L’erede del tempo di Franco Scaglia, Edizioni Piemme


Dopo tre romanzi tutti ambientati in Terra Santa e caratterizzati dallo stesso protagonista, il frate francescano Padre Matteo, Il custode dell’acqua, con cui ha vinto il premio SuperCampiello, seguito da Il gabbiano di sale e L’oro di Mosé, Ecco una nuova avventura per Padre Matteo.

Padre Matteo è esistito davvero, si chiamava Michele Piccirillo, francescano, archeologo e custode di Terra Santa, è scomparso sei anni fa, ed era un uomo di intelligenza e simpatia fuori del comune. Franco Scaglia era suo amico e per ricordarlo lo ha trasformato nel protagonista dei suoi romanzi. Io li ho letti tutti il consiglio vivamente.

Padre Matteo è stanco. Il suo sogno di pace, ciò in cui ha creduto, per cui ha combattuto, sembra essersi spento, sepolto dai conflitti, dal disinteresse di chi gli sta intorno, dall’impossibilità di trovare un accordo tra due popoli costretti a convivere, israeliani e palestinesi.

Per questo decide di abbandonare tutto: il ruolo di custode di Terra Santa, la sua amata Gerusalemme. Lo hanno invitato a Roma, a Istanbul, e il viaggio potrebbe essere l’occasione per cambiare vita.

Prima di partire, però, Matteo viene coinvolto in due strani incidenti. Inizialmente non se ne cura, ma quando un suo amico israeliano viene assassinato dopo avergli rivelato di essere sulle tracce dell’ultimo erede dei Camondo, potente famiglia ebrea sterminata ad Auschwitz, Padre Matteo comprende di essere di fronte a una verità che fa paura a molti e che potrebbe mettere in pericolo la sua stessa vita.

Tra spie disposte a tutto, misteri che hanno origine in un tempo remoto e rivelazioni sconvolgenti, prende vita un nuovo appassionante romanzo d’intrigo che si snoda nelle tre grandi città eterne: Gerusalemme, Roma, Istanbul.