Iniziamo subito col dire che Rocky oltre ad essere un personaggio ormai entrato nella storia del cinema è uno dei più amati dal pubblico di tutto il mondo. Il primo Rocky nel 1977 portò a Stallone che lo aveva scritto l’oscar come miglio film, consacrandolo nell’olimpo degli attori.
Detto questo, Creed mi è piaciuto molto per la regia di Ryan Coogler, per la sceneggiatura e per le interpretazioni di Jordan e Stallone.

Il volto di Stallone è a tutti gli effetti una maschera, quasi priva di espressività, ma quello che normalmente rappresenterebbe un limite diventa un punto di forza; una staticità innaturale che obbliga Sly a esagerare in umanizzazione, a lavorare con lo sguardo, con la gestualità e con le parole. Erano quasi quarant’anni che il personaggio di Rocky non era scolpito così a tuttotondo, un monumento all’inesauribile umanità del macho dal cuore più grande che ci sia.
Grazie anche a questo Stallone è il favorito per vincere la statuetta come miglio attore non protagonista agli imminenti oscar 2016 anche se il Mark Rylance de Il ponte delle spie sarà un difficile ostacolo da superare.

Trama:
Adonis Creed, figlio illegittimo di Apollo, non ha mai conosciuto suo padre, morto sul ring prima che Adonis nascesse. Educato nell’agio dalla moglie di Apollo dopo un’infanzia difficile, Adonis ha un lavoro sicuro ma sceglie comunque la boxe e la strada, non può opporre resistenza al richiamo del destino. Per diventare un pugile professionista si rivolge all’unico uomo che può aiutarlo e insieme avvicinarlo a quel padre che non conoscerà mai: l’amico-rivale di Apollo, Rocky Balboa.