Jackie non è stato incluso nella rosa dei film candidati ai prossimi Oscar ma erano due i motivi per cui attendevo con ansia di vederlo. Primo motivo la straordinaria interpretazione di Natalie Portman,candidata ad una statuetta con grandissime possibilità di vittoria. Secondo motivo perchè si tratta del primo film “americano” di Pablo Larraín, un regista che nel corso degli anni si è fatto notare per svariati piccoli capolavori (No e Il Club). 
Ma cosa c’è dietro l’immagine pubblica di  Jacqueline (Jackie) Kennedy? dietro i tailleurs color pastello di Chanel, dietro lo stile e il glamour. E soprattutto i film risponde a questa domanda? Si, o per lo meno secondo la visione di Larraìn. 
Dietro la sua esile figura c’è la fine di un’era. Camelot, rimando ad un mondo in cui a regnare sono gli ideali, in cui non c’è bisogno d’inseguire la gloria a tutti i costi. La fine della felicità passa attraverso gli occhi tristi di Natalie Portman, Jackie ha perso tutto, forse anche se stessa (perchè ha perso lo scopo della sua vita), come dice al suo padre confessore «padre, ogni giorno prego di morire». Jackie era una donna fragile ma mai arrendevole, spalla del marito John Fitzgerald Kennedy ma sempre sicura dei propri mezzi, con una chiara visione della vita.
Tirando le somme penso che la Portman meriterebbe di sicuro la statuetta ma quest’anno credo sarà l’anno pigliatutto di La La Land. Jackie vale di sicuro una visione.

Trama
Sono passati 5 giorni dalla morte di John Kennedy e la stampa bussa alla porta di Jackie per chiedere il (reso)conto. Una relazione particolareggiata dei fatti di Dallas. Sigaretta dopo sigaretta, Jackie ristabilirà la verità e stabilirà la sua storia attraverso le domande di Theodore H. White, giornalista politico di “Life”. Una favola che il suo interlocutore redige e Jackie rilegge, rettifica, manipola, perfeziona per dire al mondo di Camelot, dell’arme, la dama e il cavaliere che fecero l’impresa e la Storia fino al declino della loro buona stella.