Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Libri’ Category

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Sacra di San Michele - Cartello - Val d’Orcia - San Gimignano
Tenendo fede alla segnalazione, in questo periodo di vacanze, di letteratura di viaggio, oggi sono protagonisti due libri molto interessanti e pieni zeppi di curiosità. Inoltre sono in un certo qual modo collegati tra loro, questi due volumetti.
Il sommo poeta Dante Alighieri infatti intorno al 1310 si recò in terra di Francia, a Parigi, per studio e anche lui percorse questa famosa strada di comunicazione che partendo da Canterbury conduceva fino a Roma e viceversa.
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717leggendefrancigena.JPG Storie, misteri e leggende lungo la via Francigena, di Francesca Allegri, Editrice le Lettere.
Una originale guida alla via Francigena scritta da Francesca Allegri, illustrata dagli acquarelli di Massimo Tosi. Streghe, demoni, santi, poveri pastorelli e pellegrini: ecco i protagonisti di queste 171 leggende, che hanno per sfondo le più belle e conosciute località che si affacciano sulla via Francigena, una strada che ha costituito fin dai secoli più lontani dell’Alto Medioevo la via di comunicazione più importante per i pellegrini che dai paesi transalpini giungevano in Italia a visitare i luoghi santi e si dirigevano soprattutto a Roma, centro della cristianità.
copj13asp.jpg Il viaggio dantesco. Viaggiatori dell’Ottocento sulle orme di Dante, di Raffaella Cavalieri, Robin Edizioni.
Raffaella Cavalieri analizza l’esperienza di viaggio di alcuni scrittori europei che, tra la prima metà dell’800 e i primi anni del ’900, utilizzarono la Divina Commedia e la vita errante di Dante come punto di partenza per creare itinerari alternativi alla classiche rotte del Grand Tour italiano. Il testo offre un approccio inedito alle dinamiche e alle motivazioni del viaggio letterario in Italia di quegli anni e si va a collocare in un settore dell’odeporica ancora oggi poco conosciuto e studiato: quello del viaggio in Italia sulle orme di Dante.
 
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    Les carnets di Delacroix
    Il mio Moleskine, niente di più semplice: fogli di carta color avorio, un segnalibro di stoffa, una copertina cartonata nera e un elastico a racchiudere il tutto.
    Niente di più leggendario: il Moleskine (dal nome della tela cerata che lo rilega), il celebre taccuino che è passato per le mani di tanti artisti e scrittori, da Chatwin, Luis Sepúlveda, Pablo Picasso, Delacroix a Oscar Wilde e Ernest Hemingway. Lo scrittore americano diceva: “Alla Closerie des Lilas mi sedevo a un tavolino d’angolo, ordinavo un café crème e passavo lunghi pomeriggi a scrivere sul mio taccuino”.
    Duex jours a paris di Simonetta Capecchi

    Nato in piccole manifatture francesi (nel 1986 è scomparso l’ultimo produttore, un’azienda familiare di Tours) il Moleskine è risorto dal 1998 grazie a un editore milanese. Contenitore di schizzi famosi, di appunti ed emozioni che sarebbero diventati romanzi. Come i tre che vi segnalo di seguito:

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    Chatwin diceva: “La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da compiere a piedi”.
    E allora durante le vacanze (per me ancora lontane) è bello leggere letteratura di viaggio, il viaggio come metafora della vita e ricerca.
    Il primo a raccontare minuziosamente un viaggio fu Marco Polo, ma in seguito famosi furono “Viaggio in Italia” di Goethe oppure Verne in “Viaggio a ritroso in Inghilterra e Scozia“, il già citato Bruce Chatwin con “In Patagonia“, Jack Kerouac con “Sulla strada“, Piovene con “Viaggio in Italia“.
    Io ve ne segnalo tre, contemporanei, intensi, poetici, spirituali, uno più bello dell’altro.
    copj132.jpg I diari di Rubha Hunish di Davide sapienza, Baldini Castoldi Delai.
    È un libro di viaggio sui generis, a metà strada tra la riflessione intima e la vocazione poetica. Sapienza vede l’essenziale dei luoghi che visita, dall’Islanda alla Cordillera Blanca, dalle isole Ebridi ai fiordi della Norvegia. Da ogni luogo ricava l’emozioni che solo la natura gli sa dare pienamente, in linea con i suoi grandi maestri - da Melville a London, a Thoreau - e cioè quelle di un rapporto ancora intatto tra immaginazione e territorio o, in altre parole, tra il paesaggio e il modo di recepirlo. Questo libro è frutto di anni di viaggi, esplorazioni e avventure.
    88-07-81604-0.jpg Il grande Boh! di Lorenzo Cherubini, Feltrinelli
    Un Jovanotti che non ti aspetti, profondo e spirituale: “La mia è sempre più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere, e che non conosco a fondo la lingua del posto, la lingua degli stanziali, strimpello strumenti e parlo male diverse lingue e di volta in volta ho bisogno di musicisti e di interpreti per metter su le tende nel luogo e restare finché non mi riprende il senso di irrequietezza che mi porta a fare di nuovo i bagagli e partire.” Indimenticabile la traversata della Patagonia in bicicletta, esperienza unica che affianca desolazione e mistero, sgomento e bellezza.
    copj13.jpg La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz, Feltrinelli
    Rumiz viaggia in bicicletta, o a bordo della mitica Fiat Topolino 500, quella della canzone di Paolo Conte, incontra storie, personaggi e identità sperdute tra le pieghe dello Stivale, si sofferma su aspetti nascosti che sfuggono agli occhi del turismo di massa, ma anche di quello più elitario. Eremi, santuari, fonti, boschi millenari: un viaggio antropologico variegato che attraversa le vallate subalpine, i passi appenninici, coglie la bellezza dei laghi lombardi e dei colli toscani, si trattiene all’interno di necropoli antiche e si scioglie al sole accecante delle spiagge levantine.
    La narrazione è intrisa di considerazioni su usi e costumi dell’italica gens, è ricca di incontri umani toccanti, con figure affascinanti di pastori e viandanti, con guide alpine e montanari saggi e isolati, con scrittori come Mario Rigoni Stern, con l’alpinista Walter Bonatti, anche con i cantautori “in cerca di radici” Francesco Guccini e Vinicio Capossela.
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    E’ già da qualche giorno che vorrei spendere due parole per commentare il no delle verde Irlanda (e non è un caso tutto ciò) al Trattato di Lisbona. E per farlo vorrei usare le parole scritte da Hilaire Belloc, giornalista, saggista, storico, apologeta cristiano ma anche politico:

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    “Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore. In questi racconti scrivo di luoghi paesani, di ambienti naturali ancora vivibili, di quei meravigliosi insetti sociali che sono le api, ma anche di lavori antichi che lentamente ed inesorabilmente stanno scomparendo”.
    da Uomini, boschi e api, Einaudi
    Ieri sera ad Asiago si è spento Mario Rigoni Stern, il funerale è stato celebrato nella chiesetta del cimitero di Asiago, indimenticabili le sue opere sulla seconda guerra mondiale che lo hanno reso uno dei pionieri del “neorealismo” del dopoguerra. La sua opera più famosa è certamente “Il sergente nella neve” (1953) sulla ritirata di Russia dell’Armir, ma sono da ricordare anche “Il bosco degli Urogalli” e “Sentieri sotto la neve”.
    Rappresentava quei valori della montagna che purtroppo noi gente di città non possiamo più trovare o ricordare, la solitaria vita di altura e la fatica di sopravvivere, quei valori che ho imparato ad apprezzare e conoscere leggendo i libri di Rigoni Stern e di Mauro Corona (Mauro Corona lo scrittore, l’alpinista, lo scultore… il poeta di cui consiglio per iniziare Le voci del bosco, Edizioni Biblioteca dell’Immagine).
    “La natura pareva ferma ma, prestando attenzione, tutto si muoveva, si faceva notare, brulicava, occhieggiava, sussurrava. Non si è mai soli di notte sulla montagna. Soprattutto d’estate. Centinaia di occhi spiano, voci chiamano, personaggi misteriosi si fanno vicini. Sono amici invisibili ma fedeli e presenti. Nella stagione fredda, quando la neve copre i boschi, le montagne dormono e il silenzio dell’inverno regna pacifico, tutto questo viene meno, ma altre voci segrete e magiche sostituiscono quelle dell’estate”. Cani, camosci, cuculi (e un corvo) di Mauro Corona, Mondandori.
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    Padre Jan Boyd e il Direttore di Fede e Cultura, Prof. Giovanni Zenone.
    Domenica sera presso l’auditorium della chiesa dei SS. Apostoli, a Verona, si è svolta un’ indimenticabile conferenza dal titolo “Chesterton, l’ortodossia del buonumore“, organizzata dall’editrice Fede e Cultura con i Gruppi Chestertoniani Veronesi in collaborazione con il Chesterton Insitute e la Società Chestertoniana Italiana.
    Un occasione culturale unica per Verona, parte di un più ampio progetto di conferenze tenute da Padre Jan Boyd (a Roma, il 14 e a Milano questa sera, essendo lui tra i più grandi esperti dell’opera di Chesterton, Presidente del G.K. Chesterton Institute for Faith & Culture e Direttore di The Chesterton Review, Seton Hall University, South Orange, New Jersey (USA).
    I motivi di interesse sono stati molteplici, primo fra tutti l’affluenza veramente numerosa, che ha permesso ad un vasto pubblico di poter godere di un omaggio librario da parte della casa editrice Fede e Cultura e di poter assistere a tre conferenze veramente molto brillanti.
    Moderati da Fabio Trevisan sono stati prima introdotti Marco Sermarini, presidente della società Chestertoniana Italiana e Roberto Prisco (Gruppi Chestertoniani Veronesi) che ha pennellato molto simpaticamente l’enorme figura (anche fisica) di Chesterton.
    Padre Jan Boyd ha esposto con passione la sua relazione, discernendo tra leggenda e verità nella vita di Chesterton, raccontando emozionanti aneddoti e concludendo con le parole di gioia e di trionfo pronunciate da GKC in occasione della sua conversione al Cattolicesimo:
    “I saggi hanno cento mappe che disegnano universi fitti come alberi, scuotono la ragione con mille setacci che accantonano la sabbia e lasciano filtrare l’oro: per me tutto ciò vale meno della polvere poiché il mio nome è Lazzaro e sono vivo”.
    (potete leggere una sua intervista a Paolo Pegoraro
    di Bombacarta.com, a cui collabora anche Andrea Monda grande conoscitore di Tolkien, Lewis e Chesterton)
    E’ stata in seguito la volta di Paolo Gulisano, autore di Chesterton e Belloc. Apologia e profezia, Ancora edizioni, tracciare un ricordo del forte valore dell’amicizia che legò uomini come Chesterton e Belloc e in seguito Tolkien e Lewis (e tutti gli Inklings, Inklings, Jaca Book) che in un certo senso ne furono gli ideali prosecutori, fino a ricordare che anche San Giovanni Calabria fu legato da forte amicizia epistolare con C.S. Lewis (Una gioia insolita, Jaca Book). In particolare Gulisano ha messo in luce il forte apporto che Belloc (autore tra l’altro del fondamentale e attuale L’Europa e la Fede, Il Cerchio, a cui dedicherò più spazio in futuro) diede alla conversione di Chesterton, nonchè il fatto che Hilaire Belloc fu definito “la mente più versatile e brillante del cattolicesimo inglese”, fu discepolo del Cardinale Newman, di cui ereditò la trasparenza dello spirito e la chiarezza della prosa.
    Ha concluso la serata Alessandro Gnocchi (Giovannino Guareschi. C’era una volta il padre di don Camillo e Peppone, ed Piemme e L’ave maria di Don Camillo, Fede e Cultura) con un confronto tra Chesterton e Guareschi (Guareschi era un lettore di Chesterton, nella sua libreria di casa, Gnocchi vi ha rinvenuto una copia de Ortodossia, edizioni Morcelliana). Inoltre Gnocchi ha sottolineato le affinità di questi due grandi scrittori, che fecero un sapiente uso dell’ironia, lontani da ogni sorta di sterile intellettualismo (per Chesterton gli intellettuali erano un club di sciocchi, mentre Guareschi scriveva: “Io non racconto mai cose originali: io sono il modesto e pignolissimo cronista della vita piccola del Mondo piccolo e prendo nota di tutte le minutaglie più banali che succedono in famiglia“), attaccati con solide radici alla propria storia e al proprio passato, sottolineando che entrambi hanno raccontato un mondo talmente affascinante che ci verrebbe da dire “che bello se fosse veramente così, un mondo dove la Grazia agisce”. Mi è piaciuta molto l’espressione con cui ha concluso:”Uso Chesterton per spiegare come pensa un cattolico e Guareschi per spiegare cosa fa un cattolico
    Io concludo con queste parole pronunciate naturalmente da Chesterton: Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perchè comincia a credere a tutto“. Insuperabile.
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  • Agli appassionati di strategia militare, come il sottoscritto, consiglio un testo appena uscito, Armamento e organizzazione. Vol. I: dalle origini alla fine della Repubblica, che per avere una visione più completa della storia strategica di Roma può essere coadiuvato da altri tre testi.
    esercito_romano2.gif Armamento e organizzazione. Vol. I: dalle origini alla fine della Repubblica di Giuseppe Cascarino, Il Cerchio Ed.
    In questo illustratissimo libro - il primo di tre volumi - vengono minuziosamente descritti e analizzati l’armamento, l’equipaggiamento, l’addestramento e le tecniche di battaglia dell’esercito romano, nel periodo che va dalla fondazione della Città Eterna alle imprese di Giulio Cesare.
    strategikon2.jpg Strategikom di Maurizio, Imperatore Bizantino, Il Cerchio Ed.
    Tradotto per la prima volta dal greco in italiano, lo Strategikon è un documento prezioso anche per la comprensione degli usi e della mentalità del mondo romano più antico, di cui l’esercito dell’Impero d’Oriente si considerava legittimo e orgoglioso erede.
    battaglie.jpg Le grandi battaglie di Roma antica di Andrea Frediani, Newton Compton.
    Dalle guerre sannitiche alle invasioni barbariche l’antica Roma fu protagonista di molte battaglie decisive per la storia dell’umanità. In questo volume, trionfali vittorie si alternano a drammatiche disfatte, in una avvincente successione di brillanti condottieri e improvvisati strateghi.
    storia.jpg La grande storia di Roma di Antonio Spinosa, Mondadori.
    Con questa storia di Roma, Antonio Spinosa, autore di numerose biografie di successo, ricostruisce in un appassionato racconto sia le vicende capitali sia gli episodi misconosciuti che hanno segnato la nascita, l’ascesa e il declino della città: dalla diabolica scaltrezza di Tranquilla, capace di governare Roma attraverso un re morto, al drammatico suicidio di Lavinia, travolta dall’onta dello stupro.
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    Casualità vuole che uno spunto di cronaca mi dia la possibilità di parlare di due intressanti libri di argomento storico scritti con vera passione e dall’indubbio interesse.
    Lo spunto di cronaca è questo:
    26 marzo 2007 l’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti rimuove dalla Sala del Cavaliere a Montecitorio il dipinto che raffigura la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) del Veronese. Al suo posto il quadro di un capriolo. Lo staff di Bertinotti parla di «scelta per mandare segnali di pace e dialogo».
    Forse, un quadro che raffigura la vittoria della Lega Santa sulla flotta dell’Impero Ottomano può minare la pace mondiale?
    22 maggio 2008, cambio della guardia, La battaglia di Lepanto ‘trasloca’. Il quadro di scuola napoletana sarà esposto nella sala riunioni della Lega nord della Camera dei deputati.
    Un quadro che raffigura una battaglia combattuta 437 anni fa scatena ai giorni nostri dispetti e ripicche.
    Se volete saperne di più, ad esempio indagare l’origine degli avvenimenti che ebbero il loro culmine nella Battaglia di Lepanto e nell’assedio di Vienna, vi consiglio i seguenti testi entrambi di Arrigo petacco editi da Mondadori.
    Si tratta di due libri che ho letteralmente divorato:
    petacco2.jpg La croce e la mezzaluna
    Intorno alla metà del sedicesimo secolo l’Europa, dilaniata al suo interno da guerre politiche e religiose, pareva ormai destinata a soccombere alla crescente egemonia dell’impero ottomano. Ma nel 1566 Antonio Michele Ghislieri, un semplice monaco domenicano, fu elevato al soglio pontificio con il nome di Pio V. Il nuovo papa fu artefice di un vero capolavoro: la Lega santa, una sorta di “patto mediterraneo” che riunì sotto il segno della Croce tutte le potenze cristiane. Dimentiche per la prima e unica volta dei rispettivi egoismi, esse costituirono una grande flotta multinazionale che il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto ebbe la meglio sulle forze navali turche.
    petacco.jpg L’ultima crociata: quando gli ottomani arrivarono alle porte dell’Europa
    1522, i turchi giunsero con la loro cavalleria fino a Ratisbona in Germania, mentre il grosso dell’esercito, guidato da Solimano il Magnifico, assediava Vienna. L’arrivo dell’inverno concluse la campagna militare ottomana, ma la capitale degli Asburgo rimarrà costantemente in pericolo per quasi due secoli. Nel 1683, infatti, i giannizzeri sono di nuovo sotto le mura viennesi, e proprio da Ratisbona la Dieta imperiale proclama l’ultima crociata che, dopo la vittoria di Eugenio di Savoia, generale al servizio degli Asburgo, sull’esercito della Sublime Porta a Zenda nei Balcani, porrà definitivamente fine alla minaccia islamica.

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  • ilcodicegioconda300.jpg Ieri sera ho acquistato (e già letto) il nuovo libro scritto da Paolo Gulisano (già autore di Chesterton e Belloc, Re Artù, L’isola del destino, Tolkien il mito e la grazia, Il cardo e la croce) ed Erminio Bonanomi, Il codice Gioconda, ed. Fede e Cultura, una casa editrice Veronese molto attiva e vivace diretta dal filosofo prof. Giovanni Zenone) che annovara autori come il già citato Paolo Gulisano, Alessandro Gnocchi (massimo esperto dell’opera di
    Giovanni Guareschi insieme a Fabio Trevisan, chestertoniano doc) Rino Cammilleri (uno dei principali apologeti cattolici italiani, autore dell’indimenticato L’inquisitore e dell’affascinante Il quadrato magico) e Massimo Introvigne (fondatore del CESNUR e autore del bellissimo Il santo graal scritto insieme al professor Franco Cardini, il più autorevole medievista italiano) per citare quelli già da me conosciuti e letti.
    L’opera è una sorta di investigazione che ci conduce in un ottica del tutto nuova alla scoperta del genio creativo di Leonardo Da Vinci e del suo dipinto più famoso e misterioso, La Gioconda.
    Il genio teneva particolarmene a questo quadro tant’è che lo portava con sé ovunque andasse, il libro si propone per cui di dare risposta a uno degli enigmi più affascinanti della storia, cosa rappresentava per Leonardo Da Vinci e quale mistero si cela dietro questo quadro?
    Il libro rappresenta anche una sintetica ma puntuale lettura di un periodo storico inquietante: il Rinascimento. Un crogiolo di idee, un misto di estetismo, razionalismo ed esoterismo magico in cui si cominciò a cercare di estromettere Dio e far diventare l’uomo “misura di tutte le cose”. Di questo periodo Leonardo fu uno dei protagonisti, e ciò spiega il fascino da lui esercitato sui Dan Brown di turno. Il “Codice” della Gioconda ci fornisce invece ben altre indicazioni.
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  • Il candore di Padre Brown

    candore_padre.jpg Oggi ho acquistato “Il candore di Padre Brown” del grande G.K. Chesterton, Morganti Editori. Di questi meravigliosi racconti Borges così diceva “nei suoi racconti è sempre suggerita una spiegazione magica, grazie alla quale se il genere poliziesco morrà - cosa non impossibile, dato che il destino dei generi letterari sembra sia quello di sparire – i racconti di Chesterton saranno ancora letti in virtù della poesia che racchiudono e di quella magia”.

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