Paolo Marzola blog

Archive for Settembre, 2008

Si è spento Paul Newman

Oggi è un giorno triste sulla terra: il grande attore Paul Newman si è spento nella sua casa di New York all’eta’ di 83 anni, da tempo era malato di cancro.
A cavallo degli anni ‘60 fu protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood: La gatta sul tetto che scotta, Lo spaccone, Hud il selvaggio, Intrigo a Stoccolma (uno dei miei preferiti), Il sipario strappato, Nick mano fredda, Butch Cassidy, La stangata, diventandone una delle stelle più famose di sempre, al punto da essere spesso definito una “leggenda del cinema”.
Sposò l’attrice Joanne Woodward, dalla quale non si è mai separato.
Vinse l’Oscar come migliore attore nel 1986 per Il colore dei soldi, premio che non ritirò personalmente perché non presenziò alla cerimonia viste le numerose volte in cui era stato candidato e mai premiato.
“Ho perso un amico vero” a Robert Redford e’ bastata una frase per descrivere cosa significa per lui la scomparsa di Paul Newman. “C’e’ un punto in cui le emozioni vanno oltre le parole”, ha aggiunto Redford, per il quale il collega di ‘Butch Cassidy’ e ‘La stangata’ ha “reso migliore” la sua vita e gli Stati Uniti. Redford e Newman erano molto legati. Negli ultimi anni i due amici cercarono di lavorare a un ultimo progetto comune, un adattamento cinematografico del libro di Bill Bryson Una passeggiata nei boschi (Edizioni Tea), ma nel 2007 furono costretti a rinunciare perche’ le condizioni di salute di Newman stavano peggiorando.
Avendo letto questo libro, posso confermare che entrambi sarebbero stati perfetti nei panni dei due protagonisti  Bill Bryson e Stephen Katz che si cimentano nell’impresa di percorrere a piedi il leggendario sentiero Appalachian Trail: un sentiero di 3.400 chilometri che si snoda attraverso 14 Stati americani, dalla Georgia al Maine senza la minima cognizione delle elementari norme di sopravvivenza nella natura selvaggia.
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  • Heroes 3 season - Villains

    heroes-downloads-desktop-season2-1.jpg
    Esordio con il botto per la terza stagione di Heroes - Villain; sono riuscito a vedere la prima puntata (The second coming) delle due (The Butterfly Effect il titolo della seconda) mandate in onda lunedì 22 settembre sulla NBC e sono rimasto molto soddisfatto, ottima sceneggiatura, recitazione mai sopra le righe e temi apocalittici da fine del mondo.
    Dopo una seconda stagione estremamente fiacca l’attuale si apre con una storia che mi ha ricordato X-Men: Giorni di un futuro passato con un grandioso Peter Petrelli e un mistico Nathan Petrelli.
    Il secondo volume di Heroes terminò l’11 dicembre 2007 (in America) con l’undicesimo episodio, lasciando sospesi molti enigmi anche per colpa dello sciopero degli sceneggiatori, questa terza stagione è in realtà il vero proseguimento della prima.
    Heroes (il lunedì sera sulla NBC) insieme a Terminator: The Sarah Connor Chronicles (il lunedì sera su Fox) sono ormai due appuntamenti imperdibili per gli appassionati di genere fantastico, Fringe (il martedì su Fox) non mi ha ancora del tutto conquistato, anche se l’ultima 1×03 The ghost network era già superiore alle prime due, l’ho trovata molto convincente.
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  • pixar_walle.jpg
    Su Badtaste.it trovate due interessanti featurette del prossimo film della Pixar, Wall•E.
    Intervista ai produttori sottotitolato e Pixar goes to space doppiato in italiano.
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  • Eccoci a parlare di un altro film di animazione, The clone wars, nuovo film d’animazione della Lucasfilm che in Italia ha infatti raccolto poco più di 30.000 euro al suo primo giorno di programmazione, che fanno pensare ad un totale per il weekend inferiore ai 150.000, cifra veramente bassa e degna dell’altro grande flop dell’anno, Speed Racer ultima fatica dei fratelli Wachowski.
    Collocato cronologicamente tra L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith, il film è l’introduzione ad una serie tv che sarà composta da tre stagioni, comprendenti in totale 25 episodi: I primi venti episodi sono di tre minuti ognuno (e compongono le prime due stagioni), i rimanenti cinque episodi invece di dodici minuti (che fanno parte della terza stagione).
    Il film come detto è un completo flop anche negli USA, le cause?
    Forse l’aver voluto strizzare troppo l’occhio alle produzione di anime giapponesi, oppure aver voluto puntare troppo su di un target troppo giovanile che invece di andare al cinema ha scaricato direttamente da internet il film, ma forse il vero motivo è una trama completamente disorientante e insulsa.
    Pur elaborando, lo riconosco, belle soluzioni cromatiche e visive, lavorando con cura sulle ombreggiature e sui contrasti, ma senza rinnegare mai la palese natura cartoonesca insita nel design dei personaggi.
    Per l’ennesima volta (dopo Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo) George Lucas e i suoi collaboratori, e io sono da sempre un suo grande ammiratore, dimostrano di aver esaurito le idee continuando a rimescolare storie che ormai sono del tutto impoverite ed esaurite.
    In quanto fan della prima ora dell’originale Star Wars del ‘77 mi auguro che questo strazio si concluda in breve tempo, la fortuna della prima trilogia oltre che su una storia vivace ed originale (che pure pescava nel grande mare del mito) poteva contare su personaggi eccezionali che non potranno più tornare.
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  • Dopo che Skynet ha distrutto gran parte dell’umanità per mezzo di un olocausto nucleare, un gruppo di sopravvissuti, guidato da John Connor (Christian Bale), combatte per la salvezza del genere umano.
    Nel 2018 Skynet sta preparando il suo attacco finale e la resistenza umana, guidata da Connor, si prepara al peggio. L’apparizione di un uomo, Marcus Wright, che ricorda solo di essersi trovato in un braccio della morte, avvia il pilot: Marcus arriva dal futuro o dal passato? Indagando, Connor e Marcus si imbarcheranno in un’odissea che li porterà a comprendere la portata del progetto di distruzione dello Skynet.
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  • Sorrow

    La tanto sospirata reunion dei Pink Floyd non potrà esserci mai più, i Pink Floyd hanno suonato insieme per l’ultima volta il 2 luglio 2005, in occasione del Live 8 (di cui potete vedere una superba Comfortably numb).
    Ieri mattina la famiglia ha annunciato la scomparsa la notte scorsa, nella propria abitazione e «dopo una breve lotta contro il cancro», di Richard Wright, il sessantacinquenne tastierista dell’amatissima, leggendaria band britannica da anni divisa da conflitti di Ego: da una parte Roger Waters autore di tutti gli anni migliori della maturità del gruppo; dall’altra, proprietari del nome, David Gilmour il raffinato, magnifico chitarrista, Nick Mason il batterista e biografo del gruppo, e appunto Richard Wright, personaggio di carattere appartato, grande pianista e parte importante in tutti i lavori, in special modo in The Dark Side of the Moon, per il quale scrisse The Great Gig in the Sky e Us and Them.
    Buon viaggio Richard.

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  • termi.jpg E’ fuori discussione che nell’estenuante attesa di risalire sull’isola di Lost (a febbraio dell’anno prossimo) ognuno di noi cerchi di impiegare parte del poco tempo libero nel miglior modo possibile.

    Il sottoscritto ad esempio (come anche Faramir) si sta appassionando a due serial tv che per un verso o per l’altro ricadono in argomento “singolarità“.

    Il primo è il già citato Battlestar Galactica la migliore space opera che abbia mai avuto la fortuna di vedere, entusiasmante davvero. La seconda è Terminator: The Sarah Connor Chronicles, la cui seconda stagione è ripartita in USA da pochi giorni.
    In entrambi i casi abbiamo dei nemici veramente singolari, sia i Cylon che i vari modelli di Terminator sono robot che si sono ribellati ai loro creatori (come in Matrix).
    Nell’ultima puntata di Terminator: The Sarah Connor Chronicles, Samson & Delilah, vediamo addirittura l’apparizione di un modello T 1001, quello di Terminator 2 per intenderci, capace di assumere qualsiasi forma. Tale Catherine Weaver, CEO della ZeiraCorp, azienda informatica che attraverso l’acquisizione di un software (denominato il turco, come la prima macchina con sembianze umane creata nel 1769 dal Barone Wolfgang Von Kempelen nel 1700) sviluppato per giocare a scacchi, ma talmente potente da evolversi fino ad ottenere una sorta di autocoscienza, lo porterà a diventare nel giro di pochi anni il famigerato Skynet, sempre che i nostri eroi non lo fermino prima.
    La domanda che mi faccio è “Quanto tempo impiegheranno le macchine a prendere autoscienza?”, perchè, vale la pena di rammentarlo, esistono già sistemi che si avvicinano allo Skynet televisivo, un esempio è HECToR, acronimo di «High-end computing terascale resources».
    Il sistema, che vanta una capacità di elaborazione equivalente a 12.000 sistemi desktop, si trova presso l’Advanced Computing Facility (ACF) dell’Università di Edimburgo e opererà per sei anni.

    (more…)

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  • Finche’ gli uomini saranno tali, non smetteranno di esistere le guerre. Non in questo paese, non in questa citta’, ma in ogni parte del mondo, ogni giorno, la gente muore per colpa della guerra“.
    Cosi’ Mamoru Oshii, regista dell’anime “The Sky Crawlers” (ma anche del favoloso Ghost in the shell una delle pietre miliari cinematografiche del Cyberpunk) , in Concorso al Lido, cerca di spiegare il senso piu’ profondo del suo ultimo film, costruito sull’assunto che in tempo di pace la gente ha comunque bisogno di assistere a ‘guerre spettacolo’ per continuare a mantenere lo stato delle cose: in questo mondo immaginario grosse compagnie di produzione hanno creato squadre di piloti combattenti, i kildren, appositamente per intrattenere il pubblico in televisione.
    Modificati geneticamente e destinati all’eterna adolescenza, questi ragazzi sanno che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo ma non sembrano rendersi conto di essere unicamente delle pedine in un War Game organizzato dagli adulti. “Il tempo di guerra e’ un tempo prettamente adulto -continua il regista, arrivato a Venezia insieme agli attori Rinko Kikuchi e Ryo Kase, voci dei due personaggi principali- mentre il tempo di pace e’ quello dei bambini: in alcuni paesi del mondo vengono arruolati bambini di dieci anni per combattere le guerre“.
    Annoiati e senza stimoli a terra, in una realta’ che non ha alcun interesse nel sostenerli per ambizioni di crescita, i kildren, “termine che riprendo cosi’ com’e’ dal romanzo di Hiroshi Mori da cui e’ tratto il film -spiega il regista- e che credo possa considerarsi quale contrazione di ‘kill’ e ‘children‘”, sembrano vivere solamente quando risalgono a bordo dei propri caccia: “Anche per questo -conclude Mamoru Oshii- ho deciso che il design degli aerei, ad elica e non a reazione, costringesse lo spettatore a comprendere lo sforzo fisico e la tensione che provano i piloti mentre sono in volo, contrapposta appunto all’apatia che li accomuna mentre sono a terra“.

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