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Leggevo l’altro ieri i twitter pensieri di Faramir e uno mi ha solleticato particolarmente l’immaginazione, il fatto che sostenesse che con il finale di Lost avremo accesso al codice sorgente e potremo sapendolo usare, migliorarne la trama.
Lost per cui come un open source, un software per produrre interpretazioni, un’opera aperta, dove un aggiunta di ogni piccola toria, anche la più strampalata, contribuisce all’espansione e alla creazione del proprio immaginario… anche una volta che sarà conclusa, intuizione veramente geniale.
Questo dimostra ancora una volta che la creazione di Damon Lindelof, Carlton Cuse (e JJ Abrams) è un’opera d’arte che mostra come si possa essere, al contempo, radicalmente sperimentali e insieme popolari mescolando filosofia e avventura, riferimenti biblici e fantascienza, fumetti e mitologia, metafisica e thriller, genere alto con genere basso; sono sicuro anche io che degli accadimenti di Lost se ne parlerà ancora negli anni a venire, una volta terminata la serie quando avremo gli strumenti per poterla interpretare.
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