Paolo Marzola blog

Archive for the ‘U2’ Category

U2 In the name of love

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Chi ama gli U2 sa benissimo che è grazie in egual misura a tutti e quattro se gli U2 hanno sviluppato il loro particolare sound e sono riusciti ad assurgere a band più importante degli ultimi 20 anni.
Ma è innegabile che il leader carismatico sia Bono, l’istrionico cantante che così dice di se “Sono un musicista scribacchino che fuma il sigaro, beve vino e legge la Bibbia. Un buffone (ride)… che ama dipingere quadri di ciò che non può vedere. Un marito, un padre, un amico dei poveri e talvolta dei ricchi. Un commesso viaggiatore attivista che vende idee. Un giocatore di scacchi, una rock star part-time, un cantante d’opera e faccio parte del gruppo folk più rumoroso del mondo.

In questo periodo ascolto e leggo molto degli U2, ho rispolverato tutti i miei libri e ne ho selezionati 6, i primi tre hanno una particolarità: sono stati scritti da giornalisti che hanno seguito gli U2 in 3 fasi differenti della loro vita. Il primo dagli esordi fino a Rattle and Hum il secondo da Achtung Baby al Zoo tv tour, il terzo è un libro intervista molto bello e scritto bene. Il quarto è un libro di foto degli U2 scattate da quello che viene definito il quinto componente degli U2 (ma allora Brian Eno chi sarebbe?), Anton Corbjin, fotografo delle star e regista, il quinto è la summa dei testi commentati molto bene da Andrea Morandi. Il sesto, scritto da Tatiana Pais Becher è l’unico libro che mette in relazione i testi scritti da Bono con la letteratura irlandese. Buona lettura.

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U2 Un fuoco indimenticabile di Eamon Dunphy, Arcana Editore. Eamon, l’autore ha ricevuto l’incarico dal manager Paul Mc Guinness e ha ottenuto il pieno aiuto nella stesura dei menbri del complesso e dello staff. Da quando Bono, the Edge, Larry e Adam non erano famosi ai fasti del Live Aid di Unforgettable Fire e Joshua Tree. Una vera chicca in quanto l’autore molto addentro all’ambiente riferisce aneddoti di prima mano addirittura del primo tour degli U2.

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Gli U2 alla fine del mondo di Bill Flanagan, Tarab. L’autore ha potuto viaggiare con gli U2 in lungo e largo per tutto il mondo, dapprima a bordo dello Zoo Tv Tour e poi dello Zoorropa Tour condividendo con Bono e compagni camere d’albergo, discussioni animate, mille aneddoti e spettacolari concerti. Questo è il libro che ha fatto indispettire Larry Mullen, che ha dichiato il suo proposito di non entrare mai più in un libro sugli U2.

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Bono on Bono di Michka Assayas, S&K. Michka ha seguito Bono ovunque: durante i concerti in giro per il mondo nei backstages nei pub come nei bistrot ha parlato con lui fino a notte fonda nel corso di colossali bevute ha ascoltato più volte il leader degli U2 dichiarare: “Mai fidarsi di un musicista i musicisti sono i migliori bugiardi…” ma alla fine c’è riuscito: un ritratto denso di rivelazioni e curiosità dell’uomo dell’artista e della sua band.

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U2&I di Anton Corbjin, Rizzoli. Lo scrittore William Gibson, che certamente sa bene come si costruisce un immaginario in un testo scritto per l’omonimo libro U2&i -22 anni di immagini della band sentenzia: “Un altissimo Uomo Olandese osserva, attraverso pezzi di vetro Tedeschi o Giapponesi, questi Uomini Irlandesi. E qualcosa accade. Perché Corbijn è lì, che guarda”. Le prime immagini sono del 1982, le ultime del 2004, il bianco e nero bellissimo e tanti ricordi.

u220the20name20of20love.jpgspazio2.jpgU2 The name of love di Andrea Morandi con prefazione di Davide Sapienza. Arcana. Un viaggio nella storia del gruppo irlandese attraverso i testi di Bono. Un atto d’amore fatto di carta e inchiostro per la storica rockband in generale e per Paul David Hewson alias Bono Vox in particolare. Gli album vengono sezionati e scomposti da Morandi per poi tornare integri attraverso una minuziosa analisi fatta canzone per canzone. Il risultato finale è un testo scorrevole e ricco di curiosità.

tatiana.jpgspazio2.jpgL’irlanda degli U2, musica, letteratura e radici culturali  Tatiana Pais Becher, Arcana. Libro fondamentale per chiunque ami l’Irlanda, Tatiana Pais Becher partendo da una tesi universitaria attraverso interviste con Bono e the Edge è riuscita dare una visione generale delle influenze che hanno contribuito a formare le parole e la muisca degli U2.
Tatiana Pais Becher: “Fu lo stesso Bono, che mi aiutò insieme a Edge confermando la validità delle mie affermazioni, a suggerirmi il titolo della tesi “U2: Irish In Every Other Way”, evidenziando come la band più famosa del mondo fosse profondamente legata alle sue radici irlandesi, spesso implicitamente mediante l’utilizzo di metafore e maschere”.

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  • U2 360° At The Rose Bowl

    u2360rosebowl_portada.jpgMi sono gratificato dopo un’intensa settimana lavorativa con l’ultimo dvd dal vivo prodotto dai miei cari e amati U2, U2 360° At the Rose Bowl, risultato della registrazione nello stadio omonimo durante il tour dell’album No Line On The Horizon. Un evento ricordato dai fan e dalla band che, in quell’occasione, si esibì davanti ad un pubblico di quasi 100mila persone su di un paloco alto 50 metri.
    Il Claw è fatto d’acciaio ed è trasportato da città in città da ben 120 camion!.
    Lo show è stato realizzato con l’ausilio di ben 27 telecamere, avvalendosi della regia di Tom Krueger. Gli U2 dominano la scena artistica da più di 30 anni, contando un totale di più di 155 milioni di dischi venduti ed un record di Grammy Awards ancora immacolato e con l’ultimo disco No Line On The Horizon hanno prodotto l’ennesimo capolavoro.

    Ecco la Tracklist:
    01. Get On Your Boots
    02. Magnificent
    03. Mysterious Ways
    04. Beautiful Day
    05. I Still Haven’t Found What I’m Looking For
    06. Stuck In A Moment You Can’t Get Out Of
    07. No Line On The Horizon
    08. Elevation
    09. In A Little While
    10. Unknown Caller
    11. Until the End of the World
    12. The Unforgettable Fire
    13. City of Blinding Lights
    14. Vertigo
    15. I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight
    16. Sunday Bloody Sunday
    17. MLK
    18. Walk On
    19. One
    20. Where The Streets Have No Name
    21. Ultra Violet (Light My Way)
    22. With Or Without You
    23. Moment Of Surrender

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  • u27__1236029046_2012.jpg
    No line on horizon è stato eletto dalla rivista Rolling Stone disco dell’anno 2009, l’album segna il ritorno degli U2 alla musica, senza che per questo si debba parlare di grande stile. Lo stile è piuttosto finalmente consapevole, finalmente maturo, finalmente faticato, i pezzi sono scritti e arrangiati con classe e applicazione se non passione, in maniera tale da superare i limiti d’età. Il risultato complessivo riporta ai tempi di “Achtung baby” un vero miracolo, in attesa del disco che uscirà l’anno prossimo Song of ascent.
    Ora lo so che mi sentirò dire “ma chi è che non conosce i dischi degli U2?”, può capitare che magari leggendo queste due righe a qualcuno venga voglia di ascoltare le origini di questi che per me sono e saranno sempre il simbolo vivente dell’Irlanda.
    Quelli di seguito sono per il sottoscritto i capolavori assoluti, innegabilmente sono legato anche agli altri, addirittura reputo un buon lavoro Atyclb ma Htdaab proprio non riesco a digerirlo.
    u2_boy.jpg
    Boy (1980)
    La storia la sanno tutti, difficilmente non c’è mai stato un esordio così importante, destinato a lasciare traccia nella storia del rock, titolo e copertina che si fondono nell’innocente e triste sguardo del piccolo Peter Rowen.Prodotto dall’allora venticinquenne Steve Lillywhite, di solo cinque anni più vecchio dei componenti degli U2, che riesce a inventare un suono assolutamente personale, la chitarra di the Edge protagonista assoluta cesella riff di singole note, la sezione ritmica è ben controllata dalla batteria di Larry Mullen e dal basso di Adam Clayton, la voce ancora acerba, ma carica di aspettative di Bono chiude il cerchio.
    Le canzoni sono una meglio dell’altra, si parte da ‘I will follow’, il brano che non mancherà mai nei live, il ricordo della perdita della madre, Bono che scrive “Un ragazzo cerca più che può di essere un uomo, sua madre lo prende per mano. Se si ferma a pensare incomincia a piangere. Oh, perchè?”.
    L’epica ‘Out of control’, scritta da Bono il giorno del suo diciottesimo anno, ‘Stories for boys’ dove è presente un forte attacco nei confronti dei media, ‘The Electric co.’ atto di accusa nei confronti dell’uso dell’elettroshock, ‘A day without me’ dove è affrontato il tema del suicidio, ‘Twilight’ dove il crepuscolo è metafora dell’adolescenza.
    In definitiva un capolavoro assoluto.
    u2_war.jpg
    War (1983)
    Tre anni dopo il bambino in copertina è sembre lo stesso, ma lo sguardo è carico di rabbia e il labro inferiore è segnato da una ferita, gli U2 affrontano il mondo, con le sue brutture e i suoi guai.
    Disco leggendario che sia apre con un pezzo come ‘Sunday bloody sunday’, fu di the Edge l’idea di scrivere un pezzo sulla situazione Nord irlandese (due domeniche di sangue si fondono, il 21 novembre 1921, le truppe britanniche aprono il fuoco durante una partita di football, al Croke park, uccidendo 12 persone, e il 30 gennaio 1972, quando 13 inermi civili vennero ammazzati a Derry durante una pacifica manifestazione).
    Segue come terzo pezzo, uno dei miei preferiti, ‘New year’s day’, Lech Walesa, dissidente polacco e leader di Solidarnosc ispira la lirica, il video è indimenticabile, girato in mezzo alla neve e per me rimane uno dei più belli di sempre, ’sotto un cielo rosso sangue…’, seguono la bella dichiarazione d’amore per la moglie di Bono, Alison, di ‘Two heart’s beat as one’, l’ultimo brano è quello che per anni accompagnerà il finale dei centinaia di concerti tenuti dagli U2, ‘40′, il titolo è preso dal salmo 40 dell’Antico testamento, ‘How long to sing this song?’.

    (more…)

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  • U2. The name of love

    u2coverfinale.jpg good.gif U2. Name of love. Testi commentati. a cura di Andrea Morandi, Arcana.
    «Nella musica degli U2 – ha detto una volta Bono – ci sono cattedrali e strade. Le strade conducono alle cattedrali e mentre ci cammini ti senti nervoso, come se qualcuno ti seguisse. Se ti volti non c’è nessuno. Poi finalmente entri nelle cattedrali e solo allora capisci che c’era davvero qualcuno che ti seguiva: Dio»
    La prefazione del libro è stata scritta da Davide Sapienza, grande viaggiatore, fondatore di uno dei primi U2 fan club ufficiali al mondo, che ha scritto una sentita e intensa prefazione al volume che lui stesso aveva curò nel 1984, come ci aveva rivelato durante l’intervista rilasciataci. Ricordiamo che la storia degli U2 comincia lontano, molto lontano, per la precisione nel 1978, in Irlanda, a Dublino, dove Larry Mullen, Adam Clayton, The Edge e Bono frequentano la stessa scuola: la Mount Tempie School. Da allora la l’assetto del gruppo, nonostante le esperienze soliste o insieme ad altri, non è mai cambiato. Forse è questa la vera forza degli U2
    «How long to sing this song?». Per quanto a lungo dovremo cantare questo canto? Quanti tra i ragazzi che nel 1985 intonarono questo verso centinaia di volte al Live Aid sapevano che in 40, la canzone da cui era tratto, gli U2 avevano musicato per intero il Salmo corrispettivo? Un testo sacro in un pezzo della band irlandese non è un caso e neppure isolato. Lo dimostra Andrea Morandi nel suo U2. The name of love (Arcana), un volume che passa al setaccio per la prima volta canzone per canzone i testi di Bono, portando a galla riferimenti biografici e fonti. E arrivando a risultati sorprendenti: «La presenza della Bibbia nei primi dischi era una cosa nota. Ma che continuasse in modo persistente fino all’ultimo cd è stata una vera scoperta».
    «Quella di Bono è una scrittura molto sofisticata e spesso misconosciuta» racconta Morandi. «Bono arriva a lavorare sulla singola parola come Bob Dylan e Leonard Cohen. Ma il personaggio è tanto strabordante da aver schiacciato la dimensione autoriale. Eppure solo lui e Dylan riescono a condensare la Bibbia nei 3 minuti di una canzone».
    Molti dei versi analizzati sono impregnati del testo sacro, dal linguaggio e dal lessico fino a un sostrato costante di immagini e temi. La Bibbia è esplorata integralmente, dalla Genesi all’Apocalisse, passando per i Vangeli e le lettere di Paolo, senza dimenticare i profeti Isaia e Abacuc. Ma i prediletti sono i Salmi. «Per Bono Davide è la prima popstar e i Salmi i primi blues» spiega Morandi. «Lo stesso Bono sembra quasi identificarsi con lui. Davide ha un rapporto difficile con Dio, i suoi sono canti di lode e di lamento, così come molti dei salmi rock degli U2». E finisci così per scoprire dei doppi fondi nelle canzoni: «Chi l’avrebbe mai detto che When love comes to town narra della tunica di Gesù giocata ai dadi, o che Until the end of the world parla del tradimento di Giuda?».
    U2. The name of love evidenzia un percorso circolare che va dalla forte religiosità dei primi dischi, passando per la notte di Zooropa (dove The first time è una riflessione sulla perdita della fede a partire dalla parabola del figliol prodigo) e Pop, fino al ritorno alla luce degli ultimi dischi. «Tra gli altri in No line on the horizon ci sono Magnificent, brano che fin dal titolo si rifà al Magnificat, e Unknown caller, dove il chiamante sconosciuto del titolo è il Dio che salva».
    l pezzo più impegnativo è Grace, il brano che chiude All that you can’t leave behind. Il tema è nientemeno che la Grazia. È forse la prima volta che un tema teologicamente così impegnativo è al centro di una canzone pop. «Bono parte dalle riflessioni di C.S. Lewis, un autore da lui molto amato: Le Lettere di Berlicche sono ad esempio alla base di MacPhisto, il corrosivo personaggio dello ZooTv Tour». Un’altra scrittrice cristiana che ha ispirato Bono è Flannery O’Connor: «Di lei lo affascina il modo di rappresentare il rapporto tra le persone comuni e Dio».
    «La cosa che rende convincente la scrittura di Bono» conclude Morandi «è la sincerità con cui mette in campo una fede fatta di domande rivolte a un Dio vicino, un amico con cui si può anche litigare».
    uguale2.jpg
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