31 Mar
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Sono particolarmente felice di segnalare l’uscita del libro Cronache del Fantastico di Gianfranco De Turris, Coniglio editore. De Turris giornalista e scrittore ha scritto su giornali, enciclopedie, cataloghi di mostre; ha diretto riviste e collane editoriali; ha curato almeno 400 volumi di vario genere. Ha contribuito a far conoscere in Italia Lovecraft e Tolkien, la heroic fantasy, la storia alternativa e la protofantascienza italiana; |
| ha pubblicato (anche in collaborazione con Sebastiano Fusco) sedici libri fra narrativa e saggistica dedicati al fantastico e alle polemiche culturali. Il suo penultimo libro dal titolo Il drago in bottiglia e il Il vento delle stelle sono già stati qui recensiti. |
| Dal 1982 la rivista “L’Eternauta” è stata il punto di riferimento per tutti gli appassionati di letteratura e fumetti fantasy, horror e di science fiction. Le firme più importanti hanno avuto spazio sulle pagine del periodico, che ha diffuso nel nostro Paese l’informazione su ciò che in quel campo veniva prodotto all’estero o stava nascendo in Italia. Tra le firme storiche de “L’Eternauta”, quella che ha fatto sentire maggiormente la sua autorità intellettuale è di Gianfranco de Turris. Giornalista e scrittore, de Turris si occupa di letteratura dell’Immaginario, e con i suoi articoli ha segnato le tendenze principali della scrittura fantascientifica. “Cronache del fantastico” raccoglie i suoi articoli pubblicati dal 1988 al 1995, sempre attuali, utili a chi vuole avventurarsi nell’esplorazione di generi oggi più popolari che vent’anni fa, fotografandoli nel momento in cui da marginali e ghettizzati stavano diventando sempre più apprezzati e “normali”. Da Tolkien a Lovecraft, da King a Sclavi, dalla narrativa al cinema e al fumetto, l’autore scandaglia la produzione di coloro che hanno fondato e portato avanti i generi fantasy, horror, science fiction, ma anche noir e utopia, splattere ucronia, senza dimenticare gli esordienti, i critici, gli studiosi che, a vario titolo, ne hanno discusso. |
27 Mar
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| Tante novità bollono in pentola questa settimana, ma anche tante scoperte, come ad esempio i libri di Banana Yoshimoto, veramente molto belli e un fascicolo dell’uomo ragno molto particolare. La decima puntata di Lost, HE’S OUR YOU, dedicato a Sayid sempre più in versione killer e sempre più somigliante a Wolverine, in cui continuano la vita e le bugie dei protagonisti, nel villaggio Dharma negli anni 70, mente l’interazione tra Ben bambino e Sayid diventa molto pericolosa. |
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22 Mar
| Walter Bonatti per il sottoscritto è sempre stato come un personaggio mitologico, mi ricordo quando da ragazzino sfogliavo le pagine di EPOCA, rivista del quale lui era inviato speciale mttendo in mostra le sue grandi doti di alpinista, guida alpina, eslporatore, giornalista e fotografo e rimanevo letteralmente a bocca aperta leggendo delle sue imprese. | |||||||||
| Dal K2 al Monte Bianco, dalla Patagonia al Karakorum, dalle Ande al Cervino, da Capo Horn al deserto Simpson Australia, dal vulcano Nyiragongo in Congo alla Nuova Guuinea, dall’Antartide alle foci del Rio delle Amazzoni le sue esplorazioni sono molteplici. Sono usciti tre libri da poco che raccolgono i reportage di viaggio che all’epoca uscirono sul settimanale EPOCA, li ho divorati in pochissimo tempo perchè Walter Bonatti ha una grande capacità nel narrare e raccontare in maniera dettagliata le sue imprese che lo hanno reso uno dei più noti scalatori del mondo. Imprese che come lui scrive ha sempre sognato da ragazzo divorando a sua volta Stevenson, Defoe, Conan Doyle, Conrad, Jack London e Melville. |
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| Forse proprio dai viaggi di Bonatti ho tratto la mia passione per i reportage di viaggio, dal Milione di Marco Polo ai libri di Bruce Chatwin, libri che ho già segnalato in quanto il viaggio come metafora della vita. Esploratore-scrittore che ripercorre i tortuosi sentieri di jack London è senz’altro Davide Sapienza, che il 27-28-29 marzo 2009 sarà a Torino per “I Giorni di Jack” a cura del Circolo dei Lettori e Davide Sapienza. e di cui è uscito da poco un bell’articolo sulla Groenlandia sul Sole 24 Ore, e di cui consiglio La valle di ognidove, CDA Vivaldi Editore. Altro grande personaggio della montagna è Mauro Corona, Corona è uno dei più apprezzati scultori lignei contemporanei, noto a livello europeo. Inoltre si dedica all’arrampicata (ha aperto numerosi percorsi sulle Dolomiti) e alla scrittura. Molti suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue fra cui il cinese. Tra i suoi molti libri consiglio vivamente Le voci del bosco, biblioteca dell’immagine. |
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16 Mar
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Mickey Rourke nella sua più grande interpetazione veste i panni del pluridecorato capitano della polizia di New York Stanley White, un reduce del Vietnam al quale viene affidata la zona di Chinatown. L’ispettore, assicurandosi l’appoggio della stampa grazie alla complicità di una avvenente giornalista cinese, indice una solitaria crociata contro il sistema mafioso del quartiere. Ma è una battaglia che White combatterà da solo. Tratto dal romanzo di Robert Daley. |
| Può sussistere sul grande schermo il binomio violenza-eleganza? Il trio Cimino (regia), Stone (sceneggiatura) e De Laurentiis (produzione) con L’Anno del dragone dimostra di sì. Lo stridente ossimoro prende vita grazie a una regia rigorosa e impeccabile tra piani sequenza e movimenti basculanti della cinepresa, e attraverso un sapiente uso dello spazio scenico a cavallo tra tradizione ed eclettismo. La violenza spregiudicata, oltre ad essere il motore immobile dell’azione - la violenza della mafia, ma anche quella repressa di chi la combatte con impeto libidinoso – è vivida e tangibile. Ma non è mai gratuita: è anzi un’elisione sottointesa in fase di montaggio, centellinata sempre con fotogrammi rapidi alla velocità di un battito di ciglia. Cimino, il maestro, alterna scene corali dal tenore documentaristico a un impressionismo stilistico. Grazie all’uso ostentato di super grandangoli a “occhio di pesce” le riprese indoor deformano lo spazio, ovalizzando le porte e le pareti dentro cui si muove l’ottimo Mickey Rourke. Quasi una stilizzazione di quel mondo irrimediabilmente corrotto (dai bordi liquidi e curvi) che il rigore dell’ispettore tenta invano di raddrizzare. Torna il Vietnam, come nell’insuperabile Il Cacciatore, anche se solo come incubo latente insito nel passato del protagonista. E rivedendo oggi la personale avversione razziale dell’ispettore, emerge una straordinaria attinenza con l’attualità nello spirito di rivalsa cinese (la futura potenza mondiale egemone?) opposto allo strapotere americano. Sequenza cult: lo slittamento dalla sospensione dell’addio tra Rourke e la moglie verso la brusca accelerazione sancita dall’irruzione dei sicari. Cinema allo stato puro. |
16 Mar
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| Non essendo ancora riuscito a vederlo lascio volentieri la parola all’esperto Faramir: |
| Watchmen, il film |
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E’ difficile esprimere una valutazione a freddo, su Watchmen. A caldo, appena usciti dal cinema, si ha l’impressione di qualcosa di strepitoso - forse addirittura di epocale. Col passare dei giorni, i difetti emergono più chiari e l’entusiasmo sfuma in un apprezzamento più pacato, pieno di distinguo e note a piè di pagina. Innanzitutto, sgombriamo il campo dalla solita querelle *fedele all’originale o no?*. Il film è una cosa, la graphic novel un’altra: qui si intende valutare il film - c’è da dire però che questa è forse la resa più rispettosa, tra quelle cinematografiche, di un’opera di Alan Moore, il quale questa volta - non fosse per la sua pregiudiziale e un po’ spocchiosa ripulsa per ogni forma di adattamento di suoi lavori - avrebbe pure potuto lasciarcelo il nome, vicino a quello di Bolland. Ma tant’è, e sentiamoci allora anche più liberi di parlare di Watchmen senza parlare di Moore. Il film, dicevamo. Un’esperienza, più che una mera visione: è questo il pregio maggiore della pellicola, che immerge lo spettatore in un mondo quale poteva essere e non è stato, alla metà degli anni Ottanta: suoni, colori, umido - sembra quasi di sentire anche gli odori e i sapori di quest’America nixoniana in cui si aggirano spaesati dei supereroi i cui super-problemi sono tali da ridurre al rango di ridicoli dubbi adolescenziali quelli dell’Uomo Ragno. La colonna sonora da urlo, le scelte registiche che - a parte i ralenti, comunque più moderati che in 300 - emulano alla perfezione le inquadrature suggestive del fumetto la fotografia impietosa: tutti aspetti che non lasciano indifferenti, e che premiano l’ambizione del film. Che rimane sicuramente eccessivo, per molti versi: tante informazioni da metabolizzare, tante trame da seguire, sviluppo dei personaggi che meriterebbe almeno una trilogia, tutte cose che sommergono lo spettatore che (qui sì), se impreparato, rischia l’indigestione e la nausea. Una nausea che però, per motivi diversi, colpisce e sorprende anche chi il fumetto lo conosce e crede che parli degli anni Ottanta: si tratta del sintomo di un malessere che cogliamo nella nostra società, oggi. Perché Watchmen, da bravo film postmoderno, parla di noi e delle nostre fobie, delle ipocrisie della nostra cultura, della meschinità della nostra politica, della scissione che affligge ognuno di noi, spettatori ma anche protagonisti della pellicola. Eroici e maniaci allo stesso tempo, come il Comico. Geniali e manipolatori, puri e feroci, come Ozymandias. O, peggio, divini e apatici, come il Dr. Manhattan. Un gran film, ma che può (forse deve) lasciare un retrogusto amaro.
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11 Mar
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| Sul fronte di Lost, dopo aver visto l’eccezionale puntata numero 8, La Fleur, l’immagine più sconvolgente che rimane in testa è quella della statua dal piede a quattro dita che i nostri scorgono in uno dei loro viaggi temporali; In questa puntata scopriamo cosa è successo al gruppo formato da Sawyer, Juliet, Miles, Faraday e Jin dopo gli avvenimenti di “This Place is Death”. Ora il gruppo dei sopravvissuti deve attendere il ritorno di John Locke, scoprendo che i salti temporali li hanno portati all’epoca della Dharma, nel 1974. | ||||||||||||||||||||||||
| Sawyer e il gruppo passano quindi tre anni vivendo nel villaggio Dharma, vivendo la difficile situazione della tregua con i nativi comandati da “eyeliner” Richard Alpert grazie all’abilità di Sawyer, e risolvendo un parto difficile grazie a Juliet. I due losties inoltre si avvicinano molto durante i tre anni di convivenza, fino al ritorno finale di Jack, Hurley e Kate, che avevamo visto incontrare Jin. | ||||||||||||||||||||||||
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1 Mar
| Buon divertimento. |
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