Finalmente dopo averlo aspettato anni ecco Arrival film del mio regista preferito (Insieme a Nolan e Spielberg) Denis Villeneuve un’autore con la A maiuscola che per la prima volta si confronta con il genere fantascientifico (in attesa di ultimare il sequel di Blade Runner, debutta nel genere e realizza un dramma fantascientifico intimo alla Interstellar e Gravity), una prima volta che non si dimentica. Molto vicino allo Spielberg di  Incontri ravvicinati del terzo tipo e dello Zemeckis di Contact piuttosto che dei blockbuster di Roland Emmerich, Arrival non affronta la questione della fine del mondo con epiche battaglie anzi qui gli uomini e gli alieni provano a comunicare e a comprendersi.
Arrival avanza in un silenzio opaco (una sospensione del tempo alla Tree of life di Malick) e negli occhi liquidi di una grandissima Amy Adams che porta grinta, intelligenza e un dolore profondo al suo ruolo. Questo è il suo film, senza dubbio. La lingua (circolare, degli alieni più fighi che si siano mai visti) è il vero motore di questo poema spazio-temporale che non impiega le sue straordinarie abilità tecniche per considerazioni metafisiche ma disegna una metafora narrativa ipnotica che vi terrà incollati allo schermo fino alla fine. Arrival è al tempo stesso maestoso, malinconico e inquitante.

Non voglio dire altro perchè questo film ispirato a Storie della tua vita di Ted Chiang è una vera esperienza, a mio parere capolavoro assoluto, ne riparleremo in tempi di Oscar. Ieri allo spettacolo delle 14.00 eravamo in 6 a vederlo, non sarà un film da incassi super perchè lo ripeto si tratta di un film d’autore, molto intellettuale e cerebrale, questo esclude una buona fetta delle persone che frequentano i cinema ma se vi piace pensare guardando un film andate a vederlo! Io e Giovanna ne abbiamo continuato a parlarne per ore e ore perchè esplora profondamente i temi della vita, della perdita e dell’amore.
Una curiosità, qual’è la frase che Louise dice al Generale Cinese? «In guerra non ci sono vincitori, solo vedove». Un pensiero filosofico che sembra uscito dall’Arte della guerra.