Prisoners è il film di un regista che non più giovanissimo si è scoperto grande e adesso davvero non sbaglia un colpo, Denis Villeneuve. Prisoners è un poderoso, dolente, grandioso film, metafora di una nazione che si domanda ancora se la tortura sia un mezzo accettabile per estorcere informazioni indispensabili alla sicurezza nazionale, e che insegue una verità sempre più sfuggente e sempre meno assoluta. Come Sicario è un capolavoro assoluto con una sceneggiatura perfetta e una coppia di attori protagonisti fuori del comune: Hugh Jackman Kellen Dover, un bravp capofamiglia, credente che, spinto dalla disperazione, arriva a compiere azioni non meno turpi di quelle del rapitore che vorrebbe consegnato alla giustizia e Jake Gyllenhaal Loki, un poliziotto tutto d’un pezzo, dal curriculum brillante e dai notevoli tatuaggi, provato dal troppo tempo a contatto con la parte peggiore del mondo. Menzione speciale per Gyllenhaal nell’ultima tesissima scena accompagnato dalle malinconiche note di Codex dei Radiohead 

Gioco di prestigio
Salta alla fine
In un lago chiaro
Non c’è nessuno in giro

Nella apparente tranquillità della provincia americana due bambine di sei e sette anni, Anna ed Eliza, escono a giocare insieme e svaniscono senza lasciare traccia. I genitori, fra di loro amici, reagiscono nei modi più disparati (e disperati): Keller, il padre della piccola Anna, comincia una caccia all’uomo senza esclusione di colpi, mentre sua moglie Grace si imbottisce di psicofarmaci per attutire il dolore e lo sgomento; Franklin, il padre di Eliza, cerca di non farsi travolgere dalla sete di giustizia di Keller, la moglie Nancy invece pare disposta ad appoggiarne i modi estrem