Benvenuti all’ultimo appuntamento estivo con le interviste de “L’evasione del prigioniero”. L’autore che vi presento oggi si chiama Gianluca Bellizia, è romano, grande appassionato di Philip K. Dick e della fantascienza Americana anni ’60 e ci parlerà del suo romanzo L’ultima scimmia sulla luna, distribuito esclusivamente in versione ebook. Ringrazio Gianluca e gli altri autori che si sono resi disponibili su questo blog per una, spero, utile conversazione sulla fantascienza e sull’importanza della fantascienza come veicolo e trasmissione di idee innovative. Le interviste torneranno a settembre nel frattempo buona lettura e buone ferie!!

1 – Gianluca prima di tutto ci puoi raccontare di cosa tratta il tuo romanzo L’ultima scimmia sulla luna? Magari anche il tipo di influenze e idee da cui sei partito.

Dietro le quinte c’è la storia di un hacker, un pioniere tra quelli italiani, che un brutto giorno decide di togliersi la vita. In quel momento inizia il romanzo in cui Michelangelo, un ordinario impiegato in un’azienda di giocattoli, indagando sul suicidio di colui che in gioventù era stato il suo miglior amico rinviene un virus informatico che denuncia un complotto per il controllo globale dei media. Una catena  di eventi incontrollabili, e apparentemente casuali, determinerà la discesa di Michelangelo nell’inferno di una percezione alterata della realtà che lo circonda.  Fino a scoprire che, come afferma uno dei protagonisti,  “in un mondo dominato dal pensiero unico la paranoia può essere l’unico mezzo per arrivare alla verità”.

L’idea di partenza  è una sequela di suicidi che trovano un punto d’unione in un giallo in cui il mistero principale è l’oggetto dell’indagine condotta dalle forze dell’ordine. Ma è  sopratutto un atto d’amore verso la letteratura fantascientifica statunitense degli anni sessanta alla Philip K. Dick,  e un tributo alle più strampalate  teorie sul complotto, dalla parte di quelli che avevano torto.

2 – Io sono in fase di lettura e una delle cose che più è piaciuta è l’introduzione della scena hacker italiana (chi non ricorda il virus Ping Pong credo fossero ancora gli anni 80) che mi ha ricordato film come Wargames giochi di guerra o X di Cory Doctorow. Ho letto che ti occupi di sicurezza informatica, è una questione importante di questi tempi…

Mi sono occupato di sicurezza informatica, anche se negli ultimi anni, da sviluppatore  ho soprattutto cercato di proteggere i miei applicativi scrivendo codice migliore. A questo proposito, ritengo che i pericoli per gli utenti diminuiscano con l’innalzamento della cultura informatica. Chi, per esempio, ancora oggi aprirebbe l’allegato di una email che promette le foto scottanti di una tennista di successo?

Dall’altro lato, ritengo che chi fa dell’hacking un’impresa ideologica, che poi è la figura a cui mi sono riferito scrivendo il romanzo, rappresenti  comunque una presenza rassicurante. Persino il defacement  di un sito pubblico, seppure deprecabile, sotto sotto, ci informa che finché ci sarà qualcuno in grado di forzare il lucchetto saremo liberi di uscire quando vogliamo.

3 – Dalla tua esperienza che tipo di difficoltà incontra un giovane autore nel farsi distribuire un libro di questo genere (thriller fantascientifico) da una casa editrice italiana?

Le difficoltà sono enormi per uno scrittore sconosciuto in generale, in modo particolare per chi scrive narrativa di genere con un cognome italiano. Nel mio caso ho avuto la fortuna di incontrare un piccolo ma coraggioso editore alla ricerca di forme diverse  di distribuzione come l’eBook che, contenendo i costi, gli consentisse qualche rischio in più.

4 – Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?

Se mi mettessi a elencare tutti gli autori che mi hanno entusiasmato e che ho eletto come punti di riferimento penso che finiremmo per saturare la banda. Come detto, Philip K. Dick, di seguito tutta l’onda cyberpunk degli anni 90:  William Gibson, Bruce Sterling, l’incredibile Rudy Rucker. Poi il procedural di McBain, il polar francese, il Gruppo 13 bolognese.  Tra gli italiani, inoltre,  Sciascia, Tondelli e Ammaniti. Non so, però, quanto questi scrittori che amo abbiano inciso sule mio modo di scrivere.

Tempo fa ho recuperato in libreria un romanzo: “Latte, solfato e Alby Starvation” di Martin Millar, e mi ha colpito quanto lo stile assomigli al mio modo di scrivere oggi. E’ curioso, un libro letto 16 anni fa e quasi dimenticato.

5 – So che una tua passione è girare cortometraggi, io per mestiere mi occupo anche di riprese e montaggio video e sia per deformazione professionale sia per passione seguo molte serie tv americane e inglesi dal Doctor Who a Game of Thrones in passato Lost e tante altre. Tu riesci a seguirne qualcuna?

Purtroppo non ho molto tempo di seguire tutte le serie tv che vorrei anche se riconosco che molte delle idee nuove, soprattutto in tema di montaggio e postproduzione, si trovano lì. Ho molto apprezzato la versione britannica di “Life on Mars”.

6 – Qual’è il tuo rapporto con la tecnologia essendo uno del settore?

Be’, oltre alla mia unica fonte di approvvigionamento rimane una passione. Non sempre però riesco a rimanere agganciato a ogni novità. Qualche acronimo, di tanto in tanto, me lo perdo anche io!

7 – Un libro e film (o se vuoi più di uno) che ti hanno cambiato la vita…

Oltre agli autori già citati, ci sono libri che al di là del loro valore finiscono per definire periodi della tua vita come un brano musicale fa in un film. Uno di questi  è “L’Alchimista” di Paulo Coelho che mi è stato donato in un momento piuttosto cupo. Per lo stesso motivo voglio ricordare il film “La Leggenda del Re Pescatore” dell’immenso Terry Gilliam. Un altro incontro molto importante è stato il fumetto “Lo Sconosciuto” di Magnus, scoperto forse troppo presto, quando molti miei coetanei si dedicavano ancora a Topolino.

Un film invece che avrebbe potuto cambiarla è “2001 odissea nello spazio” Quando lo vidi in cassetta a 16 anni decisi che sarei diventato un regista, cosa che poi non è successa.

8 – Ti stai concentrando su nuovi lavori?

Sto lavorando da qualche tempo a un nuovo romanzo e credo che, viste le difficoltà incontrate, il termine “concentrando” sia quanto mai adatto. Continuo a raccogliere materiale  e mi aspetto, una di queste mattina, di accendere il monitor e scoprire che, esasperato dall’attesa, il romanzo si è scritto da solo.