19 Dic
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| Tra Lovecraft e il cyberpunk il clan d’avanguardia della science-fiction italiana un bell’articolo di Errico Passaro |
| Vede la luce per Mondadori il romanzo vincitore del Premio Urania, Sezione π² di Giovanni De Matteo. L’uscita merita di essere segnalata per almeno due ordini di motivi. Innanzitutto, si tratta di un romanzo italiano di fantascienza, che a tutt’oggi è un’autentica rarità. Oltretutto, si tratta di un romanzo italiano ambientato in un contesto italiano, una Napoli di metà XXI secolo che assomiglia molto alla Los Angeles di Blade Runner, in cui un investigatore della Polizia Psicografica estorce ai morti le loro segrete verità. La sensazione suscitata dalla novità libraria è amplificata dalla concomitante apparizione nelle edicole di un altro romanzo italiano, I computer dell’Apocalisse di Gianluigi Zuddas. |
| Il secondo motivo per cui ci occupiamo di Sezione π² è che non si tratta di un semplice romanzo, ma dell’opera-manifesto di un nuovo movimento letterario che da qualche anno sta facendo parlare di sé anche al di fuori degli ambienti specialistici: il Connettivismo. Il Connettivismo è un clan di liberi pensatori, un collettivo di “sognatori indipendenti”, una miscela di avanguardia e sperimentalismo, che emerge prepotentemente dall’underground della rete e si propone di focalizzare l’attenzione delgenere intorno a tematiche di rilevanza scientifica e ai loro risvolti etici e sociali. “Connettivismo” sta per “connessione” di esperienze artistiche e “connettività” fra sistemi di informazioni. La corrente si riallaccia idealmente alla nuova fantascienza postumanista britannica di Vernor Vinge, Greg Egan, Ken MacLeod, Charles Stross, con recuperi della fantascienza di Van Vogt, della protofantascienza di Lovecraft e del futurismo russo di Majakovsky e Chiebniko. |
| Dall’intersezione con l’immaginario futurista e post-cyberpunk si sono originate interessanti forme di ibridazione. Il manifesto del movimento esordisce così: “Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere… Canteremo la resurrezione dell’anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza. Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca… La parola, l’immagine e l’equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione… Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l’illusione del mondo virtuale e l’inganno del mondo reale“. |
| Il Connettivismo è protagonista di una miriade di eventi e iniziative culturali, a metà fa letteratura e spettacolo. Gli appartenenti al movimentosi danno nomi eccentrici, ironici ed autoironicicome l’Abate degli Stolti o il Dottore in Niente. Il gruppo trova il suo portale di coordinamento e aggregazione in Next-Station (www. next-station.org). Ma tappa obbligata per il dibattito interno è il blog intitolato “Supernova Express” (http://supernovaexpress.splinder.com/), su cui si puòinteragire direttamente con gli autori. |
| Ma c’è anche uno sbocco cartaceo nelle rivistecome NeXT, o Continuum, che nell’edizione attualmente in edicola propone un numero mammuth interamente dedicato alla nuova frontiera della fantascienza italiana. Versi, report di sessioni di scrittura multimediale ad opera di webwriter, illustrazioni, elaborazioni grafiche, con panorami notturni e desolati, inediti scorci paesaggistici, interpretazioni neoromantiche o post-futuriste dei nostri tempi. Poi ci sono le antologie tematiche, presentate spesso e volentieri presso gli studi televisivi diemittenti locali. Si ricordano Noir No War (Valerio Evangelisti con “Rachid” fra gli autori), “Revenant” di Giovanni de Matteo (sei racconti sul futuro per riflettere meglio sul nostro presente), ma soprattutto l’antologia-manifesto Supernova Express, che mette insieme dodici autori, trai primi ad avere aderito al Manifesto del Connettivismo: Giovanni De Matteo, Sandro Battisti, Marco Milani, Roberto Furlani, Simone Conti, Francesco Cortonesi, Giuliano Pistolesi, Luca Bonatesta, Perla Pugi, Mario Campaner, Fernando Fazzari, Lukha Kremo Baroncinij. |
| I temi? Città alienanti in cui ogni cosa sembra provvista di vita e volontà proprie; impiegati che si rifugiano in garage polverosi per dare forma ai loro sogni e incubi; infiltrazioni dell’immaginario fantastico e religioso che s’insinuano nella trama della realtà; spettri di piloti che infrangono con i loro aerei la barriera del tempo. Ci sono, ancora, i cortometraggi come la La trentunesima ora, portati in anteprima alle convention di settore. Il cardine della trama (tanto per dare un’idea delle coordinate su cui si muovono gli autori) è la figura di un matematico, prossimo alla morte che si convince che dietro ogni numero primo si celi un messaggio, un criptico esistere delle dottrine occulte che hanno attraversato le ere degli uomini. |
| Il protagonista assiste a una serie di eventi irrazionali e bizzarriche s’intrecciano apparentemente con i suoi deliri. E mentre tutto l’universo sembra parlargli, si convince di aver trovato la soluzione agli interrogativi cosmici che assillano l’uomo fin dall’antichità. I connettivisti periodicamente danno vita a convegni, come la NextCon di Vimercate, in cui bazar del fantastico “tentano” con edizioni rare o ormai fuori circolazione i lettori convenuti all’evento,fra una presentazione, un “panel” d’autore, una tavola rotonda. |
| Colpiscono, infine, i “reading musicali” come“From a fuzzy point of view”, interpretato emanipolato per salutare il solstizio estivo e la nascita delle nuove ombre. I performer mischiano parole e musica, uno sfondo di immagini che evocano paesaggi, luoghi, pianeti lontani e nascosti. Le biblioteche di provincia si animano di passi tratti da La Matrice Spezzata di Bruce Sterling, che portano gli ascoltatori a viaggiare fra le stelle senza far ricorso a sostanze psichedeliche. Insomma, il movimento ha tutto per proporsi come avanguardia culturale, anche oltre i confini del settore letterario di riferimento. Forse gli manca solo un personaggio, un frontman da spendere nel teatro della cultura diffusa con gesti plateali e immaginifici. |
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