Paolo Marzola blog

Archive for Maggio, 2009

storia-di-neve.jpg Il sempre attivissimo Giovanni Agnoloni ha realizzato una pregevole intervista a Mauro Corona sul blog la poesia dello spirito in occasione della Fiera del Libro di Torino durante la presentazione di Storia di neve (ed. Mondadori). Di Mauro Corona ho già più volte scritto, si tratta di un uomo che vive a contatto con la natura e che non ha perso la strada dei boschi dove vive. Corona è uno dei più apprezzati scultori lignei contemporanei, inoltre si dedica all’arrampicata (ha aperto numerosi percorsi sulle Dolomiti) e alla scrittura.
Leggete attentamente quello che Corona dice nell’intervista del grande Rigoni Stern, in occasione della sua recente scomparsa avevo ricordato lo stretto legame tra le opere di Stern e di Corona rappresentanti di quei valori della montagna che purtroppo noi gente di città non possiamo più trovare o ricordare.
Rigoni Stern era come un larice, un albero protettivo, che ti indica la strada; beveva un bicchiere di vino con la gente più umile, faceva l’orto, andava a caccia e a camminare, ma sempre in armonia con natura (anche la caccia, praticata nei giusti limiti, è naturale, perché anche qui i camosci erano troppi, a un certo punto, e questo ha portato al diffondersi di una malattia). Rigoni Stern era un montanaro e un contadino, e un uomo buono; non se la “tirava”. Accoglieva chiunque nella sua casa. Provi ad andare a trovare certi scrittori, che credono di essere Dio. E siamo noi a dare questo potere alle persone. Appena fanno qualcosa di buono li mettiamo su un piedistallo appena sotto Dio, o forse anche sopra. Come il calciatore conosciuto che fa un paio di cose buone e subito viene idolatrato.
Trama di Storia di neve:
Neve Corona Menin, l’unica bambina nata nel gelido inverno del 1919, è una creatura speciale. Tutti lo capiscono quando, con il semplice tocco della sua mano, alcuni compaesani in punto di morte guariscono miracolosamente. In effetti Neve altro non è che la parte buona della strega Melissa - guardiana di un raccapricciante inferno di ghiaccio -, tornata sulla Terra per riparare i torti commessi in vita. Il padre di Neve non tarda a vedere in questo dono misterioso l’occasione per arricchirsi e organizza, insieme ad altri cinici compari, una serie di finti miracoli, che attirano schiere di malati pronti a pagare pur di ottenere la grazia dalla piccola santa e innescano una spirale inarrestabile di ricatti, violenza e delitti. A far da sfondo a questa vicenda, punteggiata di eventi sovrannaturali eppure saldamente ancorata alla quotidianità, Mauro Corona dipinge, con la sua scrittura potente e ricca di inflessioni del parlato, quadri della vita di paese seguendo l’immutabile succedersi delle stagioni, scandite da collettivi eventi annuali.
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  • La biblioteca dei morti

    biblioteca_dei_morti.jpg Date un calcio all’inutile e noioso ciarpame di Dan Brown, è arrivato di meglio.
    Ok, questo è il mio genere letterario preferito, non sarò per cui molto obbiettivo nel descrivere questo fenomeno letterario che ripropone l’antico scontro tra libero arbitrio e predestinazione e coniuga thriller alla Millennium (famosa serie anni 90) archeologia, killer seriali, misticismo, avventura e un pericoloso mistero che se rivelato avrebbe un forte impatto sulla visione della vita e del mondo che conosciamo.
    Si tratta de La biblioteca dei morti, di Glenn Cooper, ed Nord. Glenn Cooper è uno straordinario caso di selfmade man.
    Dopo essersi laureato con il massimo dei voti in Archeologia ad Harvard, ha scelto poi di conseguire un dottorato in Medicina. Attualmente è presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts, ma, a dimostrazione della sua versatilità, è anche sceneggiatore e produttore cinematografico. La Biblioteca dei Morti è il suo primo romanzo
    Trama:
    Will Piper, Unità furti e crimini violenti, FBI di New York. In venti anni di carriera ha seguito e risolto tutti i più importanti casi di delitti seriali: profiler abilissimo, ha compromesso la sua carriera per via di una relazione con un’avvenente collega. Un provvedimento disciplinare e una predilezione crescente per il wiskey scozzese hanno distrutto la sua immagine di uomo belloccio e di successo e la sua autostima come investigatore. È per questo che accetta mal volentieri il caso Doomsday, nonostante l’entusiasmo di Nancy Lipinski, la giovane collega che lo affiancherà nell’indagine.
    Ancora una volta la città di New York deve fare i conti con un killer che si comporta in maniera anomala: prima di colpire si premura di recapitare alle sue vittime una cartolina con la data della morte e la sagoma di una bara. Oltre a questo nessun altro elemento oggettivo collega le morti. Vengono uccisi tutti in maniera diversa: a seguito di un furto, cadendo da una finestra, investiti da un’auto in fuga o per overdose. Le vittime non si conoscono, vivono in quartieri diversi, non hanno niente in comune… Eppure un mistero lontano nel tempo e nello spazio collega i loro nomi.
    Isola di Wight, largo della Britannia, 1947. Il professor Geoffrey Atwood, docente di archeologia a Cambridge, nel bel mezzo di uno scavo viene prelevato dai servizi segreti inglesi e portato in un luogo sicuro insieme alla sua équipe. Il ritrovamento che ha appena fatto non può assolutamente diventare di dominio pubblico e soprattutto non può essere gestito da una nazione a pezzi come la Gran Bretagna. Al termine della seconda guerra mondiale c’è solo una potenza in grado di destinare una quota del proprio budget alla tutela di una scoperta di tale portata, sono gli Stati Uniti. E c’è un solo uomo che, anche se non è più al governo, è in grado di passare al presidente americano Truman la patata bollente, si tratta di Winston Churchill. Saranno gli Stati Uniti a gestire il progetto “Vectis”, creando nel mezzo del deserto del Nevada, in una zona protetta da occhi indiscreti, il laboratorio governativo più misterioso del mondo, quella che viene comunemente chiamata “Area 51”.
    È proprio nell’Edificio 34 del Groom Lake, al sesto piano interrato del bunker, che lavora ogni giorno Mark Shackleton, genio dell’informatica di giorno, appassionato di blackjack nei casinò di Las Vegas di notte. Ai tempi del college aveva subito in silenzio le angherie dei suoi compagni di stanza. Solo Will Piper, colui che veniva considerato una delle menti più brillanti dell’FBI, gli aveva dimostrato un po’ di amicizia, forse per questo aveva continuato a seguirlo in Tv ogni volta che un caso scottante gli veniva assegnato. Stavolta però il caso scottante era nelle mani di Mark “lo sfigato”. Soltanto lui, e pochi altri al mondo, potevano avere accesso alla Biblioteca: un archivio custodito in una stanza posta a dodici piani di profondità nel deserto.
    L’autore di quell’opera monumentale, Octavius, era il settimo figlio di un settimo figlio, nato a Vectis, una piccola isola della Britannia, il 7 luglio del 777. Un ragazzo gracilissimo, autistico e con i capelli rossi, dotato di un potere misterioso e ancestrale che conduceva la sua mano sulla pergamena, facendogli compilare un lungo elenco di nomi e di date.
    Una scrittura fluida, un impianto narrativo monumentale, un ritmo serrato, senza cali di tensione per un romanzo di esordio stupefacente. Degno dei migliori autori di thriller a livello internazionale, Glenn Cooper crea un plot di altissimo livello, che si legge tutto d’un fiato, che coinvolge e convince, fino all’ultima pagina.
    “«Octavus!» esclamò Josephus. «Vieni dentro! Non devi stare nella neve senza scarpe!» Il bambino reggeva un bastone e, come di consueto, disegnava.
    Il monaco lo raggiunse e fece l’atto di tirarlo in piedi quando si fermò di colpo, senza fiato dallo stupore. Impossibile! Josephus si riparò gli occhi dall’intenso riverbero ed ebbe conferma del suo iniziale timore. Tornò a grandi passi verso lo scriptorium e di lì a pochi istanti riapparve con Paolinus.
    Octavus continuava a tracciare segni col bastone nella neve.
    «Non è possibile», sibilò Paolinus.
    «Invece sì», ribatté Josephus.
    C’erano delle lettere nella neve, inconfondibili.
    S I G B E R T U S D I T I S
    «Sigbertus di Tis?» «Non ha finito», disse Josephus, concitato. «Guarda: Sigbertus di Tisbury.» «Com’è possibile che sappia scrivere?» domandò Paolinus.
    «Non lo so», rispose Josephus. «Nessuno del suo villaggio sa leggere o scrivere. In verità, tutti noi abbiamo pensato che fosse tardo di mente.» Il bambino continuava a tracciare segni col bastone.
    18 12 782 Natus
    Paolinus si fece il segno della croce. «Mio Dio! Scrive anche i numeri! Il diciottesimo giorno del dodicesimo mese del 782.
    Cioè oggi!» «Natus», mormorò Josephus. «Nato.»”
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  • King Kong

    locandinakingkong.jpg Vale la pena di recuperare la visione di un autentico capolavoro del cinema, il King Kong di quel gran geniaccio di Peter Jackson.
    New York, 1933. Durante la Grande Depressione la fame di fama conduce una troupe cinematografica su un’isola misteriosa per girare un film spettacolare e avventuroso.
    A bordo della Venture salpano Carl Denham, regista ambizioso, Ann Darrow, un’attrice esordiente e Jack Driscoll, un drammaturgo intellettuale prestato al cinema.
    Durante una tempesta la nave si incaglia sugli scogli dell’Isola del Teschio, una terra fuori da ogni mappa e governata da un colossale scimmione, Kong, a cui viene offerta in sacrificio la bella Ann. Gli uomini della Venture, nel tentativo di salvare la fanciulla, cattureranno Kong e lo “trasferiranno” a Manhattan per esibirlo come fenomeno da fiera. Ma Re Kong spezzerà le catene e scalerà l’Empire State Building ghermendo di nuovo la bella dai capelli d’oro.
    La trama dell’Ottava Meraviglia del Mondo è nota da quel lontano 1933, quando due avventurieri, Ernest Beaumont e Merian C. Cooper, crearono nei “laboratori” della RKO la più grande e spaventosa delle creature: King Kong. Il loro modello mentale diventò poi un modello in scala nelle mani di Willis O’Brien, il Méliès anglosassone, che per primo sperimentò tecniche rivoluzionarie come lo stop motion, realizzando mostri animati automaticamente, e la sovrimpressione, facendoli muovere dentro scenografie verosimili e accanto agli attori.
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    E a questa storia Peter Jackson è rimasto fedele ricostruendo per Kong un’inestricabile foresta mai esistita e una New York esistita soltanto negli anni della Depressione; restituendo alla Skull Island le spaventose creature, ragni e insetti giganti, “censurate” nella versione del ‘33; e ancora rendendo a Kong, triplicato, il feroce avversario Godzilla. Ma la visione di Jackson va oltre il remake aggiornato, oltre l’interpretazione psicologica, sociologica o politica (terrorismo, grattacieli, aerei che abbattono edifici), rivelando piuttosto un atto d’amore, altamente tecnologico, al cinema americano degli anni ‘30. L’omaggio a quel cinema e alla sua icona gigantesca è diffuso nel film fin dalle prime battute che si aprono su New York, sui suoi operai sospesi a dodici piani di altezza come Harold Lloid, sui sipari di Broadway e sui loro divi, sui meccanismi di produzione di Hollywood, sulla fotografia, sui colori dei tramonti in Technicolor davanti ai quali si riconciliano Ann e Kong.
    Il regista neozelandese rinnova allo spettatore tutto il godimento di un cult-movie fondato sulla tradizione letteraria e sociologica del confronto tra bella e bestia, e a questo piacere aggiunge tutte le suggestioni dell’età d’oro del cinema hollywoodiano e così Jack Driscoll, avventuriero nella versione originale, diventa un drammaturgo di Broadway prestato a Hollywood; Carl Denham rimane regista anche in questa versione ma con l’intraprendenza e la magia di Orson Welles a cui aderisce anche fisionomicamente; Bruce Baxter, l’attore di film di serie B, celebra col suo atletismo impeccabile e il suo volto da bel filibustiere Bruce Cabot (l’attore che nella versione originale del ‘33 interpretò Jack Driscoll) e i divi macho-azione di Hollywood.
    Anche Naomi Watts, dopo Fay Wray nel ‘33 e Jessica Lange nel ‘76, trova la sua Ann Darrow, sempre bionda e sempre innocente ma più consapevole e più innamorata di quella “creatura” che per lei combatte e muore. Su tutti i protagonisti maschili primeggia, e non solo in statura, Kong, uno scimmione che ha il volto umano e le emozioni umane di Andy Serkis, già Gollum ne Il Signore degli Anelli.
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  • L’Esquire, in un lunghissimo articolo, elegge senza mezzi termini The Road film più importante dell’anno, il film naturalmente deve ancora uscire, lo vedremo a ottobre. Padre e figlio fissano un bosco in fiamme. Sopra di loro, un cielo plumbeo rende ogni cosa grigia. Il mondo così come lo conosciamo è stato distrutto, il sole è scomparso. Si tratta di una delle scene più ipnotiche di The Road, pellicola in uscita a ottobre e tratta dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy, uscito nel 2006.
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    In seguito a un non meglio precisato episodio catastrofico, l’umanità si è quasi estinta. Pochi e isolati gruppi di uomini sopravvivono vivendo alla giornata. Ovunque si assiste a episodi di crudeltà e perfino cannibalismo. In tale contesto, padre e figlio (senza nome) intraprendono un viaggio a piedi verso sud per fuggire dall’inverno. Cercano di evitare qualsiasi contatto umano, ma non sarà facile…Alla regia, John Hillcoat nella parte del padre c’è Viggo Mortensen, il figlio è interpretato da Kodi Smith McPhee. Senza dimenticare che nel cast sono inseriti altri pezzi da novanta come Charlize Theron (nel ruolo della moglie) e Robert Duvall.

    The surrogates è spirato ad una graphic novel lanciata nel 2005 dalla Top Shelf Production, scritta da Robert Venditti e illustrata da Brett Weldele, il film, diretto da Jonathan Mostow, è ambientato nel futuro, nel 2054, in un mondo in cui gli esseri umani vivono ormai in un totale isolamento digitale, interagendo con il mondo solo esclusivamente tramite androidi personali surrogati, veri e propri alter ego umanoidi.
    Bruce Willis interpreta la parte di un poliziotto che, tramite il suo clone-robot, indaga su un tecno-terrorista il cui obiettivo è riportare la società a uno stadio pre-surrogati, quando le donne e gli uomini vivevano le loro vite direttamente.

    Pandorum - Due uomini si risvegliano su un’astronave che sembra abbandonata, non ricordano niente, non sanno dove si trovano, non sanno da quanto tempo vagano nello spazio, non sanno perchè tutte le apparecchiature non funzionano, non sanno che dovranno scoprire spaventosi segreti, non sanno che… non sono soli!

    Discrict 9 - Il film sci-fi prodotto da Peter Jackson in cui una razza extraterrestre è obbligata a vivere sulla Terra in luoghi simili a dei bassifondi. Improvvisamente trovano uno spirito affine in un’agente del governo che è stato esposto alla loro biotecnologia. Jackson ha dichiarato: “È divertente vedere le persone cercare di confrontare questo film con altri. Sarà come 28 giorni dopo? No, non lo è. È come Cloverfield? No”.
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    Dal film Good soil
    Collegato all’uscita del libro di Rino cammilleri Il crocifisso dei samurai, Rizzoli.
    Era il 15 aprile, il giorno in cui si consumò uno dei più spaventosi massacri della storia del Giappone e del cristianesimo, una delle più eroiche e strenue resistenze della storia universale. 37.000 morti nei territori di Nagasaki, tre secoli prima dell’atomica americana.
    statue_of_amakusa_shiro_at_hara_castle.JPG In effetti, tra le vittime della bomba atomica su Nagasaki scomparvero in un sol giorno i due terzi della piccola ma vivace comunità cattolica giapponese.
    Una comunità quasi azzerata con la violenza per due volte in tre secoli.
    L’avvento dell’eroe Amakusa Shiro era stato profetizzato dalla poesia del gesuita San Francesco Saverio (Xavier) “Rivelazione Divina” scritta 25 anni prima degli eventi.
    “In futuro, quando cinque anni saranno passati cinque volte, / un Dio verrà su questa terra, un ragazzo di due volte otto anni. / Questo giovane, dotato dalla nascita di ogni virtù, / darà, senza sforzo, prova del suo straordinario potere. / Allora il cielo farà sì che le nuvole fiammeggino ad est e a ovest, / e la terra farà sbocciare i fiori prima del tempo. / Le contee e le province allora rumoreggeranno e tuoneranno / e gli abitanti di questo reame vedranno alberi e piante / consumati dalle fiamme. / La gente porterà al collo la Croce dalle nove gemme / e improvvisamente bandiere bianche sventoleranno nei campi e sulle colline / e altre fedi saranno inglobate dal Vero Credo / il Nostro Signore Celeste salverà i popoli di questa terra…” Ogni verso profetico di questa poesia si realizzò nel 1637, tranne gli ultimi due. Ma la Storia non è ancora finita.
    “Solo chi accetta la morte calmo dopo aver lanciato tutte le sue frecce e spezzato la sua spada rifiutando di arrendersi, solo quest’uomo può dirsi un eroe”
    Shimabara è una penisola dell’estremo Ovest dell’arcipelago giapponese. Legata da uno stretto lembo di terra alla regione di Kyushu e formata da montagne di natura vulcanica, è circondata dalle 70 fertili isole di Amakusa. Nel 1637 era abitata dai contadini e dai ronin cattolici che si sarebbero resi protagonisti di una delle più maestose rivolte e di una delle più spaventose carneficine della storia giapponese e cristiana. Per scansare ogni dubbio sul carattere mistico, di falsa esaltazione religiosa e settaria della rivolta, è necessario sottolineare che l’insurrezione non nacque per la difesa della dottrina, bensì per la sopravvivenza. Per la siccità e la carestia causate dal malgoverno, che aveva ridotto la popolazione a mangiare fango e paglia. I cristiani giapponesi non si erano mai ribellati per motivi religiosi. Il signore locale di Shimabara, Matsukura, era solito estorcere il doppio delle tasse stabilite per legge. I mezzi per ottenerle erano varii e creativi. La danza del mino, ad esempio. Il mino era un mantello di fibra cosparso di olio da lampada vegetale fatto indossare dalla vittima con le mani legate dietro la schiena, a cui si dava fuoco (nella tenebra, tramontato il sole, perché lo spettacolo fosse più gustoso). La vittima, contorcendosi, danzava, sebbene in modo spaventoso e grottesco! Tra le alternative vi erano anche le sorgenti termali di Unzen nel centro della penisola, in cui era possibile bollire vivi. Si poteva essere torturati con l’acqua gelida, essere marchiati in faccia o crocefissi. Sempre sotto gli occhi dei parenti più stretti, perché il terrore si diffondesse nei villaggi. Nel 1637, ormai, non vi erano più missionari a consolare i perseguitati. Avevano tutti testimoniato la fede.
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    Ciliegio e la statua di Amakusa Shiro al castello di Hara
    Durante l’anno segni straordinari avevano preannunciato gli eventi. Un bagliore nel cielo era stato avvistato all’orizzonte al sorgere del sole e i ciliegi erano fioriti in autunno. Un sedicenne aveva parlato con gli uccelli e camminato sulle acque. Dicembre 1637. Un contadino del villagio di Arima estrasse un’immagine sacra dal luogo in cui l’aveva nascosta l’anno precedente e la trovò pregevolmente incorniciata. Un miracolo! I fratelli, pochi giorni dopo, si riunirono in casa sua per venerare l’immagine. Un gruppo del shumon aratamecho, una struttura poliziesca creata per controllare la vita privata dei cittadini cristiani, raggiunse in barca il luogo e li arrestò. Vennero immediatamente giustiziati a Shimabara. Il giorno dopo i paesani decisero di festeggiare l’Ascensione e di sfidare il governo innalzando la bandiera bianca cristiana. Subito dopo i cittadini occuparono gli uffici locali. La moglie incinta di un capo villaggio di Amakusa venne immersa nell’acqua ghiacciata per sei giorni e sei notti e morì partorendo. La bellissima figlia di un dignitario venne appesa a testa in giù e marchiata in tutto il corpo con ferri roventi e vendicata dal padre con l’uccisione del funzionario locale. Il 17 dicembre la rivolta era scoppiata. Amakusa Shiro ne divenne il capo carismatico.
    Aveva poco più di 16 anni, storie parlano delle forze miracolose di Shiro Amakusa (nome cristiano: Jerome). Si dice che poteva chiamare uccelli in volo tre le sue mani, correre sulle acque del mare e una volta trapasso’ una croce di fuoco che usciva dalle onde del mare. Fu cosi che nonostante fosse solo quindicenne, i cristiani del luogo lo definivano come la reincarnazione di Cristo…. era figlio di Masuda Yoshitsegu, grandissimo guerriero diventato famoso al tempo delle guerre che avevano dato il potere ai Togukawa; veniva chiamato col nome leggendario di Amakusa Jinbei. Masuda, che era cristiano, aveva disobbedito agli editti persecutori e si era messo a percorrere il Giappone predicando Cristo. Naturalmente, nessuno osava affrontarlo. Girava portandosi dietro il figlioletto dentro una specie di carrozzina di legno (la sua figura ha ispirato una serie di telefilm anni 80 dal titolo Samurai).
    Ogni tre giorni Shiro riuniva tutti nella piazza d’armi e pronunciava un’esortazione religiosa da omoikiritaru kirishitan (“cristiano devoto”) in vista del gosho (la vita eterna)

    (more…)

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  • Il crocifisso dei samurai

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    L’ultimo samurai di Edward Zwick
    cricifisso-samurai0.jpg Rino Cammilleri, uno dei miei autori preferiti (insieme a Paolo Gulisano di cui tra non molto inserirò la recensione di Ritratto di Oscar Wilde, Ancora edizioni) creatore di opere molto belle come L’inquisitore, il quadrato magico e I santi militari (tutte opere che ho apprezzato letto e riletto nel corso degli anni) ha dato alle stampe una nuova fatica letteraria Il crocifisso dei samurai, Rizzoli. Il libro è veramente molto bello, un vero capolavoro, io l’ho letto in pochi giorni perchè non riuscivo a staccarmene, lo consiglio caldamente a tutti.
    Ecco come l’autore lo presenta dalla sua homepage:
    “Cari amici, è in libreria la mia ultima fatica: Il crocifisso del samurai (Rizzoli). Si tratta di un romanzo storico attorno a un episodio poco noto della storia: la grande rivolta dei samurai cristiani nel 1637. Circa quarantamila cristiani giapponesi, donne e bambini compresi, si ribellarono alla persecuzione e si arroccarono nella penisola di Shimabara, nel castello in disuso di Hara. Qui tennero testa per cinque mesi al più grande esercito di samurai che la storia del Giappone avesse mai visto. Vennero massacrati fino all’ultimo e fu la loro rivolta a provocare la chiusura ermetica del Giappone al mondo esterno per due secoli. Quando i missionari europei poterono tornare, nella seconda metà dell’Ottocento, trovarono che i discendenti di quegli antichi cristiani avevano conservato la fede nella clandestinità, tramandandosela di generazione in generazione. Solo alla fine del XIX secolo cessarono le persecuzioni dei cristiani nel Sol Levante. I pochi rimasti erano quasi tutti concentrati a Nagasaki. E furono centrati, com’è noto, da una delle due bombe atomiche.”
    Trama:
    È l’alba quando la giovane Yumiko viene prelevata dalle guardie dello Shogun e torturata pubblicamente. La sua unica colpa è essere figlia di Kayata, samurai cattolico che non ha potuto pagare le tasse alle autorità, i cui uomini ormai da anni umiliano i cristiani di Shimabara con una violenza cieca e annientatrice. Ma nonostante la miseria e il sangue fatto scorrere per fiaccare la loro volontà, gli abitanti del villaggio si raccolgono attorno al simbolo di cui nessuno può privarli: il crocifisso di Cristo. Lo stesso al quale i primi cristiani giapponesi venivano inchiodati dalle guardie dello Shogun. La violenza su Yumiko è la scintilla che spinge uomini e donne alla ribellione estrema: rifugiati nel castello di Hara si oppongono al giogo persecutorio e a un destino ineluttabile. L’assedio da parte degli uomini dello Shogun dura cinque interminabili mesi, senza cibo e possibilità di scampo, ma quel “branco di contadini”, guidati dall’Inviato del Cielo Amakusa Shiro, da Kayata e dal suo discepolo Kato, resistono, aggrappandosi alla speranza incrollabile nella resurrezione. Perché solo la fede può superare ogni sopraffazione e dare linfa vitale a un popolo in lotta.
    samurai-arena.jpg Samurai, di Leonardo Vittorio Arena, Mondandori. Il martirio dei Samurai cattolici viene citato in questo bel libro di Vittorio Arena. Il libro presenta una documentata descrizione della storia dei samurai giapponesi, dagli albori del VII secolo alla deposizione dello shogun nel 1877. L’autore ha optato per un’originale composizione, che prevede l’alternarsi della narrazione delle vicende storiche a passi romanzati, in cui cambia registro da quello della cronaca alla prosa, per descrivere le avventure dei suoi protagonisti. Viene descritta la nascita della classe guerriera nipponica, le sue caratteristiche, le sue vicissitudini nella storia giapponese, la nascita dell’imperatore; la creazione dello shogun come vera figura che detiene il potere;
    I samurai sono il Giappone, ne rappresentano l’essenza, la filosofia, la mentalità e la cultura. Pur essendo una classe che intendeva porsi al di sopra delle altre, qualsiasi giapponese può vantare una porzione del suo essere collegata all’essere un samurai.
    santimil.JPEG Santi militari, Estrella de oriente. In questo libro Rino Cammilleri cita per la prima volta i samurai di fede Cattolica.
    Mai i cristiani sono stati contro il servizio militare. Anzi, le legioni romane ne erano piene. Certo, la Chiesa ha sempre insegnato che è meglio un esercito di volontari (la coscrizione obbligatoria e di massa fu reintrodotta dai giacobini), ma non ha mai vietato ai fedeli il mestiere delle armi. Semmai, ha disciplinato questo mestiere, letteralmente inventando quelli che oggi sono i capisaldi delle norme del diritto bellico: distinzione tra combattenti e civili, rispetto dei prigionieri e delle tregue, regole d’onore eccetera. Non a caso, il termine «cavalleresco» è entrato nell’uso a indicare un modo di affrontare quella dura necessità quando il ricorso alla diplomazia si è rivelato inutile.
    La cavalleria medievale fu appunto un’invenzione della Chiesa (fu s. Bernardo di Chiaravalle a scrivere la regola dei Templari). In questo libro c’è una corposa carrellata di Santi che imbracciarono le armi nei duemila anni di storia cristiana. Ci sono i Protettori delle varie armi, i cappellani militari e anche quei «dimenticati» che combatterono per difendere la loro libertà di professare il cattolicesimo.
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  • E’ uscito il primo, lungo e spettacolare trailer di Sherlock Holmes, il film diretto da Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law e Rachel McAdams… da vedere.
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    comparso in oltre 200 situazionI differenti, il personaggio di Sherlock Holmes viene rivisitato anche da Guy Ritchie. Elaborato da una sceneggiatura di Antony Peckham e dal fumetto di Lionel Wilgram, Holmes qui sarà un vero e proprio eroe d’azione moderno, in favore di alcuni aspetti trascurati dai precedenti adattamenti dei romanzi di Arthur Conan Doyle.
    L’investigatore perde molti degli aspetti più vittoriani e diventa più avventuroso, utilizzando anche le sue abilità di spadaccino e boxer per risolvere i crimini a cui indaga. Conan Doyle infatti aveva disegnato l’arguto investigatore come un appassionato di arti marziali: in particolare, esperto di boxe a mani nude e di questa inverosimile baritsu, una inesistente forma di lotta che tuttavia rappresenterà uno spasso di inventiva per il regista Guy Ritchie e l’eletto Sherlock Holmes, Robert Downey Jr.
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    La Storia in giallo ha dedicato una puntata a Howard Phillips Lovecraft. La prima parte, sceneggiata, ha proposto come in una fiction un intreccio tra la vita e una delle sue opere più celebri, Le Montagne della follia. Nella seconda parte, Antonella Ferrera intervista Gianfranco De Turris, giornalista, saggista e massimo esperto di letteratura fantastica.
    Lovecraft, il “sognatore di Providence”, dedica la sua intera esistenza — e la sua produzione artistica — a dipingere un visionario affresco letterario, tra razionalità scientifica e miti pagani; un amalgama di stimoli e fonti di ispirazione confluito in quello che alcuni hanno riconosciuto come un nuovo trans-genere: l’orrore  cosmico, o “cosmicismo”.
    La puntata, molto bella può essere scaricata qui.

    Il 5 giugno esce l’atteso Terminator Salvation nel frattempo Skynetresearch, il sito virale della “Skynet del giorno d’oggi” nel quale sono presenti informazioni e video che parlano della ricerca scientifica che Skynet sta portando avanti per portare umanità e tecnologia il più vicino possibile, verso un futuro migliore. Nel video vediamo alcune (possibili) applicazioni di queste tecnologie.
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    Con l’uscita di Terminator Salvation non si esaurisce di sicuro l’ondata dei film di fantascienza che invaderanno gli schermi nella prossima stagione cinematografica, per cui andiamo velocemente ad analizzarli, appena avremo notizie più aggiornate vi informeremo sempre su queste pagine.
    Film in uscita nella prossima stagione cinematografica:
    district9poster.jpg Discrict 9 - Il film sci-fi prodotto da Peter Jackson in cui una razza extraterrestre è obbligata a vivere sulla Terra in luoghi simili a dei bassifondi. Improvvisamente trovano uno spirito affine in un’agente del governo che è stato esposto alla loro biotecnologia. Jackson ha dichiarato: “È divertente vedere le persone cercare di confrontare questo film con altri. Sarà come 28 giorni dopo? No, non lo è. È come Cloverfield? No”.

    surrogates-viral-teaserposter-full.jpg Surrogates - Il film, diretto da Jonathan Mostow, è ambientato nel futuro, nel 2054, in un mondo in cui gli esseri umani vivono ormai in un totale isolamento digitale, interagendo con il mondo solo esclusivamente tramite androidi personali surrogati, veri e propri alter ego umanoidi. Bruce Willis interpreta la parte di un poliziotto che, tramite il suo clone-robot, indaga su un tecno-terrorista il cui obiettivo è riportare la società a uno stadio pre-surrogati, quando le donne e gli uomini vivevano le loro vite direttamente.
    knowing.jpg Knowing - Nel 1958 a un gruppo di studenti viene richiesto di fare alcuni disegni da inserire all’interno di un’ipotetica capsula del tempo. Una misteriosa ragazza, che dice di udire ‘voci’, riempie il suo foglio di linee senza alcun apparente significato.
    2008: altri studenti esaminano i contenuti della capsula del tempo, con quel criptico messaggio che finisce fra le mani del giovane Caleb Myles. Ma è il padre di Caleb, il Professor Ted Myles a scoprire che il messaggio contiene un codice che ha predetto con estrema precisione ogni catastrofe avvenuta nei cinquant’anni passati. Peccato che il messaggio predica altri tre avvenimenti, l’ultimo dei quali è una distruzione su scala globale che pare coinvolga sia Ted che suo figlio…
    pandorum-finalposter-fullsize-480.jpg Pandorum - La storia sembra altrettanto interessante: Due uomini si risvegliano su un’astronave che sembra abbandonata, non ricordano niente, non sanno dove si trovano, non sanno da quanto tempo vagano nello spazio, non sanno perchè tutte le apparecchiature non funzionano, non sanno che dovranno scoprire spaventosi segreti, non sanno che… non sono soli!
    E la caccia comincia…
    avatar-poster.jpg Avatar - Il regista James Cameron ha rivelato qualche nuova informazione sul suo prossimo film Avatar, durante il Film Awards in Australia: “Stiamo facendo un film da oltre 200 milioni di dollari ed è incentrato sul viaggio di un uomo, Jake, che è presente in ogni scena del film, dall’inizio alla fine. [Il film] è ambientato in un altro mondo ed hai la sensazione di esserci stato”. Il film risponderà alla domanda più elementare su cosa significa essere un umano. A proposito il protagonista Sam Worthington ha aggiunto: “Jim tramite le relazioni interpersonali, spiega cosa significhi in Avatar essere un uomo”.
    L’attrice Sigourney Weaver ha invece detto: “Si tratta di un film serio su questioni serie, ma è in 3D. E quando lo vedi, dici – ma certo! È così naturale, è così che dovrebbe essere -. Trasformerà le aspettative che la gente ha per i grandi film”.
    tf2finalposter.jpg Transformers: La vendetta del caduto - Se la battaglia per la Terra è appena terminata, quella dell’universo sta per cominciare. Cosa accadrà?
    Gli Autobots superstiti decidono di restare sulla Terra come guardiani dell’umanità, fondando una piccola base Autobots. Starscream è ancora vivo e, dopo essere tornato a Cybertron, si mette a capo dei Decepticons, e decide di tornare sulla Terra con i rinforzi, alla ricerca di un alleato che li potrà portare verso una nuova vittoria sicura contro gli Autobots. Questi ultimi scoprono che il corpo morto di Megatron è stato rubato dai militari americani… cosa ne avranno fatto?
    Qualche consiglio riguardante film, letteratura e fumetti:
    img_162802_lrg.jpg L’uomo che fuggì dal futuro - di George Lucas - HX 1138 è operaio in una fabbrica in cui si costruiscono i poliziotti automatizzati di una società del futuro in cui il desiderio è proibito e tutti sono assuefatti a una quotidianità ripetitiva. Finché un giorno la sua compagna lo convince a smettere di assumere le pillole sedative che conservano tutti in una sorta di catatonia collettiva. Ora THX può iniziare la fuga verso la libertà. Ma non sarà solo.
    gordon.jpg Le avventure di Arthur Gordon Pym, di Edgar Alan Poe, Fabbri. Attratto dal fascino del mare, il giovane Arthur s’imbarca come clandestino sulla baleniera Grampus. È l’inizio di una serie di avventure inquietanti e misteriose, raccontate in prima persona nel diario del protagonista, dapprima nutrito di nascosto dall’amico Augustus, poi solo, nella stiva, con un messaggio che Augustus ha scritto col sangue. Tra cuochi giganti, ammutinati, marinai che rasentano la delinquenza, l’avventura sprofonda nell’orrore quando, ridotto alla fame, l’equipaggio deve scegliere chi sacrificare per nutrirsi della sua carne…

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    Cosa giace all’ombra della statua? chiede Ilana (che si dichiara una dei buoni) e subito Richard Alpert risponde sfoderando in latino Ille qui nos omnes servabit (Colui che ci salvera’ tutti) per cui Jacob. Qualche secondo dopo a Richard viene mostrato il contenuto della cassa che da qualche episodio Ilana e compagni si portavano dietro, il cadavere di Locke…
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    La puntata di Lost 5×16-17 “The incident” non ha tradito le aspettative, è stata eccezionale e con dei colpi di scena degni della più alta qualità letteraria e cinematografica.
    La mia idea è che il personaggio che interloquisce con Jacob a inizio puntata sia addirittura il fumo nero (o la morte stessa) Jacob è il rappresentante del Libero Arbitrio, quello che non impone niente a nessuno ma dice sempre “è una tua scelta”, il mutaforma/fantasma è il Destino (che ha preso il posto di Locke, di Christian Shepard, di Alex e di Claire, aveva ragione Mr. Eko, quando gridava a Yemi: – Tu non sei mio fratello!).
    Lost è sempre più metafisico, l’infinita sfida filosofica (dai tempi di Platone) tra Libero Arbistrio e Destino si combatte sul terreno dell’isola.
    Da secoli la filosofia si interroga sui due concetti che appaiono essere alternativi e in forte contrapposizione dialettica.
    C’è chi afferma che l’uomo è libero nelle sue scelte e chi invece dice che l’uomo ha un cammino segnato, un destino predeterminato, un futuro già scritto.
    2009-05-14-normal_theincident010.jpg
    La conversazione tra Jacob e il mutaforma (vedi fumo nero) è molto interessante, l’interlocutore disapprova l’arrivo della nave che sembra sia stata chiamata dallo stesso Jacob:
    Mutaforme:
    Arrivano,
    combattono
    distruggono,
    corrompono.
    Finisce sempre nello stesso modo.
    Jacob: Finisce solo una volta. Tutto quello che accade prima… e’ solo progresso. (Qui viene, neanche tanto velatamente menzionato il loop, il circle in cui i visitatori dell’isola si trovano coinvolti e che nessuno fino ad ora è mai riuscito a spezzare, Ma qui viene il punto cruciale. Da quella cornice si può uscire. E quando Jacob coglie la minaccia del suo antagonista, ecco che fa qualcosa: decide di cambiare il destino. Quel ciclo che ritorna sempre uguale, non ha da essere così in eterno: la fine è una sola)
    Mutaforme:  Hai la minima idea di quanto vorrei ucciderti?
    Jacob: Si’.
    Mutaforme: Uno di questi giorni, prima o poi…
    Jacob: Beh, quando la troverai, saro’ proprio qui.
    ben-and-jacob.jpg
    Spostandoci nel presente vediamo che all’interno del piedone Jacob attende l’arrivo del finto Locke e di Ben, quando Ben gli si avvicina per dimostrargli il suo odio e poco prima di essere colpito Jacob guarda Ben e pronuncia solo due parole, “Perchè tu?” che mi ha ricordato la morte per accoltellamente di Giulio Cesare (anche tu Bruto, figlio mio?) ma anche il tradimento di Giuda nei confronti di Gesù nell’orto degli ulivi.
    L’ultima parola pronunciata da un agonizzante Jacob è “Stanno arrivando…”
    Prima di essere accoltellato Jacob riferendosi all’arazzo da lui intessuto dice:”Tessere la trama richiede moltissimo tempo ma… suppongo sia proprio questo il bello, no?” frase che sembra uscita direttamente dalla bocca degli sceneggiatori Damon Lindelof e Carlton Cuse.
    Se veramente Jack e gli altri sono riusciti a fare detonare la bomba nel 1977, gli accadimenti del presente saranno modificati? JJ Abram nel film Star Trek fa un sapiente uso di viaggi nel tempo e realtà alternative derivanti da modificazioni del continuum spazio temporale, credo che questa sarà la strada anche per la sesta stagione di Lost.
    v_for_vendetta.jpg
    « Remember, remember,
    the fifth of November,
    Gunpowder, treason and plot.
    I see no reason
    why Gunpowder treason
    Should ever be forgot! »

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