Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Libri’ Category

eeacb208bcca58191109c31bdb17e445.jpg Un’idea è un pensiero. Un pensiero che ha in serbo più di quanto tu non creda nel momento in cui lo formuli. In quel primo istante c’è una scintilla. Nei fumetti, quando un personaggio ha un’idea, si accende una lampadina. E’ questione di un attimo, proprio come nella vita reale. Sarebbe fantastico se il film venisse concepito tutto in una volta. Nel mio caso, invece, arriva un frammento dopo l’altro.
Il primo è come la Stele di Rosetta: il tassello del puzzle che lascia intravedere tutto il resto. Un tassello promettente. In Velluto blu, sul primo tassello c’erano le labbra rosse, prati verdi e la canzone Blue Velvet interpretata da Bobby Vinton. Poi un orecchio in un campo. Tutto qui. Ti innamori della prima idea, quel tassello piccinno piccinno. Una volta che lo tieni in mano, il resto verrà da sé.
In acque profonde - Meditazione e Creatività (atching the Big Fish: Meditation, Consciousness, and Creativity) di David Lynch (creatore di Twin Peaks, Lost Highway, Mulholland drive e tanti altri) è un libro molto veloce da leggere che unisce autobiografia storia del cinema, spiritualità e appunti sulla meditazione. In queste pagine il celebre regista David Lynch racconta come la meditazione trascendentale gli abbia cambiato la vita e lo abbia aiutato a concentrare le sue energie, sprigionando creatività e consapevolezza. Il tutto inframezzato da inediti aneddoti sulla produzione dei suoi capolavori cinematografici: una lettura non solo per tutti gli appassionati cultori del cinema di Lynch, ma anche per chiunque desideri sviluppare capacità di concentrazione e creatività.
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  • I delitti della stanza chiusa

    50.jpg La raccolta I delitti della stanza chiusa, Polillo editore, è un autentica rarità nel panorama editoriale italiano; si tratta di tredici racconti scritti da altrettanti autori in un arco di tempo che va dal 1897 al 1962. Anni difficili, se sprangarsi dentro una stanza non bastava per salvarsi da mani assassine.
    Una persona viene uccisa in una stanza rigorosamente sbarrata: porte e finestre sono chiuse dall’interno, gli eventuali
    accessi – come cappe di camini o fori di aerazione – sono troppo piccoli perché qualcuno vi possa passare e non ci sono segni di effrazione né passaggi segreti né duplicati di chiavi. Il suicidio è fuori discussione: la posizione del corpo della vittima e quella dell’arma – sempre che un’arma ci sia – lo escludono. Chi è stato? E come ha fatto? Il ‘‘delitto della camera chiusa’’ appartiene alla categoria, più ampia, dei ‘‘delitti impossibili’’, quelli le cui modalità di esecuzione sembrano escludere l’intervento di una mano umana. Eppure, come questa raccolta dimostra, molti sono i modi e gli strumenti per uccidere una persona e andarsene lasciando la porta sbarrata dall’interno.
    C’è la singola stanza e il cottage di campagna, lo stanzino del telefono e il bagno turco, la navicella spaziale e l’obitorio… Vero e proprio classico dell’età d’oro del giallo, il delitto della camera chiusa è una sfida con la quale tutti i più grandi giallisti si sono cimentati.
    Gli autori e i racconti contenuti in questa antologia sono i seguenti: Robert Arthur Jr. “La 51a stanza sigillata” (pubblicato originariamente nel 1951); Matthias McDonnell Bodkin “Omicidio per procura” (1897); Fredric Brown “Mistero all’obitorio” (1943); John Dickson Carr “Il terzo proiettile” (1937); Agatha Christie “Il sogno” (1937); G.D.H. e M.I. Cole ‘‘Il gufo alla finestra’’ (1923); Joseph Commings “I delitti di X Street” (1962); Lillian de la Torre “La prima camera chiusa” (1950); Richard Austin Freeman “Il pugnale d’alluminio” (1909); Edgar Jepson & Robert Eustace ‘‘La foglia di tè’’ (1925); C. Daly King ‘‘L’episodio del chiodo e del requiem’’ (1935); Ronald A. Knox “Dopo accurata ispezione” (1925); John F. Suter “A mille miglia, nel cielo” (1956).
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  • Idi di marzo

    cesare.jpg Ho comprato e già iniziato a leggere l’ultima fatica letteraria di Valerio Massimo Manfredi, uno dei autori preferiti (Archeologo e saggista) ricordo una su tutte L’ultima legione, ma anche Lo scudo di Talos, Mondadori, Le paludi di Hesperia, Mondadori, La torre della solitudine, Mondadori, L’impero dei draghi, Mondadori, Il tiranno, Mondadori e L’armata perduta, Mondadori tra quelli che più ho apprezzato, senza tralasciare il fondamentale saggio I Celti in Italia, Mondadori.
    Il suo nuovo romanzo Idi di marzo (Mondadori) segue due percorsi: uno si rivolge alla congiura per uccidere Giulio Cesare, l’altro attraversa le strade impervie e selvagge che da Modena portano all’Urbe il fedelissimo centurione Publio detto il Bastone, che vuole arrivare in tempo per avvertire il suo generale del pericolo.
    Il vero protagonista del romanzo è proprio Publio» sottolinea Manfredi «che in effetti è più in scena dello stesso Cesare: deve affrontare avventure mozzafiato, sventare a uno ad uno agguati e trappole che vogliono impedirne la missione. È un personaggio realmente vissuto, citato più volte da Cesare nel “De bello gallico” per il suo coraggio. La suspence della narrazione si sviluppa soprattutto intorno alla sua lotta contro il tempo, dato che gli avvenimenti che si svolgono a Roma non possono riservare sorprese: l’assassinio di Cesare è uno dei fatti più noti della Storia universale». Una vera sfida narrativa quella di rimettere in discussione un evento di cui tutti conoscono il tragico epilogo.
    E Manfredi spiega: «La forza di un romanzo sta nelle emozioni che suscita, e la fine di Cesare è un concentrato di emozioni, uno di quei grovigli in cui la Storia ribolle e le passioni umane svelano tutta la loro feroce ambivalenza. Ho scelto questo argomento proprio per scaldare le emozioni dei lettori fino a far scattare l’immedesimazione col centurione che deve farcela a tutti i costi ad avvertire Cesare e a sventare l’attentato».
    Cesare, comunque, ne esce rivalutato: «Pur sapendo di essere minacciato, non solo rifiutò la scorta» aggiunge Massimo Manfredi «ma per sottrarsi ai sordidi intrighi romani stava preparandosi a muovere guerra ai Parti per riaffermare sul campo il suo valore personale».
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  • Sembra ormai che Giovanni Agnoloni (talentuoso scrittore e organizzatore de LA PENNA DEL MAGNIFICO) stia intervistando tutti gli autori che leggo, e per questo motivo segnalo per l’ennesima volta (dopo quella a Giovanni De Matteo) che sul sito la poesia e lo spirito potete trovare questa volta una bella e appassionata intervista che Davide Sapienza gli ha rilasciato.
    Per chi non lo sapesse Davide oltre ad essere ormai un affermato scittore e giornalista, e in precedenza avevo consigliato il suo libro I diari di Rubha Hunish, è stato anche il fondatore della prima fanzine (la mitica FIRE), ha pubblicato il primo libro dedicato agli U2, inoltre è anche il marito di  Cristina Donà, una delle voci più importanti del panorama musicale italiano.
    In realtà non ho mai pensato di avere un approccio, sino a quando da adulto ho sentito le disquisizioni sul viaggiare. Considerando che a sei anni il mio primo libro è stato Il milione di Marco Polo e il secondo Moby Dick e quindi Il richiamo della foresta e Zanna Bianca di London, per passare al Barone di Munchausen, Marcovaldo e cose del genere, beh, chiaramente l’Avventura (c’era quel leggendario programma sulla RAI, A come Avventura, con la mia canzone preferita come sigla, A Salty Dog dei Procol Harum) ai miei occhi di bambino meravigliato dal mondo era per forza parte della vita. Ricordo grandi “spedizioni” nei prati (allora) al confine tra Monza e Lissone. Mi sentivo un grande esploratore, perché non sapevo dov’ero e nessuno, tolti i miei amici, sapeva dove eravamo. E poi c’era il pianoforte: studiarlo, da bambino, mi ha dato la voglia di orizzonti intangibili che solo la musica sa offrire con le sue vibrazioni.”
    Davide (con Francesco Garolfi) ha debuttato a Monza, il 6 novembre, con un nuovo spettacolo dal titolo “Il Signor Loci, Presumo?”
    “Il Signor Loci, presumo?” è una sfida, che Davide Sapienza ha accettato di affrontare. Dopo un anno in tour con la reading musicale “La stagione di Ognidove”, realizzata assieme al chitarrista e compositore Francesco Garolfi, Sapienza ha accettato la sfida di ripartire per quelle terre incognite che uniscono la parola alla musica dove si è espressa la sua personalissima geografia.
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  • L’anello e la croce

    lanello_e_la_croce.jpg Oggi Faramir mi ha segnalato questa interessante pubblicazione, L’Anello e la Croce di Andrea Monda, Rubbettino Editore, di genere Tolkieniano. Il libro si propone esplicitamente di indagare il significato teologico de “Il Signore degli anelli”, cercando di capire chi sono veramente gli hobbit, rispondendo a domande del tipo: e se fossero le nuove figure di eroi che ben si attagliano alle atrocità e ai drammi del XX secolo? E se fossero figure di santi? E se Frodo fosse una figura di Cristo?
    Monda, professore e giornalista, che ha già pubblicato nel 2002, insieme a Saverio Simonelli, un volume molto bello dal titolo “Tolkien, il signore della fantasia”, è convinto che gli hobbit incarnino “i piccoli che saranno i primi” e gli “umili” del Vangelo ai quali saranno rivelati i segreti del Regno.
    Per l’autore de “L’anello e la croce” se da una parte “all’interno del romanzo non si trovano elementi espliciti di religiosità”, dall’altra “la storia stessa raccontata da Tolkien, e i suoi significati, rivelano una sostanza non solo religiosa ma squisitamente cristiana e cattolica”.
    Nell’opera di Tolkien, Monda legge la figura messianica in tre personaggi: Aragorn, il re; Gandalf, il profeta; Frodo (che non per nulla è celibe…), il sacerdote. Quest’ultimo risponde a una missione e obbedisce a una volontà altrui, quella di Gandalf, essendo pronto al sacrificio per salvare gli altri.
    Per chi fosse interessato a saperne di più su Zenit.it trovate l’intervista completa ad Andrea Monda.
    Il libro sarà in vendita da Novembre ma è già prenotabile sul sito dell’editore.
    Ricordo che questi temi per un verso o per l’altro sono già stati affrontati anche da Paolo Gulisano con Tolkien. Il mito e la grazia (Ancora Ed), dalle Edizioni Feeria con Tolkien. Una creatività per il Vangelo e da Passaro-Respinti con Paganesimo e Cristianesimo in Tolkien (Minotauro).
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  • Una passeggiata nei boschi

    copj131.jpg Una passeggiata nei boschi di Bill Bryson, Editrice Tea. Nel precedente articolo ho accennato a questo libro che ho letto qualche tempo fa, si tratta di un libro molto bello e ironico. All’apoca lo avevo paragonato a Tre uomini in barca, di Jerome, però ambientato in un bosco, la trama di questo libro/diario di viaggio è questa: L’Appalachian Trail: un sentiero di 3.400 chilometri che si snoda attraverso 14 Stati americani, dalla Georgia al Maine. Il sogno di tutti gli amanti della natura e dell’avventura.
    Ed è proprio in cerca di avventura che, all’età di 44 anni, Bill Bryson, in compagnia dell’amico Stephen Katz, si cimenta nell’impresa di percorrere a piedi il leggendario sentiero, senza la minima cognizione delle elementari norme di sopravvivenza nella natura selvaggia. L’avventura dei due cittadini si svolge all’insegna di una divertita incoscienza tra bufere di neve, nugoli di insetti, incontri con gli animali selvatici e con una sorprendente varietà di individui.
    Il tono del racconto di Bryson è, come si è detto, sempre divertito e sinceramente autoironico, pronto a coniugare satira di costume, temi ambientalisti e storia del paesaggio americano che consente di giungere, attraverso una scrittura semplice e spigliata, ad un risultato d’insieme di piacevole lettura.
    Alla fine del libro verrebbe voglia di mettersi lo zaino in spalla e partire con loro. Magnifico il personaggio di Katz.
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  • Iain Banks a Verona

    banks.jpg Iain Banks sarà a Verona, alla Biblioteca Civica, sabato 27 settembre per un incontro con il pubblico nell’ambito del Tocatì, Festival Internazionale dei giochi
    di strada che quest’anno avrà come paese ospite la Scozia.
    Sabato 27 settembre, ore 18.00
    Biblioteca Civica - Sala Farinati
    Aly Barr, funzionario del Dipartimento di Letteratura dello Scottish Arts Council, e Carla Sassi, docente di Anglistica dell’Università di Verona si confrontano con Iain Banks sul tema del gioco nella letteratura contemporanea.
    Nato nel 1954, è uno dei più grandi autori viventi scozzesi. Il suo romanzo d’esordio, The Wasp Factory (1984), tradotto con “La fabbrica degli orrori” (2001), ha avuto un grande successo di critica e di pubblico. Successivamente ha scritto numerosi libri. Ha vinto vari prestigiosi premi.
    edinburghcastle.jpg
    Iain Banks insieme a Charles Stross e Ken Macleod parte di un manipolo di scrittori che si ritrovano intorno ad Edimburgo e che rappresentano l’ultimo fenomeno della fantascienza mondiale.
    Tutti nei loro libri affrontano temi come la singolarità tecnologica e forme estreme di evoluzione sociale del genere umano, resurrezione-cyborg post-umana.
    MacLeod ha espresso grande scetticismo verso un eccessivo sviluppo della tecnologia e specialmente verso l’opportunità di avere intelligenze artificiali forti. Alcuni dei suoi personaggi sono dei radicali anti-tecnologia mentre Charles Stross è l’autore di punta del momento, il suo ultimo libro, Accelerando, ha entusiasmato il pubblico e la critica per le trovate narrative e l’impatto delle sue idee.
    copj13.jpg Tra parentesi, per meglio conoscere l’autore in questione e di cui non avevo mai letto niente proprio questa mattina ho acquistato Criptosfera, Editrice Nord, l’ultima opera edita da Banks in Italia e Faramir mi ha fornito dalla sua fornitissima biblioteca di altre sue quattro opere: Lo stato dell’arte, Solaria; La guerra di zakalwe, Nord; Pensa a Fleba e Volgi lo sguardo al vento, Ciclo della cultura, Fanucci Editore.
    Trama:
    La morte è stata sconfitta? Sì. Nella realtà virtuale della Criptosfera, una “copia” di noi stessi può continuare a esistere e addirittura a interagire coi vivi. Eppure tutto ciò potrebbe finire da un momento all’altro: un fenomeno misterioso - chiamato l’Invasione - sta infatti minacciando di annientare sia la Terra sia il criptomondo. Una minaccia che sembra tuttavia importare poco al re Adjine VI, determinato piuttosto a non farsi sottrarre neppure una stilla del suo potere. E invece importantissima per il Conte Sessine III, che, dopo essere stato assassinato per l’ennesima volta, è costretto a addentrarsi appunto nella Criptosfera per scoprire chi ha voluto la sua morte. Così il destino dei due mondi grava sulle fragili spalle della ricercatrice Gadfium, che, in risposta a un messaggio inviato da esseri sconosciuti, deve compiere un lungo viaggio per arrivare a capire cosa sia veramente l’Invasione e in quale modo si possa fermare.
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  • Che fine ha fatto Mr. Y?

    chefine.jpg “Non muoio. Non che me lo aspettassi sul serio. E comunque, come potrebbe un libro essere maledetto? Le stesse parole – che all’inizio non afferro bene – sembrano semplicemente dei miracoli. Il solo fatto che siano là, che esistano ancora, stampate in caratteri neri su pagine tagliate a mano ingiallite dal tempo, è questo che mi sorprende. Non riesco a immaginare quante altre mani hanno toccato questa pagina o quanti altri occhi l’hanno vista.
    È stato pubblicato nel 1893, e poi che è successo? Qualcuno l’ha letto davvero? Quando scrisse Che fine ha fatto Mr Y., Lumas era già stato dimenticato. Aveva conosciuto una certa notorietà una trentina di anni prima, e la gente conosceva il suo nome, ma poi tutti avevano perso interesse per lui, decidendo che era matto o in ogni caso un po’ strano. Una volta andò in quel posto nello Yorkshire dove Charles Darwin stava facendo quella che chiamava “idroterapia”: disse qualcosa di villano sui cirripedi, dopo di che diede un pugno in faccia a Darwin. Questo fu nel 1859. In seguito, sembra si sia dedicato ad attività sempre più esoteriche, consultando medium, indagando su avvenimenti paranormali e diventando un cliente abituale del Royal London Homoeopathic Hospital. Pare che dopo il 1880 abbia smesso di pubblicare opere. Poi scrisse Che fine ha fatto Mr Y. e morì il giorno successivo alla pubblicazione, e come lui morirono anche tutti quelli che avevano avuto a che fare con il libro (l’editore, il curatore, il compositore). Da lì la cosiddetta maledizione”.
    Un’introduzione lunga ma che non ammette nessun fraintendimento, questo Che fine ha fatto Mr. Y di Scarlett Thomas, ed. Newton e Compton è un libro che affonda le sue radici nella fantascienza e nel gotico/paranormale (pare che tragga ispirazione addirittura da Matrix e da Alice nel paese delle meraviglie), è stato anche definito un’avventura filosofica, poichè al suo interno vengono citati molti filosofi tra cui John Locke (1632 – 1704) che è stato un importante filosofo britannico della seconda metà del ‘600 e il cui nome è stato dato a uno dei più amati personaggi di Lost.
    E’ tra le mie mani da circa tre giorni e sono verso la settantesima pagina; per adesso mi ha incuriosito parecchio, è innegabilmente scritto bene ma è troppo presto dire se si tratti di capolavoro (come si legge in copertina) o di un enorme pastiche letterario come su molti siti ho letto. In verità molte recensioni comunicavano l’incapacità di comprensione dell’opera oppure il disgusto per ogni tipo di invenzione fantastica contenuta al suo interno (in pratica un rifiuto totale della fantasia e della fantascienza), per cui vedremo, vi terrò informati.
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