrente. Per quanto riguarda la letteratura fantastica: Tolkien per il genio visionario, e la Rowling per la capacità di tenere insieme migliaia di pagine con personaggi sempre tridimensionali, Pullman per le implicazioni metafisiche. Per chi volesse scrivere: io ho seguito le istruzioni che Primo Levi dà nel saggio intitolato “Dedicato a un lettore”, uno degli ultimi saggi di “L’altrui mestiere”.( Einaudi). L’ultima raccomandazione di Primo Levi è quella fondamentale: per poter scrivere bisogna avere qualcosa da dire. Scrivete di quello che volete, ma deve essere obbligatoriamente qualcosa che risuona dentro di voi. La scrittura è solitudine e passione e anche arroganza. A quello che scriviamo, noi dobbiamo credere. Quando rileggendo quello che avete scritto vi piace , allora siete uno scrittore. Se quello che avete scritto non piace a nessun altro, nessuno lo legge e non è neanche pubblicato, pazienza, siete uno scrittore lo stesso. Da una quindicina di anni a questa parte leggo solo saggistica. Non riesco più a leggere narrativa. Arrivo fino a pagina 15, qualche volta 20 e poi mollo tutto perchè non me ne importa un fico. Fanno eccezione i best seller, Harry Potter, il Codice da Vinci, che però leggo come fossero saggi, per capire cosa contenevano di universale. Non scatta più il meccanismo dell’identificazione. Credo che sia una lieve forma di depressione che mi è rimasta addosso per la maniera in cui è morta mia madre. Fanno eccezione Il Signore degli Anelli e i libri di Primo Levi che rileggo in continuazione. “Il Signore degli Anelli” e “Se questo è un uomo” sono due facce della stessa medaglia, raccontano la stessa storia, la seconda guerra mondiale e il genocidio. Primo Levi racconta quello che è successo e Tolkien quello che avrebbe dovuto succedere. Non ci restano che le liste dei nomi, le infinite liste dei nomi come quella di Praga, quella di Gerusalemme. Elenchi di nomi scritti piccolissimi perché ce ne stiano migliaia nella stessa parete è tutto quello che è rimasto, insieme a qualche mucchio di occhiali o cucchiai o Bibbie o capelli recisi. Fotografie sbiadite di scheletri vestiti a strisce. Fotografie sbiadite di cadaveri carbonizzati, con la bocca ancora deformata dall’ultimo urlo. Bambini usati per infettargli la tubercolosi e la lue. Donne cui l’utero è stato bruciato con l’acido. Il sogno ossessivamente sognato della carica di Sire Aragorn che irrompe sul piazzale di Auschwitz con la cavalleria e gli stendardi al vento, non è solo un tentativo di consolazione. è un mezzo estremo per scongiurare che il disastro succeda di nuovo. Gli Orchi si fermano militarmente. |
| Glorfindel: Un libro e un film (o se vuole più di uno) che le hanno cambiato la vita… |
| Silvana De Mari: Tutto sommato 1984, libro e film, l’unico film che conservi la forza visionaria del libro. Il concetto di bi pensiero è quello che più mi permette di capire il tempo dei totalitarismo che purtroppo è il mio. E poi La vita è meravigliosa, che mi riguardo una volta al mese per ricordarmi che imiracoli sono possibili. |
| Glorfindel: Ci può parlare dei suoi progetti futuri? |
| Silvana De Mari: L’ultima profezia, che è bellissimo. |
| Silvana De Mari Laureata in medicina, inizia dedicandosi all’attività di chirurgo prima in Italia, dopo come volontaria in Etiopia. Ora si occupa di psicoterapia. Nel 2000 pubblica, con Salani il suo primo libro per ragazzi, L’ultima stella a destra della luna. Nel 2003 pubblica La bestia e la bella, ancora ne Gl’Istrici della Salani. Nel 2004, con L’ultimo elfo, i diritti di traduzione vengono venduti in dodici diversi paesi del mondo. La successiva pubblicazione L’ultimo orco, segna il passaggio dell’autrice dalla letteratura per ragazzi al genere fantasy. Il romanzo, prosecuzione de L’ultimo elfo, è rivolto infatti ad un pubblico adolescente e pertanto pubblicato fuori collana. Nel 2008 pubblica Gli Ultimi Incantesimi, sempre con la Salani.Nel 2004 con L’ultimo elfo vince il 48° Premio Bancarellino e il Premio Andersen[senza fonte]. L’Ultimi Elfo vince in Francia Le Prix Immaginaire 2005, negli USA il premio ALA American Library Association 2006, in Austria il premio La giuria dei Ragazzi nel 2009. L’ultimo orco vince in premio IBBY International Boud Books Young People 2005, Le prix Sorciere nel 2008 in Francia. |
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