Paolo Marzola blog

Archive for Aprile, 2009

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Sherlock Holmes dal nuovo film di Guy Richie
“Da giovane, e davvero non sembra sia passato tutto questo tempo, adoravo i libri di racconti. I racconti li potevi leggere dall’inizio alla fine in quelle pause che avevi a disposizione per la lettura: durante l’intervallo al mattino o il sonnellino dopo pranzo, oppure sui treni. Prendevano l’abbrivio, si mettevano in moto e ti trasportavano in un nuovo mondo, per ricondurti sano e salvo a scuola o a casa nel giro di mezz’ora o giù di lì.
I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.”
In maniera mirabile Neil Gaiman descrive il suo amore nei confronti dei racconti; io vi consiglio le seguenti raccolte di short stories, storie brevi di eccezionale godimento intelletuale. Nella mia memoria di sicuro rimangono i meravigliosi racconti delle avventure di Sherlock Holmes, scritti da Conan Doyle oltra a quelli di Edgar Alan Poe, di Asimov, e da me letti quando avevo circa quindici anni; ma anche i racconti brevi, vari capolavori come La Sentinella di Frederic Brown:
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d’anni, quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico. Il nemico, l’unica altra razza intelligente della galassia… crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all’erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e senza squame…
rodsterling.jpg Ai confini della realtà di Rod Serling, Fanucci. Nel 1959 “Ai confini della realtà” rivelò la creatività di Rod Serling, che fu il produttore, il presentatore e la voce narrante della serie televisiva. Serling scrisse 92 dei 156 episodi della serie, che durò fino al 1964, vincendo due Emmy Awards. In questo volume è pubblicata una selezione dei racconti originali di Serling, in cui i desideri prendono vita, le illusioni si materializzano e la magia funziona davvero, i deboli hanno la forza dei titani e macchine miracolose sono in grado di salvare il genere umano, o di distruggerlo per sempre.
corpo-elettrico.jpg  Io canto il corpo elettrico! Racconti, Bradbury Ray, Mondadori. Tom e i suoi fratelli avevano perso la madre da piccoli, ma potevano vantare l’esperienza unica di aver assistito alla nascita della propria nonna. Una nonna fuori del comune, nata dalla mente di un calcolatore e programmata per educare i nipoti e parlare correntemente 12 lingue. In questo e negli altri racconti inclusi in questa antologia, Bradbury cerca di far coesistere realtà lontanissime, gli incubi visionari indotti dalla società tecnologica e le memorie di una provincia americana immobile e assopita: robot con pezzi intercambiabili chiamati a risolvere i problemi più pressanti dell’americano medio, macchine del tempo, neonati a forma di piramide e motel che ospitano strani inquilini.
uomoill.jpg L’uomo illustrato Bradbury Ray, Fanucci. L’uomo illustrato è in continuo movimento, e gli arcani disegni che ne ornano il corpo narrano storie inimmaginabili: vicende di amore e gioia, disperazione e morte, ambientate agli albori dell’umanità, nel suo radioso passato e nel suo futuro decadente e tormentato: diciotto storie in cui magia e verità si fondono in un caleidoscopico, meraviglioso arazzo intessuto dall’immaginazione senza pari di Ray Bradbury. Riccorendo a un’ingegnosa invenzione narrativa che apre e chiude il libro, Bradbury racconta del suo incontro con l’uomo illustrato, un vagabondo il cui corpo costellato di tatuaggi è un vero e proprio dipinto vivente. Le figure vi prendono vita come per magia, rivelando la propria storia allo sconcertato ascoltatore.
8842914479.jpg Tutti i racconti vol.1 Vernor Vinge, Nord. Fin dal suo primo racconto, apparso nel 1965, Vernor Vinge ha saputo forgiare una carriera autoriale davvero unica e irripetibile, segnata dalla sua straordinaria capacità di trattare idee e tematiche destinate a incidere non soltanto sul genere fantascientifico, ma anche sulla percezione del mondo moderno, delle sue sfide e delle sue contraddizioni. Già nel 1981, con Il vero nome, Vinge ha infatti descritto in modo straordinariamente vivido e convincente quello che, tre anni dopo, William Gibson definirà «cyberspazio» e che influenzerà numerosissimi scrittori. E, nel 1993, con il suo celebre saggio sulla «singolarità tecnologica» ha prospettato un rivoluzionario – e temibile – punto di svolta dell’umanità («Entro trent’anni, disporremo dei mezzi tecnologici necessari per creare un’intelligenza superumana. Poco dopo, l’era degli esseri umani finirà. È evitabile un simile progresso? E, se esso non è evitabile, è possibile orientare gli eventi in modo tale che noi possiamo sopravvivere?»), una teoria che ha avuto notevoli sviluppi, in campo sia scientifico (soprattutto con gli studi di Ray Kurzweil) sia letterario (per esempio nelle opere di Greg Egan). Caratterizzati da una magistrale tecnica narrativa e da un sorprendente slancio visionario, i racconti presentati in questo volume offrono dunque ai lettori che apprezzano il sense of wonder della vera fantascienza creativa una panoramica completa su un autore che, ancora oggi, non smette di stupire.
rapporto.jpg Rapporto di minoranza e altri racconti Philip K Dick, Fanucci. Il racconto che dà il titolo all’antologia descrive una polizia del futuro che arresta i criminali prima che questi commettano i loro reati. In questi racconti, influenzati dalla repressione maccartista, dall’isteria nucleare, da una forte consapevolezza politica e sociale, Dick si interroga sulla condizione umana, sulla violenza e la repressione esercitata dalle autorità, sul militarismo e la paranoia, ergendosi a cantore di un’umanità debole e spesso indifesa che è la vera protagonista delle sue opere.
dickrqacconti.jpg Tutti i racconti (1947-1953). Vol. 1 Philip K Dick, Fanucci. Trentatré racconti, pubblicati tra il 1947 e il 1953, di un Philip K. Dick che muove i primi passi nella letteratura fantascientifica: storie che possono essere raggruppate in tre categorie principali, quella basata sul grimmick, la trovata che risolve un complesso quadro di indizi volti a porre l’enigma di una civiltà aliena, quella dei racconti di fantasia, in cui l’immaginazione dickiana può uscire dagli schemi ed esprimersi al meglio, e quella fondata sul tema della guerra, una delle sue ossessioni, che risente ancora delle visioni apocalittiche con cui l’umanità ha visto schiudersi il secondo conflitto mondiale. I principali temi cari all’autore sono quasi tutti già presenti in questa antologia: il rapporto con Dio, la diversa percezione del reale e le sue differenti sfaccettature, il conflitto tra vita biologica e artificiale, l’angoscia dell’impossibilità di comunicare con gli altri e l’attenta osservazione della società e del mondo intero.
clarkesentinella.jpg La sentinella di Arthur Clarke, Net Editore. Un geologo lunare, una mattina, mentre prepara la sua colazione al campo base nel Mare Crisium, vede in lontananza un bagliore metallico. Seguendolo, arriverà sul bordo di un cratere dove si erge un’enigmatica piramide metallica. Chi l’ha lasciata in quel luogo? È una sorta di sentinella che gli abitanti di un altro pianeta hanno messo lì come avamposto, come segnale, come messaggio ai terrestri? Oltre a questo celebre racconto del 1948 la raccolta comprende altri racconti, come “Angelo custode”, “Canti della terra lontana” e “Incontro con Medusa”.
vagabondodellospazio.jpg Il vagabondo dello spazio di Frederic Brown, Urania. Il vagabondo dello spazio è una raccolta di racconti di Frederic Brown, prende il nome da un romanzo contenuto al suo interno, “Il vagabondo dello spazio” appunto. I racconti sono sedici, alcuni molto brevi, altri di diverse pagine, ma tutti si contraddistinguono per una cosa fondamentale: La genialità. Come ho già detto sono opere geniali, di quella fantascienza dal sapore antico, dove tutto è possibile, dove per un caso su miliardi accade quella particolare cosa che dà vita alla storia.
I racconti, soprattutto i più brevi sembrano scontati, fin dalle prime righe si ha l’impressione di sapere già come andranno a finire, ma poi, succede qualcosa, non il classico “colpo di scena”.
sognip.jpg Sogni di robot di Isaac Asimov, Editore net. La leggendaria robopsicologa Susan Calvin interroga il robot LVX-1 sulla sua capacità, del tutto unica, di sognare, e schiude un’inquietante finestra sugli strati nascosti del suo cervello positronico. Accanto alle storie di robot, altre affrontano temi classici di Asimov, come il thriller extraterrestre, il puzzle scientifico o il suspense psicologico.
vedovineriracc.jpg I racconti dei Vedovi Neri, Isaac Asimov,Millenium Fax. Questo è il primo di una serie di quattro volumi in cui sono raccolti i racconti “gialli” di Asimov. I Vedovi Neri sono un gruppetto di rispettabili signori che una volta al mese si riuniscono a cena, senza le mogli, per risolvere un piccolo o grande mistero. Che cosa è stato rubato a un collezionista sicuro di aver subito un furto, ma incapace di individuare l’oggetto mancante? Quale segreto nasconde una collezione di bustine di fiammiferi? Come fa una ragazza a “vedere” un incendio mezz’ora prima che scoppi, a migliaia di chilometri di distanza? Come può servire l’ora legale a commettere qualcosa di molto illegale? In questi racconti uno dei più grandi scrittori di fantascienza si cimenta con il giallo creando dodici gioielli di logica, il cui deus ex machina, degno della miglior tradizione degli Sherlock Holmes e dei Poirot, è un impagabile maggiordomo che porge la sorprendente soluzione dei misteri con la stessa grazia discreta con cui versa vino d’annata.
borges.jpg Jorge Borges, Finzioni, Einaudi. Un falso paese scoperto “nelle pagine di un’enciclopedia plagiaria”, Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, “labirinto ordito dagli uomini” ma capace di cambiare la faccia del mondo; il “Don Chisciotte” di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali “registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici… cioè tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue” e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.
edgaralanpoe.jpg Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, E. Poe, Newton Compton. Tutte le opere di Poe presenti in questa raccolta possiedono la stessa caratteristica. Sono un labirinto, una pianta carnivora che non abbandona più la preda, il lettore che, anche solo per caso, si lasci attirare dal primo rigo, non può più tirarsi indietro ed è costretto a proseguire. In questo volume è raccolta la migliore produzione di Poe, da “Ligeia” a “La mascherata della Morte Rossa. I delitti della via Morgue. La scarabeo d’oro”. In questi racconti l’analisi e il ragionamento si fondono con l’immaginazione visionaria, creando capolavori indimenticabili nei quali il macabro s’allea col delitto, l’incubo con la follia, l’amore con la morte.
alcrepuscolo.jpg Al crepuscolo, di Stephen King, Sperling & Kupfler. In questi tredici racconti, King mette in scena l’imprevedibile umanità di personaggi che si trovano a vivere storie semplici o ai limiti del reale. L’11 settembre Scott si è dato malato e inizia a trovare in casa degli oggetti appartenuti ai suoi colleghi. Dopo che Monette si è sfogato, raccontando a un autostoppista sordomuto di essere stato tradito, sua moglie viene trovata morta in una stanza d’albergo. Janet è sposata ad Harvey da trent’anni e comincia a non poterne più, soprattutto dopo che lui è andato in pensione e ciondola tutto il giorno per casa. E un gatto arriverà direttamente dall’Inferno.
il-corpo-in-stagioni-diverse.jpg Stagioni diverse, di Stephen King, Sperling & Kupfler. Un quartetto di racconti in bilico tra l’orrore e l’avventura, l’incubo e la fantasia. Il riscatto di un uomo condannato ingiustamente per omicidio. Il morboso rapporto tra un adolescente e un ex nazista. Quattro ragazzini alla ricerca del cadavere di un coetaneo. Una donna che partorisce in circostanze surreali. Quattro storie da brivido, agghiaccianti e paradossali, che hanno per protagonisti mostri moderni.
cdickens_leggersi.jpg Da leggersi all’imbrunire di Charles Dickens, Einaudi. Il romanziere più popolare dell’età vittoriana si è cimentato con successo nei racconti di fantasmi. In quest’ampia scelta della sua miglior produzione, il soprannaturale assume i tratti dimessi del quotidiano: perché anche quando parla di fantasmi Dickens rimane un osservatore straordinariamente acuto dei rapporti umani.
08729.jpg Racconti del mistero, Conan Doyle, Magiche reincarnazioni, visioni occulte, misteriosi delitti che sfuggono a ogni indagine e mostri scaturiti da ere dimenticate. Una straordinaria raccolta di racconti del sovrannaturale che mostrano tutta la fervida e originale fantasia del creatore di Sherlock Holmes
lovecraft.jpg Tutti i racconti, Howard Lovecraft, Mondadori. Da Robert Bolch a Fritz Leiber, Henry Kittner e, indirettamente, Ray Bradbury, Lovecraft ha esercitato un influsso determinante su gran parte della narrativa fantastica del dopoguerra. Nei racconti Lovecraft rivela l’invidiabile capacità di gettare un ponte tra il mondo dei sogni e quello della veglia, finché a poco a poco l’uno trascolora nell’altro in una amalgama originalissimo. Abissi senza fondo che si spalancano su altre sfere di realtà, corridoi sotterranei che si snodano sotto le fondamenta di edifici familiari, esseri mostruosi che riempiono, al tempo stesso, di meraviglia e di terrore: i protagonisti della narrativa lovecraftiana non sono esseri umani, ma terribili forze arcana dell’ignoto.
vitastorie.jpg Storie della tua vita, Chiang ted, Nuovi Equilibri. Se gli uomini avessero costruito una torre fino al cielo? Se un farmaco incrementasse enormemente l’intelligenza? Se i fondamenti della matematica fossero arbitrari e inconsistenti? Se l’esposizione a una scrittura aliena modificasse la nostra percezione del tempo? Se una scienza del dare nomi chiamasse alla vita la materia inanimata? Se la ricerca scientifica fosse monopolio di una casta di mutanti? Se angeli di salvezza e distruzione apparissero quotidianamente per le strade? Se ci fosse modo di rimanere indifferenti alla bellezza fisica? Ciascun racconto proietta il lettore in un mondo parallelo, descritto con implacabile rigore, partendo ogni volta da un assunto paradossale che rovescia le sue credenze sul simbolismo e la scrittura.
enignmi-e-misteri.jpg Enigmi e misteri. I quindici migliori racconti dell’età d’oro del giallo scelti dai maestri del genere e dai critici più autorevoli - GIALLO - Polillo - I Bassotti. Uno dei grandi divertimenti degli autori dell’età d’oro del giallo era quello di cercare d’ideare storie e situazioni sempre più complicate e ingegnose allo scopo non solo di stupire il lettore, ma anche di dimostrare ai colleghi scrittori di essere più astuti e inventivi di loro. Questa competizione ha prodotto alcuni testi memorabili che sono entrati a far parte a pieno titolo della storia del giallo. E, inevitabilmente, sono fiorite classifiche, non dei libri più venduti, come si usa adesso, ma delle storie “migliori”. Tutti i più importanti critici e studiosi e molti dei più famosi scrittori di mysteries si sono cimentati nell’impresa di individuare i capolavori del genere, non solo tra i romanzi, ma anche tra i racconti. E questa raccolta nasce proprio dalle loro scelte. Tutte le 15 storie inserite in “Enigmi & Misteri” hanno - come si dice oggi - uno o più sponsor d’eccezione il cui nome è riportato all’inizio di ciascun racconto. Ecco perché nelle pagine di questa antologia il lettore troverà quelli che possono essere considerati tra i migliori racconti gialli dell’età d’oro del genere
trilobi.jpg Breece D’J Pancake, Trilobiti, Isbn edizioni. Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quando, quattro anni dopo in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime: non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Il libro raccoglie dodici racconti, spietati, precisi e delicati. Essere umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Apalachi, in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano nelle sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi.
cimiteroqb0.jpg Il cimitero senza lapidi e altre storie nere. Neil Gaiman, Mondadori. Nobody Owens cade dal melo ai confini del cimitero, nel terreno sconsacrato dove sono sepolti i malvagi, e decide di donare una lapide alla strega che lo soccorre. Jack incontra un troll sotto il ponte della ferrovia e da quel momento la sua vita sarà legata a un terribile patto di morte. Un nobile cavaliere trova il Santo Graal nel salotto di una vecchina che non ha alcuna intenzione di spostarlo dal suo grazioso caminetto. Tra l’horror, il fantasy e il giallo hard boiled, undici racconti per rabbrividire e sorridere. Racconti che, come scrive lo stesso Gaiman, sono “viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena”
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  • Finalmente oggi in tutte le sale Italiane esce X-men Le Origini: Wolverine, forse il più amato personaggio uscito dalla Casa delle Idee, di sicuro il più oscuro e misterioso.
    Inizialmente doveva essere uno dei tanti nemici di Hulk.
    Era una sorta di super soldato canadese dal nome in codice, appunto, Weapon X (Arma X), contraddistinto da un carattere scontroso e dalla moralità contrastante. Appare in due storie del gigantesco “pelleverde” per poi scomparire nel limbo dei personaggi usa & getta. Inaspettatamente, lo stesso Wein e Chris Claremont (leggendario scrittore delle testate X) lo riesumano nel 1975 e lo inseriscono negli X-Men, supergruppo di mutanti e eroi che arricchirà l’universo Marvel. Nonostante sia un personaggio feroce e di poche parole, Wolverine si accaparra le simpatie dei lettori tanto da meritarsi una testata indipendente.
    Per gli appassionati ricordo due storiche mini-saghe che narrano l’origine di Logan, senza svelarne la trama per non spoilerare in quanto materiale utilizzato nella realizzazione del film.
    waxi.jpg Arma x, Collezione 100% Marvel (1991) le origini di Wolverine sono state sempre avvolte dall’ombra. Claremont non ha mai voluto dire da dove venisse e a quale tipo di esperimenti era stato sottoposto. Così nel 1991 si decide di svelare il segreto pubblicando Weapon X (Arma X), di Barry Windsor-Smith.
    Arma X propone, in un mosaico di dolore e morte dal finale inaspettato e tragico. Fondamentale per ogni X-Men fan.
    leorigini.jpg Wolverine: Origini, Collezione 100% Marvel (2002) che ridefinìsce la storia di Wolverine, si tratta di un vero e proprio capolavoro : i disegni di un maestoso Adam Kubert coadiuvato dai colori di Richad Isanove.
    Scritto ottimamente da Paul Jenkins, considerando che il padre putativo Chris Claremont non era stato coinvolto nel progetto, che ha prodotto quello che si può definire un vero e proprio Romanzo a fumetti. Una storia a tratti commuovente, dura, e tragica nel finale.
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    Il mio primo incontro con J. G. Ballard risale agli an­ni dell’adolescenza. Era amico di mio padre e fu mio padre a incoraggiarlo ai suoi esordi letterari, definendo­lo «l’astro della fantascienza post-bellica». Ballard era un uo­mo affascinante, con un viso pieno ed espressivo e uno sguardo intenso, e parlava in tono graffian­te accentuato da marcate cadenze, ma non di sar­casmo si trattava, bensì di fervore. L’amicizia tra i due non sopravvisse all’interesse crescente di Bal­lard per lo sperimentalismo, che mio padre defi­niva un modo per «rincoglionire il lettore». Tut­tavia, il piacere di incontrare Jim in seguito non venne mai meno. Era un uomo di eccezionale simpatia e affabilità, nonostante l’incredibile biz­zarria della sua immaginazione.
    Immaginazione che era stata plasmata dalle esperienze belliche a Shanghai, quando fu inter­nato in un campo di prigionia giapponese. Al­l’epoca aveva tredici anni e si adattò alla vita del campo come «a una gigantesca famiglia di strac­cioni ». Alla sua formazione non contribuì unica­mente la vita di prigionia, bensì soprattutto lo scarso valore attribuito alla vita umana, di cui vi­de testimonianze in tutta la sua infanzia. Mi rac­contò di aver assistito, a cinque metri di distan­za, al massacro di alcuni cinesi a bastonate, e ogni mattina, quando veniva condotto a scuola in una limousine americana, vedeva le strade riempirsi di nuovi cadaveri. Poi arrivarono i giap­ponesi. Diceva Ballard: «I popoli democratici non hanno idea della quotidiana brutalità che re­gna in alcuni Paesi orientali. No, non ne hanno la più pallida idea. E forse è meglio così».
    È interessante notare che i suoi due romanzi più famosi siano stati entrambi trasformati in film: L’impero del sole, da Steven Spielberg (un artista fondamentalmente ottimista, che non ha però mai paura di affrontare i lati più oscuri delle tematiche storiche), e Crash, da David Cronen­berg (un regista assai più tenebroso, specializza­to nel realizzare film dalle opere che meno si pre­stano alla trasposizione cinematografica). Crash è il romanzo più tipico della produzione di Bal­lard, permeato dall’ossessione pornografica per le vittime degli incidenti stradali. Questo ci ricor­da che la parola «ossessione» deriva dal latino «obsidere», che significa «assediare». E Ballard era assediato dalle sue ossessioni. Scenario e at­mosfera per lui si equivalevano. Era scarso il suo interesse per gli esseri umani nel senso conven­zionale (e scarsissimo il suo orecchio per i dialo­ghi): per lui tutto passava inesorabilmente, spie­tatamente, attraverso lo sguardo.

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  • L’eroe dai mille volti

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    Guerre stellari è stato il film che all’età di sette anni mi ha catapultato in un mondo di avventurosa fantasy mai visti prima. L’aver scelto come introduzione a questo mio intervento un immagine di Obi Wan Kenobi e Luke Skywalker dal capolavoro di George Lucas non è certo un caso.
    Il perchè è presto detto, i libri che vi vorrei segnalare questa settimana ruotano intorno alla figura dell’eroe; il primo è decisamente un capolavoro di Antropologia, il secondo è stato scritto ispirandosi deliberatamente al primo, il terzo libro riprende elementi del secondo ma anche del primo ed un opera imprescindibile per ogni sceneggiatore.
    eroe1.jpg L’eroe dai mille volti, di Joseph Campbel, Guanda editore. Campbel, grande studioso autodidatta, ha fatto legami molto interessanti tra lo studio della mitologia comparata e la psicologia. Si è ispirato a Carl Gustav Jung, che credeva nell’esistenza di archetipi nell’inconscio collettivo. Questi archetipi condividono la struttura della maggior parte dei miti di tutte le culture del mondo. Questa struttura può essere, ad esempio, quella del “Mito dell’Eroe”, presente in varie culture.
    La vita dell’Eroe, a grandi linee, passa quasi sempre da questi stadi:

    • nascita misteriosa;
    • relazione complicata col padre (orfano, padre cattivo, ecc.),
    • ritiro dalla società, apprendimento di una lezione (molte volte aiutato da una guida soprannaturale),
    • ritorno alla società e trasferimento dei suoi apprendimenti in quella società, molte volte grazie ad un’arma che solo lui/lei può usare
      Questa struttura può essere trovata in vari miti religiosi e non ma anche nelle maggiori saghe cinematografiche e letterarie: ad esempio il Re Artù, Il Signore degli Anelli di Tolkien, Guerre stellari di Lucas, Braveheart di Gibson, Dune di Herbert, Matrix dei fratelli Wachowsky e altri ancora.
      George Lucas, sul libro di Joseph Campbell: “Non sapevo cosa stavo facendo a quel tempo (scrivendo Star Wars). Iniziai a lavorarci su, a fare ricerca, a scriverlo, e un anno passò. Scrissi molte bozze di questo lavoro e a un certo punto incappai ne L’eroe dai mille volti. Era la prima volta che iniziai davvero a mettere a fuoco il progetto. Una volta letto il libro dissi a me stesso: “è questo il genere di mito che stavo cercando di descrivere, è lui”. […] Fu L’eroe dai mille volti che mi fece orientare in quelle 500 pagine di storia per capire quale dovesse essere la trama, quale la conclusione, quale il “focus”, quale il dispiegarsi della storia complessiva. Era tutto là; ed era là da migliaia di anni, come il prof. Campbell aveva spiegato. E mi dissi: “ci siamo”. […] È possibile che se non mi fossi imbattuto in quel libro starei ancora scrivendo Star Wars”.
    m-001.jpg Il viaggio dell’eroe, Chris Vogler, Audino Editore. Il film e la fiction tv raccontano storie. Le narrazioni più coinvolgenti, quelle che, a seconda dei casi, ci tengono incollati allo schermo col fiato sospeso o ci lavorano dentro per riemergere alla mente nelle ore o nei giorni successivi, sono quasi sempre riconducibili agli antichi miti. Forse perché, come ha scritto Jung, se il sogno è il mito individuale, i miti rappresentano i sogni collettivi dell’umanità. E il grande cinema è anch’esso sogno collettivo. Questo libro tenta di analizzare la figura del protagonista del film, con le stesse categorie con cui lo studioso americano Joseph Campbell, analizza l’eroe mitico e il suo percorso avventuroso. Ma non si tratta in questo caso di un saggio antropologico o sociologico, bensì di una guida all’analisi della struttura fondante della sceneggiatura. Infatti l’eroe mitico è la metafora del protagonista di qualsiasi film in cui il personaggio principale compia nel racconto per immagini un percorso che lo porti alla fine della storia a conquistare una nuova consapevolezza. La struttura di questo viaggio, le stazioni di questo procedere, le figure ed i passaggi che porteranno l’eroe a compiere un tragitto “iniziatico”, tutto questo viene spiegato nel libro con riferimenti continui a sequenze di grandi film. Un testo che nasce da una rielaborazione narratologica che parte da Aristotele e la sua “Poetica” e, passando per Freud e Jung, Lucas e Spielberg, torna a noi.
    830409.jpg La sceneggiatura, i film sulla carta, di Syd Field, Lupetti Editore. Esistono, nei percorsi di scrittura di un romanzo o di un testo letterario, delle frasi precise per dare corpo ed espressione a un’idea. Il processo creativo, nel caso della sceneggiatura è identico, solo la forma è diversa. Questo manuale insegna a definire l’idea di base; a creare la struttura e il paradigma entro cui si svolgerà la narrazione; a dar vita ai personaggi e alle dinamiche visive della caratterizzazione; a scrivere i dialoghi. Affiancati da indicazioni precise, sono raccolti alla fine di ogni capitolo, degli esercizi che consentono di verificare quanto si è appreso. Un libro studiato e strutturato come un work-shop che permette di sviluppare il metodo migliore per scrivere una sceneggiatura cinematografica, di fiction televisiva e anche di uno spot pubblicitario. L’obiettivo non è quello di insegnare “come” scrivere ma, secondo una caratteristica propria dei manuali americani, con una buona dose di pragmatismo, “che cosa fare”, quali tecniche utilizzare, come impostare il lavoro, chiarire e definire fino ai dettagli in quale direzione muoversi.
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    Il prof. Enrico Reggiani (Associate Professor of English Language and Literature dell’Università Cattolica di Milano) http://wbyeats.wordpress.com/ mi ha segnalato il 2° incontro dell’IRISH CLUB (27 aprile 2009 ore 18.30) su “Uomini d’Irlanda” di William Trevor (Guanda 2009), presso il caffè libreria I CLASSICI DEL CAFFE’ - VIA FOPPA 4 Milano.
    L’ultimo lunedì di ogni mese un appuntamento fisso sulla letteratura dell’Isola di Smeraldo: dai capolavori del passato alle più recenti novità degli autori contemporanei. L’Irish Club è aperto a tutti: lettori, spettatori, ascoltatori, traduttori, studenti, studiosi, semplici appassionati e devoti cultori. Per confrontare e condividere emozioni ed intuizioni, riflessioni ed interpretazioni, metodi e prospettive suggeriti dalle opere al centro dei vari incontri (e che si raccomanda - se possibile - di leggere prima di ogni appuntamento…)
    Riporto volentieri la notizia con l’auspicio di potervi participare prima o poi.
    Inoltre vi invito a scoprire le ulteriori iniziative che si svolgono presso il caffè libreria I CLASSICI DEL CAFFE’.
    Non mancherò di visitarlo in una delle mie scorribande ludiche in quel di Milano.
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  • Monografie - Neil Gaiman

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    Neil Gaiman, (Portchester, 10 novembre 1960) autore tra i più apprezzati, è nato in Inghilterra (una discreta somiglianza con Severus Piton, docente odiato da Harry Potter), padre di tre figli e padrone di sette gatti, comincia la sua carriera come giornalista. Scrive racconti di fantascienza, fantasy, horror/gotici e sceneggiature per fumetti, serie tv e film, ispiarandosi ad autori come Tolkien, Poe, Lovecraft, Chesterton e Doyle. Di lui Stephen King ha detto:Leggere Gaiman è come entrare in una stanza del tesoro piena di storie meravigliose“.
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    Dopo Stardust e Coraline e la porta magica, sembrerebbe che il cinema si sia lasciato ammaliare dalle favole dark di Neil Gaiman, tanto che Neil Jordan sembra deciso ad adattare e portare sullo schermo il più recente successo editoriale del creatore di Sandman: The Graveyard Book vincitore, fra l’altro, della Newberry Medal.
    Il libro - che è stato definito “una sorta di Libro della Giungla, ma con i fantasmi al posto delle pantere” - si apre con il massacro di una intera famiglia, cui sfugge solo un bambino piccolo, Bod, che si ritrova ad essere “adottato” da una coppia di fantasmi del vicino cimitero, da Silas, tenebroso guardiano nè morto nè vivo e con il dono di potersi spostare da una dimensione all’altra a proprio piacimento; e dalla severa insegnante Miss Lupescu. Il ragazzo, che sembra essere particolarmente abile nel cacciarsi nei guai, vivrà una serie di gotiche e bizzarre avventure, durante le quali avrà modi di fare strani incontri.
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    A fine aprile uscirà Le vicende relative al caso della scomparsa di MISS FINCH, Magic Press, Neil Gaiman presenta in queste pagine una nuova, sorprendente graphic novel con il suo antico collaboratore Michael Zulli (Creature della notte, Sandman).
    Le vicende relative al caso della scomparsa di miss Finch è una storia “quasi del tutto vera” che combina il realismo magico dello scrittore con gli splendidi dipinti di Zulli, insieme al sapiente aiuto del celebre letterista Todd Klein, che ha adattato la sceneggiatura per questa edizione.Unitevi anche voi a un gruppo di vecchi amici e alla severa miss Finch quando si avventureranno in una serie infinita di stanze ammuffite per assistere allo spettacolo di un circo sotterraneo chiamato “Il teatro del sogno notturno”. Entrate al riparo dalla pioggia battente per assistere a una strana esibizione brulicante di vampiri, sinistri affabulatori, totalizzanti illusioni, fino a raggiungere il “boudoir dei desideri esauditi”!

    La migliore descrizione della letteratura da lui amata l’ha data scrivendo questa introduzione per la raccolta di racconti Il cimitero senza lapidi e altre storie nere:
    “Da giovane, e davvero non sembra sia passato tutto questo tempo, adoravo i libri di racconti. I racconti li potevi leggere dall’inizio alla fine in quelle pause che avevi a disposizione per la lettura: durante l’intervallo al mattino o il sonnellino dopo pranzo, oppure sui treni. Prendevano l’abbrivio, si mettevano in moto e ti trasportavano in un nuovo mondo, per ricondurti sano e salvo a scuola o a casa nel giro di mezz’ora o giù di lì.
    I racconti che leggi quando hai l’età giusta non ti abbandonano mai davvero. Magari ti dimentichi chi li ha scritti o come si intitolava la storia. A volte ne dimentichi la trama, ma se un racconto arriva a toccarti ti resterà accanto, infestando quei luoghi della mente che visiti molto di rado.

    (more…)

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    La 13dicesima puntata della quinta stagione di Lost Some like it Hoth propone un episodio Miles centrico, con interessanti scoperte come la conferma che il dottor Chang è veramente suo padre come molti ipotizzavano da tempo, per il resto quasi niente altro di rilevante se non il ritorno di Faraday sull’isola (ma perchè se ne fosse andato non lo sappiamo ancora) e la quasi certezza che il gruppo capitanato da Ilana stia ricostituendo la Dharma.
    Vi consiglio di seguire il blog di Faramir, sempre molto arguto, sull’episodio precedente (http://lavagnadifaraday.blogspot.com/2009/04/smokey-rings.html)

    Da rivalutare, alla luce della situazione attuale di Lost, il video mostrato al Comic-Con 2008. La purga, gli spostamenti spazio-temporali, la voce di Faraday e il pianto di un bambino, e l’imperativo di ricostituire la Dharma Initiative…
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    Piccola notazione molto divertente il riferimento alla mitologia di Star Wars (e in questo caso al pianeta ghiacciato Hoth dove la resistenza ribelle si nasconde dalla minaccia dell’impero) che ritorna per l’ennesima volta il Lost, in questo caso Hurley grande fan della saga inventata da Lucas riscrive a modo suo  il copione di Guerre Stellari - L’impero colpisce ancora, in quanto l’azione sull’isola si svolge nel 1977, anno di uscita del primo Guerre Stellari.
    Nel 1977, con l’uscita nelle sale di “Guerre Stellari”, George Lucas (Stati Uniti, 1944) ha rivoluzionato profondamente la cinematografia e influenzato i gusti di molte persone compresi i mie. Il cambiamento è avvenuto soprattutto nel mondo degli effetti speciali. Grazie a Lucas e alle società a cui fa capo (Lucasfilm, Lucas Arts, Industrial Light & Magic, Lucasfilm Games e Thx Digital Mastering Program), attraverso l’uso dei computer con la digitalizzazione e l’animazione grafica si possono filmare ormai qualsiasi idea, si può confezionare in ogni momento le proprie fantasie.
    Dice Lucas: “Con «The Empire» abbiamo inaugurato il 2000, eliminando per esempio tutta la parte meccanica e manuale del processo di ripresa, abbiamo ottenuto dei risultati studiando con il computer le reazioni dell’occhio umano al colore e al movimento. Per questo nel film sembra di essere dentro lo spazio, di nuotare nei colori”.
    Tra una puntata di Lost e l’altra vi consiglio queste opere molto interessanti, tra cui spiccano La sindrome di Caino (che potrebbe diventare un ottima serie tv) e Harper’s Island una entusiasmante nuova serie tv della durata di 13 puntate che ci trasporta anch’essa su di un isola molto misteriosa.
    77f3_1.JPG La sindrome di Caino, Panini Comics 100% cult comics. Nel giugno del 1944 un giovane ragazzo francese, Victor Granger, riesce a sopravvivere all’eccidio del villaggio di Obadour-sur-Glane da parte delle truppe tedesche in ritirata: uno strano individuo, che diventerà l’ossessione di tutta la sua vita, lo salva da morte certa. Solo in seguito Granger scoprirà che deve la sua esistenza ad Andrea Balgani, un presunto immortale da molti ritenuto il biblico Caino. Comincia con un’ambientazione mistica e misteriosa il primo volume de La sindrome di Caino, uscito lo scorso anno per le edizioni Soleil, ad opera di Nicolas Tackian, sceneggiatore d’eccezione, e del bravo disegnatore italiano Andrea Mutti.
    tortuga-_2_.jpg Tortuga, di Valerio Evangelisti, Mondandori. Nel 1685, i giorni dei pirati raggruppati nella confraternita detta dei Fratelli della Costa, obbedienti al re di Francia, sono contati. Luigi XIV ha fatto la pace con la Spagna e le scorribande dei filibustieri dei Caraibi, che hanno per base l’isola della Tortuga (La Tortue), sono diventate scomode. Un nuovo governatore ha preso possesso dell’isola e intende normalizzarla. È in questa situazione che un nostromo portoghese, Rogério de Campos, ex gesuita dal passato torbido, è catturato dal comandante pirata Lorencillo e arruolato a forza. L’avventura torna dopo gli anni d’oro di Salgari.
    71_hi-ad.jpg Harper’s Island è una nuova serie tv che sembra avere alcuni punti in comune con una serie mitica come “Twin peaks” se non altro come ambientazione e ricorda il famoso romanzo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. I protagonisti arrivano sull’isola -situata vicino a Seattle per celebrare un matrimonio. Proprio nel mezzo delle celebrazioni, avviene il primo di una lunga serie di omicidi, che riapre il caso di un misterioso assassino che aveva già colpito anni prima. La serie è scritta, tra gli altri, da Jeffrey Bell, che ha già lavorato per “X-Files”, “Angel”, “Alias” e “Day break”.
    wolverine_1.jpg Ricordo a tutti che il 30 aprile esce nelle sale italiane X-Men Le Origini: Wolverine.
    Jackman: Quando ho interpretato e mi sono preparato per la prima volta al ruolo, entrando nell’universo degli X-Men, ho pensato che Wolverine avesse tante caratteristiche simili a Tyson, Mad Max e a Callaghan. Si tratta di un archetipo classico del grande schermo, una brava persona che però non è sempre gentile, con dei lati difficili e decisamente spigoloso.” Sante parole.
    inf.jpg L’inferno di Dante, di Vittorio Sermonti, BUR Rizzoli. Nell’estate del 1940, un ragazzo di undici anni ascoltò il padre che leggeva e spiegava ai fratelli maggiori l’Inferno di Dante; le due estati seguenti toccò al Purgatorio e al Paradiso. Mezzo secolo più tardi proprio quel ragazzo, Vittorio Sermonti, avrebbe letto e spiegato Dante ai microfoni della radio e in letture pubbliche. Così è nato questo “racconto-commento” delle Divina Commedia, che si poneva un obiettivo solo apparentemente modesto: “consentire a un qualsiasi italiano dotato di cultura media, intelligenza e un po’ di passione di percorrere il più grande libro scritto in italiano senza interrompere continuamente l’avventura per approvigionarsi di notizie, delucidazioni e varianti nei battiscopa di note”. 
    deadzone00.jpg La zona morta, di David Cronenberg, da un romanzo di Stephen King. Il professore di lettere Johnny Smith (Christopher Walken) cade in un lungo periodo di coma in seguito ad un incidente stradale. Al suo risveglio non solo comprende che la sua vita sentimentale è irrimediabilmente distrutta (la sua fidanzata Sarah, l’ultima persona che vide prima dello scontro, si è nel frattempo sposata), ma scopre di possedere un oscuro e inquietante potere, che gli consente di predire il futuro di tutte le persone con cui entra in contatto fisico. Una semplice stretta di mano, ad esempio, genera improvvise visioni nella mente dell’uomo, che sa anticipare con assoluta certezza eventi drammatici e anche tragici che stanno per colpire la persona che ha toccato.
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    PUNTATA STREPITOSA la 5×12 Dead is Dead, in pochi minuti si sono accavallate immagini versione Divina Commedia (la selva oscura come preludio di un viaggio iniziatico), Indiana Jones  e i predatori dell’arca perduta (quando Ben si cala nelle viscere del tempio sembra esattamente il famoso archeologo) e Il signore degli Anelli (se Ben è sempre più Gollum, Locke allora è Frodo?)
    In questo episodio scopriamo molte cose su Ben, dalla sua vita tra gli Others, agli ordini di Richard Alpert e di Charles Widmore, a come ha rapito Alex, la figlia della Rousseau, e al rapporto che ha instaurato con lei, fino all’agguato a Penny Widmore.
    La “figlia” Alex è l’emissaria del fumo nero (metafora come l’Isola di Dio) che con Locke Ben va a cercare per tutto l’episodio. Ben Linus è infatti tornato sull’isola per essere giudicato per i propri peccati dal fumo nero, che gli appare al tempio, nel sottosuolo, dopo averlo “chiamato” dalla stanza segreta di casa Linus. Alex lo avverte che tenterà di nuocere nuovamente alla vita di Locke sarà lei stessa ad ucciderlo.
    Ben e Locke nel loro viaggio iniziatico si trovano anche di fronte alle opposizioni di Cesar, che viene eliminato da Ben senza mezzi termini. Più complicata la situazione della seconda new entry di quest’anno, Ilana, la misteriosa donna che aveva catturato Sayid, che stupisce tutti prendendo il comando con la forza, e chiedendo la risposta alla frase “what lies in the shadow of the statue”.
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  • Aldo Grasso su Lost

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    lafilosofiadilost.jpg Il critico televisivo Aldo Grasso  si sa è un grande estimatore di Lost, in questo caso prende spunto dall’uscita di un volume  La filosofia di Lost, Ponte alle Grazie editore, 2009 di Simone Regazzoni che in questo momento stringo tra le mani e mi appresto a leggere.
    di Aldo Grasso
    Con grande trepidazione è ripartito Lost, giunto in­tanto alla quinta stagione (Fox, canale 110 di Sky, ore 22.05). Firmato da Damon Lindelof, Carl­ton Cuse e dal grande J.J. Abrams, Lost è una del­le serie che meglio ci aiutano a riflettere sul mon­do contemporaneo, popolata com’è da misteri insoluti: viag­gi nel tempo, tempo circolare, cospirazioni, fenomeni inspie­gabili, lotta per la sopravvivenza, sfida fra Fede e Ragione.
    A Lost ha dedicato un prezio­so libro Simone Regazzoni, con­sigliabile a tutti coloro che non vogliono fermarsi alla superfi­cie delle cose: La filosofia di Lost, Ponte alle Grazie editore, 2009. Scrive Regazzoni: «La na­tura filosofica di Lost non si esaurisce nel gioco dei nomi di famosi filosofi attribuiti ai per­sonaggi (Locke, Rousseau, Hu­me, Bentham) o in quello di qualche filosofo esplicitamente citato (Nietzsche)… Piuttosto occorre dire che la filosofia la­vora al cuore di tenebra di Lost nella forma di una serie di que­stioni fondamentali: Che cos’è un’isola? Che cosa significa so­pravvivere? Esiste il mondo esterno o è una mera illusione? Che cos’è la verità? Che cosa si­gnifica con-vivere? Qual è il rapporto fra fiction e real life?». Il libro parte dal presupposto che il volo 815 dell’Oceanic, co­me ogni altra grande narrazio­ne, vada oltre le intenzioni ini­ziali dei suoi autori e accenda nell’interpretazione il desiderio di sapere, scoprire, trovare. Lost è una ricerca di verità sot­to forma di racconto e di enig­ma perché «la verità si nutre di finzione».
    La qualità più bella di questa riflessione è che na­sce da una profonda conoscenza di Lost e dei suoi episodi, dal piacere della visione, dall’analisi della sua scrittura. È la prima volta, ad esempio, che in tv il flashback viene usato in senso metafisico, come se la concretezza del presente fosse un’astrazione lungamente elaborata prima di noi e da noi: ogni immagine diventa così un miraggio, l’attesa di un desti­no. Anche la finzione si nutre di verità.
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