Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Film’ Category

The Muppet Man

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Leggevo la notizia che è in produzione un film biografico su Jim Henson, il creatore dei Muppets, The Muppet Man, e in qualche modo la mia mente ha cominciato ad elaborare mille connessioni.
Jim Henson fu uno dei personaggi che la Apple adoperò negli anni 90 per la famosa pubblicità che mostrava il ritratto di un “geniale mito moderno” con un piccolo logo della Apple e le parole “Think Different” in un angolo, senza riferimenti ai prodotti dell’azienda.
Nel 1957, Jim Henson incontra Disney e insieme cominciarono a creare i primi personaggi dei Muppets con molte somiglianze con Topolino, soprattutto Kermit la Rana. Dal 2004 la stessa Disney detiene i diritti dei Muppets.
Steve Jobs creatore di Apple è dal 2006 il più grande, singolo azionista della Disney (con il 7,46% delle azioni). Merito della vendita a Disney di Pixar, la società che ha prodotto una dozzina di blockbuster del cinema, come Toy Story primo lungometraggio realizzato completamente con la computer grafica, Alla ricerca di Nemo e Wall-E, UP! e tanti altri. La Pixar, nata nel 1986 da John Lasseter e Ed Catmull come costola della Lucasfilm Ltd. la sezione sviluppo immagini di sintesi (del mitico George Lucas - Guerre Stellari che all’epoca era a corto di soldi in seguito ad un divorzio), fu acquistata da Steve Jobs nello stesso anno per dieci milioni di euro.
La casa creatrice di Biancaneve e i sette nani e Cenerentola è proprietaria del canale ABC, Network che produce tra gli altri Lost, Desperate Housewives, Grey’s Anatomy, Ugly Betty e tanti altri (e dal 1979 anche di ESPN (Entertainment and Sports Programming Network), che è la più vecchia emittente televisiva statunitense che trasmette via cavo unicamente programmi dedicati allo sport 24 ore su 24 e tutta la NBA)
Nel 2009 Disney incorpora ai suoi Topolino, Paperino, Zio Paperone e Winnie the Pooh, (con una transazione azionaria e pecuniaria) la Marvel Entertainment per 4 miliardi di dollari. La Disney acquisice i diritti di distribuzione per più di 5.000 personaggi Marvel, tra i quali Spiderman, X-Men, Hulk, Fantastici Quattro, Iron Man.
Nel 2003, La maledizione della prima luna (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl) è il primo film con etichetta Disney che richiede la presenza dei genitori per bambini sotto i 13 anni, ed è prodotto esattamente da Touchstone Pictures storico marchio che in passato ha prodotto centinaia di film tra cui Chi ha incastrato Roger Rabbit, L’attimo fuggente, Il mondo dei replicanti e The Village.
Oltre naturalmente al rivoluzionario Alice in Wonderland di Tim Burton.
Ma la Disney ha prodotto anche Tron, film di fantascienza diretto da Steven Lisberger e interpretato da Jeff Bridges, considerato il primo film del genere a focalizzarsi sulla realtà virtuale e di cui nel 2011 uscirà il seguito Tron Legacy. Tron è il primo film dove compare un Computer della Apple, Apple III per la precisione.
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Fine delle connessioni, per adesso.
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  • Invictus

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    Ieri sera ho visto Invictus, lo consiglio a tutti perchè sinceramente è raro trovare un film emozionante come questo.

    Nelson Mandela è il presidente eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri. Ma Madiba, come lo chiamano rispettosamente i suoi più stretti collaboratori, non intende demordere. C’è uno sport molto diffuso nel Paese: il rugby e c’è una squadra, gli Springboks, che catalizza l’attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino. Perché gli Springboks, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell’apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che si stanno per giocare in Sudafrica nel 1995. Il suo punto di riferimento per riuscire nell’operazione di riunire la Nazione intorno alla squadra è il suo capitano François Pienaar.

    In Invictus, Eastwood, trova in Mandela (e in un totalmente mimetico Morgan Freeman) una sorta di supporto storico alla sua ricerca. Ciò che racconta non è frutto della fantasia di uno sceneggiatore ma trae origine dai fatti narrati nel libro di John Carlin “Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game That Made a Nation”. Eastwood ne trae un film assolutamente classico sia per quanto riguarda lo stile visivo sia per quanto attiene ai due generi consolidati (biografia e cinema e sport) a cui fa riferimento. Si sente in lui e in Freeman la profonda ammirazione per Mandela con la consapevolezza (lo si dice anche a un certo punto facendo riferimento a una gaffe di una sua guardia del corpo a proposito della famiglia) del rischio dell’agiografia. Che viene sfiorato ma poi in definitiva evitato nel momento in cui si mostra come il desiderio di superare il devastante clima dell’apartheid parta dal cuore ma sia filtrato da uno sguardo razionalmente strategico. Mandela non è spinto dal sentimentalismo
    I versi di “Invictus” imparati in prigione hanno rafforzato la tempra di un uomo che sa come raggiungere l’obiettivo rischiando in proprio ma sostenendo il rischio con una strategia ben definita. Lui che non sa granché di rugby non solo si tiene a fianco una sorta di trainer ma impara a memoria volti e nomi dei giocatori. Ha la fortuna di trovare in Pienaar un uomo che non dimentica di essere diventato un segno di divisione ma che non teme di mutare atteggiamento. La rudezza sul campo non è disgiunta dall’intuito e il modo in cui Eastwood ci mostra una partita di cui gli annali hanno già fissato l’esito sottolinea questa empatia. Due uomini, due squadre (gli Springboks e il ristretto staff presidenziale) e due ‘popoli’ che compiono un primo, importante passo per iniziare a divenire una Nazione nel pieno e moderno senso del termine

    Chi ha la parola ‘buonismo’ sempre a portata di tastiera la sprecherà anche questa volta ricordando magari come in Sudafrica i problemi non siano tuttora completamente risolti. Dimenticando, al contempo, che ci sono film buonisti e buoni film. Invictus appartiene ai secondi.

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  • il_cattivo_tenente_ultima_chiamata_new_orleans-03.jpg

    Mea culpa perché non ho segnalato prima questi utili consigli da parte di Giovanni De Matteo che è stato veramente molto bravo a raccogliere in tre interessanti post una shortlist dei migliori libri, film e fumetti letti e visti nel 2009. Da questa lista ho già attinto con Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans interpretato da un Nicolas Cage mai così convincente, e se lo dico anche io che non l’ho mai apprezzato più di tanto…

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  • The Twilight Samurai

    the-twilight-samurai.jpg good.gif The Twilight Samurai. Hiroyuki Sanada è un volto noto ai fan di Lost in quanto è il samurai custode del tempio degli Altri nella sesta stagione, ma è anche un pregevole interprete di grande cinema, come nell’Ultimo Samurai con Tom Cruise oppure coraggioso comandante dell’astronave di Sunshine. Ma nel 2002 è stato protagonista di The twilight Samurai Oscar come miglior film straniero.
    Per assaporare meglio questa esperienza ho visto il film in lingua originale con i sottotitoli.

    Seibei Ihuchi, dopo la morte della moglie per tubercolosi, è diviso tra i suoi doveri di samurai e gli obblighi nei confronti delle figlie e della madre anziana. L’uomo, dopo anni, incontra l’amica di gioventú Tomoe, tornata al paese dopo il divorzio da un prepotente spadaccino piú anziano di lei. Tra i due c’è una reciproca attrazione ma Saibei è riluttante a dichiararsi vista la sua disastrosa condizione economica e la sua dissestata vita famigliare. Ma durante un duello, armato di un solo bastone sconfigge Toyotaro, l’ex marito di Tomoe, e le sue doti di samurai sono rivelate. La voce si sparge e Seibei è costretto dai propri doveri feudali ad impugnare la spada per uccidere Yogo, grande guerriero e disilluso oppositore del nuovo capo clan, in uno scontro che potrebbe portarlo alla morte.
    Dimenticate quelle porcherie alla Bruce Lee, qui abbiamo un film realista come pochi sulla vita dei samurai, un autentico capolavoro, Hiroyuki Sanada è un meraviglioso interprete, veramente molto versatile, un tripudio di professionalità e capacità di fronte alla cinepresa.
    vedere anche: Amakusa Shiro - l’inviato dal cielo
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  • Il figlio più piccolo

    il-figlio-piu-piccolo.jpg good.gif Il figlio più piccolo. Come amo i film di Avati, sempre di più. Lo chiamano il Woody Allen italiano ma io penso che Woody Allen sia il Pupi Avati Americano. Come Allen ama il Jazz e le atmosfere corali, dagli storici Una gita scolastica, Festa di laurea, Regalo di natale, I cavalieri che fecero l’impresa, L’arcano incantatore e tanti altri (come l’indimenticabile Voci Notturne).
    Negli ultimi anni questo artigiano del cinema ha prodotto un gioiello anno dopo anno.
    Io lo segue assiduamente dagli anni duemila e ogni sua uscita è una vera festa:
    • I cavalieri che fecero l’impresa (2001)
    • Il cuore altrove (2003)
    • La rivincita di Natale (2004)
    • Ma quando arrivano le ragazze? (2005)
    • La seconda notte di nozze (2006)
    • La cena per farli conoscere (2007)
    • Il nascondiglio (2007)
    • Il papà di Giovanna (2008)
    • Gli amici del bar Margherita (2009)
    • Il figlio più piccolo (2010)
    Decine gli attori che Pupi Avati ha rivoluzionato mostrandone un lato inedito, da Diego Abatantuono a Katia Ricciarelli, Antonio Albanese, Vanessa Encontrada, Ezio Greggio, Luigi Lo Cascio, stavolta si affida a Christian De Sica in un inedito ruolo drammatico a Luca Zingaretti, Laura Morante e l’esordiente Nicola Nocella.
    Christian De Sica nel film è lo spietatissimo e cinico uomo d’affari che con il suo fedele “Zingaretti” riesce a scalare l’impero economico, ma appena arrivano le prime difficoltà gli viene proposta una via di uscita: intestare tutto ad uno dei figli che ha “abbandonato” insieme alla ex moglie (Laura Morante) che ancora lo ama, nonostante il suo menefreghismo. Il film sale di ritmo e d’interesse scena dopo scena, all’inizio Avati ci fa conoscere “il gatto e la volpe”: De Sica e Zingaretti per poi allargare il campo sul loro gruppo di alleati alla scalata economica che sono gli stessi che cercheranno di tamponare la loro discesa ma che lui stesso (De Sica) tratta male …. Ma quando tutto sembra andare male si riscoprono valori ormai persi, come nella società che ci circonda dove si è perso ormai il senso di famiglia, la stessa famiglia che è l’unica ad accoglierti e a perdonarti quando sbagli.
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    Nonostante l’età, Pupi Avati resta sempre il più fanciullesco, “il figlio più piccolo” nella famiglia degli autori italiani: il più eclettico, il più prolifico, il più sognatore, quello che pare procedere con passo incerto ma spedito, con l’atteggiamento più introverso e col carattere più pacifico. Partito con horror e commedie grottesche, col tempo il suo sguardo si è rivolto sempre più spesso alla storia e al reale, ma sempre mantenendo un filtro che ne facesse percepire una distanza, di volta in volta nostalgica, onirica, sommessa, inibita.
    Il mistero sulla sua agilità giovanile si mantiene anche al suo quarantesimo film.
    L’infaticabile Pupi girerà da metà febbraio a metà marzo sull’Appennino emiliano, in particolare a Porretta Terme e dintorni, il film della prossima stagione dal titolo di Una giovinezza sconfinata. La nuova pellicola sarà ambientata negli anni ‘50 e ‘60, e avrà come protagonista Fabrizio Bentivoglio che interpreta un giornalista sportivo del Resto del Carlino che, dopo il trasferimento a Roma, viene colpito dal morbo di Alzheimer. Francesca Neri sarà la donna da lui amata, mentre Serena Grandi sarà la zia contadina.
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  • Basta che funzioni

    basta-che-funzioni1.jpg Basta che funzioni. L’ultimo film di Woody Allen, regista che imparato ad apprezzare come mai negli ultimi anni per la sua visione disincantata del mondo, è finalmente una commedia ricca di battute che si susseguono incalzanti per voce del protagonista.
    Due sono gli aspetti positivi il ritorno a New York, ma senza far rimpiangere quelle pellicole girate in questa città e che l’hanno reso celebre negli anni e la

    presenza di Evan Rachel Wood la coprotagonista deliziosa ragazza che a tratti ricorda la prima Meg Ryan e che nella vita reale è insieme a Marilyn Manson poverina.
    Finalmente Allen torna ad una commedia piacevole dopo la tremenda esperienza di Vicky Cristina Barcelona del 2008 insulso film che sembra partorito dalla mente di un maniaco sessuale; in effetti anche questa opera è permeata di una certa propensione ai ménage à trois che sembrano ossessionare il regista.
    Per il resto la solita feroce critica alla società Americana che ormai è arrivata in alcune sue parti più intellettuali e radical chic alla completa dissolutezza morale.
    Il protagonista è un attore poco noto alle nostre latitudini, Ed Begley jr, comico che è semplicemente l’Avatar (il clone) di Allen sia nel modo di parlare che negli atteggiamenti decisamente sopra le righe.

    Trama:
    Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano che ha già fallito un tentato suicidio (in seguito al quale la moglie lo ha lasciato), è in lotta con il mondo. Non c’è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce a giovani allievi divengono un’occasione di scontro. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per una notte che si trasformerà in mesi sino a divenire un matrimonio. Ma non tutto potrà proseguire pacificamente perché Marietta, la frustrata madre di Melody, riesce a rintracciare la figlia. E non è per nulla contenta di quelle nozze.

    Per il suo prossimo film Allen torna in clima europeo girando a Londra You Will Meet a Tall Dark Stranger storia di una famiglia con protagonisti Josh Brolin, Anthony Hopkins, Freida Pinto, Naomi Watts e Antonio Banderas.

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  • Nosferatu il vampiro

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    Ho visto finalmente Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) terrificante film diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta nel 1922 e considerato il capolavoro del regista tedesco uno dei capisaldi del cinema espressionista, Nosferatu il vampiro è ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker. Murnau dovette modificare il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventa il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) ed i luoghi (dalla Transilvania ai Carpazi) per problemi legati ai diritti legali dell’opera, infatti Nosferatu in romeno significa “non spirato”. Il regista fu comunque denunciato dagli eredi di Stoker; perse la causa per violazione del diritto d’autore e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola, tuttavia una copia “clandestina” fu salvata dallo stesso Murnau, ed il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. La psicoanalisi si è impadronita dell’opera per una lunga serie di elucubrazioni.
    Alla storia della lavorazione del film è dedicata una pellicola del 2000 del regista E. Elias Mehrige, dal titolo L’ombra del vampiro, nella quale Murnau è interpretato da John Malkovich e Schreck da Willem Dafoe. Nella visione fornita dal film, si cavalca l’ipotesi (decisamente improbabile ma affascinante) che Max Schreck fosse un vero e proprio vampiro e non un attore teatrale.

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  • Cachè - Niente da nascondere

    img_220521_lrg.jpg Cachè - Niente da nascondere. Ho visto in questi giorni Niente da nascondere di Haneke.
    Che dire, si tratta di un opera molto affascinante e strana,  un occhio spietato sulla borghesia intellettualoide (con personaggi che sembrano usciti da un film di Woody Allen) mostrando i guasti du una culla di cultura ed erudizione (pareti di libri e videocassette come barricate contro le invasioni barbariche), ma che di fronte al pericolo ignoto entra in crisi.

    Il figlio completamente alieno alla famiglia e rapporti di coppia che entrano in crisi in un batter d’occhio si mischiano a trovate eccezionali osservate con lo sguardo asettico della telecamera fissa.
    C’è chi vi ha inoltre letto una critica all’intera civiltà occidentale minacciata dal fanatismo islamico, e può anche essere così, il film sottintende qualcosa di molto più profondo e doloroso ma una pecca resta per il sottoscritto, il fatto ad esempio che nel finale si aspetti un colpo di scena che non arriva mentre laconicamente la solita impietosa telecamera fissa registra le due facce della medaglia che si possono riassumere nelle parole del figlio di Majid “Volevo vedere la faccia di chi ha rovinato mio padre per tutta la vita” colui che gli ha negato un’istruzione superiore. Aspetto di vedere altri film di questo regista che sinceramente non conoscevo.

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  • I pirati di Silicon Valley

    post616_piratessilicon.jpg good.gif Pirati di Silicon Valley, imprescindibile geek film del 1999 di Martyn Burke (produttore e sceneggiatore, anche di La seconda guerra civile americana e Joe Dante) con Anthony Michael Hall (Bill Gates), Noah Wyle (Steve Jobs).
    Racconta, in forma di cronaca romanzata, di come i giovanissimi Jobs e Gates, nella metà degli anni settanta, arriveranno a realizzare il sogno del pc con la nascita di Apple e Microsoft.
    L’inizio del film si apre sul set cinematografico dello spot televisivo della Apple, la cui regia fu affidata nientemeno che a Ridley Scott, ed è una sorta di ribellione contro il “Grande Fratello” (che sarebbe stata IBM).
    Vi consiglio tre libri, tre biografie non autorizzate molto belle, dedicate ai due:
    bill-gates-una-bibliografia-non-autorizzata.jpg Bill Gates. Una biografia non autorizzata di Staglianò Riccardo. Il ritratto spietato di una delle più grandi e controverse personalità dei nostri tempi. Ricchissimo e detestato, Bill Gates sta diventando il padrone della comunicazione mondiale. Circa il 90% dei computer del pianeta funziona grazie ai suoi software; i suoi interessi economici si espandono ovunque: servizi bancari, tv, comunicazioni satellitari, agenzie di viaggio e molto altro ancora. E’ il genio che ha inventato i programmi universali Dos e Windows o lo scaltro commerciante che ha soltanto saputo venderli? E la sua corsa al controllo totale è davvero inarrestabile? E se così fosse, non è il caso di avere paura di lui?
    applixar2.jpg Apple Pixar mania. Il libro, edito per l’Italia da Mondadori Informatica, in parte ricalca “I sù e giù di Steve Jobs“, biografia non autorizzata del CEO di Apple, scritta da Alan Deutschmann. Ma se la biografia del giornalista di Vanity Fair, per ovvi motivi cronologici, arriva a coprire fino al 1999/2000, “Apple-Pixar Mania”, essendo stato scritto nel 2004, narra anche il quinquennio successivo di Apple, giungendo alla narrazione degli avvenimenti più vicini ai giorni nostri. Nella copertina, infatti, un soddisfattissimo Jobs sfoggia l’iPod shuffle: si tratta di un momento clou tratto dal MacWorld di gennaio 2005.
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