Paolo Marzola blog

Archive for the ‘Tv-series’ Category

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C’est le ton qui fait la musique, recita un detto francese: è il tono che fa la musica. Come dire: l’aspetto esteriore delle cose non è un accessorio, bensì è ciò che dà loro un’anima. Una frase ben scritta, un pensiero ben articolato, una battuta ben costruita aggiungono forza e valore al contenuto che veicolano; la medesima cosa detta in due modi diversi è, di fatto, diversa. Allora la domanda è: si può parlare di tutto in tutti i modi? Parlare di cose serie in tono ironico? Parlare di argomenti futili attribuendovi significati profondi o elaborando su di essi teorie filosofiche? La risposta ha diverse facce. La prima deve metterci in guardia su che cosa sia futile e che cosa serio. E quali siano le categorie per stabilirlo. La seconda riguarda come si possa giudicare che cosa è degno di riflessione e che cosa no. La terza parla di quanto siano forti i nostri pregiudizi circa la filosofia, in quanto «scienza» della riflessione per eccellenza, la sua utilità, il fatto che sia adatta solo alle università e insomma il suo essere snob, oltre che incomprensibile ai più.
In realtà la filosofia - o potremmo chiamarla riflessione rigorosa - si nasconde ovunque, c’è solo da saperla estrarre. Per esempio, Paperino ci dice molto sulla pragmatica della comunicazione umana, il Dr. House sul ragionamento abduttivo, Sherlock Holmes su quello ipotetico deduttivo, la serie tv di Lost, poi, sembra un’enciclopedia di temi filosofici: dal rapporto con l’alterità, che rimanda a Emmanuel Lévinas, fino alla distinzione tra paura e angoscia, tema tipico di Martin Heidegger. E ancora: il web 2.0 e i social network quanto hanno da dirci sulla nozione nuova di comunità che hanno importato nella nostra vita? Quanto sono cambiati i concetti di presenza e assenza con la telefonia cellulare? Che dire dell’idea di spaesamento antropologico o di contaminazione dei saperi che nasce con l’avvento dei voli low cost? E la moda di strada, quanto ha trasformato le categorie dell’estetica, in barba ai canoni classici e poi a quelli dell’arte d’avanguardia?
La forza della filosofia, che per spirito di corporativismo andrebbe forse riscoperta e rilanciata dagli stessi filosofi, sta proprio nel potersi occupare di tutto: dal piccolo fenomeno insignificante, fino al nocciolo interiore delle cose, dalla maestria calcistica di Totti all’immortalità dell’anima. Se Aristotele fosse vivo tra noi, non scriverebbe forse un trattato sulla televisione o su Internet? Non si occuperebbe del Grande Fratello? O della pubblicità? Probabilmente sì, anzi saprebbe parlarne con lucidità e chiarezza, così come ha parlato di poesia, di politica e di arte.
Più o meno questo è lo statuto epistemologico (cioè la carta d’identità) della «pop filosofia», che ha mosso i suoi primi passi italiani un po’ a zig zag, senza una meta chiara e senza un riconoscimento definito. Oggi arriva un primo timbro ufficiale, con la pubblicazione dell’articolo «Che cos’e? e a cosa serve la «pop filosofia», sul numero 1 del 2010 di Vita e Pensiero, la rivista dell’Università Cattolica di Milano. Timbro accademico, dunque.
A firmare l’articolo è - tra gli altri - Simone Regazzoni, vero precursore nostrano del genere popfilosofico, che sarà anche in libreria a fine marzo con un libro collettaneo, Pop Filosofia (Il Melangolo), quasi un manifesto di questa giovane disciplina, le cui caratteristiche sono spiegate dallo stesso Regazzoni nell’articolo: «La prima è quella di intraprendere un confronto critico con la cultura di massa o pop. La seconda è quella di uscire dallo spazio accademico per rivolgersi a un pubblico di massa. Il termine pop, in pop filosofia, indica dunque sia l’oggetto cui questa forma di filosofia si applica, sia, per una sorta di contaminazione, la forma stessa di questa filosofia che sarà quindi popular».
Uscendo dai suoi ambiti canonici, cioè l’università e le collane di saggistica, la filosofia può diventare quindi pop e di conseguenza cambia il proprio linguaggio, aumentando ulteriormente il suo tasso di popolarità. Un esempio libresco di scelte fuori dagli schemi ci viene dalla collana Popular Culture and Philosophy, edita da una prestigiosa casa editrice americana, che raccoglie più di 50 titoli, da Facebook e la filosofia, a Il Mago di Oz e la filosofia, fino a saggi sull’i-Pod, il baseball, Hitchcock, il poker, o i Rolling Stones. Uno sdoganamento a tutti gli effetti, ma che ancora non ha del tutto attecchito. Di certo non in università, anche se alcuni casi eccellenti si trovano perfino da noi.
Maurizio Ferraris, cattedratico torinese che ama le incursioni nel mondo pop, ha organizzato lo scorso autunno un ciclo di conferenze che prendevano spunto da libri dedicati ad argomenti come la pornografia, di cui un brillante saggio dell’americana Jennifer Saul fa un’analisi semiologica, oppure il vino, oggetto di un testo di Barry Smith, filosofo analitico dell’Università di Londra, nonché da un libro del nostro Massimo Donà. Lo stesso Donà, ordinario di filosofia teoretica all’Università Vita-Salute San Raffaele e trombettista-leader di un quintetto jazz con cui ha inciso diversi dischi, ha scritto, oltre che di vino, anche una Filosofia della musica. Così come Davide Sparti, professore a Siena e musicista dilettante, che parla di jazz in almeno quattro dei suoi libri, proponendo sempre riflessioni filosofiche acute, pur prendendo qualche svarione sulla musica. Del resto è in buona compagnia, se pensiamo che il tema fu oggetto del famoso saggio di Theodor Adorno il quale si avventurò a parlare di jazz nel 1949, ma evidentemente rifacendosi a esempi di almeno 20 o 30 anni precedenti, dimostrando così di non essere al passo con i tempi, nonostante fosse un ottimo pianista d’avanguardia.
Difficile essere filosofi pop. Forse risultare incompleti o a tratti imprecisi è un rischio da correre, almeno per questi pionieri del genere: chi si occupa di argomenti pop, cioè assolutamente e completamente contemporanei, non è detto che riesca a dominare del tutto la materia. L’importante è però dominare il metodo, affrontare il lavoro con rigore e indovinare il tono. Ecco la sfida: essere filosofi dell’attualità, dentro e fuori dalle accademie, parlando di noi, del mondo, delle cose che tutti vedono, senza però trasformarsi in sociologi, opinionisti, critici cinematografici, predicatori tv o giornalisti di cronaca. Il filosofo faccia il filosofo, ma lo faccia bene: qui e adesso. Sono aperte le iscrizioni.

Quando il dramma è in agguato

Il tempo è quello che è in questo periodo ma cerco di seguire: Lost che è nel mio cuore da sei anni, la seconda stagione di Survivors che ho aspettato da due anni mentre in Caprica ho sperato fino all’ultimo.
Nel prossimo periodo cercherò di vedere la terza stagione di Torchwood. Ma adesso vediamo di analizzare le ultime puntate molto brevemente.
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Lost 6×06 Sundown: Cala il tramonto nella sesta puntata della sesta edizione di Lost, e la notte scende anche sull’incarnazione del male che tenta Sayid come Cristo fu tentato da Satana, “E se ti dicessi che potresti avere qualsiasi cosa desideri?” sussurra il fumo nero ad un Sahyid sempre più demoniaco. E alla conclusione di quella che si può tranquillamente definire una delle più drammatiche e belle puntate che Lost ci abbia mai mostrato, il male circondato dai suoi accoliti, Sayid, Claire e Kate. (dove sia finito Sawyer forse lo sapremo la settimana prossima) si avvia nella notte alla ricerca di cosa non sappiamo ancora. Voto 10.
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Puntate 2×05 e 2×06 di Survivors sicuramente le migliori della seconda stagione; anche qui con un tasso di drammaticità incredibile la bellissima Sarah ci lascia dopo essersi riscattata e redenta. Devo dire essermi commosso in questo episodio, Sarah era da sempre il personaggio relegato ai margini del gruppo ed era prevedibile che toccasse a lei morire in un crescendo di emozioni. Nell’ultima della stagione la 2×06 i nostri trovano la base segreta completamente deserta, il virus ha sterminato quasi tutti al suo interno ma Abby Grant ritrova suo figlio Peter mentre Tom si imbarca in un avventura senza ritorno…. oppure si… tra due anni purtroppo. Voto 10
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Voto negativo a Caprica, serie tv che era in possesso di grandi potenzialità e che ereditava l’esperienza di Battlestar Galactica, ma questa volta Si Fi Channel non fa centro, ogni puntata si trascina verso la noia più nera anche se l’intento degli autori sarebbe quella di mostrarci il dramma di due genitori ( i coniugi Graystone) che hanno perso una figlia pescando dalla realtà post 11 settembre ma poi scivola in un film da gangster di serie b quando fanno loro comparsa i Tauron. Sconsigliatissimo. Voto 0
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  • Doctor Who - 3×10 Blink

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      Prima che Lost (e la seconda stagione di Survivors e Caprica) mi catapultassero in un vortice di viaggi temporali e realtà parallele ho visto un piccolo gioiello che in seguito ho rivisto con una manciata di Lost fan veronesi, si  tratta della puntata 3×10 di Doctor Who dal titolo di Blink nella quale il Doctor Who ci trascina in un delirio di paradossi temporali e easter eggs nel quale la razza aliena degli angeli piangenti  può catapultarti in un altro tempo se si distoglie lo sguardo da quelle che sembrano innocue statue. Don’t blink. Blink and you are death. Consigliatissimo.

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  • The colour of magic

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    Tra i mille impegni sono riuscito a vedere The Color of magic di Terry Pratchett, tratto dal primo romanzo della lunghissima saga del disco. Composta attualmente da oltre 30 libri, quella del Mondo Disco (Discworld) è una serie fantasy-comica ambientata in un universo parodistico.
    Talmente parodistico che ammetto ho faticato non poco ad apprezzarlo, anche se rivela di sicuro un enorme fantasia e gli attori sono senz’altro bravi a rendere quell’atmosfera di salutare follia che permea l’intera opera.

    Il bislacco mondo piatto viaggia infatti nell’universo appoggiato sulla schiena di quattro elefanti in equilibrio precario sul carapace della tartaruga gigante Grande A’Tuin.
    Come dicevo il cast è di gran prestigio: Sean Astin (Hobbit Sam) che veste gli sgargianti abiti di Duefiori, di Tim Curry (il Dottor Frank-N-Furter del RocKy Horror Picture Show) a suo agio nel ruolo del pericoloso mago Trymon, di Jeremy Irons il Patrizio di Ankh-Morpork, e per concludere quello di Christopher Lee che ha doppiato il personaggio della Morte.
    Se avete letto almeno uno dei libri queste tre ore vi piaceranno di sicuro, se non lo conoscete questa è l’occasione giusta per conoscere questo autore che è stato uno dei primi autori ad usare internet per entrare in contatto con i suoi lettori.

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    Ho finalmente visto l’ultima puntata di Paradox, la serie tv della BBC di cui avevo scritto tempo fa all’epoca del pilot.
    Ultimo episodio, che sicuramente non è quello che ci si aspetta, le immagini questa volta sono molto personali da Rebecca, Ben, Callum e Christian.
    Si chiude l’operazione Talismano lasciando la porta aperta ad una nuova stagione. In definitiva una miniserie molto ben articolata ed emozionante. Già alla seconda puntata mi ero affezionato ai personaggi, mille volte meglio di Flash Forward; più credibile e con attori molto più bravi.
    Speriamo che la BBC produca presto una seconda stagione che chiarisca i quesiti riguardo il wormhole e la realtà parallela da cui provengono le foto ma soprattutto di chi è la voce di donna che chiede aiuto a fine puntata?
    Entro breve e tempo permettendo dovrei riuscire a mettere onlinele recensioni di Sherlock Holmes, Il mondo dei replicanti e di Avatar.
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    Ieri ho assistito ad una nuova forma di cinema, ieri ho ho assistito al cambiamento totale, ho assistito a quello che sarà il futuro del cinema, Avatar sarà una vera e propria rivoluzione, ma nei prossimi giorni cercherò di raccogiere meglio le idee, per adesso sono ancora troppo frastornato.
    Nel frattempo vi consiglio di non perdervi il numero di urania speciale di questo mese, Walter M. Miller, Jr e sul suo capolavoro, Un   cantico per Leibowitz premio Hugo per il miglior romanzo dell’anno 1960 e il primo episodio della seconda stagione di “Survivors“! Finalmente, forse riusciremo a sapere chi c’è dietro ai fitti misteri che ci avevano tenuto con il fiato sospeso per ben due anni. Ritroviamo tutti i protagonisti in gran forma, Tom è sempre più ambiguo e vedremo anche dove è stata portata Abby . Per adesso la seconda stagione sembra non deludere.
    Un ultima cosa, il numero 8 di Caravan di Michele Medda è veramente molto bello. A presto.
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  • Flash Forward e V tornano a marzo

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    Flash forward, serial che ha deluso molto le aspettative e che sta faticando non poco per aggiudicarsi una seconda stagione, ritornerà negli piccoli schermi USA dal prossimo 4 marzo 2010, Tutti i fan e soprattutto i produttori sperano che il serial aumenti la sua qualità e il suo indice di gradimento per sperare in altri ed inediti episodi che farebbero parte di una seconda stagione. Infine passiamo a V., il remake della serie cult riguardante alieni rettiloidi, Visitors: dopo l’ exploit del pilot con 15 milioni di telespettatori e con risultati calanti negli altri episodi, ma sempre con ascolti costanti e rimasti sui 9 milioni, i lucertoloni torneranno il 30 marzo dopo Lost, nello slot delle 22, orario considerato tuttavia molto privilegiato e che fa capire come l’ ABC punti molto in questo remake.
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  • The plan - Battlestar galactica

    the_plain.jpg nogood.gif The plan Battlestar Galactica è stato scritto da Jane Espenson e diretto da Edward James “Adama” Olson; è film che fa parte dell’universo di Battlestar Galactica. In realtà non aggiunge grandi cose alla storia ed è un riassunto dalla miniserie pilota alla fine della seconda stagione, visti però con secondo il punto di vista dei cylon, in particolare Cavil che è il vero protagonista di The Plan.
    Spiega qualcosa senza grandi rivelazioni, direi che gli aspetti più interessanti derivano dalla spettacolare battaglia di attacco alle Colonie e il grande conflitto interiore dei cylon: essere macchine ma sentirsi vivi solo a contatto con la loro parte umana, i 281 giorni vissuti dai protagonisti della serie, attraverso gli occhi dei cyloni sembrano scorrere troppo frettolosamente, decisamente un occasione sprecata
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    Come sempre la realizzazione dal punto di vista degli effetti speciali è ottima, anche se con più di venti minuti di riprese attinte dalla serie originale, ma fondamentalmente si tratta più di un operazione di marketing che altro in quanto The Plan si proponeva di fare da traino all’uscita (americana) del cofanetto dvd con la serie completa.
    Il dubbio che si insinua è che l’autore del grande restyling di Battlestar Galactica Ron Moore non sia stato minimamente coinvolto in questo progetto, questo si aggiunge alla delusione per il fatto che l’innovativa serie proposta da Ron Moore, Virtuality sia stata cancellata in maniera rocambolesca dopo l’eccellente pilot.
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  • Alice 2009 Sy Fy

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    Il regista Nick Willing non è nuovo a dare una nuova veste televisiva a grandi classici della letteratura fantastica, e dopo i buoni ascolti di Tin Man, ovvero Il mago di Oz, è ora la volta di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, e la prossima stagione sarà protagonista al cinema con la mega produzione di Tim Burton Alice in Wonderland.
    Ho avuto modo di vedere la prima delle due parti andate in onda su Sy Fy Channel e pur essendo stata starvolta per adeguarla ad un tempo di oltre 150 anni dopo la vicenda originale direi che è stato fatto un ottimo lavoro.
    Personalmente non ho mai amato troppo il libro di Lewis Carroll, fondamentale opera che in effetti nei paesi anglosassoni ha segnato l’immaginario collettivo, io l’ho sempre trovato troppo assurdo, troppo onirico e un lavoro di immaginazione non concreto, al contrario di un capolavoro come il Signore degli Anelli.
    La nuova Alice, Caterina Scorsone, è una giovane donna che insegna arti marziali e arriva a Wonderland con uno scopo preciso, quello di ritrovare il fidanzato perduto e finirà anche per affrontare aspetti nascosti della propria personalità. In ulteriore contrasto con la bambina narrata da Carroll, Alice/Caterina ha i capelli neri -ma il vestito è sempre azzurro.
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    In questo viaggio incontrerà personaggi amici, come il giovane dallo spirito rivoluzionario, il cappellaio Hatter (Andrew Lee Potts), e l’immancabile Regina di Fiori, una rossa Kathy Bates, il cattivo Mad March è un robot. Il Bianconiglio è una organizzazione che sequestra umani trattenuti in casinò e sedati dalla Regina con elisir e bevande che danno continue gratificazioni immediate, estasi, sorpresa, eccitazione.
    La regina cerca Alice in quanto vuole riavere la Pietra del paese delle meraviglie, incastonata in un anello che permette di riattivare lo specchio che mette in comunicazione il nostro mondo con il loro.
    Nella sua ricerca, Alice, insieme ad Hatter, cercherà di sovvertire l’ordine distopico del Paese, la saggezza è l’arma più potente per combattere la regina (non a caso la resistenza dalla dispotica regina è rifugiata in una enorme biblioteca), e nel mentre incontrerà anche altri personaggi, come il Dodo interpretato da Tim Curry, il Cavaliere Bianco/Matt Frewer o il lombricone/Harry Dean Stanton e fenicotteri che da mazze da cricket diventano macchine volanti.
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