10 Mar
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Il viaggiatore di Agartha di Abel Posse, Tre Editori. Luglio 1943.Libro che mi aveva consigliato Faramir qualche mese fa, come è mia consuetudine ho preferito terminare l’ottima lettura prima di segnalarlo. Walther Werner, brillante ufficiale delle SS assegnato al segretissimo Istituto Ahnenerbe, l’organizzazione incaricata delle ricerche più estreme del nazismo, viene convocato d’urgenza presso il Berghof, la mitica residenza del Führer sulle Alpi bavaresi. |
Dopo le sconfitte a Stalingrado, in Africa e nel Mediterraneo il destino della guerra sembra segnato per le forze tedesche, e non restano che un paio di mosse disperate: da un lato la messa a punto di armi nucleari, alla quale gli scienziati stanno lavorando giorno e notte, e dall’altro il ricorso all’occulto, alle forze segrete che sin dall’inizio sembrano aver guidato l’ascesa di Hitler e che ora sembrano averlo abbandonato.
A Werner vengono consegnati una mappa frutto della sintesi di tutti (o quasi) i racconti inerenti alla perduta città di Agartha in Tibet - da Alessandro Magno a Sebbottendorf, da Eckart a Von Hagen – e un antico anello appartenuto a Genghis Khan, lo stesso anello che Hitler portava al dito mentre osservava le truppe del III Reich sfilare in trionfo a Parigi nel 1940. E gli viene assegnata una missione quasi disperata: partire da solo per il Tibet sulle tracce di un antico potere perduto, il leggendario Vril, da risvegliare prima che la guerra sia perduta definitivamente. L’ufficiale SS avrà un’identità di copertura, quella dell’archeologo inglese Robert Wood, in realtà fucilato dai nazisti. Il viaggio prima verso Singapore, poi verso l’India e infine verso il Tibet è per Werner anche l’occasione per ricordare il suo passato.
Agarthi o Agartha, il misterioso regno sotterraneo della tradizione buddhista tibetana, è tradizionalmente uno dei luoghi-cardine del pensiero esoterico europeo, pur nelle diverse accezioni e versioni: la lunga serie di testimonianze e teorie che da Bestie, uomini e dei di Ferdinand Ossendowski porta a Il re del mondo di Renè Guènon.
8 Mar
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. di Mark Haddon, Einaudi. Che bello questo libro di Haddon scritto qualche anno fa, ricordo che mi era piaciuto molto e in attesa di leggere Boom! Ovvero: La Strana Avventura Sul Pianeta Plonk lo segnalo volentieri.Christopher è un quindicenne colpito dal morbo di Asperger, una forma di autismo. Ha una mente straordinariamente allenata alla matematica ma assolutamente non avvezza ai rapporti umani: odia il |
giallo, il marrone e l’essere sfiorato. Ama gli schemi, gli elenchi e la deduzione logica. Non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cane della vicina trafitto da un forcone capisce di trovarsi di fronte a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. Inizia così a indagare…
Perfetto, nella sua singolarità, lo stile di scrittura di questo personaggio afflitto da questa forma di autismo, fatto di catalogazioni, schemi, disegni, frasi brevi e incise che riproducono la sequenza logica dei suoi pensieri: difficile ricordare un altro personaggio letterario che si mette a nudo in maniera così toccante e senza difese e che, nello stesso tempo, sembra guardare il mondo con un’innocenza e un’intransigenza che sono ormai andate smarrite.
7 Mar
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Lost, perduti nel tempo e nello spazio. di Dario Mattaliano. Il libro in questione contiene semplicemente una sinossi per episodio delle cinque stagioni di Lost che sono andato in onda onda negli scorsi anni ed informazioni per ogni personaggio di Lost. Ma pur non contenendo nulla niente che non si trovi su Lostpedia o altri siti specializzati l’ho acquistato perchè è sempre un piacere avere a portata di mano e velocemente in vista della soluzione finale dell’opera indizi e riassunti delle puntate precedenti. |
2 Mar
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La strada dell’acqua di Davide Sapienza, Galaad Edizioni. Consigliatissimo l’ultimo libro di Davide Sapienza poeta delle alte vette e della natura selvaggia, molto caro a chi vi scrive.Per il più grande landscape writer americano, Barry Lopez, autore di Sogni Artici e Uomini e Lupi, “Davide Sapienza ha creato un nuovo genere letterario”. Da quando i suoi libri hanno colpito i lettori per quella che Raul Montanari definisce esperienza |
totale, felicemente anomala della letteratura italiana, i temi fondamentali della poetica di Sapienza sono stati lentamente portati verso il centro di un’arena letteraria che fatica a ritrovare la voglia di esplorare.
Ecco che La strada era l’acqua rivela un altro importante tassello del mosaico. Cosa succede se a narrare é l’Acqua? Parte da una storia vera Sapienza e ci conduce nel regno del Grande Viaggio (Geografico), utilizza segnavia concreti per entrare nelle vene della vicenda umana: chiede al lettore di essere complice e ascoltare l’Acqua Narratrice.
È così che il viaggio della canoa di Dario Agostini si eleva dai quattromila chilometri di acqua percorsi tra St Moritz a Istanbul a seme letterario, mentre quest’uomo insegue un’idea geografica dalle Alpi al Danubio e al Mar Nero, attraverso dieci nazioni, sino all’approdo sulla soglia d’Oriente, Istanbul, su quel fiume che è “un susseguirsi di punti di non ritorno”. Sapienza dà all’acqua la conduzione del vascello letterario, interrogandolo sul Grande Viaggio della mente verso nuovi orizzonti dell’immaginario. È quello che emerge dalla lettura di un libro capace di raccontare l’inconscio e immaginare le nuove avventure dell’uomo nella vita.
La Strada Era L’Acqua affida il Racconto al dialogo tra conscio e inconscio – l’io narrante è l’acqua e l’io narrato l’uomo e il suo viaggio. Non ci sono tragedie né catastrofi qui, solo il mistero la (ri)scoperta dell’Uomo sulle vie del mondo. E il viaggiatore-ombra Rubha Hunish (I diari di Rubha Hunish, 2004), divenuto il giovane Ismael (La valle di Ognidove, 2007), ora è un navigante sicuro di una sola cosa: esplora il tuo futuro, vivi la tua vita.
26 Feb

Mea culpa perché non ho segnalato prima questi utili consigli da parte di Giovanni De Matteo che è stato veramente molto bravo a raccogliere in tre interessanti post una shortlist dei migliori libri, film e fumetti letti e visti nel 2009. Da questa lista ho già attinto con Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans interpretato da un Nicolas Cage mai così convincente, e se lo dico anche io che non l’ho mai apprezzato più di tanto…
21 Feb
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Il magazzino delle alghe, oggetto narrativo coordinato da Marino Magliani, pubblicato da Eumeswil e scritto da 20 scrittori noti nel web e sulla carta stampata.Il magazzino delle alghe è un oggetto narrativo. Potrebbe essere un’antologia i cui nomi degli autori sono segnalati in copertina. Dico quelli che non ho già citato, così ci si fa l’idea della forza creativa messa in gioco: Giovanni Agnoloni, Franco Arminio, Mauro Baldrati, Remo Bassini, Mario Bianco, Fabrizio Centofanti, Riccardo De Gennaro, |
Marco Drago, Riccardo Ferrazzi, Carlo Grande, Giulio Mozzi, Stefania Nardini (unica donna), Alberto Pezzini, Giacomo Sartori, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta.
I singoli autori hanno scritto un racconto più o meno a sé, poi Magliani li ha raccolti tutti all’interno di un’atmosfera che può sembrare un romanzo. Tale atmosfera è una lettera che un postino scrive a Giulio Mozzi, talent scout e altro della letteratura italiana recente, editor per Sironi ed Einaudi. Il postino è appena andato in pensione, e negli anni precedenti ha fatto in modo di farsi trasferire per lavoro a Padova, e di farsi assegnare la zona dove abita Mozzi. In questo modo ha potuto tenere sotto controllo il flusso di manoscritti che da tutto il patrio stivale e forse anche dall’estero convergono verso la scrivania di Mozzi; di più, ha potuto negli anni sottrarne alcuni, e mettere in posizioni privilegiate i manoscritti che scriveva lui stesso – perché il postino, come molti italiani, è poeta e scrittore (e forse anche santo e navigatore, ma questo nel libro non ci stava).
Un’altra differenza con un’antologia normale è che il lettore non può avere un’idea di chi siano gli autori dei singoli racconti: non c’è un indice interno che lo spieghi e l’ordine dei nomi in copertina è alfabetico, non segue l’ordine di apparizione dei racconti.
9 Feb
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L’ immaginario prigioniero. Come educare i nostri figli a un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologiedi Parsi M. Rita; Cantelmi Tonino; Orlando Francesca, Mondadori. Da molte parti sento parlare di generazione dei “nativi digitali“, fin da piccoli alle prese con telefonino e videogame, da grandi multitasking Fin dalla culla giocano con il telefonino di mamma, quando ancora gattonano sono già padroni di telecomando |
e videogame. Così, ai tempi della scuola materna, sanno leggere senza problemi le icone di tv, computer e videoregistratore. E sfidano i grandi ai videogame.
«Dal 2000 circa in poi il genere umano ha subito un’ulteriore evoluzione. Dopo l’Homo sapiens sapiens è la volta della generazione dei “nativi digitali”. Una nuova umanità “figlia” di cellulari e videogiochi, che ha già un cervello diverso dal nostro». A “fotografare” le caratteristiche di questi bambini è Tonino Cantelmi, docente di psichiatria dell’Università Gregoriana di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.
«Abbiamo esaminato un vasto campione di bimbi, nati a partire dal 2002. Concentrandoci sulle caratteristiche dei nativi digitali, figli della “generazione di mezzo” e nipoti dei “predigitali” - spiega all’Adnkronos salute lo psichiatra, che a questo tema ha dedicato un libro, “L’immaginario prigioniero” (Mondadori), scritto a quattro mani con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi - Questi piccoli hanno un apprendimento più percettivo e meno simbolico, e sono dotati di abilità visuo-motorie eccezionali. Una volta adulti - aggiunge - saranno spesso uomini e donne alexitimici, incapaci cioè di riconoscere le emozioni interne, ma abilissimi a rappresentarle».
Inoltre saranno ragazzini e poi giovani multitasking, capaci di utilizzare contemporaneamente vari mezzi tecnologici senza timore o paura. «Mentre, ad esempio - prosegue Cantelmi - i nonni “predigitali” si riconoscono subito all’aeroporto, perché fanno ancora la coda per il check-in. Una cosa che la generazione di mezzo ha ormai superato, padroneggiando il telecheck-in o usando le macchinette per l’accettazione rapida».
Per la generazione dei nativi digitali, che in questi anni sono ancora sui banchi di materna ed elementare, «le emozioni non sono vissute, ma piuttosto rappresentate. Saranno abilissimi a tecnomediare le relazioni. E, naturalmente, comunicare con loro sarà difficile sia per la generazione di mezzo, che per i predigitali», prevede Cantelmi. Infatti l’uso di vari strumenti tecnologici fin da bambini attiva aree cerebrali differenti. E predispone a svelare senza fatica i segreti delle strumentazioni più high-tech.
Tutti genietti del computer, dunque? «Non solo, questa generazione - racconta lo psichiatra - nasce con l’esperienza della democrazia dal basso. La pressione del gruppo di coetanei con cui si condividono le chiacchiere digitali sarà fortissima, e presto sulla rete si commenteranno eventi e avvenimenti, piccoli e grandi». Dall’uscita di un film in 3D, all’apertura del negozio sotto casa.
Il futuro dei nativi digitali, secondo Cantelmi, è sempre più scritto nei blog. E la Rete «muterà per alimentare le passioni e i modi di socializzazione di questa generazione in crescita. Affamata di novità - conclude - e bravissima a sintetizzare con un’icona i suoi messaggi al clan degli amici», via mail su telefonini sempre più ricchi di applicazioni.
1 Feb
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Vintage Games, edizioni Raganella, edizione italiana curata da Stefano Gaburri e Claudio Todeschini. Per i geek con qualche anno sulle spalle, si tratta di uno straordinario viaggio nel passato, cullati dai ricordi dei pomeriggi trascorsi con il joystick in mano o o alla prese con un arcade. Una passeggiata lungo il viale della memoria per ripercorrere le tappe più importanti della storia |
dei videogiochi, arricchita da numerose immagini e illustrazioni a colori Vintage Games racconta, descrive e analizza i più importanti e influenti videogiochi di tutti i tempi, senza distinzione di periodo e piattaforma. Si parte dagli anni Sessanta fino ad arrivare ai giorni nostri, passando per console (anche portatili), cabinati da sala giochi e computer.
Ogni capitolo esamina in dettaglio un singolo videogioco, che serve come base di partenza per discutere dei titoli che sono usciti prima e dopo e del genere che ha contribuito a definire. In tutto il libro vengono trattati centinaia di giochi in ogni possibile genere.
E’ possibile leggere interessanti capitoli extra sul sito ufficiale www.vintagegames.it come quello sul mitico Pong della Atari (1972) il primo videogioco a cui io abbia mai giocato.
27 Gen
Pirati di Silicon Valley, imprescindibile geek film del 1999 di Martyn Burke (produttore e sceneggiatore, anche di La seconda guerra civile americana e Joe Dante) con Anthony Michael Hall (Bill Gates), Noah Wyle (Steve Jobs).Racconta, in forma di cronaca romanzata, di come i giovanissimi Jobs e Gates, nella metà degli anni settanta, arriveranno a realizzare il sogno del pc con la nascita di Apple e Microsoft. |
| L’inizio del film si apre sul set cinematografico dello spot televisivo della Apple, la cui regia fu affidata nientemeno che a Ridley Scott, ed è una sorta di ribellione contro il “Grande Fratello” (che sarebbe stata IBM). |
| Vi consiglio tre libri, tre biografie non autorizzate molto belle, dedicate ai due: |
| Bill Gates. Una biografia non autorizzata di Staglianò Riccardo. Il ritratto spietato di una delle più grandi e controverse personalità dei nostri tempi. Ricchissimo e detestato, Bill Gates sta diventando il padrone della comunicazione mondiale. Circa il 90% dei computer del pianeta funziona grazie ai suoi software; i suoi interessi economici si espandono ovunque: servizi bancari, tv, comunicazioni satellitari, agenzie di viaggio e molto altro ancora. E’ il genio che ha inventato i programmi universali Dos e Windows o lo scaltro commerciante che ha soltanto saputo venderli? E la sua corsa al controllo totale è davvero inarrestabile? E se così fosse, non è il caso di avere paura di lui? | |
| Apple Pixar mania. Il libro, edito per l’Italia da Mondadori Informatica, in parte ricalca “I sù e giù di Steve Jobs“, biografia non autorizzata del CEO di Apple, scritta da Alan Deutschmann. Ma se la biografia del giornalista di Vanity Fair, per ovvi motivi cronologici, arriva a coprire fino al 1999/2000, “Apple-Pixar Mania”, essendo stato scritto nel 2004, narra anche il quinquennio successivo di Apple, giungendo alla narrazione degli avvenimenti più vicini ai giorni nostri. Nella copertina, infatti, un soddisfattissimo Jobs sfoggia l’iPod shuffle: si tratta di un momento clou tratto dal MacWorld di gennaio 2005. |
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