Film strano questo Dunkirk, uno strano film di guerra per un regista mai banale. Nolan confeziona la sua opera più lineare anche se un tentativo di frammentazione c’è in quanto l’azione sulla spiaggia, dove la telecamera segue il soldato Tommy, si svolge nell’arco di 1 settimana (si ha però la sensazione che passino al massimo 2 o 3 giorni), 1 giorno invece sulla barca di Mr. Dawson e 1 ora nei cieli con il pilota Farrier.

Come si diceva con Jacopo dopo la visione Nolan decide di non mostrare mai il nemico, i tedeschi non compaiono mai e in questo modo è ancora più incisiva la paura e lo sgomento che si legge negli occhi dei soldati inglesi anch’essi del tutto spersonalizzati e che sulla spiaggia ammassati a migliaia non possono nulla per sfuggire alle bombe nemiche, come animali in gabbia. Lo stesso Tommy non vuole altro che tornare a casa ad ogni costo e così i suoi commilitoni. Molto bravi Mark Rylance, Tom Hardy e Kenneth Branagh in ruoli poco caratterizzati ma interpretati con grande maestria.
Comparto tecnico come al solito al top, regia lucida, asciutta come l’intera sceneggiatura che non si piega mai alla retorica. Fotografia da stato dell’arte ed effetti speciali perfetti. Il ritmo è altissimo, il tempo, ossessione di Nolan è scandito da una colonna sonora poderosa scritta magnificamente da Hans Zimmer che riesce a sostenere il ritmo sempre più crescente della pellicola.

Nolan alle prese con un fatto reale colpisce in pieno l’obiettivo, Dunkirk si ricorderà, personalmente l’ho apprezzato anche se spero ritorni presto ad un opera di fantascienza.