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Paolo Gulisano, milanese, classe 1959, è considerato tra i massimi esperti di JRR Tolkien in Italia. Laureato in Medicina e Chirurgia, medico epidemiologo e docente di Storia della Medicina all’Università Statale di Milano Bicocca, affianca alla professione medica un impegno culturale di saggista e scrittore.

Ha dedicato a Tolkien e al suo mondo numerosi articoli, studi, traduzioni e quattro libri, è inoltre studioso della cultura celtica e anglosassone (bellissimi quelli sull‘Irlanda e su Re Artu), della cultura cristiana e ha contribuito alla diffusione in Italia delle opere di Clive Staples Lewis sul quale ha scritto articoli e libri, ha scritto numerosi saggi, tra cui uno dedicato a George MacDonald, scrittore vittoriano ispiratore dei maggiori autori fantasy del ’900, al grande Oscar Wilde e a John Henry Newman, grande prosatore inglese e autorevole apologista della fede.

Ultimamente Gulisano ha programmato le uscite dei suoi libri con il calendario alla mano. Ed infatti, l’ultimo suo libro, uscito l’anno scorso Alla ricerca di Peter Pan, firmato insieme a Chiara Nejrotti rende omaggio a uno degli scrittori più importanti di tutti i tempi, James Matthew Barrie, di cui l’anno scorso cadeva il centocinquantenario della nascita.

Il libro è idealmente suddiviso in tre parti: dalla contestualizzazione della figura e del mito letterario di Peter Pan, attraverso i suoi simboli e significati, Gulisano e Nejrotti cercano di comporre un profilo biografico dello scrittore scozzese per approfondire, in ultimo, il sempre più diffuso fenomeno sociale e psicologico della sindrome che porta il nome del bambino vestito di foglie.

Io non mi sono mai perso una sua uscita, anche la penultima su Oscar Wilde mi è sembrata molto interessante e anche questo libro scritto a quattro mani Chiara Nejrotti non mi è dispiaciuto. Anche perchè a questo proposito avrei voluto intervistare Gulisano ma diciamo… non è molto facile raggiungerlo, sicuramente per i suoi mille impegni, mi sono dovuto percui accontentare di questa intervista rilasciata a fantasymagazine:

Il libro è ricchissimo di informazioni abbastanza rare. E’ stato complicato reperire il materiale sia in termini di ricerca che in fase di analisi delle fonti? Qual è stato l’iter della realizzazione del libro?

Paolo: Il reperimento del materiale ha comportato un viaggio in Inghilterra (il che non guasta mai!) e un certo lavoro di indagine bibliografica. Una delle fonti più preziose è stato il volume — pressoché introvabile— di Janet Dunbar “J.M. Barrie The man behind the image”. Fare un libro a quattro mani apparentemente è un’impresa piuttosto complicata; in realtà Chiara e io ci siamo molto divertiti: ci siamo suddivisi i compiti senza problemi e poi siamo arrivati a ricomporre il mosaico, ovviamente a partire da un disegno ben preciso che prevedeva appunto l’analisi delle opere di Barrie, i riferimenti culturali, gli elementi biografici. Speriamo che il risultato sia positivo!

Perché nonostante il valore riconosciutogli dai suoi contemporanei, la figura di questo sensibile scrittore sembra essere caduta nell’oblio, al punto da essere considerato, a oggi, uno scrittore quasi di secondo ordine che, a onor del vero, non compare nemmeno nei testi di letteratura inglese della scuola inferiore?

Paolo: Credo si tratti del ben noto pregiudizio culturale nei confronti della Letteratura dell’Immaginario, i cui capolavori sono immancabilmente relegati a narrativa per ragazzi, a partire dai Viaggi di Gulliver di Swift che era in realtà addirittura un’opera di critica socio-politica, fino all’epica tolkieniana. In Italia poi Barrie è pressoché non tradotto e pubblicato, all’infuori di Peter Pan, nonostante abbia scritto per il teatro opere che non sfigurano accanto— ad esempio— a quelle di Oscar Wilde o G.B. Shaw. Barrie inoltre è cronologicamente post-Vittoriano, un’epoca che è stata dal punto di vista letterario ampiamente celebrata, e forse anche questo non gli ha giovato. Tutto questo comunque non spiega l’oblio ingiusto cui è stato sottoposto.

Se Barrie fosse vissuto nel nostro secolo, con la sua produzione letteraria, oltre al capolavoro Peter Pan, avrebbe riscosso lo stesso successo?

Paolo: Difficile a dirsi. Certo il ‘900 ha segnato un maggior interesse per il Fantasy: non è un caso che la grande riscoperta di Peter Pan avviene negli anni ’50, quando vennero pubblicati Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia, ma certamente anche i romanzi “psicologici” di carattere autobiografico di Barrie, o quelli di ambientazione scozzese, un po’ naif, avrebbero forse suscitato un maggiore interesse.

Barrie può essere considerato l’alter ego di Peter Pan e non viceversa?

Paolo:“I poeti son gente che non cresce mai”: dietro questa affermazione di Barrie c’è il suo doloroso segreto, quello di un uomo che soffrì molto sul piano affettivo, prima a causa della madre, che dopo la morte dell’amatissimo figlio maggiore si chiuse nella depressione e fece mancare il suo amore a James, e poi per il fallimento del suo matrimonio e dell’impossibilità— come disse— di una “seconda chance”. Quello che gli fu negato in amore lo cercò nell’arte meravigliosa dello scrivere, nella creatività, nella fantasia, nella contemplazione della bellezza, specie la bellezza della condizione pura e piena di stupore dell’infanzia. Barrie e Peter Pan sono pertanto l’uno l’alter ego dell’altro, in un legame molto stretto.