E’ con estrema soddisfazione che vi presento la prima intervista, alla giovanissima Greta Ghiselli, di una serie che “L’evasione del prigioniero” presenta in esclusiva. L’idea dalla quale sono partito è quella di far conoscere i giovani autori di genere fantastico, perlopiù di fantascienza, visto che sono loro il futuro del genere in Italia. Greta Ghiselli esordisce con un romanzo Orwelliano, I sognatori, che si può comprare in modo sicuro online sul sito delle Edizioni la Gru (e quando si parla di 1984 subito mi vengono in mente altre famose distopie da V per vendetta a Fahrenheit 451 passando per Mondo nuovo) molto interessante e che vi consiglio caldamente di portare in vacanza come lettura.

1 – Innanzitutto complimenti Greta perchè trovare una giovane autrice che a soli 21 riesce a pubblicare un’opera prima non è cosa di tutti i giorni. 
Esordire con un libro di fantascienza ritengo sia ancora più difficile in un mercato sacrificato ai titoli di genere fantasy come quello italiano. 
Dalla tua esperienza diretta come vedi la sitazione del genere fantastico in Italia?

Piuttosto critica, purtroppo. Per quanto riguarda il genere fantascientifico, è caduto in secondo piano e gli autori che scrivono libri riconducibili alla fantascienza nel nostro paese sono mosche bianche; spesso anche gli editori esitano a pubblicarne, nel timore che le copie rese e destinate ad ammuffire in un magazzino siano molte. Per il fantasy il problema è l’opposto: il boom che il genere ha subito negli ultimi anni ha fatto sì che in molti si cimentassero in opere di questo tipo. Questo di per sè non è un male, tuttavia ci si trova ad avere a che fare con argomenti già abusati. Sia chiaro che non voglio fare di tutta l’erba un fascio: i libri fantasy accattivanti e ben scritti ci sono ancora, è solo più difficile scovarli in mezzo a tutto il materiale pubblicato ogni anno.

2 – Come è nata l’idea de “i sognatori”?

Constatando come sia sempre più diffusa, soprattutto tra i giovani, la tendenza a lasciarsi trasportare dalla corrente piuttosto che pensare con la propria testa e agire secondo ciò in cui si crede. Che sia per quanto riguarda un fenomeno banale come l’abbigliamento, fino a più complesse ragioni etiche e morali, sono molte le persone che non si fermano a riflettere sui modelli proposti dalla massa, ma si limitano ad accettarli perchè “se lo dicono tutti, sarà vero”. Nel mio piccolo, mi piacerebbe spronare anche un solo lettore ad aprire gli occhi e a crearsi le proprie idee sulla realtà, senza temere il giudizio degli altri.

3 – La fantascienza è da sempre usata dagli autori come metafora della realtà che li circonda. Nel tuo libro scirvi “Cosa sarà del futuro della mia generazione? Vivrò una sè serena vita rinchiuso nel Distretto, o cercherò una risposta oltre i confini? Ignoranza o conoscenza? Azione o pensiero? Distrettiano o… Sognatore? Domande. Tante domande.” 
Domanda impegnativa: Come lo vedi il futuro della tua generazione?

Potrei parlare delle difficoltà a trovare un lavoro fisso o del miraggio della pensione che si allontana sempre di più, ma in questo contesto non è cio che più mi preoccupa; per cui ti rispondo così: tristemente popolato da un branco di automi, che pensano e agiscono tutti allo stesso modo per paura di essere esclusi.

4 – Il tuo rapporto con la lettura e la scrittura qual è?

I libri, sia nello scriverli che nel leggerli, costituiscono uno spunto di riflessione e un mezzo per trasmettere un messaggio, ma soprattutto un modo per vivere esperienze e avventure che nella realtà sono destinate a restare precluse ai più. Al momento della nascita, ogni persona ha davanti a sé un’infinità di possibilità, che si riducono ad ogni scelta che viene presa, a partire dallo sport che si decide di praticare a cinque anni, per continuare con la scelta degli studi, con il matrimonio e così via. La vita è una sola e non credo sia abbastanza: porta a troppe rinunce. Dove non arriva la vita, subentrano i libri.

5 – Quali sono gli autori che più ti hanno condizionato?

Senza dubbio il Re, Stephen King: è un autentico vulcano di idee e un maestro nel creare suspence e coinvolgere il lettore, sarebbe in grado di rendere interessante qualunque storia.
Devo molto anche a Orwell, che mi ha spinta a interrogarmi sulla realtà che mi circonda e sugli sviluppi che potrà avere in futuro, nonchè sul crescente cinismo che governa il mondo.

6 – Da qualche anno le serie tv americane ed inglesi propongono show a volte di gran lunga più interessanti e innovativi degli steffi film o dei libri di genere. Tu sei appassionata di qualche serie tv in particolare? Leggevo i nomi dei tuoi protagonisti: Charlie e Jack, non sarai mica una fan delusa da Lost?

Mi spiace deluderti, ma non ho mai guardato Lost: se i nomi dei miei protagonisti corrispondono a quelli di due personaggi di questo telefilm è una pura coincidenza. Non mi piacciono molto le serie tv, preferisco guardare un bel film, che nel giro di due ore mi dica chiaramente che ne è stato del protagonista. Verso i dieci anni ho amato Happy Days, arrivavo a imparare a memoria le battute di ogni singola puntata! Ora seguo la serie inglese di fantascienza Doctor Who, ma nulla di maniacale: semplicemente, la guardo volentieri se sono in casa e non ho nulla da fare.

7 – Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? E con le ricche tradizioni della zona in cui vivi?

Sono cellulare-dipende: è raro che non abbia il telefono in tasca e ancora più raro che lo tenga spento, di solito lo tengo acceso in modalità silenziosa persino quando devo dare un esame all’università! Per quanto riguarda le altre tecnologie, fortunatamente sono fuori dal circolo vizioso della dipendenza: uso il computer per scrivere, inviare qualche mail e cercare informazioni in internet, nulla di più.

Le tradizioni della mia zona, purtroppo, si stanno perdendo. Come spesso accade, devo ringraziare i miei nonni e la loro campagna se conosco un bel po’ di varietà di pere, alcuni giochi d’altri tempi e non guardo un trattore come se fosse un reperto rinvenuto tra le rovine di un tempio romano!

8 – Un libro e film (o se vuoi più di uno) che ti hanno cambiato la vita…

I libri che mi hanno segnata sono un’infinità. Spicca ”Frankenstein” di Mary Shelley, che mi ha spinta a pensare seriamente ai limiti della ragione, agli obiettivi che è lecito porsi e a ciò che invece trascende le nostre possibilità; quindi “La fattoria degli animali” di G. Orwell, che fornisce un limpido esempio di letteratura impegnata e di coraggio (nonostante la metafora, il messaggio politico che sta alla base del romanzo è lampante). Devo citare anche un romanzo del Re, e la mia scelta cade su “La storia di Lisey”, dove King parla di una sorta di “mondo parallelo” chiamato “Boogia Boom” nel quale gli scrittori si rifugiano e “pescano” le idee per i loro romanzi come se si trattasse di trote: in un certo senso credo che avvenga proprio così, che siano le storie a usarci come mezzo per potersi raccontare, piuttosto che noi a inventarle.

Per quanto riguarda i film, mi sono resa conto che tutti i titoli che mi vengono in mente sono in realtà le trasposizioni cinematografiche di romanzi, ad esempio “Il Miglio Verde” o “Alice in Wonderland”.

9 – Ti stai concentrando su nuovi lavori? Altri libri in vista?

Non ho alcuna intenzione di smettere di scrivere, per cui ci saranno di certo altri libri, sempre se mi vorranno pubblicare ancora! Posso dirti che il futuro prossimo resta l`ambientazione che preferisco e che vorrei mettere in evidenzia le piaghe del cinismo e dell`indifferenza, ma niente anticipazioni sulla trama, un po` di scaramanzia non guasta mai!