Ieri finalmente siamo riusciti a vedere alla Biblioteca Capitolare la mostra “Verona al tempo di Ursicino
Il primo agosto del 517 il chierico Ursicino finiva di scrivere un libro per la cattedrale veronese. poi, quel libro con le vite di martino, vescovo di tours, e di paolo, monaco nella tebaide, finì sullo scaffale: libro tra i libri, unico tra molti altri pezzi unici.“

E di libri unici ne abbiamo visti parecchi in quella che fino a prova contraria è la biblioteca più antica d’Europa ancora esistente (attiva dal 380 d.c), per cui la più antica del mondo occidentale. Oltre al libro di Ursicino la più antica copia del De civitate Dei di Agostino D’Ippona composta nel 420 nello scriptorium di Ippona. Nel sec. XIV la Biblioteca Capitolare ospitò il Petrarca, il quale vi trovò le Lettere di Cicerone. La visitò probabilmente anche Dante Alighieri, che nella chiesa di S. Elena, alla presenza del Canonici, espose la famosa Quaestio de aqua et terrà.
All’interno della biblioteca è conservato anche il famoso indovinello veronese, scritto da un ignoto scrivano veronese nel IX sec. Si tratta del primo esempio di lingua volgare (quella parlata dal popolo). Probabilmente scritto a margine di un codice giusto per passare il tempo, si compone così:”Se pareba boves, alba pratàlia aràba et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba” che vuol dire “Spingeva avanti i buoi (cioè le dita), arava un bianco campo (cioè la carta), teneva un bianco aratro (cioè la penna d’oca, con cui si era soliti scrivere), seminava un seme nero (l’inchiostro, con cui si scrivono le parole.)”