Paolo Marzola blog

Il signore degli anelli

il_signore_degli_anelli.jpg E’ veramente incredibile, da quando ho inaugurato questo blog, ormai più di un anno fa, ho recensito decine di libri ma mai il libro della mia vita, Il signore degli anelli del compianto professor Tolkien.
Forse voi pensate di conoscere il libro in questione perchè avete visto il film di Peter Jackson, che io ho apprezzato almeno per quello che riguarda i primi due capitoli della trilogia, ma non è esattamente così. Questo romanzo, scritto e pubblicato da John Ronald Reuel Tolkien tra il 1954 e il 1955, è considerato uno
dei capolavori della letteratura mondiale di sempre.
Una vicenda molto articolata, intensa, affascinate, travolgente e appassionante che riesce a tenere il lettore sempre attento e vigile, completamente assorbito dal ritmo narrativo, a volte più lento e descrittivo, altre volte più concitato e da brivido, impossibile non appassionarsi alle vicende dei meravigliosi porotagonisti.
Tolkien è considerato anche uno dei maggiori studiosi della letteratura anglosassone e medioevale (Amico fraterno di quel C.S Lewis autore de Le cronache di Narnia, sette libri di cui due trasformati in Blockbuster cinematografici). Affascinato da questo contesto ha deciso di scrivere una storia ambientata in un mondo di pura fantasia, molto simile a quello cavalleresco, e popolato da tante e strane creature: ci sono gli uomini, esseri mortali, attratti dal potere che, tuttavia, finisce per renderli schiavi; ci sono gli elfi, esseri immortali e bellissimi, capaci di comporre versi poetici sublimi e allo stesso tempo di essere valorosi combattenti in battaglia; ci sono i nani, grandi scavatori di miniere e avidi di oro e argento; ed infine ci sono gli Ent, specie di alberi dalle sembianze umane. Ma per diversi secoli il mondo ha ignorato l’esistenza degli hobbits, i “mezz’uomini”, creature pacifiche e tranquille, che vivevano nella Contea, lontani e disinteressati da tutto ciò che accadeva nel resto della Terra. Eppure saranno proprio loro, gli hobbits, a salvare il mondo dal Male.

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    Il 21 gennaio si inzia con “Because you left”, 5° stagione di Lost.

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    Il castello errante di Howl

    969_big.jpg Se non sbaglio la sera di Natale è andato in onda sulle reti nazionali uno dei capolavori del grande Hayao Miyazaki, genio Giapponese dell’animazione, fondatore dello studio Ghibli a cui dobbiamo capolavori come la serie tv Conan, il ragazzo del futuro, Lupin III ll castello di Cagliostro (premiato a Cannes) oltre alla mitica prima stagione, Nausicaä della Valle del Vento, La Principessa Mononoke, La città incantata (premio oscar) e tanti altri.
    Di emozioni, l’ultima opera di Hayao Miyazaki, ne offre veramente a bizzeffe. Howl’s Moving Castle, è un ulteriore tassello, nel mosaico che il regista giapponese sta componendo col passare degli anni che mescola l’attenzione alle tematiche ambientali, all’utilizzo malsano della tecnologia, che propone esseri umani calati in universi fantastici ed immaginari, dove creature soprannaturali insegnano all’uomo come vivere e quali valori seguire e difendere.
    Tra realtà dell’immagine e metafore, il film si dipana lentamente, offrendo la abituale ma sempre fenomenale panoramica sui paesaggi e personaggi da sogno (il film realizzato in maniera tradizionale è visivamente impressionante), nei quali la fantasia di Miyazaki e di Joe Hisashi, autore della colonna sonora, si sbizzarriscono raggiungendo vette se possibile ancora più elevate che nel premiato Spirited Away (La città incantata).
    Attuale e concettualmente scevro da contaminazioni ideologiche di qualsivoglia natura, Howl,riesce ad essere pellicola antimilitarista, raffinato melò sentimentale, grande spettacolo di intrattenimento per tutti ed, in ultimo, saggio ammonimento sull’importanza delle relazioni interpersonali tra gli esseri umani.
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    L’Uomo Eterno

    A distanza di oltre mezzo secolo torna sul mercato italiano il capolavoro di G. K. Chesterton “L’uomo eterno”. Una intensa esplorazione della storia umana in cui l’autore, opponendosi al dilagante darwinismo sociale, nega la linearità dello sviluppo dalla barbarie alla civiltà e riafferma l’unicita e la cesura rappresentate nella storia dal messaggio cristiano.
    Ricordo che C. S. Lewis, il creatore del mondo di Narnia, deve la sua conversione al Cristianesimo a G.K. Chesterton, di cui lesse L’Uomo Eterno, oltre che all’amico di sempre JRR Tolkien, io l’ho subito acquistato e vi propongo una recensione di Andrea Monda.

    tt.jpg “L’uomo eterno” (Rubbettino ed.) è un saggio, non semplice ma a dir poco audace, di storia universale scritto da Chesterton nel 1925 e pubblicato in Italia prima nel 1930 e, finalmente, oggi ripubblicato grazie alla caparbietà dell’editore calabrese Rubbettino. È uno dei capolavori dello scrittore inglese, senz’altro, dopo “Ortodossia”, il suo saggio più riuscito. Manca quella gioia spensierata e sprizzante presente in ogni pagina del saggio del 1908.
    Qui invece Chesterton si è fatto più maturo e, forse più dolente: se in “Ortodossia” c’era la gioia di scoprirsi cristiano, ne “L’uomo eterno” c’è quasi lo stupore e il rammarico di scoprire un mondo che non è più cristiano, che ha perso l’antica letizia, un mondo che avendo perso il gusto del dialogo con Dio, ha smarrito anche quella bussola preziosa, il cristianesimo, formidabile strumento capace di rendere umana l’umanità. Il saggio ruota attorno al tema della «umanizzazione» e, pur avendo la pretesa di essere un libro di storia universale, per la gioia di ferventi ammiratori di Chesterton, come Borges, non contiene neanche una data.
    In effetti a Chesterton non servono le date, i dettagli, lui va al cuore del problema e coglie che la vera rivoluzione della storia, quella che non solo l’ha spaccata in due ma l’ha anche messa in moto, è stata l’avvento di Cristo. Di conseguenza lo scrittore inglese ha anche lui suddiviso la sua storia in due parti: nella prima si concentra nel descrivere «l’uomo nella caverna», mentre la seconda sarà dedicata alla storia di «Dio nella caverna». L’uomo preistorico e Cristo sono i due pilastri su cui Chesterton impernia la sua personalissima e affascinante ricostruzione dell’avventura umana. È l’Incarnazione che infatti ha riscattato l’uomo, il fatto cioè che il Dio dei cristiani non è rimasto sull’Olimpo, altero e irraggiungibile, ma ha preferito fare tutto il cammino, faticoso ed esaltante, di ogni singolo uomo, partendo dalla fragilità estrema di un bambino avvolto in fasce nel freddo di una caverna-mangiatoia.
    «Il mondo pagano, come tale, non avrebbe mai preso sul serio l’idea che il bambino è una cosa più alta e più sacra dell’uomo… Peter Pan non appartiene al mondo di Pan, ma al mondo di Pietro». È al mondo di Pietro, cioè del cristianesimo, che è ascrivibile quel progresso umano vero, non astratto o utopistico, su cui ancora oggi si può fondare la dignità di quello strano essere chiamato uomo: «…un essere veramente strano: strano quasi nel senso che è straniero a questa terra … solo, fra tutti gli animali, è scosso dalla benefica follia del riso; quasi avesse afferrato qualche segreto di una più vera forma dell’universo e lo volesse celare all’universo stesso». E al termine di questo libro viene da pensare che anche il sorridente Chesterton abbia afferrato il segreto dell’universo e lo abbia voluto raccontare allo smaliziato lettore del 1925, purtroppo molto simile al disincantato lettore di oggi.
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    Thriller per un inverno da brivido

    4e-fred-vargas-livres-magazine-10547.jpg
    In questo momento a mio modestissimo parere Fred Vargas, pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau è l’autrice di romanzi thiller più interessante dell’intero panorama del genere.
    Nata da madre chimica e da padre surrealista, Fred è il diminutivo di Frédérique; Vargas è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza.
    È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS), ed esperta in medievistica. Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all’uomo.
    Autrice anche di sceneggiature per la televisione, come scrittrice è specializzata in letteratura poliziesca e scrive le prime stesure dei suoi romanzi in ventuno giorni durante il periodo di vacanza che si concede annualmente.

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    Buon Natale

    hobbitville_by_mrfox.jpg
    “A est i Tumulilande si ergevano cupi e severi, uno dopo l’altro, e scomparivano alla vista, rimanendo nell’immaginazione. E l’immagine era quella di uno scintillio di bianco che si fondeva con l’orlo del cielo,e sussurrava azzurre parole remote di antiche favole e leggende che parlavano delle alte arcane montagne.
    Respirarono profondamente l’aria del mattino, e parve loro che un balzo e un’allegra cavalcata li avrebbero condotti ovunque desiderassero.”
    Lord of the Rings
    Vi auguro Buon Natale e serene feste con i vostri cari,
    Glorfindel
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    islanda-capitale.jpg
    Esiste un paese di nome Islanda (Iceland rende meglio l’idea) che ho imparato a conoscere grazie alle mie molteplici esplorazioni musicali aventi come oggetto Björk (la miglior voce femminile al mondo) e i Sigur Rós (a mio parere la migliore band del mondo al pari dei Radiohead), la cui musica è come questa terra di pozze di fango bollenti, di zampillanti soffioni di geyser, di ghiacciai e cascate. I suoi paesaggi spettacolari ispirano gli artisti ed i fotografi. L’Islanda è il paese meno densamente popolato d’Europa, con un territorio puro, incontaminato e immerso nel magico. Le estate islandesi sono sorprendentemente tiepide, verdi e mitigate dalle lunghe notti bianche attorno al solstizio estivo, quando il sole fa un tuffo nel mare senza mai tramontare.
    Le recensioni che seguono riguardano tre assoluti capolavori che nessuno dovrebbe farsi mancare.
    agaetis.jpg Ágætis byrjun, il capolavoro che portò alla ribalta i Sigur Rós. Nel disco viene codificato l’originalissimo sound del gruppo, fatto di lunghe suite al limite del mistico, paesaggi sonori che ricordano l’atmosfera della loro terra natia, melodie orchestrali e coinvolgenti al massimo livello.
    music_sigur2.jpg () secondo capolavoro dei Sigur Rós. L’album comprende otto tracce e 30 secondi di silenzio dividono esattamente a metà l’opera. Ogni metà comprende quindi quattro canzoni, «le prime solari e ottimistiche, le seconde più oscure e malinconiche» come hanno affermato gli stessi componenti del gruppo.
    bjork_-_homogenic_album_cover.jpg Homogenic, terzo disco di Bjork, di una bellezza abbagliante, ricco di un particolare fascino che si riscontra nella varietà dei cromatismi e nella loro profondità emotiva. Violini, archi e synth non presentano mai sbilanciamenti, il suono classico si fonde e a malapena si distingue con la pienezza degli effetti elettronici che fanno da tappeto alle sublimi danze vocali di Björk.
    Un breve assaggio, chiudete gli occhi e sognate…


    Viðrar vel til loftárása da Ágætis byrjun


    Joga da Homogenic
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    Due film riempiranno le sale nel 2009, interpretati da due attori che hanno lavorato insieme nel bellissimo The prestige e che in questo momento sono la vera incarnazione dell’eroe contemporaneo (o dovrei dire del futuro). Hugh Jackman con l’atteso Wolverine e Christian Bale con l’ancora più atteso Terminator Salvation.

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