Terzo film per Steve McQueen, terzo capolavoro, dopo Hunger e Shame. “12 Years a Slave” è la tragica vera storia di Solomon Northup che merita di essere conosciuta soprattutto perchè è presentata con una regia di gran classe, raffinata, suggestiva, elegante e spesso cruda che solo Steve McQueen sa fare.

Cast elevatissimo a partire dal protagonista l’attore inglese Chiwetel Ejiofor (Figli degli uomini, Salt) fino ai cammei di Alfre Woodard e Brad Pitt. Ejiofor tiene bene il ruolo di Solomon, bravissimi Paul Dano e Benedict Cumberbatch, ma appena entra in scena il perfido Edwin Epps di Michael Fassbender gli occhi sono tutti su di lui. Un ruolo da cattivo molto sfaccettato dove Fassbender mostra qui come non mai cosa significhi indossare un personaggio e calzarlo alla perfezione. Bravissima Sarah Paulson in un ruolo molto strano: materna con gli schiavi, ma perfida nei confronti della giovane schiava Patsey, del quale il personaggio di Fassbender è palesemente attratto. Superba Lupita Nyong’o (Patsey) al suo debutto cinematografico. 12 years slave è a mio parere il contendente più accreditato alla corsa come miglior film seguito da Wolf of wall street e American Hustle. L’anno scorso altri due film trattavano il tema dello schiavismo Django Unchained di Tarantino e Lincoln di Spielberg ma il primo era più scanzonato e il secondo più biografico, Steve McQueen ci fa vivere il dramma della privazione della libertà come forse aveva solo fatto lo stesso Spielberg con il bellissimo Amistad.
Trama:
Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor) è un talentuoso violinista nero, ma soprattutto un uomo libero con moglie e figli. Un giorno, con un inganno, viene venduto come schiavo e da lì vivrà dodici anni da schiavo lavorando prima per il gentile Ford (Benedict Cumberbatch) finendo poi nella piantagione di cotone del perfido Edwin Epps (Michael Fassbender).