Paolo Marzola blog

Archive for Marzo, 2009

Cronache del fantastico

deturrisp.jpg Sono particolarmente felice di segnalare l’uscita del libro Cronache del Fantastico di Gianfranco De Turris, Coniglio editore. De Turris giornalista e scrittore  ha scritto su giornali, enciclopedie, cataloghi di mostre; ha diretto riviste e collane editoriali; ha curato almeno 400 volumi di vario genere. Ha contribuito a far conoscere in Italia Lovecraft e Tolkien, la heroic fantasy, la storia alternativa e la protofantascienza italiana;
ha pubblicato (anche in collaborazione con Sebastiano Fusco) sedici libri fra narrativa e saggistica dedicati al fantastico e alle polemiche culturali. Il suo penultimo libro dal titolo Il drago in bottiglia e il  Il vento delle stelle sono già stati qui recensiti.
Dal 1982 la rivista “L’Eternauta” è stata il punto di riferimento per tutti gli appassionati di letteratura e fumetti fantasy, horror e di science fiction. Le firme più importanti hanno avuto spazio sulle pagine del periodico, che ha diffuso nel nostro Paese l’informazione su ciò che in quel campo veniva prodotto all’estero o stava nascendo in Italia. Tra le firme storiche de “L’Eternauta”, quella che ha fatto sentire maggiormente la sua autorità intellettuale è di Gianfranco de Turris. Giornalista e scrittore, de Turris si occupa di letteratura dell’Immaginario, e con i suoi articoli ha segnato le tendenze principali della scrittura fantascientifica. “Cronache del fantastico” raccoglie i suoi articoli pubblicati dal 1988 al 1995, sempre attuali, utili a chi vuole avventurarsi nell’esplorazione di generi oggi più popolari che vent’anni fa, fotografandoli nel momento in cui da marginali e ghettizzati stavano diventando sempre più apprezzati e “normali”. Da Tolkien a Lovecraft, da King a Sclavi, dalla narrativa al cinema e al fumetto, l’autore scandaglia la produzione di coloro che hanno fondato e portato avanti i generi fantasy, horror, science fiction, ma anche noir e utopia, splattere ucronia, senza dimenticare gli esordienti, i critici, gli studiosi che, a vario titolo, ne hanno discusso.
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    Tante novità bollono in pentola questa settimana, ma anche tante scoperte, come ad esempio i libri di Banana Yoshimoto, veramente molto belli e un fascicolo dell’uomo ragno molto particolare.
    La decima puntata di Lost, HE’S OUR YOU,  dedicato a Sayid sempre più in versione killer e sempre più somigliante a Wolverine, in cui continuano la vita e le bugie dei protagonisti, nel villaggio Dharma negli anni 70, mente l’interazione tra Ben bambino e Sayid diventa molto pericolosa.
    castenada.jpg Una realtà separata, di Carlos Castenada, Rizzoli. E’ libro che il giovane Ben consegna a Sayid in HE’S OUR YOU, Trattato antropologico nel quale l’autore racconta di come alcuni anni dopo la sua opera di esordio, “A scuola dallo stregone”, nel 1968, ritornò da Don Juan per riprendere il processo iniziatico che aveva interrotto. Lasciando cadere ogni difesa e abbandonandosi completamente a questa affascinante esperienza, apprende le fondamentali differenze tra “guardare”, il modo consueto in cui siamo abituati a percepire la realtà, e “vedere”, un procedimento più complesso grazie al quale possiamo arrivare a conoscere l’essenza delle cose, entrando in contatto con l’energia che fluisce nell’universo. L’”incontro dell’uomo con l’infinito” può avvenire in parte con l’uso delle piante sacre allucinogene, ma implica un faticoso cammino di crescita.
    uwvh3.jpg Damon Lindelof ha trovato il tempo di proseguire la sua sceneggiatura di Ultimate Wolverine vs Hulk, per cui ritroviamo Logan in Tibet alle prese con un Hulk fuori di senno.
    Bellissime questa tavole di Leinil Francis Yu
    terminator-salvation-20090319000343249.jpg Terminator Salvation - Scritto da John Brancato, Brian Ferris e Jonathan Nolan, Terminator Salvation è il primo di una nuova trilogia ambientata nel futuro. Nel cast Christian Bale, Sam Worthington, Bryce Dallas Howard e Anton Yelchin. Terminator Salvation uscirà il 5 giugno in Italia. Skynet stà tornando e potete vederne la nascita in diretta sul sito virale http://resistorbeterminated.com/
    wolverine.jpg X-Men Le Origini: Wolverine ancora deve uscire, e già si parla di sequel. Qualche giorno fa infatti si è diffusa la notizia che il novello premio Oscar Simon Beaufoy era stato “avvicinato” dalla Fox (per la quale ha scritto The Millionaire) per scrivere il sequel del film, spin-off della saga degli X-Men. Si citavano le parole dello stesso Beaufoy, che al Bradford International Film Festival avrebbe ammesso di aver anche accettato l’offerta. In uscita il 30 aprile in italia.
    startrek_it.jpg Star trek. Nell’immagine possiamo vedere quattro dei protagonisti del film: Kirk (Chris Pine), Spock (Zachary Quinto), Uhura (Zoe Saldana) e il villain Nero (Eric Bana). Star Trek, diretto da J.Abrams e scritto da Alex Kurtzman e Robert Orci, uscirà l’8 maggio.
    bana.jpg Presagio triste, di Banana Yoshimoto, Feltrinelli. Eccezionale questo libro. Cosa turba la serenità della diciannovenne Yayoi? Della sua vita idilliaca in seno a una “famiglia felice della classe media che sembra uscita da un film di Spielberg”, dove il giardino è ben curato, gli abiti perfettamente stirati, i fiori sempre freschi sul tavolo e i genitori comprensivi e sorridenti? Forse a minacciare l’equilibrio di Yayoi è una sensibilità paranormale che le fa percepire presenze invisibili, e che contrasta con l’incapacità a ricordare gli anni dell’infanzia, stranamente cancellati dalla sua memoria. O forse il pericolo è il suo trasporto per Tetsuo che tende a superare i limiti dell’affetto fraterno.
    bana2.jpg Sonno profondo, di Banana Yoshimoto, Feltrinelli. “Queste tre storie, dice Banana Yoshimoto, raccontano la notte di alcuni personaggi che si trovano in una situazione di blocco, in una fase in cui il flusso regolare del tempo si è interrotto”. In questa sospensione, emergono i temi a lei più cari, i percorsi del suicidio, la decadenza dell’istituzione familiare, il ruolo della sessualità, ritratti questa volta in noir, per suscitare una forte emozione.
    supereroicivilwargazzetta.jpg Civil War. In collaborazione con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, nasce una nuova collana per edicola in cui saranno presentate le migliori storie della Marvel Comics! Sono previsti ben trenta volumi in cui troverete le avventure dei Fantastici Quattro, degli X-Men, di Spider-Man, Hulk, Iron Man, Capitan America ecc… in poche parole il top dell’universo dei supereroi fondato da Stan Lee.
    11-settembre.jpg 11 settembre 2001, è un fascicolo speciale dell’Uomo Ragno che uscì nei giorni seguenti all’attentato delle due torri, scritto e disegnato in stato di grazia. L’albo è disegnato da John Romita jr e scritto da J. Michael Straczynski (noto agli appassionati di fantascienza per aver creato la serie Babylon 5).
    sp_bb02.jpg Speciale Brad Barron, Terra di frontiera, nelle foreste della contea di Clarksville, c’è un varco che conduce lontano, attraverso il tempo. Dall’altra parte del portale, misteriosi avversari e inattesi alleati attendono Brad, per coinvolgerlo in una battaglia combattuta con i raggi delle armi aliene e il piombo dei… Winchester!
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  • Walter Bonatti per il sottoscritto è sempre stato come un personaggio mitologico, mi ricordo quando da ragazzino sfogliavo le pagine di EPOCA, rivista del quale lui era inviato speciale mttendo in mostra le sue grandi doti di alpinista, guida alpina, eslporatore, giornalista e fotografo e rimanevo letteralmente a bocca aperta leggendo delle sue imprese.
    Dal K2 al Monte Bianco, dalla Patagonia al Karakorum, dalle Ande al Cervino, da Capo Horn al deserto Simpson Australia, dal vulcano Nyiragongo in Congo alla Nuova Guuinea, dall’Antartide alle foci del Rio delle Amazzoni le sue esplorazioni sono molteplici.
    Sono usciti tre libri da poco che raccolgono i reportage di viaggio che all’epoca uscirono sul settimanale EPOCA, li ho divorati in pochissimo tempo perchè Walter Bonatti ha una grande capacità nel narrare e raccontare in maniera dettagliata le sue imprese che lo hanno reso uno dei più noti scalatori del mondo.
    Imprese che come lui scrive ha sempre sognato da ragazzo divorando a sua volta Stevenson, Defoe, Conan Doyle, Conrad, Jack London e Melville.
    Forse proprio dai viaggi di Bonatti ho tratto la mia passione per i reportage di viaggio, dal Milione di Marco Polo ai libri di Bruce Chatwin, libri che ho già segnalato in quanto il viaggio come metafora della vita.
    Esploratore-scrittore che ripercorre i tortuosi sentieri di jack London è senz’altro Davide Sapienza, che il 27-28-29 marzo 2009 sarà a Torino per “I Giorni di Jack” a cura del Circolo dei Lettori e Davide Sapienza. e di cui è uscito da poco un bell’articolo sulla Groenlandia sul Sole 24 Ore, e di cui consiglio La valle di ognidove, CDA Vivaldi Editore.
    Altro grande personaggio della montagna è Mauro Corona, Corona è uno dei più apprezzati scultori lignei contemporanei, noto a livello europeo. Inoltre si dedica all’arrampicata (ha aperto numerosi percorsi sulle Dolomiti) e alla scrittura. Molti suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue fra cui il cinese. Tra i suoi molti libri consiglio vivamente Le voci del bosco, biblioteca dell’immagine.

    23.jpg I miei ricordi. Scalate al limite del possibile, Baldini Castoldi Dalai editore
    Le più significative scalate compiute da Walter Bonatti negli anni Cinquanta e Sessanta. Un’antologia in cui, attraverso il racconto di imprese fisicamente estreme, emerge un intreccio di forti motivazioni ed emozioni che, rielaborate con il tempo, tracciano le tappe di una maturazione caratteriale e spirituale. Qui, più che in tutti gli altri suoi libri, il grande alpinista ci spiega l’impulso irrefrenabile all’azione che lo ha portato a concepire e ad affrontare quel genere di avventure che solo le menti più creative osano sognare.
    12.jpg In terre lontane, Baldini Castoldi Dalai editore
    Verso la metà degli anni Sessanta, al culmine della stagione di successi e di mitiche scalate che già lo hanno fatto entrare nella leggenda dell’alpinismo, Walter Bonatti da inizio a un nuovo capitolo della propria vita: si dedica a quel concatenarsi di avventurose esplorazioni che lo portano nelle regioni più remote e affascinanti del pianeta, a diretto contatto con una natura grandiosa e primordiale. Ne escono questi resoconti assolutamente memorabili che si pongono ben oltre gli orizzonti tradizionali del racconto di viaggio. Quello che Bonatti sa far emergere in questo libro, è la pratica concreta - fatta di gesti antichi, di ascolto degli istinti più remoti - della ritrovata armonia tra l’uomo e ogni battito di vita presente sulla vecchia Terra.
    11.jpg Montagne di una vita, Baldini Castoldi Dalai editore
    Dal Monte Bianco al K2, dal Cervino alla Patagonia, in questo libro il celebre alpinista lombardo salda molti conti aperti. Anzitutto con quel ventenne appassionato di montagna che sognava l’amicizia e l’Himalaya e che invece fu costretto a maturare, in quota, attraverso cocenti delusioni. Poi con le nuove e schiettamente disprezzate tecniche di arrampicata estrema. Infine con i colleghi scalatori, tanto più critici quanto più invidiosi. Quella “cricca di lillipuziani sedicenti innovatori”, che lo porterà a scendere, disgustato, dalle montagne. Il libro non è solo occasione di polemica ma anche cronaca diretta e dettagliata della sua testarda ricerca dei limiti del possibile.
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  • L’anno del dragone

    locandinapg2.jpg Mickey Rourke nella sua più grande interpetazione veste i panni del pluridecorato capitano della polizia di New York Stanley White, un reduce del Vietnam al quale viene affidata la zona di Chinatown. L’ispettore, assicurandosi l’appoggio della stampa grazie alla complicità di una avvenente giornalista cinese, indice una solitaria crociata contro il sistema mafioso del quartiere. Ma è una battaglia che White combatterà da solo. Tratto dal romanzo di Robert Daley.
    Può sussistere sul grande schermo il binomio violenza-eleganza? Il trio Cimino (regia), Stone (sceneggiatura) e De Laurentiis (produzione) con L’Anno del dragone dimostra di sì. Lo stridente ossimoro prende vita grazie a una regia rigorosa e impeccabile tra piani sequenza e movimenti basculanti della cinepresa, e attraverso un sapiente uso dello spazio scenico a cavallo tra tradizione ed eclettismo. La violenza spregiudicata, oltre ad essere il motore immobile dell’azione - la violenza della mafia, ma anche quella repressa di chi la combatte con impeto libidinoso – è vivida e tangibile. Ma non è mai gratuita: è anzi un’elisione sottointesa in fase di montaggio, centellinata sempre con fotogrammi rapidi alla velocità di un battito di ciglia.
    Cimino, il maestro, alterna scene corali dal tenore documentaristico a un impressionismo stilistico. Grazie all’uso ostentato di super grandangoli a “occhio di pesce” le riprese indoor deformano lo spazio, ovalizzando le porte e le pareti dentro cui si muove l’ottimo Mickey Rourke. Quasi una stilizzazione di quel mondo irrimediabilmente corrotto (dai bordi liquidi e curvi) che il rigore dell’ispettore tenta invano di raddrizzare.
    Torna il Vietnam, come nell’insuperabile Il Cacciatore, anche se solo come incubo latente insito nel passato del protagonista. E rivedendo oggi la personale avversione razziale dell’ispettore, emerge una straordinaria attinenza con l’attualità nello spirito di rivalsa cinese (la futura potenza mondiale egemone?) opposto allo strapotere americano.
    Sequenza cult: lo slittamento dalla sospensione dell’addio tra Rourke e la moglie verso la brusca accelerazione sancita dall’irruzione dei sicari. Cinema allo stato puro.
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  • Watchmen

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    Non essendo ancora riuscito a vederlo lascio volentieri la parola all’esperto Faramir:
    Watchmen, il film
    E’ difficile esprimere una valutazione a freddo, su Watchmen. A caldo, appena usciti dal cinema, si ha l’impressione di qualcosa di strepitoso - forse addirittura di epocale. Col passare dei giorni, i difetti emergono più chiari e l’entusiasmo sfuma in un apprezzamento più pacato, pieno di distinguo e note a piè di pagina. Innanzitutto, sgombriamo il campo dalla solita querelle *fedele all’originale o no?*. Il film è una cosa, la graphic novel un’altra: qui si intende valutare il film - c’è da dire però che questa è forse la resa più rispettosa, tra quelle cinematografiche, di un’opera di Alan Moore, il quale questa volta - non fosse per la sua pregiudiziale e un po’ spocchiosa ripulsa per ogni forma di adattamento di suoi lavori - avrebbe pure potuto lasciarcelo il nome, vicino a quello di Bolland. Ma tant’è, e sentiamoci allora anche più liberi di parlare di Watchmen senza parlare di Moore. Il film, dicevamo. Un’esperienza, più che una mera visione: è questo il pregio maggiore della pellicola, che immerge lo spettatore in un mondo quale poteva essere e non è stato, alla metà degli anni Ottanta: suoni, colori, umido - sembra quasi di sentire anche gli odori e i sapori di quest’America nixoniana in cui si aggirano spaesati dei supereroi i cui super-problemi sono tali da ridurre al rango di ridicoli dubbi adolescenziali quelli dell’Uomo Ragno. La colonna sonora da urlo, le scelte registiche che - a parte i ralenti, comunque più moderati che in 300 - emulano alla perfezione le inquadrature suggestive del fumetto la fotografia impietosa: tutti aspetti che non lasciano indifferenti, e che premiano l’ambizione del film. Che rimane sicuramente eccessivo, per molti versi: tante informazioni da metabolizzare, tante trame da seguire, sviluppo dei personaggi che meriterebbe almeno una trilogia, tutte cose che sommergono lo spettatore che (qui sì), se impreparato, rischia l’indigestione e la nausea. Una nausea che però, per motivi diversi, colpisce e sorprende anche chi il fumetto lo conosce e crede che parli degli anni Ottanta: si tratta del sintomo di un malessere che cogliamo nella nostra società, oggi. Perché Watchmen, da bravo film postmoderno, parla di noi e delle nostre fobie, delle ipocrisie della nostra cultura, della meschinità della nostra politica, della scissione che affligge ognuno di noi, spettatori ma anche protagonisti della pellicola. Eroici e maniaci allo stesso tempo, come il Comico. Geniali e manipolatori, puri e feroci, come Ozymandias. O, peggio, divini e apatici, come il Dr. Manhattan. Un gran film, ma che può (forse deve) lasciare un retrogusto amaro.
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    Sul fronte di Lost, dopo aver visto l’eccezionale puntata numero 8, La Fleur, l’immagine più sconvolgente che rimane in testa è quella della statua dal piede a quattro dita che i nostri scorgono in uno dei loro viaggi temporali; In questa puntata scopriamo cosa è successo al gruppo formato da Sawyer, Juliet, Miles, Faraday e Jin dopo gli avvenimenti di “This Place is Death”. Ora il gruppo dei sopravvissuti deve attendere il ritorno di John Locke, scoprendo che i salti temporali li hanno portati all’epoca della Dharma, nel 1974.
    Sawyer e il gruppo passano quindi tre anni vivendo nel villaggio Dharma, vivendo la difficile situazione della tregua con i nativi comandati da “eyeliner” Richard Alpert grazie all’abilità di Sawyer, e risolvendo un parto difficile grazie a Juliet. I due losties inoltre si avvicinano molto durante i tre anni di convivenza, fino al ritorno finale di Jack, Hurley e Kate, che avevamo visto incontrare Jin.
    robot_56_z.jpg Consiglio vivamente l’acquisto di Robot 56, la storica rivista rinvigorita dalla Delos Book. In un caffè di Torino è seduto un hacker. Il nome sulla sua carta d’identità non risulta all’anagrafe. Sul suo PC ci sono programmi sofisticati che nessuno ha mai visto prima. Nel nostro universo. Ma nella Torino descritta da Bruce Sterling nel racconto Cigno nero – scritto appositamente per Robot – la realtà diventare qualcosa di diverso, meraviglioso o spaventoso.
    Come meravigliosa e insieme spaventosa è la macchina da guerra Calcedonia del racconto Premio Hugo 2008 di Elizabeth Bear Sulla spiaggia, un’impossibile via di mezzo tra Terminator e i robot di Clifford Simak.
    algoritmo-cover.jpg Molto bello anche il nuovo numero di Urania, Algoritmo Bianco di Dario Toniano, autore già del noto Infect@. Milano 2045. La carta è sparita dalla circolazione, risucchiata nei laboratori clandestini dove viene “tagliata” per produrre potenti allucinogeni. Basta sollevare la cornetta di un telefono per essere contagiati dall’ultimo virus metalinguistico. A comporre questo angoscioso scenario sono le pagine di L’algoritmo bianco (Urania n. 1544, marzo 2009), che ospita in effetti due storie — quella che dà il titolo al volume e Picta muore! —  distanziate tra loro da sei anni e incentrate su uno stesso personaggio: Gregorius Moffa, super sicario in salsa hardboiled che presta i suoi servigi a pagamento nella Milano del 2045.
    a_bellomi_small.jpg Mistero infinito di Antonio Bellomi è il racconto che si trova in fondo a Urania n. 1544 Marzo 2009, Algoritmo Bianco, scrittore di livello, arriva un racconto breve ed efficace, uno sguardo affilato su un tema spirituale che unisce Cristianesi e esplorazione del cosmo che ha avuto precedenti illustri. Poche pagine ma che vi regaleranno molte emozioni.
    copj13asp.jpg Il complotto delle mogli di Fritz Leiber, Edizioni DB. Immaginate, come tante altre volte avete fatto, che la realtà non sia quella che vi circonda. Immaginate di vivere in un mondo dove metà della popolazione, quella femminile, custodisce da sempre un segreto che nessun uomo conosce. Nel suo primo romanzo, Fritz Leiber si è divertito a immaginare la vita di un tranquillo college americano, scossa soltanto dalle manovre delle mogli dei professori in lotta per fare carriera. Ma quando tutte le donne condividono arcane conoscenze sconosciute ai loro figli, padri e mariti, quella che era una questione di normale rivalità professionale può sfuggire di mano, per diventare una battaglia importante, che minaccia la natura stessa dell’Uomo e della sua vita sulla Terra.
    watchmen.jpg Watchamen di Alan Moore, ho terminato la rilettura di questo capolavoro che ha la capacità di presentare i supereroi protagonisti più nell’aspetto umano e “quotidiano” che in quello straordinario e avventuroso, “decostruendo” l’archetipo del supereroe convenzionale. Ecco che allora vengono descritti i loro problemi etici e personali, le difficoltà di relazione tra i componenti del gruppo, i loro difetti e le loro nevrosi, spesso riconducibili a particolari avvenimenti del loro passato. Inoltre, nessuno di essi - con una sola notevole eccezione - possiede alcun superpotere: sono persone comuni che hanno deciso di fare il mestiere, comune nell’universo di Watchmen, del “giustiziere mascherato”.
    chris-bachalo.jpg Sono molti i fumettisti che in questi anni ho ammirato sulle pagine dei fumetti marvel, da Jim lee a Romita JR ma in questo periodo l’americano Chris Bachalo mi ha letteralmente conquistato. Fantastico il suo talento a servizio di X-Men Spiderman e capitan America. http://www.chrisbachalo.net/gallery_illustrations.html
    asm555cover_100.jpg
    martiniere_450.jpg Stephan Martiniere, invece è uno dei più grandi illustratori del mondo, ha messo la sua matita al servizio di Star wars II e III,  The Astronaut’s Wife, Red Planet e Io Robot, (http://www.martiniere.com/gallery.htm). ha lavorato tra Asia e Stati Uniti, su Titan A.E., Heathcliff, Real Ghostbusters. Stabilitosi in California Stephan ha lavorato come regista in varie serie a cartoni animati, tra cui Dennis The Menace, Where’s Waldo e il musical animato Madeline che ha ricevuto i premi ACT e Parent’s Choice, oltre a una nomination all’Emmy. Anni dopo ha lasciato la tv per dedicarsi ai parchi a tema, lavorando tra l’altro a Star Trek: The Experience e a The Race For Atlantis a Las Vegas.
    deconstructingharry.jpg La mia ultima passione cinematografica si chiama Woody Allen, è vero ci sono arrivato tardi, ma adesso sono un suo grande fan. Per la precisione ho una ventina di suoi film nella mia wishlist e ho finito di vedere Harry a pezzi (Deconstructing Harry). Una graffiante commedia che mette alla berlina le manie degli Americani.
    Lo scrittore di successo Harry Block (Woody Allen) si trova per la prima volta nella sua carriera ad affrontare il “blocco dello scrittore” e in piena nevrosi. Viene accusato da tutti i suoi cari, parenti ed ex-mogli/amanti, di utilizzare la propria vita e le proprie esperienze come materia per la sua opere, pubblicando, quindi, i segreti di tutti.
    Odiato da tutti, nessuno vuole avvicinarsi alla sua demenziale esistenza, e nessuno vuole accompagnarlo alla sua vecchia università, che al tempo lo espulse e che ora vuole rendergli onore (esplicito riferimento a Il posto delle fragole di Ingmar Bergman).
    I suoi unici compagni sono i personaggi dei suoi racconti, mentre realtà e finzione si mescolano (i personaggi fittizi, basati su persone vere, sono interpretati nella “realtà” da un attore, nella “finzione” da un altro) in un turbinio di ricordi e intimità inconfessabili che affiorano durante il viaggio in macchina verso l’università.
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