Avevo 10 anni, febbraio 1980, Telemontecarlo mandava in onda Mobile Suit Gundam serie robotica partorita da Yoshiyuki Tomino che ancora oggi, dopo quasi 30 anni conta un’enormità di fan in tutto il mondo. Inutile che in un solo momento questa serie mi sembro infinitamente più “adulta” e vera dei vari Mazinga e Goldrake.
In Gundam i mecha subivano danni e durante le spaventose battaglie spaziali la gente moriva per davvero, traspariva la dura e dolorosa realtà della guerra. Gundam divenne subito il mio preferito.

La serie di Gundam, nominata anche 0079RX-78 dal nome del mecha principale. Si tratta di una storia molto diversa da quelle fino a quel momento presenti nell’intreccio degli anime fantascientifici nagaiani (popolo invasore vs eroe che difende a tutti i costi la Terra), e che ha nello spunto iniziale un tratto in comune con Guerre Stellari (a parte il fatto che Gundam ha una spada ad energia molto simile ad una spada laser Jedi).

Siamo in un futuro dove i terrestri, per ovviare a un enorme sovrappopolamento, decidono di fondare colonie nello spazio e di legarle fra di loro in una Federazione. Ad un certo punto, una delle colonie con bellicose brame d’indipendenza, cerca la secessione, autoproclamandosi principato di Zeon (o Jion nella prima versione italiana). La Federazione non accetta questo distacco e nasce un conflitto. Il giovane Amuro Ray (Peter Rei), durante un’ evacuazione di civili causata da un attacco di Zeon, trova un manuale sull’utilizzo di un nuovo Mobile Suit, i mecha utilizzati dalla Federazione, sale a bordo del robot e si troverà, suo malgrado, al centro della guerra a soli 15 anni, a sostenere il peso delle aspettative delle alte gerarchie militari della Federazione.

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