Christine rifiuta il nome che le è stato attribuito, per usarne uno che si è scelto: Lady Bird. Odia Sacramento, dove non succede nulla, e sogna New York. Nella lotta per affermare le proprie scelte la asseconda il padre disoccupato, ma non la madre infermiera, preoccupata per il suo futuro.

Opera generazionale firmata da Greta Gerwig, al suo debutto da regista capace di comunicare al di là delle barriere cultura con una protagonista, Lady Bird, una ragazza difficile che a Sacramento – il “Midwest della California” – si sente prigioniera. Obbligata a frequentare una scuola cattolica, a coltivare amicizie poco soddisfacenti, a veder sfuggire di fronte a sé la possibilità di partecipare alla verve culturale della lontana East Coast. Saoirse Ronan è bravissima, l’amiamo, la detestiamo poi ci ritroviamo spiazzati, Laurie Metcalf, nel ruolo che da decenni merita: una madre amorevole e impossibile, con cui Lady Bird sviluppa un realistico e contraddittorio rapporto di amore-odio.
Finale da fazzoletti.