Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Tecnologia’ Category

Intervista a Bruce Sterling - 2

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- La stampa -
“Arte e design generativi: valutazioni di carattere critico”. E’ questo il titolo del workshop che lo scrittore di fantascienza e futurologo Bruce Sterling sta tenendo in questi giorni alle porte di Treviso, presso il laboratorio di ricerca sulla comunicazione Fabrica. Iniziato ieri, il workshop proseguirà fino a venerdì ed esplorerà un mondo in continua ebollizione espressiva, in cui si fondono il design industriale, l’arte interattiva e le potenzialità dei computer e dei network digitali. Un pianeta tutto da scoprire, come ci spiega lo scrittore americano.
Da interferenza artistica ed estetica nel processo industriale, il design sta avvicinandosi sempre più al mondo dell’arte ufficiale. A che punto siamo oggi? Possiamo considerare il design, a tutti gli effetti, come una forma d’arte del terzo millennio?
E’ ormai evidente che esiste una nuova materia, che potremmo chiamare “haute design”, che vende bene nel mercato dell’arte. La cura per il design nelle mostre è diventata sempre più importante e tutti i negozi interni ai musei - ce ne sono migliaia - sono ricolmi di prodotti dal design curatissimo. Forse i musei non considerano ancora il design come una vera e propria arte, ma di certo ne traggono già un buon profitto. Poi c’è da considerare l’intervento dei computer e di Internet. Sia gli artisti che i designer sono dipendenti dai processori e dalla Rete: da questo punto di vista, arte e design si stanno davvero fondendo.

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  • Al momento G-Speak è già entrato a far parte del lavoro quotidiano di alcune grandi aziende, nonché dell’intelligence americana che lo utilizzerà per i più svariati fini.

    Il sistema, sviluppato dalla statunitense Oblong Industries, permette all’utente di gestire il Pc tramite tecnologia touchscreen. In pratica per immaginarne il funzionamento è sufficiente pensare al film Minority Report, dove Tom Cruise (come dal secondo video preso dalla CNN), che vestiva i panni del detective John Anderton, richiamava immagini e file muovendo semplicemente le mani su uno schermo trasparente. Insomma, il futuro è arrivato e, promettono gli sviluppatori, sarà alla portata di tutti gli utenti. G-Speak, guanto dotato di sensori di movimento, avrà un prezzo concorrenziale agli attuali mouse di fascia medio-alta.

    L’idea dei costruttori, tra cui compare anche John Underkoffler, ingegnere del Massachusetts Institute of Technology (Mit), è quella di migliorare l’interazione tra uomo e macchina, rendendo il lavoro di tutti i giorni, ma anche le ore di puro divertimento, più “naturali”. La diffusione della nuova tecnologia non è tuttavia data per scontata. Troppi interessi circondano il mondo dei computer. L’idea della Oblong Industries potrebbe pertanto restare in un cassetto, in attesa che qualcuno abbia il coraggio di credere in lei. Quel qualcuno, come avvenne molti anni fa per il mouse, potrebbe essere ancora una volta Apple, da sempre attenta alle novità e pronta a guidare il mondo hi-tech verso un futuro più friendly.
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  • SyNAPSE

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    Un team integrato e di altissimo livello di ricercatori di Big Blue e di scienziati di cinque importanti università è stato messo in piedi da Ibm per creare un sistema di computer che simuli ed emuli il cervello umano.
    Spiega Dharmendra Modha, responsabile del progetto: “La mente ha la straordinaria capacità di integrare informazioni del mondo esterno attraverso i sensi e senza particolare dispendio di energie può creare le categorie di tempo e spazio, e metterle in relazione tra loro. Al momento non esistono computer che possano anche solo lontanamente avvicinarsi a queste facoltà. Noi riverseremo in una macchina la struttura, la dinamica e il comportamento del cervello”
    L’anno scorso Modha ha guidato un team di ricercatori che, utilizzando il supercomputer BlueGene, hanno simulato il comportamento di un cervello di un topo con 55 milioni di neuroni e circa 500 miliardi di sinapsi. “Ma per dare vita a qualcosa che simuli un cervello umano - dice il responsabile del progetto - è necessario ricorrere alla nanotecnologia, l’unica tecnologia in grado di produrre la densità di neuroni e sinapsi presenti nel cervello, che si aggirano attorno ai 10 miliardi per centimetro quadrato”. Ma ora si tratta di sviluppare un sistema non in grado di risolvere un semplice problema ma di affrontarne diversi insieme.
    In altre parole IBM sta cercando di rivoluzionare il modo in cui sono stati fatti i computer per oltre la metà di un secolo rompendo “il paradigma di macchina programmabile convenzionale”. Vuole farlo prendendo a modello il cervello - soprattutto “il basso consumo energetico e le dimensioni ridotte” - e usare “dispositivi in nanoscala” per ricreare le sinapsi e i neuroni. Un cervello che però non ha bisogno neanche di una pausa.
    IBM e i partner coinvolti  hanno ricevuto un finanziamento di 4,9 milioni di dollari dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per la prima fase dell’iniziativa SyNAPSE (Systems of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics).
    Josephine Cheng, vice presidente del Almaden Research Centre di IBM a San Jose ha dichiarato che il “cognitive computing” di Big Blue aiuterà a definire il futuro dell’informatica, lavorando nei campi della “sinaptronica, scienza dei materiali, circuiti neuromorfi, simulazioni con supercomputing e ambienti virtuali”. L’obiettivo a lungo termine è “realizzare computer cognitivi compatti, a basso consumo, che si avvicinino all’intelligenza dei mammiferi”.
     
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    - Corriere della Sera -
    Il 2008 è il nuovo 1776! (l’anno della rivoluzione americana, ndr). E forse il 2009 sarà il nuovo 1777, l’anno in cui abbiamo avuto una Costituzione». Due giorni dopo l’elezione di Barack Obama, il fondatore di Craigslist, il sito di annunci più ricco del web, che si chiama Craig Newmark, parla alla Stanford University. Newmark è contento; si sente parte della rivoluzione. Ricorda il ruolo cruciale dei social sites e dei blog in questa campagna. Dice che anche Craigslist «promuoverà gli sforzi di chi vuole diffondere nuove idee per governare oggi e nel futuro». Per governare.
    La Silicon Valley, dalle otto di sera (Pacific Time) del 4 novembre, si sente abbastanza al governo. Operosamente al governo: per dire, le finestre della sede di Facebook su University Avenue a Palo Alto restano accese tutta la notte come quelle dello studio di Mussolini a piazza Venezia (oggi come quelle dello studio di Angelino Alfano a via Arenula, ma forse non c’entra molto). Uno dei fondatori di Facebook, Chris Hughes, è stato una colonna della campagna di Obama e della sua «Internet strategy». E Obama qui lo chiamano «il Google della politica». Non solo per l’enorme successo veloce; per la conoscenza delle nuove tecnologie e la capacità di usarle come nessun altro leader, finora. Anche per questo qui ha preso il 70 per cento dei voti, in certi sobborghi ricchi ha avuto 70 volte più finanziamenti del medio distretto postale americano; hanno tifato per lui gli imprenditori del Web 2.0 come i paladini dell’Internet strumento di democrazia e creatività collettiva come Laurence Lessig.

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  • Google + iPhone

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    Con lo scopo di aumentare le possibilita’ di interazione fra uomo e macchina, i ricercatori di Google hanno preparato una sofisticata applicazione di riconoscimento vocale per iPhone.
    Il principio di funzionamento della nuova applicazione, che sostituisce la precedente versione di Google Mobile App, è molto semplice e intuitivo. Per effettuare una ricerca, gli utenti devono semplicemente scandire nel microfono dell’iPhone le parole che desiderano ricercare attraverso Google o frasi di senso compiuto come “Quanto è alto il Monte Bianco?”. Il suono della voce viene registrato dall’applicazione, compresso e inviato ai server di Mountain View. Un software interpreta così la richiesta vocale dell’utente, provvede a effettuare la ricerca e ad inviarne nuovamente i risultati all’iPhone. Stando alle prime informazioni, l’intera procedura richiederebbe pochi secondi sia attraverso la connessione WiFi sia attraverso rete 3G. I tempi di risposta potrebbero comunque essere condizionati dalla congestione della rete cellulare.

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  • Mac vs Pc tutti i filmati

    Tutti i Mac vs Pc in un unico filmato. Buon divertimento.
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    applethumbnail1.jpgJobs in una recente intervista ha affrontato argomenti particolarmente interessanti. In occasione dell’evento di lancio dei nuovi laptop la scorsa settimana, al co-fondatore di Apple era stato chiesto un parere sull’emergente categoria dei “netbook“. La scorsa settimana Jobs era sembrato scettico su di essa, affermando che era troppo presto per dire quello che sarebbe successo. Martedì è però andato oltre, fornendo alcuni suggerimenti sul fatto che Apple sta in realtà osservandola da vicino: “E’ una categoria nascente e ne guarderemo l’evoluzione”, ha detto Jobs. “E abbiamo alcune idee davvero valide se questa dovesse evolversi
    Un’altra interessante risposta di Jobs ha riguardato il tema dei concorrenti nell spazio degli smartphone. La citiamo interamente visto che incapsula la filosofia di prodotto di Apple e cerca di tirare un colpo a Google Android e ad altre piattaforme che arriveranno su numerosi dispositivi hardware differenti, rendendo difficile per gli sviluppatori terze parti abbracciare realmente quelle piattaforme come invece hanno fatto con l’iPhone.
    “Con il software che diventa la tecnologia differenziante di questa categoria di prodotto, le persone trovano che avere un centinaio di variazioni [hardware] presentate agli sviluppatori software non sia una cosa molto allettante. E la maggior parte delle imprese in questo business telefonico non ha molta esperienza su quello delle piattaforme software. Quindi siamo estremamente a nostro agio con la nostra strategia di prodotto per il futuro, e la approcciamo come una società di software, cosa abbastanza diversa rispetto alla maggior parte dei nostri concorrenti”.
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  • Il lato oscuro della rete

    9788845314971.jpg A quanto ammonta il prezzo che dovremo pagare per la rivoluzione tecnologica in termini di libertà, sicurezza e privacy? La risposta metterebbe in difficoltà i maggiori esperti della storia e delle tendenze del web. Ma non Nicholas Carr, l’autore del grande successo editoriale che ho appena concluso di leggere  “Il lato oscuro della rete”, Rizzoli.

    Carr ci guida in un suggestivo viaggio nel futuro dell’industria informatica, verso la materializzazione di un grande ed unico computer globale (da lui stesso definito WWC, ovvero world wide computer).
    Nei prossimi anni sarà considerato normale vedere il proprio pc come il semplice componente terminale di una rete di computer, che avranno la propria sede in centrali computerazionali del tutto simili alle odierne centrali elettriche.

    Se pensate che si tratti di fantascienza, Carr ci spiega come sia quanto già avviene quando effettuiamo una semplice ricerca all’interno di Google o su semplici siti come ebay ed amazon.
    Non mancheranno infine le implicazioni culturali e morali di questa grande rivoluzione che Nichola Carr anticipa ma di cui siamo tutti protagonisti, avendo accesso quotidianamente ad internet per lavoro o per divertimento.
    Semplificando all’estremo: un “server” è il computer che risponde alle vostre richieste sul Web. Quando cliccate su una pagina, una richiesta parte dal vostro computer, attivandone molti altri attraverso la rete, fino ad arrivare a quello che contiene l’informazione che cercate, che ve la “serve” inviandola sul vostro schermo. Simili meccanismi entrano in gioco anche quando inviate una e-mail o usate qualunque altro servizio dell’Internet. Il tutto sembra succedere in frazioni di secondo e senza sforzo: la complessità è nascosta da protocolli di comunicazione molto sofisticati.
    Ma dietro, nelle server farms appunto, ci sono centinaia di migliaia di macchine che sudano. Per dirla con lo svizzero Urs Hölzle, responsabile delle operazioni presso Google: “Quando entri in certi settori di un data center, ti senti piuttosto in una fabbrica che non in qualcosa di altamente tecnologico”. I data centers sono brutti, pieni di computers che producono un sacco di calore (ecco perchè occorrono le torri di raffreddamento) e di migliaia di chilometri di cavi. Sono rumorosi. Sono protetti da sistemi di sicurezza sofisticati. E sono posizionati dove un tempo si costruivano le acciaierie e altri impianti simili: vicino a fonti di energia elettrica in grande quantità e a buon mercato. Perchè per far funzionare tutti quei computers, e per raffreddarli, ne serve molta. È stato calcolato che l’insieme dei data centers che fanno funzionare la rete globale consuma circa l’1.5 per cento di tutta l’energia elettrica usata nel mondo, ma soltanto la metà serve a far girare i computers: l’altra metà va a raffreddarli (vari sforzi sono in corso per renderli più efficienti).
    È in queste fabbriche che pulsa il cuore dell’Internet.
    Il più grande google data center del mondo a Dalles, Oregon:
    Ma Carr ha anche sollevato un’enorme polverone per aver scritto un articolo, che vi allego integralmente, dal provocatorio titolo:

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  • Mac vs Pc

    La Apple è innovativa da sempre e le sue pubblicità hanno fatto storia ma questi Mac vs Pc sono dei piccoli capolavori di ironia, per cui ho deciso di riproporli ogni tanto; per farsi due risate e meditare…
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