Nottuario di Thomas Ligotti, Il saggiatore
C’è un ragazzo infetto dei suoi sogni, che finisce tra le grinfie di una strega, come nella migliore tradizione dei fratelli Grimm. E quale strana creatura fatta di stracci si trascina sul pavimento di una casa disabitata, anelando alla libertà? E poi: innominabili, abominevoli culti sotterranei, che cospirano per disfare il tessuto della realtà; notti buie, notti di Halloween illuminate solo dal ghigno mefistofelico delle zucche intagliate da mani rinsecchite; corpi che tornano dalla tomba, corpi umiliati e violati, corpi alieni che gravitano nelle profondità violacee dell’universo. Orrori senza volto, libri proibiti, ossa parlanti: la danza macabra che anima le pagine di questo diario notturno – forse l’opera più perturbante del maestro contemporaneo del terrore – non conosce pace.Consumato manipolatore di ombre, Thomas Ligotti proietta i suoi incubi sullo sfondo macilento di un’America che non conosce più il tepore rassicurante del sogno; un’America fosca e deserta, punteggiata di città fantasma e edifici cadenti, bui seminterrati, voli di scale che sembrano non portare a nulla, labirinti di cemento e mattoni e cavi elettrici dove si consuma la dannazione dell’uomo moderno: l’ignaro colpevole di un’oscura violazione che ha per sempre sancito la sua condanna a un’esistenza insensata, come insensati sembrano essere – seguendo la rivoluzionaria intuizione di H.P. Lovecraft – i meccanismi che governano l’universo.Non c’è eliso che aspetti il lettore fuori dal limbo in questi racconti che della weird fiction rappresentano un vertice: caduti, ceduti, crollati i confini che separano il mondo dei vivi da quello dei morti, il sogno dall’incubo, l’immaginazione febbrile dalla realtà anodina, non si dà salvezza per i protagonisti di Thomas Ligotti, costretti ad agitarsi senza sosta in un carnevale di specchi deformanti, ciascuno incapace di restituire immagini veritiere. Persino il linguaggio deve arrendersi di fronte all’indicibile cospirazione intessuta contro la razza umana da un cosmo indifferente non perché spietato ma perché insensibile. Solo rimane, come postremo esorcismo di cui queste pagine sono testimonianza inappellabile, un canto notturno, flebile dapprima e infine furente, levato contro il vuoto.

Thomas Ligotti è una figura di culto dell’horror gotico, negli anni dell’adolescenza si appassiona alla letteratura weird e di autori quali Thomas Bernhard, William S. Burroughs,Emil Cioran, Vladimir Nabokov, Edgar Allan Poe, Arthur Machen, H.P. Lovecraft, Giacomo Leopardi, Samuel Beckett, Franz Kafka e Bruno Schulz, che lo ispirano ad iniziare a scrivere mentre è ancora al college. Fra gli altri scrittori che hanno esercitato influenza su di lui, Ligotti ha citato Algernon Blackwood e M. R. James, scrittori horror della fin de siècle noti per il contenuto cosmico e soprannaturale delle loro opere e le conseguenti implicazioni nelle stesse, ed infine i filosofi esistenzialisti Arthur Schopenhauer e Peter Wessel Zapffe.

Nel 2014 la serie televisiva HBO True Detective del produttore Nic Pizzolatto attira l’attenzione sulle opere di Ligotti per via dei dialoghi di uno dei protagonisti della serie, Rust Cohle (interpretato da Matthew McConaughey), che per le proprie riflessioni esistenziali e antinatalistiche rimandano al suo saggio La cospirazione contro la razza umana, tanto che si arriva a vociferare di plagio, poi smentito dallo stesso produttore che ha citato Ligotti assieme a Eugene Thacker ed altri come principali riferimenti letterari per la sceneggiatura della serie.