Prima del grande successo di Arrival pochi conoscevano il regista Denis Villeneuve ma ancora meno (in realtà solo gli appassionati) erano quelli che sapevano chi fosse Ted Chiang. Nel fandom di appassionati di SF era già un mito da parecchio. Solo 14 racconti e una novella ma sono bastati a vincere 27 premi per la letteratura di fantascienza, tutti i maggiori: Hugo, Nebula, Locus, Campbell.
Ted Chiang è un’informatico, non è uno scrittore professionista, “Se avessi più idee” spiega “scriverei più racconti. Purtroppo le buone idee arrivano con intervalli lunghi”.
Io avevo già letto un paio di suoi racconti pubblicati sulla rivista Robot ma dopo la visione del film mi sono buttato a capofitto:

Nel 2002 ha pubblicato un’ antologia di racconti intitolata Storie della tua vita:
Torre di Babilonia
(1990) Premio John W. Campbell per miglior nuovo scrittore
Capire (1991)
Divisione per zero (1991)
Storia della tua vita (1998) Premio Nebula e T. Sturgeon Memorial Award
Settantadue lettere (2000) Premio Sidewise
L’evoluzione della scienza umana (2000)
L’inferno è l’assenza di Dio (2001) Premio Nebula, Premio Locus e Premio Hugo
Il piacere di ciò che vedi: un documentario (2002)

Nel luglio 2010 un romanzo breve dal titolo Il ciclo di vita degli oggetti software (Odissea Fantascienza – Delos) che dopo essersi aggiudicato il Premio Locus per la categoria gli è valso il suo quarto Premio Hugo;

Mentre gli ultimi 4 racconti sono stati pubblicati su Urania e Robot:
Cosa ci si aspetta da noi
(2006) (pubblicato su Urania Millemondi 48)
Il mercante e il portale dell’alchimista (2007) Premio Nebula e Premio Hugo (pubblicato su Robot n. 55)
Respiro (o Espirazione) (2008) Premio Locus e Premio Hugo (pubblicato su Robot n. 58)
La verità dei fatti, la verità dei sentimenti (2013) (pubblicato su Robot n. 74)

I racconti premiati con i premi più prestigiosi sono certamente i migliori, a me sono piaciuti molto:  Torre di Babilonia, Storia della tua vita, L’inferno è l’assenza di Dio, Il mercante e il portale dell’alchimista, Respiro e La verità dei fatti, la verità dei sentimenti. E’ un vero peccato che Chiang non possa dedicarsi a tempo piano alla scrittura, dalle interviste che ho letto in realtà sembra non volerlo neanche, speriamo se non altro che nei prossimi anni sforni altrettanti capolavori sotto forma di racconti.