1996, i fratelli Coen, i registi che meglio hanno descritto la profonda America (al pari di una canzone di Bruce Springsteen o di un libro di Cormac Mccarthy) scrivono e dirigono questo film  che nel 2006 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti tra le pellicole ritenute culturalmente, storicamente o esteticamente rappresentative, ha inoltre vinto l’anno successivo l’oscar per migliore sceneggiatura originale e migliore attrice protagonista (per Frances McDormand). Fargo è una straordinaria tragicommedia dove le più svariate e raffinate componenti intellettuali si innestano su una trama di genere, se infatti Mr. Hula-hoop aveva marcato un netto stacco dalle ricerche linguistiche di un Barton Fink pur conservando un elevato tasso di cinefilia, con Fargo i Coen cambiano registro.

Jerry Lundegaard gestisce una concessionaria d’auto e ha un impellente bisogno di denaro liquido. Escogita il rapimento della moglie per ottenere un cospicuo riscatto dal suocero ostile. Ingaggia due crudeli quanto incapaci malviventi che riescono a tramutare il dramma in tragedia. Sarà l’intervento di Marge Gunderson, capo della polizia locale, in avanzato stato di gravidanza, a risolvere la situazione. I Coen, come tutti i registi di razza, si divertono a spiazzare.

I due criminali, interpretati da Steve Buscemi e Peter Stormare, sono al contempo troppo cinematografici per essere “veri” e troppo tragicamente reali per essere solo frutto della finzione. Su quella distesa di neve senza fine, destinata a macchiarsi di sangue versato senza un briciolo di quella strategia del delitto che faceva grandi gli omicidi hitchockiani, si va a rappresentare la storia di una Twin Peaks in cui i fatti sono accaduti nella realtà e che è luogo di origine dei due fratelli. Il personaggio di Marge (moglie nella realtà di Joel Coen) sfida le leggi dell’equilibrio e della gravità, che segna il film in quanto donna normale. Non è particolarmente intelligente né si avvale di grandi strategie investigative, eppure riesce a risolvere un caso che, proprio per l’ottusità che sembra connaturata all’ambiente, ha già raggiunto e superato il limite della tragedia. Ma tutto si svolge in una routine in cui, alla fine, il detective ne sa meno di noi.