Dylan Dog. Esistenza, orrore, filosofiadi Roberto Manzocco, Mimesis Edizioni

Roberto Manzocco, dottore di ricerca in storia della scienza e giornalista scientifico ha già pubblicato gli interessanti Twin Peaks, David Lynch e la filosofiaPensare Lost. L’enigma della vita e i segreti dell’isola.

Questa volta Manzocco affronta un fumetto che è diventato un fenomeno culturale che in Italia nel genere fantastico ha ben pochi paragoni.

Nevrotico, ex-alcolista, vegetariano, Dylan Dog è senz’altro il detective privato più in controtendenza del panorama fumettistico e letterario. “L’Indagatore dell’Incubo” deve però il suo grandissimo successo e la sua fama imperitura a ben più che all’intreccio delle sue storie, ai variegati mostri che affronta o alle battute del suo folle assistente Groucho.
Il geniale e vulcanico padre di Dylan Dog, Tiziano Sclavi, è riuscito infatti a infondere al suo personaggio un ingrediente segreto, ossia una sensibilità poetica e filosofica di tipo esistenzialista, che gli ha permesso di parlare della condizione umana attraverso i mostri che l’Indagatore dell’Incubo affronta per sbarcare il lunario. Accompagnati da Dylan e dalla filosofia contemporanea, affronteremo un percorso fumettistico e filosofico attraverso tutte le situazioni “estreme” dell’esistenza, dall’assurdità della vita all’illusione dell’amore, dall’angoscia di fronte alla morte all’affannosa ricerca della verità, fino a guardare nietzscheanamente nell’Abisso, con la speranza che quest’ultimo, in un momento di distrazione, non si accorga di noi.

Il primo capitolo si occuperà specificamente dell’Indagatore dell’Incubo, e di tutti gli elementi che hanno contribuito a plasmare questo complesso personaggio. Nel secondo capitolo si entrerà invece nel vivo della filosofia dylaniata e dello stupore che ci suscita la sua articolata metafisica; la filosofia, la fisica e la letteratura, alla ricerca di tutti i riferimenti culturali alla base dei luoghi metafisici e geografici in cui si muove Dylan.
Il terzo capitolo affronterà un argomento solo, ma filosoficamente molto “denso”, cioè il rapporto dell’uomo con la Verità nell’ottica dylandoghiana.
Poi una delle principali fonti dell’orrore dylaniato, ossia la vita quotidiana; la quale tuttavia non costituisce la nostra realtà ultima, visto che rappresenta solo un “velo bidimensionale” appoggiato sopra un universo psicologico “tridimensionale”, ossia il mondo dell’inconscio, al quale è stato dedicato il quinto capitolo. Quindi verrà il turno di un aspetto delle nostre vite che forse ci fa più paura della morte, e cioè il caso, che verrà accompagnato dal suo noto fratellastro, il destino. Quali forze plasmano le nostre vite? e quale “spazio di manovra” hanno gli esseri umani?