Un’estate senza sosta quella de “L’evasione del prigioniero”, la settimana scorsa vi avevo proposto una bella intervista ad una giovanissima esordiente Greta Ghiselli e oggi ho il piacere di farvi conoscere meglio un’altra giovane leva della fantascienza Italiana che ormai promessa è riduttivo definire in quanto Maico Morellini è il fresco vincitore del Premio Urania 2010 con il suo romanzo Il Re Nero, un thriller a base di scacchi ambientato in Italia nel prossimo futuro che uscirà a novembre nella collana Urania.
Classe 1977, è già stato finalista o segnalato in varie edizioni del Premio Lovecraft nonchè Presidente dal 2003 a Dicembre 2009 di Yavin 4 il più grande fan club italiano di Star Wars mentre ora riveste il ruolo di membro dell’Assemblea.
Maico è una persona veramente squisita e gli auguro le migliori cose per la sua carriera di scrittore in quanto di talento ne ha da vendere, da quando ho scoperto poi che anche lui come me è un fan della serie tv Games of Thrones mi è ancora più simpatico, senza contare che legge Tolkien ed è un seguace di Guerre Stellari!
Buona lettura.

1 – Complimenti prima di tutto per la vittoria del premio Urania 2010 con il romanzo “Il re nero”, l’augurio che ti faccio è quello di una lunga carriera letteraria.  Dalla tua posizione privilegiata anche di ex presidente di Yavin 4, il maggiore fan club italiano della saga di Guerre Stellari, come vedi la situazione del genere fantastico in Italia?

Grazie dei complimenti! E ovviamente spero il tuo augurio sia di buon auspicio per il mio futuro letterario.
L’Italia, almeno da quello che ho potuto vedere io sia attraverso la lente di Yavin 4, sia attraverso sette edizioni del concorso letterario ‘Space Prophecies’ che il club organizza insieme a MoonBase ’99, è attenta al fantastico e alla fantascienza. Ci sono tante realtà associative che si occupano di serie fantascientifiche e che lo fanno cercando di esaltare il lato nobile di questo genere.
Abbiamo scrittori capaci, ottime penne, e un folto sottobosco di appassionati lettori. Forse, però, non è diffusa come dovrebbe la consapevolezza che la fantascienza è sì narrativa di genere, ma di un genere articolato, maturo e molto molto complesso.
Ogni volta che mi capita di parlare della letteratura fantastica, non riesco a fare a meno di citare quello che Valerio Evangelisti (ospite anche lui su questo sito con un’intervista) disse durante un intervento a una convention. Secondo lui, e io sono pienamente d’accordo, la fantascienza è uno dei generi letterari più complessi. Perchè la sua visione del futuro si basa sul presente e sul passato. Li elabora, li maneggia, e li riplasma in qualcosa di non solo coerente, ma anche credibile a auspicabile. Da questo punto di vista, scrivere fantascienza, è molto complesso. Perchè si rischia di scivolare in contraddizioni, leggerezze o fraintendimenti.
Con queste consapevolezze, credo, sarebbe possibile per il grande pubblico approcciare alla fantascienza in modo un po’ meno scettico e, mi permetto di dire, più illuminato.
Perchè poi, come il Premio Urania dimostra, c’è comunque una solida base di persone estremamente competenti e capaci che conoscono il reale valore della letteratura fantascientifica e che fanno grandi cose per trasmetterne i principi e grazie alla quali è possibile continuare a parlarne in un certo modo.

2 – Ci puoi parlare del tuo libro “Il Re Nero”?

‘Il Re Nero’ raccoglie al suo interno molte delle mie passioni. L’amore per l’Italia e per la mia regione, l’Emilia Romagna prima di tutto. Decidere di ambientarlo qui è stata una cosa naturale: qui sono le cose che conosco meglio, e qui, riprendendo il discorso di prima, mi è stato più facile pensare a un ipotetico futuro remoto. Poi ci sono gli scacchi. Sono un appassionato amatore di questo straordinario gioco di strategia, e non ho potuto fare a meno, partendo dal titolo, di parlare anche di questo. Insomma, questi sono i due ingredienti di base uniti insieme in un thriller, investigativo ma non solo, che credo abbia un ritmo incalzante e bei personaggi.
Non posso dire di più per non rovinare la sorpresa a chi, e spero siano tanti, lo leggerà.

3 – La fantascienza ha sempre rappresentato, in chiave narrativa, il mondo attuale. Tu da che parte stai? Impegno sociale o puro divertimento scopo della fantascienza.

Come ho in parte accennato già nelle due risposte precedenti, io sono intimamente convinto che la fantascienza sia una portentosa chiave di lettura per interpretare il mondo attuale e per dipingerlo con tutti i suoi difetti (o pregi) attraverso una sua visione futura. Non rinnego assolutamente il puro divertimento e non credo ci sia una fantascienza migliore di un’altra, ma per quanto mi riguarda la narrativa di genere (è un discorso che vale anche per l’horror, altra grande mia passione) è un’occasione troppo ghiotta per analizzare la società attuale e poterla esasperare o migliorare in cerca dei motori profondi che la animano.
In prospettiva, credo sia a dir poco entusiasmante leggere quella che cento anni fa era fantascienza e vedere come il mondo reale si è evoluto rispetto a quelle visioni. Sono sforzi creativi imponenti, che danno risultati altrettanto notevoli.

4 – Il tuo rapporto con la lettura e la scrittura qual è?

Scrivo, anche se col tempo è ovviamente cambiato il mio modo di farlo, da quando ho dodici anni. Dirò una cosa che suonerà come retorica, ma scrivere è sempre stata una vera e propria esigenza. Inventare storie, situazioni, personaggi e vedere come riuscivo a stupirmi e a stupire nel farlo. Poi una bellissima valvola di sfogo. Insomma, come ho già detto, un’esigenza. Non sono, ovviamente, scrittore di professione perciò l’ho sempre fatto non appena avevo un po’ di tempo e un po’ di energia: la notte, soprattutto. In treno, in pausa pranzo. Insomma credo che a monte, per chi non ha la fortuna di farlo come mestiere, ci voglia una grande passione per la scrittura in sé perchè ritagliarsi il tempo necessario non è facile, soprattutto per qualcosa di articolato come un romanzo.
La lettura è una componente necessaria per chi ha l’ambizione di scrivere. L’unico difetto che ha è che richiede tempo. Io leggo non appena posso (e se non sono impegnato a scrivere) ma spesso sacrifico la scrittura per leggere libri. Sono stimoli, sono idee. Leggere è uno dei modi fondamentali per imparare a scrivere. Sembra una banalità, ma è proprio vero. Poi, scrivendo, diventa ancora più bello scoprire nei romanzi altrui come sono stati risolti problemi di trama, quali stratagemmi o quali finezze lo scrittore mette in campo per raggiungere il suo scopo. Insomma, unite, le due cose, aprono letteralmente centinaia di mondi diversi.

5 – Quali sono gli autori che più ti hanno condizionato?

Per quanto riguarda la fantascienza, un nome sopra tutti: Isaac Asimov e nel dettaglio tutto il suo monolitico affresco che va da Abissi d’Acciaio a Fondazione e Terra. Quando lessi la prima volta ‘I Robot dell’Alba’ rimasi travolto da come era stato capace Asimov nel creare un romanzo attraverso un unico e articolatissimo dialogo. E quella per i dialoghi è una passione che e rimasta. King mi ha fatto innamorare dell’horror. Poi tutto il mondo fantasy (Tolkien, Salvatore, recentemente Martin) ha avuto un grande ruolo nella mia formazione di lettore/scrittore. Negli ultimi anni (o forse dovrei dire nell’ultimo decennio) ho deciso di spaziare dedicandomi anche ai classici o a letture diverse, proprio per il discorso che facevo prima sull’importanza di formarsi, come scrittori, leggendo.
Comunque, sopra tutti, Asimov è quello che mi ha trasmesso il desiderio di replicare la magia della scrittura.

6 – Da qualche anno le serie tv americane ed inglesi propongono show a volte di gran lunga più interessanti e innovativi degli stessi film o dei libri di genere. Tu sei appassionato di qualche serie tv in particolare?

Ammetto che le serie tv non mi affascinano in modo particolare anche se ne riconosco la grande qualità. Mi sto avvicinando con grande ritardo a Battlestar Galatica, di cui ho amato la serie di fine anni settanta e che devo dire è di altissimo livello. E sto seguendo la serie TV ‘Games of Thrones’ tratta dalle ‘Cronache del Ghiaccio e del Fuoco’di George R. R. Martin. Però, a monte, ci sono due cose che mi rendono un po’ ostiche le serie TV. Per prima il rischio di incoerenza strutturale propria di questo formato. Le serie TV, per definizione, sono stagionali. E a fronte di un progetto narrativo che si concluderebbe in una sola stagione, ecco che l’eventuale successo della serie spinge gli sceneggiatori a cambiare le carte in tavola violentando quello che era il disegno iniziale. Con risultati, in certi casi, svilenti. La seconda cosa è che io sono un profondo sostenitore della capacità di sintesi: credo che si stia perdendo un po’ la voglia e il coraggio di raccontare una storia bella, funzionale, accattivante e originale in ‘solo’ due ore di film. E evidentemente più facile strutturare una trama complessa in una stagione, ma che sia meglio, di questo non sono convinto. Poi non nego affatto che alcune serie TV, come appunto Galactica, siano semplicemente fenomenali. Dead Set, miniserie horror, mi ha molto convinto, per esempio. Ma continuo a preferire sforzi narrativi che non corrono il rischio della disonestà creativa di cui sopra.

7 – Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?

Sono molto, molto curioso. A partire dai social network fino alle innovazioni tecnologiche più di nicchia. Lavoro nel campo informatico, perciò questo mi aiuta molto, ma alla base c’è comunque una curiosità molto forte. Però posso dire di non esserne vittima. Mi piace sperimentare, provare, ma quando mi sono fatto un’idea di massima di come una nuova tecnologia funziona, poi non è impossibile che la abbandoni in cerca di qualcosa di nuovo.  E poi, le tecnologie, sono uno spunto fondamentale per chi vuole scrivere fantascienza.

8 – Un libro e film (o se vuoi più di uno) che ti hanno cambiato la vita…

Come libro direi ‘La Guerra dei Giganti’ di Stephen R. Donaldson. Dico questo perchè è stato il libro che mi ha introdotto all’assoluto piacere della lettura. Fino a quel momento era un lettore occasionale, ma con quel fantasy cambiarono del tutto le cose. Il film che mi ha cambiato la vita, senza dubbio, Guerre Stellari. Vidi al cinema ‘Il Ritorno dello Jedi’ e fu una folgorazione dalla quale non mi sono mai ripreso. Tanto che a distanza di ventisei anni, insieme a un gruppo di coraggiosi, fondammo il club di nome Yavin 4.

9 – Ti stai concentrando su nuovi lavori?

Sì. Nel dettaglio sto completando due racconti di fantascienza, uno più articolato e il secondo decisamente più breve, e poi sto raccogliendo materiale per un nuovo romanzo. Questa volta, non di fantascienza. Un fantasy-storico, ambientato nella Vienna di fine 1700. Sto ancora ordinando le idee ma credo che sarà il prossimo lavoro, so già molto impegnativo, al quale mi dedicherò.