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Ci troviamo all’ottavo appuntamento con le interviste de “L’evasione del prigioniero” volte a dare voce ai protagonisti del mondo del fantastico in Italia, in tutte le sue forme ed espressioni, dalla letteratura al fumetto per arrivare al cinema. E oggi abbiamo un vero e proprio mito: Michele Medda che insieme agli amici Antonio Serra e Bepi Vigna sceneggia storie per le serie Martin Mystère, Dylan Dog e Zona X, per poi creare nel 1991 la serie Nathan Never, che esce sotto il marchio Sergio Bonelli Editore. A questa fa seguito Legs Weaver (1995-2005), prima protagonista femminile di una collana Bonelli. Ora si dedica alla sua miniserie “Caravan” e a Dylan Dog, tiene anche corsi di racconto cinematografico a Firenze, lo ringrazio e vi invito a leggere la questa interessantissima chiacchierata.
La prossima intervista la posso già anticipare, sarà a Eraldo Baldini, grande scrittore specializzato in antropologia culturale ed etnografia, una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana.
1 ) Glorfindel: Riguardo la sua ultima creazione, Caravan, ho notato una particolare ricerca nel dare spessore e profondità ai personaggi, è una sua caratteristica vero? Ricordo ad esempio “Una canzone per sara” dove Nathan Never ritrova la sua dimensione umana…
Michele Medda: Cerco di dare spessore ai miei personaggi come credo facciano tutti. Penso che nessuno scrittore vorrebbe scrivere personaggi piatti e unidimensionali, nemmeno all’interno di storie avventurose. Tra i lettori di Nathan Never si dice che “Medda è quello delle storie intimiste”, ma credo che sia una cosa legata a un paio di storie scritte tanti anni fa. Ho scritto anche per Legs – e quelle storie ovviamente erano tutt’altro che intimiste – e per Dylan Dog. Non so se quantitativamente la mia “vena intimista” prevalga rispetto a storie più dichiaramente avventurose o di taglio ironico come quelle scritte per Dylan Dog. Caravan fa storia a sé, perché comunque non è una serie “di genere”.
2 ) Glorfindel: Ha dichiarato che Caravan è una serie particolare, in che senso? Immagino sia difficile descriverla senza svelare la trama.
Michele Medda: Si può raccontare tranquillamente lo spunto di partenza: dopo l’apparizione in cielo di nuvole misteriose che provocano un black out, l’intera popolazione di una cittadina di nome Nest Point viene evacuata dai militari; che però non spiegano quello che sta accadendo, trincerandosi dietro le parole “sicurezza nazionale”. Questo viaggio lungo strade deserte, mentre il resto del mondo sembra essere scomparso, è raccontato da un ragazzo che tiene un diario di quello che sta accadendo. Più che il disvelamento di un enigma, quello delle nuvole misteriose, Caravan racconta le storie degli abitanti di Nest Point. È una serie particolare rispetto alle altre serie della Sergio Bonelli Editore, perché non c’è un protagonista fisso e non ci sono eroi tutti d’un pezzo che lottano contro il Male.
3 ) Glorfindel: Vernon Vinge pone l’avvento della Singolarità Tecnologica nel 2030, immaginando un mondo simile a quello in cui vive Nathan Never, pensa che sia una data realistica?
Michele Medda: Proprio non saprei. Questo tipo di speculazioni mi lascia indifferente. Aspetto l’era dell’Acquario, piuttosto. Penso che ce ne sia molto più bisogno.
4 ) Glorfindel: Lei è uno dei creatori di Nathan Never, personaggio che esordì nel 1991 e che nel corso degli anni ha generato anche spin-off di successo. Gli stilemi e l’ambientazione traggono ispirazione dal Cyberpunk, ma Michele Medda che genere di fantascienza legge e guarda, quali gli autori che ama?
Michele Medda: In realtà non sono mai stato un appassionato di SF letteraria. Quando abbiamo cominciato Nathan Never le mie conoscenze del genere erano quasi esclusivamente cinematografiche. Per un decennio, tra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta, credo di avere visto veramente tutta la fantascienza uscita al cinema. Quanto ai libri, ho recuperato dopo, e in maniera disordinata: molto Dick, Sturgeon, Sheckley, Ballard, Fate largo! di Harrison, l’imprescindibile Dune, e una vagonata di titoli di Urania oggi dimenticati (forse con qualche ragione). Poi, con il boom del cyberpunk, ho perso completamente interesse nel genere. Neuromante non sono nemmeno riuscito a finirlo. Se non ricordo male (parliamo di vent’anni fa, ormai) gli ultimi titoli di SF “contemporanea” che ho letto sono stati un paio di romanzi di Lucius Shepard. Dopo, solo riletture dei classici.
5 ) Glorfindel: So che lei è da sempre un appassionato di X-men, com’è stato lavorare per X-campus?
Michele Medda: In realtà io non sono proprio un Marvel–fan. Però avevo un bellissimo ricordo dei primi X–men, quelli di Kirby, mentre ho seguito poco quelli ormai considerati i “veri” X–Men, quelli di Claremont. Credo che oggi le cose di Kirby siano quasi illeggibili per la loro ingenuità; ma per me, bambino, avevano un grande fascino. Quindi , quando Francesco Artibani mi ha proposto di scrivere una serie dove c’erano tutti gli X–men originali, non potevo tirarmi indietro. È stata una faticaccia e non credo che lo rifarei, però sono orgoglioso di avere scritto un fumetto realmente per ragazzi. E le recensioni americane che circolano in rete sono tutte strapositive. Quindi credo che il nostro approccio “europeo” al genere, paradossalmente, abbia funzionato in pieno.
6 ) Glorfindel: In quanto autore lei gode di un osservatorio privilegiato, come vede la situazione del genere fantastico in Italia; Fantascienza, Noir, Horror e Fantasy in tutte le sue forme ed espressioni, graphic novel, letteratura, cinema?
Michele Medda: Purtroppo non credo che le cose siano cambiate molto rispetto a trent’anni fa per quanto riguarda la letteratura fantastica. Ha un suo pubblico, ha i suoi scrittori, ma non “sfonda” e non riesce a imporsi né al cinema né tantomeno in tivù. E non è una questione di budget, ma proprio il fatto che il genere fantastico è disprezzato da una cultura che ha ancora un imprinting cattocomunista. Il papa vede in Harry Potter una figura malefica, e con questo è detto tutto. Invece la sinistra è scientista, reputa il fantasy una roba da cretini, legge il Signore degli Anelli come apologia del superuomo. Il noir ha vita più facile, per diversi motivi: ne viene data una lettura di critica sociale (anche quando questa critica non c’è) che lo “nobilita” agli occhi del lettore sprovveduto; e poi ha una componente voyeuristica nell’ostentazione della violenza, soddisfa i pruriti del pubblico maschile rappresentando le donne come puttane o come vittime. Ma soprattutto, ormai qualsiasi storia che comporti uno spargimento di sangue è etichettabile come noir. Insomma, è un tipo di narrativa decisamente più marketable. Da questo punto di vista, il genere fantastico non può competere.
7 ) Glorfindel: Un libro e film (o più di uno) che le hanno cambiato la vita…
Michele Medda: I poemi omerici e, più tardi, “Blues, ballate e canzoni”, edizioni Newton Compton, la prima traduzione dei testi di Bob Dylan. Per i film ho il ricordo di grandi emozioni legate a grandi film – Il cacciatore, per dirne uno – ma non posso dire che un film mi abbia cambiato la vita o che abbia influenzato la mia visione del mondo.
8 ) Glorfindel: Quali sono i lavori futuri su cui si sta concentrando?
Michele Medda: Sto finendo Caravan, poi lavorerò al progetto di un’altra mini–serie insieme a un disegnatore.
Michele Medda Dopo la laurea in Lettere Moderne si dedica a tempo pieno alla scrittura. Nel 1986 comincia a collaborare con l’Editoriale Daim Press (la futura Sergio Bonelli Editore) insieme agli amici Antonio Serra e Bepi Vigna. Il trio scrive storie per le serie Martin Mystère, Dylan Dog e Zona X, per poi creare nel 1991 la serie Nathan Never, che esce sotto il marchio Sergio Bonelli Editore. A questa fa seguito Legs Weaver (1995-2005), prima protagonista femminile di una collana Bonelli. Nel 2007 è annunciata una sua collaborazione con Francesco Artibani per la miniserie X-Campus (Edizioni Panini Comics-Marvel Italia). In attività ormai da vent’anni, Medda ha maturato una cifra stilistica riconoscibile per l’approccio realistico alle tematiche avventurose, per il ritmo dei dialoghi e per la duttilità nell’alternare uno stile “letterario” (con un abilissimo uso delle didascalie in prima persona) a una narrazione di taglio cinematografico. Medda ha vinto due premi ANAFI (uno con Vigna e Serra e uno singolarmente), un premio AYAAAAK, e all’attività di sceneggiatore affianca quella di divulgatore e critico. È stato fra i fondatori della Sardinian School of Comics di Cagliari, e ha collaborato per anni alla pagina culturale del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna, occupandosi di cinema e di fumetto. Presso l’Accademia delle Arti Digitali Nemo NT di Firenze tiene periodicamente seminari sulla struttura del racconto cinematografico.