figli_hurin_pic.jpg Sono uscite tre pubblicazioni che ogni cultore dell’opera del Professor J.R.R. Tolkien dovrebbe inserire nella sua WishList letteraria (nella mia di sicuro):
l’altro ieri è uscito I figli di Hurin (Bompiani) un lungo racconto firmato da Tolkien, il racconto, che risale addirittura al 1917, è uno dei primi scritti di Tolkien (integrazione di quello presente nel Silmarillion), che l’ha lasciato però allo stato di bozza, è stato curato come le ultime opere pubblicate postume da Christopher Tolkien, il figlio prediletto.

Trama:
Hurin è un cavaliere, fraterno amico del suo re, sposato con Morwen e padre di Turin. Quando quest’ultimo è ancora un bambino, Hurin deve partire per combattere contro il perfido signore del male Morgoth, che
prima lo cattura e poi lo tortura, per farsi dire dove si sono rifugiate le truppe superstiti. Poiché Hurin resiste, il signore del male lo minaccia: se non confesserà, a pagare sarà la sua stessa famiglia. Nel frattempo Morwen decide di allontanare da casa Turin, e lo manda da un re amico, Thingol. Turin cresce ed all’età di diciassette anni si sente pronto per diventare cavaliere e andare così alla ricerca del padre.
Unendosi a una banda, Turin si metterà in viaggio e fra scorribande, assalti a tradimento ed avventure di ogni genere, riuscirà a sfuggire agli uomini di Morgoth… almeno fino allo scontro finale.
schegge-di-luce_1.jpg Ma ci sono altre due gustose novità, la casa editrice Marietti ha inaugurato una nuova collana, denominata Tolkien e dintorni con il saggio di Verlyn Flieger Schegge di Luce, logos e linguaggio nel mondo di Tolkien (se non erro del 1983) ed è proprio il linguaggio il filo conduttore del saggio. La sua origine e il suo rapporto con il mito, ma anche la sua capacità di sub-creare mondi immaginari tramite le parole.
drago.jpg E il Drago in bottiglia di Gianfranco de Turris, Ibiskos Editore.
Nella cui introduzione l’autorevole autore scrive: “… Il nostro è senza dubbio un tempo di transizione, un periodo intermedio, un’epoca sospesa in cui tutto è possibile, il bello come il brutto, l’orripilante come il fantastico, comunque sempre qualcosa fuori dal comune, basta sapersene accorgere, basta andarlo a scovare.
Non tanto come una Terra di Mezzo, quanto come un Medio Evo (…) Per questo ho riunito qui una serie di interventi pubblicati negli ultimi cinque anni, fra il 2001 e il 2006, il cui filo conduttore è costituito dal rapporto fra mito-simbolo, fantasia ed esoterismo: articoli e saggi che prendono lo spunto da anniversari, lettura di libri, visione di film, fatti e notizie di cronaca, avvenimenti culturali, polemiche, ma che vanno oltre l’occasionalità e che per questo motivo mi è sembrato dovessero essere salvati dall’effimera esistenza della pubblicazione quotidiana, settimanale o mensile.
Poiché questi temi sono quelli che, accanto alla politica culturale, hanno costituito il mio interesse di giornalista e scrittore ormai da quasi una vita, ogni tanto può essere utile mettere un punto fermo e raccogliere gli interventi più significativi, o almeno quelli che a me sembrano tali”.