I figli degli uomini di P.D. James, Mondadori

Con questo singolare romanzo (rispetto alla sua produzione giallistica), P.D. James ci trasporta nell’Inghilterra dell’immediato futuro. Siamo nel 2021, ma già da tempo l’umanità è diventata sterile e sembra avviata alla fine. Gli Stati di tutto il mondo stanno preparando la loro testimonianza per una posterità a cui sono in pochi a credere, mentre l’Inghilterra è retta da un carismatico dittatore che governa con dispotico egualitarismo. I vecchi sono incoraggiati a suicidarsi, i criminali esiliati e abbandonati, gli immigrati soggetti a una sorta di schiavitù.
A descriverci questa società futura è Theo Faron, storico di Oxford e cugino del Governatore di Inghilterra. La sua è una vita appartata, finché il caso non gli fa incontrare una giovane donna, membro di un gruppo di ribelli che sfidano il potere del dittatore e coinvolgono Theo nei loro piani, chiamandolo all’azione in un percorso mortale che non avrebbe mai immaginato…

Ricordo di averlo letto subito dopo aver visto il film di di Alfonso Cuarón (del 2006) e di averne riportato una grande impressione, è uno dei miei romanzi preferiti di genere distopico, come atmosfera lo accomuno sempre a Non lasciarmi di Ishiguro vuoi per l’ambientazione inglese vuoi per quel senso di impotenza latente, per me è un vero capolavoro.