Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Connettivismo’ Category

Riflessioni sul postumanesimo

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Veramente molto bello l’articolo, una riflessione ideologica e filosofica attinente il postumanesimo, pubblicato ieri sul suo blog da Giovanni De Matteo. Questo argomento mi sta particolarmente a cuore, la tecnologia sta già condizionando pesantemente la nostra vita e in un prossimo futuro lo farà ancora di più, e il futuro dovrebbe interessare tutti noi.

Estratto dall’articolo:
questa parola (postumanesimo), a ben guardare, concentra nella sua costruzione una molteplicità “singolare” di significati. Il prefisso non solo conserva l’affinità con il postcyberpunk, di cui la nuova corrente risulta diretta emanazione, ma dà anche il senso del superamento che essa dovrebbe incarnare: superamento del passo segnato dalla vecchia fantascienza, nonché scavalcamento – in pieno spirito postmoderno – delle barriere del genere e delle letterature nazionali. E la rievocazione dell’umanesimo, accezione vaga e sibillina adottata per indicare l’antitesi al cyberpunk (quello che nel nostro Paese, insomma, ha invece sempre rappresentato la componente dominante dell’espressione letteraria, fantascientifica e non), pone un termine di paragone preciso: la nuova fantascienza viene dopo il cyberpunk e dopo l’umanesimo e anzi li supera entrambi, lasciandoseli alle spalle.
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  • 31esimaora_1.jpg I numeri primi. Ancora loro. Sono la mia nemesi privata, la mia personale fonte di tormento. Perché mi ostino ad inseguire il loro enigma? Perché non posso fare come tutti gli altri? Tappare le mie orecchie alla loro musica. Semplicemente.
    Secondo la teoria di Pitagora i numeri hanno uno stretto legame con l’anima. Fornire una lettura matematica dell’ignoto… Possono i numeri primi spiegare l’innaturale?

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    Tra Lovecraft e il cyberpunk il clan d’avanguardia della science-fiction italiana
    un bell’articolo di Errico Passaro
    Vede la luce per Mondadori il romanzo vincitore del Premio Urania, Sezione π² di Giovanni De Matteo. L’uscita merita di essere segnalata per almeno due ordini di motivi. Innanzitutto, si tratta di un romanzo italiano di fantascienza, che a tutt’oggi è un’autentica rarità. Oltretutto, si tratta di un romanzo italiano ambientato in un contesto italiano, una Napoli di metà XXI secolo che assomiglia molto alla Los Angeles di Blade Runner, in cui un investigatore della Polizia Psicografica estorce ai morti le loro segrete verità. La sensazione suscitata dalla novità libraria è amplificata dalla concomitante apparizione nelle edicole di un altro romanzo italiano,
    I computer dell’Apocalisse
    di Gianluigi Zuddas.

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    Una nuova puntata (la numero 11) di Have you seen the stars tonite? di djUbik ha come protagonista Giovanni De Matteo (di cui avevamo già parlato qualche post addietro), argomenti trattati nell’intervista: il connettivismo, le avanguardie e il nuovo cyberpunk post-singolarità. Allego anche il link ad un interessante intervista di Roberto Furlani (della rivista telematica Continuum) ai tre fondatori del Connettivismo: Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Milani.
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  • urania_15281.jpg I giovani autori che si riuniscono sotto il manifesto del Connettivismo (un movimento letterario che unisce le istanze del cyberpunk alla sperimentazione del futurismo) sono un’importante realtà nel panorama della fantascienza Italiana a tal punto che Giovanni De Matteo (tra i piu attivi e conosciuto on line con il nickname di X e tra i curatori della fanzine NeXT) ha vinto la XVIII edizione del Premio Urania (2006) con il romanzo Post Mortem (pubblicato nel novembre 2007 con il titolo Sezione π²), nella puntata numero 6 del podcast di djUbik viene proposto un estratto dal libro. Io l’ho cercato inutilmente in edicola, vorrà dire che dovrò farmelo prestare da Faramir, intanto se avete tempo leggetevi questo suo intenso ed emozionante racconto, oppure ascoltate il podcast numero 14 di fantascienza.com che propone una sua intervista, argomento, il Cyberpunk.

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  • stross.jpg Sempre collegato ad Accelerendo il libro di Charles Stross (foto affianco) che sto leggendo adesso, un’interessante introduzione alla Singolarità ad opera del Singularity Institute.
    Introduzione alla Singolarità Tecnologica
    Il cervello umano esiste, nella sua forma presente, da 50-100.000 anni. Esso è l’”hardware” su cui si basa la nostra civilizzazione ed è così costante ed immutabile che non ci facciamo neanche caso. Se oggi il mondo cambia più velocemente che ai tempi dell’età del bronzo (o se all’età del bronzo cambiava più velocemente che ai tempi dei cacciatori-raccoglitori), tendiamo a spiegare tale fenomeno con le differenze che esistono fra esseri umani diversi e civilizzazioni diverse. Tali differenze sono relativamente piccole, ma hanno un impatto significativo sulla nostra vita quotidiana.

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  • stross.jpg Inserisco di seguito l’interessante saggio di (del 1993, per cui a dir poco profetico), ho infatti iniziato a leggere Accelerendo di Charles Stross (foto affianco), un libro incentrato sulla singolarità tecnologica.
    Singolarità Tecnologica di Vernor Vinge
    1 - Cos’è la singolarità
    L’accelerazione del progresso tecnologico ha rappresentato l’aspetto centrale di questo secolo. Ci troviamo di fronte alla possibilità di cambiamenti che sono paragonabili alla nascita della vita umana sulla terra. La causa precisa di questi cambiamenti è indicata nell’imminente creazione di entità tecnologiche con un’intelligenza più grande di quella umana. La scienza può arrivare a questo punto di rottura attraverso mezzi diversi (e questa è un’altra ragione per confidare nel fatto che la cosa potrebbe accadere):
    E’ possibile lo sviluppo di computer che siano svegli e intelligenti in modo super umano. (A tutt’oggi ci sono molte controversie sul fatto che si possa o meno creare l’equivalente umano nella macchina. Ma se la risposta è sì, allora ci sono pochi dubbi sul fatto che subito dopo si possano costruire esseri più intelligenti.)
    Grossi network di computer e gli utilizzatori a loro associati potrebbero risvegliarsi come entità intelligenti in modo super umano.
    Interfaccie Computer/Uomo potrebbero diventare così profonde da poter considerare ragionevolmente gli utilizzatori come intelligenti in modo super umano.
    La scienza biologica potrebbe fornire i mezzi per aumentare l’intelletto umano naturale.
    Le prime tre possibilità dipendono dai perfezionamenti dell’hardware dei computer. Il progresso dell’hardware ha seguito una curva sorprendentemente regolare negli ultimi decenni. Basandomi su questa tendenza, credo che la creazione di un’intelligenza più grande di quella umana potrebbe avvenire nell’arco dei prossimi trent’anni. (Charles Platt ha sottolineato come i sostenitori dell’IA stiano facendo questa dichiarazione da trent’anni. In tal caso, per non essere accusati di ambiguità temporale, vorrei essere più preciso: mi sorprenderebbe se questo evento accadrebbe prima del 2005 o dopo il 2030.)
    Quali sono le conseguenze di un evento di questo tipo? Allorché un’intelligenza più grande di quella umana guiderebbe il progresso, il progresso sarebbe molto più rapido. Di fatto, non sembrano esserci ragioni perché il progresso stesso non possa comportare la creazione di entità ancora più intelligenti… su una scala temporale più ravvicinata.

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