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Ho il piacere di ospitare oggi su queste pagine uno scrittore “fuori genere” come egli ama definirsi: Davide Sapienza, scrittore, giornalista (fondatore della rivista Fire, la più professionale fanzine sugli U2 degli anni ottanta, traduttore di testi di artisti e gruppi come U2, Simple Minds, Waterboys, Nirvana), esploratore e osservatore di territori inviolati, anche dell’io più profondo, traduttore ed esperto di miti dell’avventura da Jack London a Robert Falcon Scott passando per Barry Lopez, spirito libero, amante e profondo conoscitore del rock e delle montagne nelle quali ha deciso di vivere (dove nasce la Valle Borlezza, sotto la Presolana, che é collegata alla Valle Seriana, nelle Orobie, con la moglie Cristina Donà e Leonardo il loro cucciolo umano).
L’avventura che Davide Sapienza ci racconta nei suoi libri (come i Diari di Rubha Hunish e La valle di ognidove) ci fa sognare, aprire la nostra immaginazione e la nostra fantasia (come nell’insolita “Milano in una stella” e in “Aletheia, la vetta nuova“), perchè come dice lui “Nessun viaggiatore è migliore o più unico di un altro, niente dà diritto elettivo di piantare una bandierina in un buco per terra e reclamare qualcosa che non può appartenere all’uomo, ma solo all’immaginazione e al sentire”.
Ringrazio Dav per la sua cortesia e gentilezza e gli auguro di realizzare i suoi molteplici progetti professionali e di vita; la vera passione per la montagna, la scrittura e la musica lo rendono per me un vero esempio di moderno scrittore/viaggiatore con salde radici in un passato che non va assolutamente dimenticato.
Glorfindel: Davide Sapienza, 25 anni di carriera nella scrittura, come è nata questa tua passione e come si è trasformata in professione?
Davide Sapienza: Dunque, sin da piccolo avevo collegato la lettura dei libri alla possibilità di poterli scrivere. A scuola a volte pensavo – con pudore – “ma queste cose che mi spiegano mi paiono ovvie, io so come ci si sente”. Solo anni dopo ho capito che probabilmente avevo quel tipo di spirito e di approccio connaturato al mio carattere. Dunque, è stato naturale – avendo una grande passione per la musica rock – cercare di scrivere di musica e per quindici anni è stata l’attività principale, con libri articoli servizi radiotv etc etc ma anche volumi dedicati ai nativi americani e altre cose extra musicali.
Glorfindel: Hai scritto una frase che mi ha fatto molto pensare: “La gente ha molta necessità di essere rassicurata. Io non scrivo per rassicurare, ma per sferzare, spronare ad andare a cercare mete incognite, anche vicoli ciechi: per esplorare. Scrivo per esplorare, esploro per scrivere.”  L’esplorazione e la scrittura, come è nato questo connubio nella tua vita?
Davide Sapienza: Anche in questo caso si tratta di una questione caratteriale. Mi annoio facilmente e trovo stupido ripercorrere sempre gli stessi sentieri. Se hai tante perle tra le mani, perché sentirti obbligato a infilarci un filo per forzarne l’unione tra loro in un’unica soluzione visuale? Non è un peccato perdersi lo splendore e le sfumature di ogni piccola parte della loro superficie singola? E solo dopo immaginare di unirle in un filo conduttore? Questo è quello che ho provato a fare con La valle di Ognidove, che definirei un ben strano romanzo, a suo modo, ma anche un’esplorazione letteraria. Voglio arrivare dove arriverò, che non so dov’è ovviamente, e voltarmi indietro per dire: “almeno ho cercato di vedere e attraversare nuove terre letterarie”.
Glorfindel: Oltre ai tuoi scritti affianchi un importante ruolo di traduttore e curatore di opere scritte da autentici miti dell’avventura, come Jack London (Cacciatore di anime, Martin Eden, Preparare un fuoco, Il marinaio nella neve. Jack London e il Grande Nord, Il marinaio nella neve. Jack London e il Grande Nord,) oppure l’ultimo I Diari del Polo di Robert Falcon Scott, che é la prima traduzione moderna  a quasi un secolo dalla sua pubblicazione.
Davide Sapienza: Raul Montanari presentando il suo FESTIVAL DEI NARRATORI ITALIANI (www.presenteprossimo.it) con Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Giuseppe Culicchia etc, che andrò a chiudere sabato 28 novembre a Nembro (Bg), ci presenta come scrittori che fanno anche “altro”, eppure quello che si chiama “altro” fa assolutamente parte dell’anima di uno scrittore di un certo tipo. Dunque tradurre un gigante della letteratura americana – forse il più grande di tutti – come London, è per me fonte di gioia, meraviglia e scoperta: anche London l’ho (ri)scoperto esplorando. Ed esplorando ho verificato che tutti si erano intruppati sul solito sentierone fatto di tanti luoghi comuni, mentre Jack London è un vero pianeta immenso da esplorare. Venite anche voi, vedrete che roba.
Scott, e prossimamente il norvegese Frodtjof Nansen – il più grande esploratore della storia – sono per me un modo di vivere quella geografia che amo esplorare anche fisicamente e di far conoscere al pubblico versioni vere e originali di storie entrate nell’immaginario dei popoli.
Glorfindel: I diari di Rubha Hunish è un libro che ho amato molto, una raccolta di pensieri che esplora la montagna in modo originale,  impressioni nate a contatto con la natura, tra le vette alpine e le distese artiche; qual è stato il processo creativo per questa tua opera?
Davide Sapienza: Intanto lasciami dire che quando ho terminato quel libro, letteralmente non sapevo cosa mi trovavo tra le mani. Sono state alcune persone, come il mio attuale agente Gianluigi Zecchin e poi il professor Piero Gelli, ma anche lo scrittore Michele Monina e suo fratello, fondatore di Pequod Edizioni, a farmi capire di aver realizzato qualcosa di speciale. Dopo l’uscita, ho avuto molti più riconoscimenti di quelli che fosse legittimo aspettarsi da un libro così particolare. Gelli definiva queste pagine “riflessioni filosofiche risolte con pensieri forti e precisi”. Il che, se ci penso, non è poco. Aveva anche paragonato la qualità della scrittura a quella di un Chatwin. Anche questo, non è poco.
Il libro è nato nel corso di sei lunghi anni in cui nella mia vita si è aperta una grande distesa immensa di opportunità: lasciato il giornalismo rock, ho continuato a lavorare part time come consulente per la Rykodisc, occupandomi solo di musica che amavo e non da giornalista. Intanto viaggiavo, facevo quello che facevo con molta libertà e scrivevo pensando al libro. Che per anni si è intitolato come il sottotitolo (Brevi saggi sull’interruzione del pensiero in viaggio). Poi nel 2002 ho deciso che una volta rientrato dal Perù avrei chiuso il libro e alla fine di quell’anno, in effetti lo chiusi. Ci rimisi poi mano all’inizio del 2004, aggiungendo delle pagine importanti. Ma credo che così si è creata un’opera piuttosto unica, sia in relazione al viaggio che alla montagna e alla natura. Insomma, elaborando nell’inconscio per anni la lezione di maestri come Barry Lopez, Renato Da Pozzo, Franco Michieli, Rigoni Stern e i miei amati trascendentalisti americani (NdR, Henry Thoreau con “Walden ovvero vita nei boschi” e Emerson Ralph W. con “Teologia e natura”) ma anche libri come Nelle vene dell’America piuttosto che Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, ne è uscito questo libro.
Glorfindel: Hai percorso l’italia, nei teatri, con La stagione di Ognidove, spettacolo per voce e musica ispirato al tuo bel libro La valle di Ognidove , un romanzo viaggio, un’esperienza che rifaresti?
Non solo la rifarei ma assieme a Francesco Garolfi l’abbiamo travasata in Il signor Loci, presumo? (L’ultimo esploratore) spettacolo letterario musicale che abbiamo presentato anche nel recente Summer Fest all’associazione Candiani di Mestre. Ora non so cosa faremo. Di sicuro con Francesco voglio lavorare ancora perché è un artista straordinario e lo ringrazio per aver incluso nella sua tavolozza di chitarrista, vocalist e autore anche questa esperienza con me. All’idea di Ognidove è dedicato il documentario girato con la tv svizzera italiana, andato in onda lo scorso 5 aprile sulla RSI, che si trova anche in streaming qui:
http://la1.rsi.ch/storie/welcome.cfm?idg=0&ids=1793&idc=39667
Glorfindel: Un libro e un film (o se vuoi più di uno) che ti hanno cambiato la vita…
Davide Sapienza: Per una persona in costante evoluzione, rispondo che un libro che negli ultimi anni mi ha cambiato la vita è stato Jung parla (Adelphi), ma quest’anno ho letto Il lupo (Bompiani) di Joseph Smith che mi ha sconvolto per la sua bellezza ma anche La pace come un fiume (Fazi) di Leif Enger, del 2001. Ai quali aggiungo molti titoli di Jack London davvero straordinari, troppi per essere menzionati tutti. A (ri)partire da Il richiamo della foresta.
Anche per i film vale lo stesso discorso: e per non fare un torto a nessuno, dico di aver scoperto tardi Akira Kurosawa e che Dersu Uzala e molti altri dei suoi film mi hanno letteralmente cambiato la vita in questi ultimi anni. Difficile pensare a un’opera omnia così assolutamente sublime e straordinaria come la sua. Splendidi in questi anni ho trovato L’assassinio di Jesse James da parte del codardo Frank Howard, e la serie della HBO Deadwood. In Italia, penso a capolavori come I centochiodi di Ermanno Olmi, Nuovo mondo di Crialese, Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti.
Glorfindel: Una curiosità, ritengo il Signore degli Anelli uno dei più grandi libri d’avventura mai scritti, lo hai mai letto? E se si cosa ne pensi?
Davide Sapienza: Mi vergogno a dirlo ma non l’ho mai letto: eppure, è come se lo avessi letto perché tante sono le persone interessanti che me ne hanno parlato sin da quando ero ragazzo. Ciò detto, vedendo il film mi ero suggestionato al punto da capire quanta potenza esso deve contenere.
Glorfindel: Mi perdonerai se ti chiedo da fan anche un ricordo dei primi U2 e come gli hai incontrati. Che aria si respirava durante quegli anni in Irlanda alla corte di Bono?
Davide Sapienza: Quello è stato un momento storico particolare di totale allineamento allo spirito musicale dei tempi – in un’epoca non lontana in cui la musica aveva davvero potenzialità enormi, era come il grande collettore dell’anima mundi di una generazione. Poi, la frantumazione in mille rivoli, che l’ha resa materia totalmente plasmabile da un’industria che è collassata per sua stessa stupidità e ingordigia, ignoranza e palese incompetenza. In quegli anni l’Irlanda era un paese povero che cercava riscatto, e gli U2 hanno dato molti contributi a questo riscatto. Proprio in questi giorni esce la nuova versione del “leggendario” libro del 1984 da me curato (il primo al mondo) per Arcana Editrice. Saranno testi commentati e tradotti da Andrea Morandi, un ottimo giornalista. E ho accettato di scrivere una prefazione. E credo di aver scritto una delle cose più belle della mia carriera, sugli U2.
Glorfindel: Ci puoi parlare dei tuoi progetti futuri?
Davide Sapienza: Principalmente abbiamo un libro in uscita a fine marzo. Nella giornata mondiale dell’acqua (per ora questa è la data) e c’è l’Acqua che è la protagonista del libro. E’ un mio nuovo libro che farà da raccordo con quello che poi dovrà farmi svoltare sul plateau in cui si definirà l’incontro tra questo mio stile letterario particolare, e il raccontare…Direi che poi sono tante le cose che faccio, ci saranno altri lavori di Jack London nel 2010, e la traduzione dei diari di Nansen della spedizione della Fram 1893-1896. Seguitemi su www.davidesapienza.net
Ma il vero e più importante progetto è Leonardo, detto lupetto, il nostro cucciolo umano nato a maggio, un vero dono dell’universo: lui è l’esplorazione assoluta, e non me ne voglio perdere un minuto, della sua crescita.
Casa Madre di Davide Sapienza
Davide Sapienza inizia a lavorare nell’editoria musicale, come giornalista e traduttore di testi, nel 1984. È curatore di diversi libri sulla musica rock (U2, Waterboys, Neil Young, Nirvana, Frank Zappa) e svolge per diversi anni l’attività di consulente discografico.Negli anni dal 1985 al 1998 collabora per importanti riviste musicali specializzate quali Il Mucchio, Buscadero, Musica! di Repubblica, Musica&Dischi e Fire (della quale è anche fondatore).Cura le edizioni italiane di libri di poeti nativi come John Trudell e Lance Henson, per i quali presenta anche alcune reading pubbliche.Nel 1998 si ritira dal giornalismo musicale per dedicarsi alla letteratura e ai viaggi in montagna e al Circolo Polare Artico. Collabora con l’alpinista Renato Da Pozzo, insieme al quale scrive il libro Renato Da Pozzo. Storie di-arie spazio e luce.Le esperienze di viaggio e di vita a contatto con la montagna vengono raccolte nel suo debutto letterario: I Diari di Rubha Hunish, uscito nel settembre 2004. Il libro viene presentato nel corso di una lunga serie di conferenze e reading, alcune delle quali vedono la partecipazione di sua moglie, la cantautrice Cristina Donà, che ne accompagna la lettura di alcuni brani con un set acustico per chitarra e voce (reading Il Suono del Cammino).Con l’uscita de I Diari di Rubha Hunish, Davide Sapienza comincia a scrivere reportage nel ruolo di scrittore e osservatore dai luoghi “remoti” del pianeta per Specchio (La Stampa), Rivista della Montagna, GQ, Diario e Rolling Stone.Dopo un viaggio nell’autunno del 2006 nelle terre del nord del Canada (Yukon), sulle tracce del celebre scrittore americano Jack London, Davide Sapienza cura una nuova versione del racconto di London To build a fire, Preparare un fuoco, per l’editore “Mattioli 1885″, pubblicato per la prima volta in Italia nelle due versioni originali, e traduce il libro dello scrittore e giornalista americano Dick North Il marinaio nella neve. Jack London e il Grande Nord (CDA&Vivalda) che racconta dell’avventura di Jack London nelle terre del Klondike e dello Yukon, nell’anno 1897, sulle tracce dei cercatori d’oro.Per i periodici con i quali collabora, Davide Sapienza torna a scrivere di musica con reportage legati ad esclusivi incontri con importanti musicisti contemporanei
Disponibile anche un suo racconto nella raccolta Bonus Tracks: scrittori italiani per Rolling Stone Magazine (Oscar Mondadori, 2007).Ai primi di maggio del 2007 esce una sua traduzione per Giunti Editore del libro Jim Morrison. Diario fotografico di Frank Lisciandro. Il libro raccoglie foto inedite di Jim Morrison, scattate dallo stesso Lisciandro che attraverso le sue immagini ed i suoi scritti offre un ritratto nuovo del celebre cantante ed autore dei Doors, lontano dall’iconografia ufficiale e più autentico ed intimista. Il libro è tradotto da Sapienza per volere dello stesso Lisciandro, suo amico e collaboratore da tempo.Ai primi di settembre dello stesso anno esce il nuovo libro di Davide Sapienza, La Valle di Ognidove, romanzo-viaggio di luoghi reali e immaginari. Nelle pagine del sito si possono trovare, oltre alla presentazione del libro, accompagnata da alcuni estratti, una mappa immaginaria della Valle di Ognidove, alcune “journal entries” dell’autore (Il Corriere di Ognidove) e una sezione dedicata a quei lettori e amici che con le loro lettere vorranno condividere pensieri e suggestioni sul viaggio e sull’Ognidove.Tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008 si intensificano i viaggi, i reportage e le presentazioni: nell’ottobre del 2007 Davide Sapienza è invitato, unico non accademico, dall’American Literature Association ad una conferenza sul Naturalismo a San Francisco, a cui partecipa con un suo saggio, Who Killed The Italian Wilderness?, che verrà pubblicato su una rivista universitaria americana.
Sapienza approfitta dell’occasione per visitare il Beauty Ranch, la fattoria di Jack London e incontra il nipote, Milo Shepard, figlio della sorellastra di London, Eliza. Shepard mostra a Sapienza le edizioni originali dei libri di Jack London, con le dediche per la sorella.
Nel suo viaggio negli Stati Uniti, Davide Sapienza incontra anche lo scrittore Barry Lopez, per il quale ha curato la riedizione di alcuni libri in Italia: Sogni artici e Resistance.
Nell’ottobre del 2007 esce per “Mattioli 1885″ Rivoluzione, raccolta di saggi politici di Jack London, tradotta da Davide Sapienza e per la prima volta pubblicata in Italia.
Agli inizi del 2008 Davide Sapienza parte per un nuovo viaggio in Norvegia e al suo ritorno partecipa a diverse conferenze sul mondo artico e il popolo Inuit.
Intanto, porta avanti le presentazioni del suo ultimo libro La Valle di Ognidove: queste si svolgono prevalentemente nei luoghi di montagna, con letture all’aperto accompagnate da passeggiate con l’autore. In alcuni di questi appuntamenti ad accompagnare Davide con la sua musica c’è anche il giovane cantante e chitarrista Francesco Garolfi.
Il 25 aprile 2008 viene trasmesso dal canale History Channel il documentario Scemi di guerra di Enrico Verra, alla cui sceneggiatura collabora lo stesso Davide Sapienza. Il documentario racconta gli effetti devastanti della guerra di trincea sulla psiche dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale e riceve una recensione molto positiva da parte di Aldo Grasso sul Corriere della Sera.Nell’ottobre del 2008 Sapienza torna in Canada, con un viaggio in British Columbia. Quest’esperienza sfocerà nel libro Tremilachilometri a mano, raccolta di riflessioni e poesie sui temi cari a Davide Sapienza, accompagnate dalle fotografie di Andrea Aschedamini, suo compagno nell’ultimo viaggio in Canada.
Nello stesso mese esce il disco 1968: Odissea nel Rock, omaggio ai classici della musica rock del ‘68, reinterpretati in chiave acustica da Francesco Garolfi su un’idea di Davide Sapienza, che scrive il racconto presente nel booklet.
Sapienza introduce i concerti di Francesco Garolfi in occasione di alcune presentazioni del disco.
Ai primi di novembre Davide Sapienza e Francesco Garolfi debuttano a Monza con lo spettacolo “Il Signor Loci, presumo?”, reading musicale che celebra l’esploratore brianzolo Gaetano Osculati in occasione del bicentenario della nascita.Il 2009 si apre con nuovi intensi impegni. A fine febbraio esce, sempre per “Mattioli 1885″, il libro Cacciatore di anime, che raccoglie due racconti che Jack London scrisse alla fine della sua vita, Il Rosso (The Red One) e Il figlio del Mare (The Water Baby).
Nello stesso periodo, una troupe della televisione svizzera RSI si trasferisce sulle montagne abitate da Davide Sapienza per girare un documentario sulla sua vita, i suoi viaggi e i libri. Il documentario, dal titolo La Sapienza di Davide. Parole in cammino, viene trasmesso il 5 aprile alla televisione svizzera.A fine marzo a Torino, si tiene presso Il Circolo dei Lettori una rassegna organizzata da Davide Sapienza e dedicata a Jack London, I giorni di Jack, per celebrare i cento anni dalla pubblicazione di Martin Eden, romanzo autobiografico di London che uscirà per Mondadori, con una nuova edizione a cura di Davide Sapienza, a maggio. La rassegna vede la partecipazione di stimati critici letterari e importanti studiosi dello scrittore americano e si conclude con uno spettacolo di Vinicio Capossela che legge alcuni brani dal libro denuncia di London Il popolo dell’abisso.

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