5 Ago

Ultimo post della stagione prima delle sospirate vacanze, la regolarità dei post riprenderà a fine agosto. Per intanto degna conclusione con un articolo su Sherlock Holmes della BBC ambientato ai giorni nostri, miniserie con protagonista Benedict Cumberbatch, di sole tre puntate ma di 120 minuti l’una che arrivata alla sua seconda puntata sta a dir poco entusiasmando chi scrive.
Su Sherlock Holmes si è riacceso un grande interesse dopo il film interpretato da Robert Downey Jr e che in passato è stato magistralmente incarnato da Basil Rathbone, da Christopher Plummer (Assassinio su commissione del 1979) da Michael Caine (Senza indizio del 1988), da Charlton Heston (Il mistero del crocifero di sangue del 1991) e realizzato magnificamente indagando sulla sua giovinezza da Barry Levinson (prodotto da Spielberg) con Piramide di paura, solo per citare i più noti.
Nel secondo episodio di circa un’ora e mezza, prodotto dalla BBC, intitolato The Blind Banker, diretto da Euros Lyn e scritto da Stephen Thompson, Holmes viene assunto da un vecchio amico per indagare su una misteriosa irruzione in una banca della City. Holmes e Watson seguono una scia di indizi che collegano i due uomini assassinati a un’organizzazione criminale cinese chiamata Loto Nero. I due sono stati uccisi nel più classico degli enigmi della camera chiusa.
Piccola parentesi per segnalarvi due autentici capolavori del genere incentrati su delitti della stanza chiusa:
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I delitti della Rue Morgue. Tutto comincia con una strage. Alle tre di notte, gli abitanti di Rue Morgue vengono svegliati “da una serie di grida spaventevoli”, provenienti da un appartamento al quarto piano d’un vecchio stabile, abitato dall’anziana madame L’Espanaye e da sua figlia Camille. Per entrare, i primi soccorritori devono sfondare la porta d’ingresso, solidamente chiusa dall’interno. Lo spettacolo che si trovano di fronte è terrificante: “La stanza è nel più grande disordine. La polizia brancola nel buio: l’appartamento è stato trovato ermeticamente chiuso, e nessuno sembra poterne essere uscito dopo il delitto.
Auguste Dupin è francese, povero, triste ma cavaliere, dall’ingegno fertile e pronto a risolvere i più intricati misteri. Il personaggio di Poe può essere considerato il geniale capostipite di una fitta schiera che è giunta fino ai nostri giorni, si tratti di letteratura oppure di cinema o televisione tra cui ricordiamo appunto i famosi Sherlock Holmes e Hercule Poirot.
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La raccolta I delitti della stanza chiusa, Polillo editore, è un autentica rarità nel panorama editoriale italiano; si tratta di tredici racconti scritti da altrettanti autori in un arco di tempo che va dal 1897 al 1962. Anni difficili, se sprangarsi dentro una stanza non bastava per salvarsi da mani assassine.
Una persona viene uccisa in una stanza rigorosamente sbarrata: porte e finestre sono chiuse dall’interno, gli eventuali accessi – come cappe di camini o fori di aerazione – sono troppo piccoli perché qualcuno vi possa passare e non ci sono segni di effrazione né passaggi segreti né duplicati di chiavi.
Dopo questo secondo episodio non resta che attendere domenica 8 agosto. L’ultimo dei tre episodi prodotti sinora si intitolerà The Great Game, scritto da Mark Gatiss per la regia di Paul McGuigan.
13 Lug

Ha debuttato su SyFy e non è niente male la miniserie di 13 puntate Haven ispirata ad un racconto di Stephen King, bellissime locations e mi azzardo a sostenere che per certi versi mi ha ricordato x-files (e non Fringe per fortuna), “strani fenomeni” e tanto altro, questo è l’antefatto: (more…)
14 Giu

Sette persone, totalmente sconosciute l’une alle altre si ritrovano chiuse a chiave all’interno di stanze di un hotel che ricorda l’Overlook di Shining, nel mezzo di un piccolo paese isolato da tutto e da tutti.
Vengono liberati uno alla volta da Joe Tucker, l’unico tra di loro che ha trovato il modo di aprire la porta della propria camera: una chiave nascosta nella “tipica” bibbia da comodino. Appena usciti, i sette iniziano a farsi domande l’un l’altro per cercare di capire che cosa stia succedendo e trovare un collegamento tra di loro che possa spiegare la situazione in cui sono finiti.
Insieme a loro, nella città fantasma, ci sono anche un gruppo di cuochi e camerieri cinesi che preparano loro la cena (e sostengono di non sapere nulla di quanto sta accadendo) ed il concierge dell’albergo, che è stato contattato da un misterioso “qualcuno” per servire i sette rapiti. L’uomo racconta di essersi svegliato nella città da un giorno con l’altro e fa intuire come questa non sia la prima volta in cui viene impiegato per qualcosa di simile.
Ho dato un giudizio positivo perchè tale è la voglia di trovare un erede che mi viene da dare credito a questo Persons Unknown.
Creato e scritto da Christopher McQuairre, premio Oscar per I Soliti Sospetti, Persons Unknown ha come showrunner Remi Aubuchon, co-creatore del deludente Caprica. Il regista del pilot è Michael Rymer, produttore e regista di molti episodi di Battlestar Galactica.
La serie, della NBC composta da 13 episodi, scritta da Christopher McQuarrie, vede nel cast attori come Alan Ruck (Spin City), Jason Wiles (Third Watch), Daisy Betts, Chadwick Boseman, Kate Lang Johnson, Tina Holmes, Sean O’Bryan e Lola Glaudini (Criminal Minds). Ci sono voluti ben due anni per far vedere la luce alla serie tv, dal momento che la NBC ha comprato i diritti di trasmissione solamente l’ anno scorso.
18 Mag

Ridere si sa è importante nella vita (inoltre Happy Town riprenderà a giugno e Lost, V, Fringe e Flash Forward sono agli sgoccioli) per questo vi consiglio una sit-com eccezionale: The big bang theory, nello specifico se siete appassionati di Tolkien come me non potete perdervi la puntata 3×17, The Precious Fragmentation.
I ragazzi combattono tra loro per un’anello che credono essere un originale del film di Peter Jackson “Il Signore Degli Anelli”. Leonard vuole restituire l’anello al suo legittimo proprietario, Koothrappali vuole venderlo per comprarsi una moto d’acqua, Sheldon vuole tenerlo a tal punto che comincia a trasformarsi davvero in Gollum.
Sheldon: “Un anello per domarli.”
Raj: “Un anello per trovarli.”
Howard: “Un anello per ghermirli…”
Leonard: “E nel buio incatenarli.”
Raj: Per la miseria, siamo troppo nerd.
La serie, ambientata a Pasadena, in California, racconta le vicende di quattro giovani scienziati, Leonard, Sheldon, Raj e Howard, che lavorano insieme al California Institute of Technology e fanno amicizia con Penny, una bellissima ragazza venuta a vivere nell’appartamento di fronte a quello condiviso da Leonard e Sheldon.
Ogni episodio ha una sua storia e seppur la maggiorparte di loro siano autoconclusivi, viene portata avanti una trama di fondo. Inutile dire che tantissimi sono i riferimenti alla fisica, ai videogames, a Star Wars, a Star Trek, per non parlare di moltissimi fumetti, film e serial americani (si sprecano quelli su Battlestar Galactica e Pandora), sottolineando l’altissima componente nerd.
Quando Leonard si innamora di Penny, lo strano mondo dei quattro amici, nerd a tutti gli effetti si scontra con quello semplice e superficiale di lei.

Il mitico Stan Lee con i protagonisti della serie
Consigliatissima anche la 3×16 The Excelsior con una cameo di Stan Lee, 88enne leggendario co-creatore di personaggi dei fumetti come Spider-
Sheldon: “Come potro’ mai parlare con Stan Lee dei fondamenti scientifici del volo nello spazio siderale su una tavola da surf d’argento, quando parte del mio cervello sara’ impegnata a esaminare il suo volto in cerca dei sintomi di una malattia cutanea contagiosa?”
6 Mag

Haplin, Minnesota, un’omicidio molto violento nella neve e una cittadina della provincia americana dove l’apparenza felice nasconde il torbido e l’incofesssabile.
La vita scorre tranquilla, l’aria ha il sapore del pane appena sfornato grazie al panificio che troneggia sulla cittadina e da lavoro alla maggior parte dei suoi abitanti il tutto nelle mani della potente famiglia Haplin. Tutti sembrano sorridenti e di buon umore come la signora fa notare a Henley (Lauren German) la nuova arrivata in città. Henley dice a Merrit di essere originaria di Snoqualmie, la cittadina in cui venne girato Twin Peaks, citazione d’obbligo per questa serie di 8 episodi che omaggia molto anche Stephen King.

Ma c’è un ma, per sette anni, ogni anno ad Haplin è scomparso qualcuno. L’autore delle sparizioni è stato soprannominato Magic Man dai cittadini per la sua capacità di non lasciare alcuna traccia nè di sé nè della vittima. Da cinque anni le sparizioni sono cessate e questo è dovuto allo sceriffo che in qualche modo è riuscito a scacciare Magic Man e tenere unita la comunità.
L’intero antefatto è raccontato da un misterioso personaggio interpretato sa Sam Neill.
Le indagini dello sceriffo Conroy (M.C.Gainey il Tom Friendy di Lost) e di suo figlio Tom (un bravo ragazzo innamorato della moglie Rachel e della sua bambina) si concentrano sui fratelli Stivaletto, loschi individui della cittadina, ma in tutto questo la nota di interesse è dovuta allo stato di trance in cui cade più volte lo sceriffo, momenti in cui parla di una certa Chloe.
“Lo direi a Chloe se dovessi mai rivederla.”
“E quand’e’ che e’ stata contattata da Chloe?”
“Chloe sa che sei qui?”
“Chloe ha dato fuoco all’involucro… Ora che e’ stato versato altro sangue tutto sara’ svelato”
Nel finale scopriamo che Chloe è Henley (e sua mamma non è affato morta come lei ha raccontato) ed è lì a Happy town per indagare mentre nell’ultima scena vediamo lo sceriffo che completamente fuori controllo sembra amputarsi una mano con un’accetta.
Credo che seguirò volentieri la serie fino alla sua conclusione, con Harper’s Island (a proposito di Harper’s island, sul sito serialmente.com c’è un elenco dei personaggi in rigoroso ordine di morte da non perdere assolutamente) sono stato fortunato ad indovinare il colpevole alla quarta puntata vedremo se lo sarò anche con Happy Town.
28 Apr

Ho iniziato a seguire il Doctor Who finalmente, con una certa frequenza e non più occasionalmente per curiosità dopo la visione del suo spin off Torchwood.
Matt Smith è la nuova incarnazione del mitico Doctor e devo dire che la prima puntata di introduzione (il pilot The Eleventh Hour) me lo ha fatto subito diventare simpatico. L’impresa non era affatto facile, perché l’eredità lasciata da David Tennant era estremamente pesante, ma Smith interpreta con grande abilità, introducendo anche una certa spontanea semplicità che contrasta con l’interpretazione brillante ma spesso troppo artefatta di Tennant.

La sua aiutante Amelia Pond (Karen Gillan) è molto carina e questo aiuta di sicuro, molto espressiva e come coppia funzionano molto. Il loro rapporto viene introdotto in una maniera a dir poco magistrale, commovente come non era mai avvenuto nel caso delle precedenti “companion” del Doctor.
Ottima la regia di Adam Smith, che riesce a fornire inquadrature e piani sequenza tecnicamente sbalorditivi per lo standard di un telefilm. Ma la cosa che sorprende è proprio la cura del dettaglio e dell’interazione tra il Doctor e la sua futura companion, che rende la visione assolutamente godibile, con dei dialoghi esilaranti accompagnati da brivido e azione. Molto divertente quando il Doctor afferma di aver suggerito il risultato corretto a Fermat per il suo teorema.
L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è stata la storia di contorno che è risultata un poco banale ma spero che ci possano essere ancora episodi come Blink - 3×10, Midnight -4×10 (che mi ha mi ha ricordato la mitica serie Ai confini della realtà) o come The Shakespeare Code - 3×02 (che racconta con ironia l’incontro fra il dottore ed il grande bardo, concedendosi perfino dei collegamenti fra le opere del teatro elisabettiano ed il mondo di Harry Potter) veramente geniali, senza grandi effetti speciali ma basate solo su grandi idee.
11 Mar

C’est le ton qui fait la musique, recita un detto francese: è il tono che fa la musica. Come dire: l’aspetto esteriore delle cose non è un accessorio, bensì è ciò che dà loro un’anima. Una frase ben scritta, un pensiero ben articolato, una battuta ben costruita aggiungono forza e valore al contenuto che veicolano; la medesima cosa detta in due modi diversi è, di fatto, diversa. Allora la domanda è: si può parlare di tutto in tutti i modi? Parlare di cose serie in tono ironico? Parlare di argomenti futili attribuendovi significati profondi o elaborando su di essi teorie filosofiche? La risposta ha diverse facce. La prima deve metterci in guardia su che cosa sia futile e che cosa serio. E quali siano le categorie per stabilirlo. La seconda riguarda come si possa giudicare che cosa è degno di riflessione e che cosa no. La terza parla di quanto siano forti i nostri pregiudizi circa la filosofia, in quanto «scienza» della riflessione per eccellenza, la sua utilità, il fatto che sia adatta solo alle università e insomma il suo essere snob, oltre che incomprensibile ai più.
In realtà la filosofia - o potremmo chiamarla riflessione rigorosa - si nasconde ovunque, c’è solo da saperla estrarre. Per esempio, Paperino ci dice molto sulla pragmatica della comunicazione umana, il Dr. House sul ragionamento abduttivo, Sherlock Holmes su quello ipotetico deduttivo, la serie tv di Lost, poi, sembra un’enciclopedia di temi filosofici: dal rapporto con l’alterità, che rimanda a Emmanuel Lévinas, fino alla distinzione tra paura e angoscia, tema tipico di Martin Heidegger. E ancora: il web 2.0 e i social network quanto hanno da dirci sulla nozione nuova di comunità che hanno importato nella nostra vita? Quanto sono cambiati i concetti di presenza e assenza con la telefonia cellulare? Che dire dell’idea di spaesamento antropologico o di contaminazione dei saperi che nasce con l’avvento dei voli low cost? E la moda di strada, quanto ha trasformato le categorie dell’estetica, in barba ai canoni classici e poi a quelli dell’arte d’avanguardia?
La forza della filosofia, che per spirito di corporativismo andrebbe forse riscoperta e rilanciata dagli stessi filosofi, sta proprio nel potersi occupare di tutto: dal piccolo fenomeno insignificante, fino al nocciolo interiore delle cose, dalla maestria calcistica di Totti all’immortalità dell’anima. Se Aristotele fosse vivo tra noi, non scriverebbe forse un trattato sulla televisione o su Internet? Non si occuperebbe del Grande Fratello? O della pubblicità? Probabilmente sì, anzi saprebbe parlarne con lucidità e chiarezza, così come ha parlato di poesia, di politica e di arte.
Più o meno questo è lo statuto epistemologico (cioè la carta d’identità) della «pop filosofia», che ha mosso i suoi primi passi italiani un po’ a zig zag, senza una meta chiara e senza un riconoscimento definito. Oggi arriva un primo timbro ufficiale, con la pubblicazione dell’articolo «Che cos’e? e a cosa serve la «pop filosofia», sul numero 1 del 2010 di Vita e Pensiero, la rivista dell’Università Cattolica di Milano. Timbro accademico, dunque.
A firmare l’articolo è - tra gli altri - Simone Regazzoni, vero precursore nostrano del genere popfilosofico, che sarà anche in libreria a fine marzo con un libro collettaneo, Pop Filosofia (Il Melangolo), quasi un manifesto di questa giovane disciplina, le cui caratteristiche sono spiegate dallo stesso Regazzoni nell’articolo: «La prima è quella di intraprendere un confronto critico con la cultura di massa o pop. La seconda è quella di uscire dallo spazio accademico per rivolgersi a un pubblico di massa. Il termine pop, in pop filosofia, indica dunque sia l’oggetto cui questa forma di filosofia si applica, sia, per una sorta di contaminazione, la forma stessa di questa filosofia che sarà quindi popular».
Uscendo dai suoi ambiti canonici, cioè l’università e le collane di saggistica, la filosofia può diventare quindi pop e di conseguenza cambia il proprio linguaggio, aumentando ulteriormente il suo tasso di popolarità. Un esempio libresco di scelte fuori dagli schemi ci viene dalla collana Popular Culture and Philosophy, edita da una prestigiosa casa editrice americana, che raccoglie più di 50 titoli, da Facebook e la filosofia, a Il Mago di Oz e la filosofia, fino a saggi sull’i-Pod, il baseball, Hitchcock, il poker, o i Rolling Stones. Uno sdoganamento a tutti gli effetti, ma che ancora non ha del tutto attecchito. Di certo non in università, anche se alcuni casi eccellenti si trovano perfino da noi.
Maurizio Ferraris, cattedratico torinese che ama le incursioni nel mondo pop, ha organizzato lo scorso autunno un ciclo di conferenze che prendevano spunto da libri dedicati ad argomenti come la pornografia, di cui un brillante saggio dell’americana Jennifer Saul fa un’analisi semiologica, oppure il vino, oggetto di un testo di Barry Smith, filosofo analitico dell’Università di Londra, nonché da un libro del nostro Massimo Donà. Lo stesso Donà, ordinario di filosofia teoretica all’Università Vita-Salute San Raffaele e trombettista-leader di un quintetto jazz con cui ha inciso diversi dischi, ha scritto, oltre che di vino, anche una Filosofia della musica. Così come Davide Sparti, professore a Siena e musicista dilettante, che parla di jazz in almeno quattro dei suoi libri, proponendo sempre riflessioni filosofiche acute, pur prendendo qualche svarione sulla musica. Del resto è in buona compagnia, se pensiamo che il tema fu oggetto del famoso saggio di Theodor Adorno il quale si avventurò a parlare di jazz nel 1949, ma evidentemente rifacendosi a esempi di almeno 20 o 30 anni precedenti, dimostrando così di non essere al passo con i tempi, nonostante fosse un ottimo pianista d’avanguardia.
Difficile essere filosofi pop. Forse risultare incompleti o a tratti imprecisi è un rischio da correre, almeno per questi pionieri del genere: chi si occupa di argomenti pop, cioè assolutamente e completamente contemporanei, non è detto che riesca a dominare del tutto la materia. L’importante è però dominare il metodo, affrontare il lavoro con rigore e indovinare il tono. Ecco la sfida: essere filosofi dell’attualità, dentro e fuori dalle accademie, parlando di noi, del mondo, delle cose che tutti vedono, senza però trasformarsi in sociologi, opinionisti, critici cinematografici, predicatori tv o giornalisti di cronaca. Il filosofo faccia il filosofo, ma lo faccia bene: qui e adesso. Sono aperte le iscrizioni.
4 Mar
| Il tempo è quello che è in questo periodo ma cerco di seguire: Lost che è nel mio cuore da sei anni, la seconda stagione di Survivors che ho aspettato da due anni mentre in Caprica ho sperato fino all’ultimo. Nel prossimo periodo cercherò di vedere la terza stagione di Torchwood. Ma adesso vediamo di analizzare le ultime puntate molto brevemente. |
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Lost 6×06 Sundown: Cala il tramonto nella sesta puntata della sesta edizione di Lost, e la notte scende anche sull’incarnazione del male che tenta Sayid come Cristo fu tentato da Satana, “E se ti dicessi che potresti avere qualsiasi cosa desideri?” sussurra il fumo nero ad un Sahyid sempre più demoniaco. E alla conclusione di quella che si può tranquillamente definire una delle più drammatiche e belle puntate che Lost ci abbia mai mostrato, il male circondato dai suoi accoliti, Sayid, Claire e Kate. (dove sia finito Sawyer forse lo sapremo la settimana prossima) si avvia nella notte alla ricerca di cosa non sappiamo ancora. Voto 10. |
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Puntate 2×05 e 2×06 di Survivors sicuramente le migliori della seconda stagione; anche qui con un tasso di drammaticità incredibile la bellissima Sarah ci lascia dopo essersi riscattata e redenta. Devo dire essermi commosso in questo episodio, Sarah era da sempre il personaggio relegato ai margini del gruppo ed era prevedibile che toccasse a lei morire in un crescendo di emozioni. Nell’ultima della stagione la 2×06 i nostri trovano la base segreta completamente deserta, il virus ha sterminato quasi tutti al suo interno ma Abby Grant ritrova suo figlio Peter mentre Tom si imbarca in un avventura senza ritorno…. oppure si… tra due anni purtroppo. Voto 10 |
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Voto negativo a Caprica, serie tv che era in possesso di grandi potenzialità e che ereditava l’esperienza di Battlestar Galactica, ma questa volta Si Fi Channel non fa centro, ogni puntata si trascina verso la noia più nera anche se l’intento degli autori sarebbe quella di mostrarci il dramma di due genitori ( i coniugi Graystone) che hanno perso una figlia pescando dalla realtà post 11 settembre ma poi scivola in un film da gangster di serie b quando fanno loro comparsa i Tauron. Sconsigliatissimo. Voto 0 |
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